Chi se ne frega di Elena Ferrante?

la rosa non sarebbe odorosa anche se non si chiamasse rosa?

Lettura

Sono una lettrice curiosa. Leggerei qualsiasi cosa se solo ne avessi la possibilità. Leggerei anche saggi di filosofia morale, se avessi il tempo giusto per farlo e, soprattutto, riuscissi a comprenderla meglio di quanto il mio cervello, per ora, mi consente. Le novità letterarie mi incuriosiscono quanto i classici, ai quali non resisto perché -prima o poi - li devo leggere tutti. Non posso morire senza leggere i Karamazov, è una perdita che mi imbarazza. Anche perché, se all’altro mondo si scopre che c’è un sistema per incontrare la gente che stimo e parlare tutti insieme una specie di celestiale esperanto, “pare brutto” incontrare Fëdor e dovergli confessare che c’è un suo capolavoro che mi manca.
Quello che non mi piace leggere, invece, sono le critiche. In un modo o nell’altro mi tolgono il piacere. Per me un libro dev’essere una sorpresa. Prima di aprirlo non voglio conoscerne la storia, lo stile, le possibili
debolezze. Non mi interessa. Quello che mi piace è entrare in un altro mondo, affrontare il viaggio come un viaggiatore e non come un turista organizzato, fermarmi dove capita, amare o odiare, appassionatamente, quello che incontro sul mio percorso senza preconcetti e con il sapore dell’improvvisazione.
Non leggendo recensioni et similia, è chiaro come mi fosse totalmente estranea la vicenda dell’anonimato di Elena Ferrante che per me era il nome, reale e legittimo, dell’autrice de L’Amore Molesto, un libro che non lessi per vigliaccheria. Vidi e amai il film, ma mi addolorò al punto da non trovare necessario soffrire ulteriormente, e rimandai a data da destinarsi la lettura.
Così, improvvisamente, e molto di recente, mi sono ritrovata, grazie a Facebook (o per colpa di FB, dipende dai punti di vista), a scoprire che c’è un bel po’ di gente che si chiede chi sia Elena Ferrante.
Tutto questo proprio mentre la mia curiosità mi ha condotta a leggere L’Amica Geniale, il libro che ho scelto per inaugurare il mio nuovo tablet. Mi sono portata dietro il romanzo come un bambino si porta dietro, nascoste nelle tasche, una manciata di caramelle, buone per ogni evenienza. E così ci sono andata dal dentista, dal commercialista, al comune, alle poste, in autobus, in macchina. E ogni volta la fuga era piacevole. Mi sono ritrovata in un altro tempo (e non vi dico quale), in un luogo in parte sconosciuto e in parte familiare (a voi scoprire quale), seguendo una storia che riusciva a darmi piacere pur non avendo nulla di rasserenante. Forse perché ne L’amica geniale ci sono tante bambine e ragazze e donne che conosco o ho conosciuto e ogni volta che ne incontravo qualcuna tra le pagine mi dicevo: ”Ah, ecco! Allora è per questo che facevi così? E io non l’ho capito!”. Forse.
Detto questo non ho intenzione di dire altro sul romanzo. Quello che invece voglio dire è: “Chi se ne frega di Elena Ferrante?”. E mi spiego.
Che sia uomo o donna poco importa, anche se trovo offensivo che qualcuno possa dire, a mo’ di complimento, che è certamente un uomo. D’altro canto, se è un uomo, allora è davvero “uno bravo” per aver afferrato certe crudeli sottigliezze dell’essere ragazze.
Che sia giovane o vecchio/a anche questo è poco importante, quel che conta è la capacità di raccontare con estrema partecipazione i personaggi dentro la Storia, oltre che dentro le loro storie.
Che sia già famoso con un altro nome e che un nuovo talento in cerca di un quieto mestiere di scrittore/scrittrice anche questo è ininfluente.
La cosa importante è un’altra. La cosa importante è quella che è successa grazie alla “persona nota come Elena Ferrante”.
Perché il romanzo io me lo sono portato ovunque, anche a scuola. E un giorno ho dimenticato tutti i libri, avevo solo la mia borsa. Non quella dei libri, ma la borsa delle chiavi, delle aspirine e dei kleenex richiestissimi per raffreddori, trucco sbavato e lacrime d’amore o di battaglie perdute. Ho cominciato a svuotarla alla ricerca di qualcosa da far leggere. Il nulla. Poi, in fondo, il mio tablet nuovo fiammante con una solo libro: L’Amica geniale.
L’ho sfogliato velocemente, ho scelto un capitolo luminoso, l’ho consegnato ad una delle mie studentesse più anarchiche, una delle più grandi, una che potrebbe stendermi con la sola forza del pensiero, una che durante i primi giorni della nostra conoscenza ha manifestato l’intenzione di defenestrarmi anche se al
momento io non ho proprio capito che mi stava urlando contro. Ecco proprio a lei.
Dopo le prime domande di rito - “E che è ‘stu coso? E che devo leggere tutta questa pagina? E che devo leggere solo io? E come si girano le pagine?” – siamo arrivate ad un compromesso: poteva leggere per conto suo, senza che io la disturbassi con noiose correzioni, mentre gli altri sgobbavano sui famigerati Invalsi che lei aveva fatto il giorno prima.
Dopo 5 minuti buoni, nel miracoloso silenzio della classe (chi lo dice che gli Invalsi sono proprio da buttare?), è partito un urlo dalla direzione della studentessa lettrice: “Prussuéééééééé, com’è bellooooo!
Posso leggere altre pagine?”

Ora, sinceramente, ma chi se ne frega di chi sia Elena Ferrante? Solo, se lo sapessi, le manderei una scatola di cioccolatini, ma di quelli buoni.

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