"Hen", il pronome svedese che si riferisce alle persone transgender

Nel dizionario arrivano dei suggerimenti che aiutano ad evitare che si utilizzino termini razzisti

La notizia arriva dalla Svezia. Mentre in Italia ci si scontra ancora sulle parole e sui nomi di mestiere per uomo e per donna, come "assessora", "ministra", eccetera, semplificando il tutto con un * che neutralizzi il tutto, nelle terre scandinave stanno - come sempre - un passo avanti. E così a breve comparirà sul nuovo dizionario fresco di stampa un nuovo termine, neutro, che indicherà le persone transgender: "Hen".

La notizia, riportata dal Guardian, ci informa di come ad aprile nella nuova edizione del SAOL, dizionario svedese pubblicato dall’Accademia di Svezia, arriveranno 13 mila nuovi lemmi. Tra questi ci sarà anche "hen", che sta ad indicare il nuovo pronome personale neutro. Un pronome che si userà per indicare le persone transgender, che va ad unirsi a “han” (lui) e “hon” (lei).

"Hen", invece, si userà per indicare coloro la cui identità sessuale non è così selettiva tra maschio e femmina, ma anche per tutte quelle altre situazioni dove l’informazione relativa al sesso della persona non è importante.
In realtà "hen" non è un neologismo, visto che viene utilizzato in Svezia dal 1960 dalle femministe che erano contrarie all'uso eccessivo del pronome maschile per tutte quelle situazioni in cui non veniva usato il femminile. Caduto in disuso per un po'di anni, è ritornato ultimamente in auge, usato soprattutto dalla comunità transgender svedese come primo passo per il riconoscimento della propria identità fisica e sessuale anche nel linguaggio comune.

saol

L'introduzione del termine nel SAOL non è piaciuta a molti linguisti "puristi", contrari all'ingresso di un pronome "inventato" dal linguaggio corrente nel vocabolario. L'idea piace invece al Regno Unito, che da anni è alla ricerca di un termine che identifichi i transgender.

Ma il vocabolario svedese non si è fermato a Hen: nel dizionario, infatti, sono stati introdotti dei suggerimenti che aiutano ad usare la parola al momento e nel contesto giusto, una raccomandazione per evitare che si utilizzino termini razzisti.  Così, accanto alle parole  “Neger” (negro), “zigenare” (zingaro) o “lapp” (un termine dispregiativo per riferirsi alla popolazione lappone dei Sami) verranno consigliati dei termini non razzisti, come“svart” (nero), “rom” (Rom) and ‘same’ (Sami). Per non etichettare. Perchè il razzismo, e più in generale l'emarginazione, passa soprattutto dalle parole. Lo diceva anche Humpty Dumpty ad Alice in Alice nel Paese delle Meraviglie:

"Quando uso una parola", Humpty Dumpty disse in tono piuttosto sdegnato, "essa significa esattamente quello che voglio – né di più né di meno."
"La domanda è", rispose Alice, "se si può fare in modo che le parole abbiano tanti significati diversi."
"La domanda è," replicò Humpty Dumpty, "chi è che comanda – tutto qui".
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