Poesie di Pasqua: “A Pasqua resuscitano le cicale” di Ernesto Cardenal

La gioia dirompente della Pasqua è paragonabile al frinire delle cicale che riempie i boschi: così sostiene Ernesto Cardenal in una sua poesia

La Pasqua è tutta un gorgoglio di vita che rinasce, anche per via della stagione primaverile. Da questo aspetto si lascia conquistare Ernesto Cardenal – sacerdote nicaraguense, esponente della teologia della liberazione, ma anche politico e scrittore – che paragona la gioia della Pasqua al canto delle cicale, che cantano in maniera incessante e riempiono con il loro frinire il bosco.

Questo loro canto è simbolo, per il poeta della vita che vince la morte e della primavera che fa rinascere la natura. Le cicale, per Cardenal, cantano la resurrezione.

A Pasqua resuscitano le cicale
— sepolte 17 anni allo stadio larvale —
milioni e milioni di cicale
che cantano e cantano tutto il giorno
e la notte stanno ancora cantando.
Solo i maschi cantano:
le femmine sono mute.
E non cantano per le femmine perché sono anche sorde.
Tutto il bosco risuona del canto
e soltanto loro nel bosco non lo sentono.
Per chi cantano i maschi?
E perché cantano tanto? E cosa cantano?
Cantano come trappisti nel coro
davanti ai loro Salteri e agli Antifonari
cantano l’Invitatorio della Resurrezione.
Alla fine del mese il canto diventa triste,
e uno a uno tacciono i cantori,
e poi se ne sente soltanto qualcuno,
e infine nessuno. Hanno cantato la resurrezione.

Una cicala

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