Bauman, un punto fermo nella Babele “liquida”

Il pensatore polacco ed Ezio Mauro hanno dialogato nel libro Babel presentato al Salone del Libro di Torino

Qualche mese fa Zygmunt Bauman aveva aperto Torino Spiritualità con una lectio magistralis sulla religione, domenica scorsa è tornato nel capoluogo piemontese per presentare Babel, il saggio in forma di dialogo pubblicato da Laterza in cui il pensatore 89enne dimostra, una volta ancora, tutta la giovinezza della sua analisi sociologica.

La Babele evocata dal titolo del dialogo fra Bauman ed Ezio Mauro è quella della crisi globale, quella della società “liquida”, aggettivo che si ritrova in molti dei titoli del filosofo di Poznan. Affiancato dal co-autore del suo libro, in un incontro moderato da Concita De Gregorio, Bauman ha esordito spiegando come sia cambiato il concetto di sicurezza rispetto al passato:

Una volta la sicurezza era sinonimo di un posto nel mondo, l’idea che se avessi fatto bene avrei potuto vivere una vita dignitosa. Cinquanta-sessant’anni fa quando un giovane entrava alla Fiat o alla Olivetti aveva la certezza che, se non fosse diventato un ubriacone o non si fosse ammalato, avrebbe potuto crearsi una propria vita dignitosa. Ora per un giovane è impossibile crearsi quello che Jean Paul Sartre chiamava un projet de vie.

Gli Stati hanno smesso di farsi garanti della piena occupazione dei propri cittadini. Il concetto di sicurezza non si radica più nell’avere un posto nella società, ma nel chi ti protegge. È per questo tipo di sicurezza che i Governi vengono apprezzati, ma i risultati di questa rivoluzione sono inquietanti perché tante persone sono spinte a rinunciare alla propria libertà per questo tipo di sicurezza.

In questo contesto, fa notare Mauro, emergono l’antipolitica e la protesta che non servono a cambiare la politica, ma vengono sapientemente utilizzate come "propellente elettorale".

Al centro del discorso di Bauman c’è il lavoro, quello che manca e che dovrebbe dare quella sicurezza inghiottita dalla nostra società “liquida”:

Ci sono stati tempi della modernità solida in cui c’era interdipendenza fra datori di lavoro e dipendenti. Vi erano delle “immobilizzazioni” che non potevano essere trasferite con un clic o con una telefonata dall’occidente al Bangladesh. Ci si conosceva e, nonostante si fosse in disaccordo e vi fossero delle conflittualità, esisteva una interdipendenza che costringeva le due parti a trovare un modus vivendi.

Questa interdipendenza è stata cancellata dalla globalizzazione e ha reso inutili e controproducenti le organizzazioni sindacali. La dipendenza è diventata uniltareale: da una parte ci sono i lavoratori che rischiano di perdere il posto, dall’altra i datori di lavoro che possono delocalizzare altrove la produzione in caso di problemi. Se in passato i luoghi di lavoro erano “fabbriche di solidarietà”, ora sono luoghi di sospetto e competizione.

A venire meno è anche l’attaccamento alla propria azienda o ai propri colleghi e a rendere ancora più vulnerabili i lavoratori sono le tecniche messe in campo dalle dirigenze:

La filosofia manageriale ha sostituito la supervisione stretta del passato, con un’obbedienza che viene generata grazie all’incertezza e dal fatto che la precarietà rende i lavoratori impauriti.

Che ruolo ha la tecnologia in tutto questo? Secondo Bauman la diffusione e il successo dei gadget digitali non viene dal nulla ma risponde a bisogni comuni. Quando furono lanciati i primi walkman lo slogan era “non sarai mai solo” e qualche decennio dopo Facebook assolve a questo compito di eliminare la solitudine facendoci sentire sempre immersi in una rete con gesti molto semplici come quello di connettersi e disconnettersi:

La paura di essere esclusi, cacciati e soli è qualcosa di reale che viviamo nella società. I social network attenuano questa paura. La comunità è stata sostituita dalla connettività che però non può dare alle persone le stesse cose. Abbiamo l’illusione di partecipare nei processi politici grazie a messaggi di 140 caratteri.

Un’illusione che prolifera e si diffonde “viralmente” nella Babele “liquida” di cui Bauman continua a essere uno dei più attenti interpreti.

CZECH-POLAND-FORUM-BAUMAN

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