Il cinema invecchia

psicodramma del tempo che fugge

realtà

Prima viene il tempo in cui guardi la Tv o vai al cinema e ti dici che un giorno anche tu sarai così.
Guardi, che so, Catherine Spaak o Gloria Guida (periodo Dorelli, sia chiaro) e ti dici che, prima o poi, crescerai e avrai le gambe lunghe, sicuramente. Magari i capelli li porterai anche più lunghi, anche se un seno più grosso meglio di no, potrebbe essere ingombrante.
Certo - pensi - camminare sui tacchi alti sarà un gioco da ragazzi (o meglio da ragazze) e poi di tempo ne hai. Di tempo ce n’è. Hai appena cominciato la prima elementare. Certo al momento sei un metro e una banana. Ma il tempo. Il tempo può tutto. E se non può il tempo, c’è sempre Parigi: perché Sabrina va lì e torna irriconoscibile (certo, irriconoscibile per chi non l’aveva mai davvero guardata, ma questo è un particolare di cui ti accorgi solo dopo i 30 anni).

Dopo viene il tempo in cui ti accorgi che non diventerai esattamente come le ragazze che vedi al cinema. Certo potrai avere la loro età. Questo il tempo te lo concede. Gratis. Il resto è puro desiderio (perché se per le tette eventualmente si può sempre rimediare, per la lunghezza non c’è proprio un bel niente da fare).

Un momento importante è quando scopri che tu, le attrici e i loro personaggi siete alle prese con gli stessi problemi: l’amore, il lavoro, la casa, i figli. Certo, mentre tu durante la gravidanza prendi chili che mai più perderai, loro rimangono perfette come sempre. Certo il tutto avviene grazie a specifiche agenzie deputate all’ingrato compito di svuotare frigoriferi e massaggiare glutei con quei due, tre etti di ciccia fuori luogo. Ma insomma, chilo più chilo in meno, ti senti sempre una della accogliente famiglia delle donne adulte alle prese con le grandi missioni della vita che comprendono, in ordine sparso, sfornare figli, montare e smontare matrimoni, conquistare Oscar o 200 euro di aumento.

Poi improvvisamente le tue coetanee svaniscono dallo schermo e ti ritrovi a guardare delle ragazzette che ormai cominciano a provocare su tua figlia un inquietante “effetto emulazione” che ben conosci. Tuttavia per un po’ fai finta di niente. Ti dici che, semplicemente, ci sarà stato un cambio di squadra nel cinema mondiale, che i gusti del pubblico richiedono sempre novità ma che sempre di coetanee stiamo parlando, magari solo travestite.

E tutto funziona liscio finché una notte, a tradimento, non becchi 1992. Ora, già il dato che si faccia una serie non su la prima guerra mondiale, ma su un’epoca in cui eri ben oltre il liceo, ti provoca un certo effetto disturbante della serie “sono entrata nella storia senza accorgermene”. Ma se questo non bastasse a schiacciarti sotto il peso del tempo, ecco che compare un’attrice della tua adolescenza, una di quelle belle, una di quelle che ti rendevi conto che in nessun modo avresti potuto eguagliare. Ed è gloriosamente anziana perché l’aurea della bellezza rimane viva in lei. E pensi che è una cosa bella. E pensi che è bello che sia naturale e che non nasconda gli anni. Gli anni. Il Tempo.

A quel punto ti fai due conti e inorridisci. Se il tempo è passato per lei, è passato anche per te. E devi finalmente confessare che hai capito bene perché le tue coetanee continuano a sparire dal cinema e dalla televisione: perché dopo i 40 o sei “il modello Meryl Streep” o non sei che un ricordo per lo spettatore che ti ha amato.

Vuoi vedere che forse essere un metro e una banana ti ha risparmiato tanto bruttissimo stress?
Vuoi vedere che tutto sommato si affronta l’età con più serenità quando non si è mai conosciuto lo splendore e la gloria di non passare mai inosservata davanti ad un cantiere edile o ad un circoletto delle bocce? Vuoi vedere che non aver mai avuto il telefono rovente di telefonate e messaggini e icone a cuoricino ti permette di startene serena nel silenzio assoluto che ti accompagna da sempre?
Proprio quando questi pensieri rasserenanti cominciano a placarti, una vocina arriva da lontano (sarà quella della prof. di latino?) e sussurra: “Nondum matura est Antonia e, soprattutto, smettila una volta per tutte di pensare che nel giardino dei tuoi, prima o poi, potrebbe comparire la fata madrina”.

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