E' l'economia che cambia il mondo, di Yanis Varoufakis

La teoria economica del ministro delle Finanze greco spiegate alla figlia

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E' l'uomo più popolare del momento. E non è un modello, nè un attore - anche se molte donne hanno ammesso di aver perso la testa per lui - ma un'economista e uomo politico. Yanis Varoufakis, ministro delle Finanze ellenico, dal 27 gennaio è sulla bocca di tutti. Per via di quelle sue manovre economiche e per quel palese antagonismo nei confronti dell'UE. La stessa Ue che ha messo in ginocchio il suo Paese, la Grecia, con le manovre di austerity fatte di tagli e sanzioni.

L'Eurogruppo lo ha definito "un dilettante", "perditempo" e "giocatore d'azzardo". Gli anarchici ad Atene lo hanno aggredito. Tutti sono in completo disaccordo con lui. Ma lui non si arrende. E cerca di spiegare, con parole chiare, le sue teorie e le sue pratiche nel libro "E' l'economia che cambia il mondo. Quando la disuguaglianza mette a rischio il nostro futuro" (Rizzoli, pp188, euro 17).

Un libro in cui il ministro delle Finanze si rivolge per la prima volta al mondo intero, per parlare della crisi economica che ha colpito l'Europa  e la Grecia in primis, cercando di far vedere la crisi con occhi diversi.
Il volume è una sorta di lettera alla giovane figlia - il titolo originale è infatti "Parlando di economica a mia figlia" - che vive in Australia, in una sorta di confronto tra due situazioni economiche, politiche e sociali completamente differenti. Utilizzando esempi concreti, che vanno dall'Iliade  fino a The Matrix, invitando sua figlia a non prendere "la pillola azzurra" del film con Keanu Reeves, che fa svanire la verità, ma di preferire sempre, come la pillola rossa che invece mostra la realtà, "il pensiero critico e l'ostinazione nel non accettare mai nulla solo perché ti hanno detto di farlo".

“La verità è che le nostre società non sono semplicemente ingiuste: sono spaventosamente inefficaci nelle misura in cui disperdono le nostre potenzialità di produrre vera ricchezza”.

Il messaggio

del libro è quello di rifiutare “la menzogna e l’inganno in cui vivono tutti coloro che credono a quel che dicono i manuali degli economisti, gli analisti “seri”, la Commissione europea, i pubblicitari di successo” e preferire “una vita difficile e pericolosa”, basata sulla convinzione che “la distribuzione della ricchezza che abbiamo sotto gli occhi non è logica e naturale e giusta, specialmente se ci favorisce”. Parole belle, da mettere comunque in pratica.

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