Umberto Eco: “Con i social parola a legioni di imbecilli”

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Umberto Eco spara a zero sui social media, definendoli , senza giri di parole, luogo in cui pullulano "legioni di imbecilli".

L'attacco dello scrittore arriva in occasione della laurea honoris causa in “Comunicazione e Cultura dei media” ricevuta presso l'Aula Magna della Cavallerizza Reale a Torino, per aver "arricchito la cultura italiana e internazionale nei campi della filosofia, dell’analisi della società contemporanea e della letteratura, ha rinnovato profondamente lo studio della comunicazione e della semiotica".

E proprio in virtù di questo nuovo titolo di fresca investitura che Eco ha parlato dei social media, attaccando uno dei principi fondamentali del Web, ovvero quello della libera circolazione del pensiero e delle informazioni in virtù del pluralismo. Pluralismo che però molte volte sfocia in populismo, dando - continua Eco  - "diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli".  

Sui mezzi di comunicazione e sulla loro doppia facciata, positiva e negativa, il semiologo ne aveva già parlato tempo fa con Fenomenologia di Mike Bongiorno, uno dei primi testi di critica televisiva.
Oggi la critica si ripropone, ma sui social media: "La tv aveva promosso lo scemo del villaggio rispetto al quale lo spettatore si sentiva superiore. Il dramma di Internet è che ha promosso lo scemo del villaggio a portatore di verità", osserva Eco che invita i giornali  a "filtrare con un’equipe di specialisti le informazioni di internet perché nessuno è in grado di capire oggi se un sito sia attendibile o meno".

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