Henri Troyat, autore di cento libri

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Aveva novantacinque anni, e un centinaio di libri al suo attivo, Henri Troyat, morto a Parigi domenica dopo una vita lunga e ricca fino all’ultimo di soddisfazioni: ancora di recente un sondaggio aveva rivelato che il pubblico francese continuava ad apprezzare enormemente le sue opere - i suoi romanzi fluviali, spesso ambientati in quella Russia dove era nato nel 1911, ma anche le biografie, dedicate ai grandi scrittori o ai protagonisti dell’impero zarista - al punto da fare di lui lo scrittore più amato dai lettori del suo paese adottivo.
Nato a Mosca con il nome di Lev Tarassov, si era trasferito a Parigi ancora bambino, insieme alla sua famiglia, dopo la rivoluzione del 1917. Nonostante gli studi di diritto, aveva cominciato a scrivere giovanissimo e si era affermato rapidamente. Già con il primo romanzo, Faux-Jour, pubblicato nel 1935, quando Troyat aveva ventiquattro anni, lo scrittore ottenne consensi significativi di pubblico. Tre anni, e quattro romanzi dopo, avrebbe vinto il prix Goncourt con L’araigne.
La sua attività non si sarebbe più interrotta, dando origine nel corso dei decenni a una mole sterminata di pagine: «Se mi impedissero di scrivere, morirei asfissiato», aveva dichiarato già anziano. Ma nessuno naturalmente si sarebbe sognato di ostacolarlo, anche perché i suoi libri vendevano milioni di copie e venivano a mano a mano tradotti in decine di lingue.

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