Leggere Harry Potter ti rende una persona migliore

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Lo dicono gli psicologi: leggere "Harry Potter" ti fa sentire una persona migliore, più in empatia con il mondo e tollerante con le persone svantaggiate.

Sono passati ormai 20 anni da quando JK Rowling ha incantato il mondo intero con la storia del giovane maghetto, 20 anni durante i quali Harry Potter è diventato - anche grazie alla saga cinematografica - un vero e proprio mito e modello per le giovani generazioni, e non solo.
Adesso viene fuori - grazie ad una ricerca psicologica - che leggere le avventure del giovane Harry Potter aiuta i piccoli lettori a capire la solidarietà e la necessità di aiutare i più poveri.
Lo studio, condotto da varie università -  tra cui quelle di Greenwich e Padova - hanno dimostrato che i bambini che leggono questo romanzo fantasy sviluppino una maggiore empatia e tolleranza verso le persone che provengono da contesti sociali meno abbienti, come gli immigrati o i poveri.

Nelle tesi dei ricercatori (che hanno presentato lo studio sulla rivista "Journal Journal of Applied Social Psychology"), questo fenomeno potrebbe aiutare a sviluppare nei bambini empatia se si immedesimano nella traumatica infanzia del mago. "La storia ci dice che Harry non proviene dal mondo aristocratico come gli altri maghi. Contemporaneamente, ci sono molti personaggi nel racconto che sono più fortunat ma che sono cattivi", dice la ricerca.
L'empatia avverrebbe, secondo gli piscologi, perchè nel racconto di  J. K. Rowling si avverte la differenza sociale tra maghi e quindi identificandosi con Harry si percepisce la situazione svantaggiata dalla quale proviene e quindi immedesimarsi con lui e con i poveri in generale.

Per arrivare a questa conclusione, i ricercatori hanno studiato per molti anni due gruppi di bambini nel loro passaggio dall'infanzia fino agli anni dell'università: in questi anni si sono resi conti che quelli che hanno letto "Le avventure di Harry Potter" sono stati più ricettivi alla socializzazione e meno classisti e stigmatizzati, oltre ad avere maggiore facilità ad entrare in empatia con persone che conducono una vita diversa, meno avvantaggiata.

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