Lingua italiana, gli 8 errori grammaticali più frequenti

La matematica non è un'opinione. Ma nemmeno la grammatica italiana

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La matematica non è un'opinione. Ma nemmeno la grammatica italiana. E invece ancora oggi c'è qualcuno che pensa che si possa scrivere "sta sera", "propio", apostrofando dove bisogna accentare e viceversa.

Errori che fanno gelare il sangue non soltanto ai famigerati grammar nazi, ma anche e soprattutto ai maestri e ai professori che puntualmente si trovano a tirar fuori la penna rossa e correggere strafalcioni grammaticali così imponenti.

Ma quali sono gli errori grammaticali più frequenti? Il sito Libreriamo ha condotto un'indagine, individuando gli 8 errori tipici degli studenti italiani. Vediamo.

Innanzitutto, l'apostrofo, che viene sbagliato dal 71 per cento degli scriventi. L'errore viene commesso soprattutto nei casi più semplici, come fra articoli determinativi e parole che iniziano con vocale (l’albero, l’edera), fra articoli indeterminativi e parole femminili (un’amica), oppure nei casi di troncamento (po’).

C'è poi l'accoppiata congiuntivo-condizionale, che è un problema per oltre il 69 per cento degli intervistati. Il periodo ipotetico è veramente ipotetico, anche per le persone acculturate.

Il 65 per cento ha problemi con "Qual è", inserendo un apostrofo quando invece non va, mentre "purtroppo" è - purtroppo - una parola che il 52 per cento degli italiani scrive male, cioè "pultroppo", mentre a "proprio" tolgono una r e diventa "propio".

Il 48 per cento degli italiani invece va in crisi davanti alla regola della "D eufonica" cioè quando scrivere "a" oppure "ad", sebbene la regola grammaticale sia veramente semplice: “ed” e “ad” si usano quando la parola che segue inizia con la stessa vocale, a eccezione di alcuni casi, come "ad esempio". Invece gli articoli "gli" e "le" vengono sbagliati - specie nel parlato - dal 38 per cento degli italiani che confondono il maschile con il femminile.

Il no gender spaventa l'italiano, nel caso di "entusiasta" che il 45 per cento lo declina al maschile, quando invece si usa "entusiasta"per maschile e femminile, mentre al plurale si usa entusiasti ed entusiaste.

Infine la punteggiatura, davanti alla quale il 42 per cento degli italiani si trasforma in Totò nella celebre scena di "Totò, Peppino e la Malafemmina": si abbonda con i puntini sospensivi che da tre diventano trecento, i punti, e virgole e i due punti vengono lanciati nel testo come mine antiuomo, stravolgendo l'intera sintassi della frase.

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