Se ti metti con me, mi cancello

...l’amore vero non passa per Facebook

amore facebook

Capisco immediatamente che qualcosa non va. L’ingresso in classe non è stato segnato né da battutine, né da commenti sul mio abbigliamento, né tantomeno dal disprezzo prevedibile per i miei capelli particolarmente spettinati dal vento. E' successo qualcosa, non so cosa, ma la calma è inquietante.
I maschi se ne stanno vicini ad un termosifone in cerca di calore. Il fatto che le femmine non recitino il loro solito rosario pagano (‘icette jsse…’icette essa…’icette jsse…’icette essa = disse lui…disse lei…disse lui…disse lei) sembra abbatterli e tenerli sulla difensiva. Si mantengono a distanza di sicurezza: non si può mai sapere cosa può esplodere da un momento all’altro.
Le femmine non mi guardano neanche. Tutte hanno gli occhi puntati su Jessica e Patrizia, ipnotizzate dal cellulare di Patrizia, come se da quell’aggeggio dipendesse la loro esistenza.
Una parte di me vorrebbe disperatamente buttare per aria registro, libri e schede per sedersi in mezzo al gruppo e capire per bene che sta succedendo.
L’altra parte, quella che si deve convincere di essere ormai “vecchia”, con grande coraggio cerca di imporre la sua presenza e chiede un minimo di attenzione per cominciare la lezione. Con l’aria che tira, decido che un nuovo complemento può aspettare e ripiego strategicamente su alcuni esercizi. Molto lentamente, e molto svogliatamente, le femmine cominciano a tirare fuori penne e quaderni.
Quando chiedo di mettere via il telefono, vengo fulminata da sguardi omicidi. Cominciano a scrivere, tenendo chiaramente il telefonino sotto controllo costante sotto al banco.
La mia curiosità ha raggiunto livelli inenarrabili quando, da frasi smozzicate che riesco a captare, la storia comincia ad essermi orribilmente chiara.
Si sta consumando una tragedia: Jessica sta mettendo alla prova la fedeltà del suo fidanzato chiedendo a Patrizia di chiedergli l’amicizia su facebook. Il momento è cruciale perché aspettano la risposta di lui.
Quando vedo volare quaderni, penne e borsa dal banco di Simona, non c’è niente da chiedere.
Il pollo ci è cascato, ha accettato l’amicizia, il fidanzamento ha le ore contate e io con la mia analisi logica sono una prof. morta. Se in una giornata normale riesco a spremere una mezz’ora di calma e di attenzione, oggi dovrò accontentarmi di tre minuti buoni o concentrarmi esclusivamente sui maschi.
Li guardo speranzosa ma ormai tutta la classe partecipa allo psicodramma che si sta consumando. Dopo aver assestato un sonoro calcio all’innocente cestino della carta straccia, Jessica pretende di uscire e siamo solo alla prima ora. Sono costretta a rimproverarla, a chiederle di calmarsi e aggiungo anche che credo di aver capito quello che sta succedendo ma che non deve pensare al peggio. Infondo accettare un’amicizia che significa mai? Non è come uscire con un’altra! E poi anche lei avrà tanti amici su Facebook e questo non significa certamente niente. E poi sicuramente lui avrà accettato l’amicizia perché avrà visto che è amica sua. Io di solito prima di accettare un’amicizia guardo chi sono gli amici in comune…
Sono un’ingenua, questo mi dicono gli occhi feroci di Simona, prima di sbattermi in faccia la cruda realtà:”Prussureeeeeé io mi sono scancellata da Facebook quando mi sono messa con lui e tenevo 1200 amici!
Devo trattenermi perché mi verrebbe da dire: “Ma come scancellataaaa????? Ma perché? Ma quando? Ma poi? Ma insomma non si buttano così 1200 amici come fossero carta straccia! 1200 amici che c’è gente che si venderebbe la madre per questi numeri! E c’è chi se li compra 1200 amici! E tu ce li hai, magari fai 150 like con la foto di mezza faccia e ti scancelli???? E poi perché immolarsi così? Perché rinunciare al tuo tesoretto per un ragazzetto che - appunto - continua a mantenersi l’account, le amicizie vecchie e non ci pensa due minuti prima di aggiungerne di nuove?”
Perché è questa la cosa che mi fa impazzire: Jessica di prezioso non ha niente, solo il suo cellulare al quale tiene come ad un figlio. E tiene al suo cellulare perché è lì dentro la vita che ama e che sogna, è sui social che riesce ad essere veramente se stessa, la Jessica ideale, la Jessica dei suoi sogni con tutta la sua bellezza concentrata in 25.000 selfie.
Ma in un secondo, per amore, solo per amore, tutto questo viene “scancellato” e quello che rimane è solo la vita “vera" con un ragazzo che non ha nessuna intenzione di fare lo stesso sacrificio e che, dopo aver accettato l’amicizia, accetta altrettanto rapidamente di chattare con Patrizia, l’esca consapevole.
Perché è questo il modo in cui Jessica e le sue sodali concepiscono l’amore: donare se stesse completamente al maschio. E se l’unica cosa che ho è il mio profilo Facebook, ti regalo quello. Se ti metti con me, io smetto di uscire con le amiche e poi mi cancello da Facebook. Smetto di esistere in uno spazio virtuale dove potrei dialogare con altri, per essere solo tua, esclusivamente tua, in realtà e in virtualità, in salute e in malattia.
I passaggi successivi vanno in due direzioni. Quando va bene, la storia finisce velocemente e nel giro di un mese Jessica avrà un nuovo profilo con ancora più amici di prima (con la prof. che in cuor suo grida Alleluia! Alleluia! almeno fino al prossimo fidanzato). Quando va male, la storia dura abbastanza a lungo da ritrovare la nostra eroina madre di 4 figli a 22 anni, senza lavoro, perché lui non vuole, e senza Facebook “perché una donna sposata non esiste che sta su Facebook, a meno che non sia una zoccola e mia moglie, in quanto mia moglie, non può essere una zoccola”.
E allora mi chiedo quando è successo che mi sono salvata da questo mio paese dove, a tratti, tutto è rimasto fermo all’800? Cosa è stato che ha permesso a mia nonna, e sottolineo nonna, di insegnarmi a credere che solo una donna indipendente, e dunque con i suoi soldi in tasca e i suoi pensieri in testa, possa essere veramente felice? Qual è stata l’alchimia che mi ha impedito di sacrificare un pezzetto di me in nome di un amore che, se è sacrificio del sé, non può chiamarsi amore?
Forse dovrei raccontare a Jessica il lungo, gioioso e faticoso percorso che mi ha portato a scegliere di essere madre solo dopo aver ottenuto il lavoro che mi piaceva. Forse dovrei raccontarle la bellezza di condividere interessi e passioni comuni, per anni, prima di decidere di vivere insieme. Forse dovrei cercare di farle capire che si può amare senza rinunciare alle amicizie come è capitato a me e alle mie amiche.
Allora mi faccio coraggio e provo a raccontare tutto questo, a dare una visione diversa, a rendere interessante la mia strada differente, il mio cammino deliziosamente tortuoso. E cerco di metterci dentro le cose divertenti, le discoteche all’università, i viaggi, gli amici in tutto il mondo, le notti di chiacchiere con le amiche.
E’ proprio quando penso di aver dato il meglio, di aver aperto uno spiraglio, che Jessica mi guarda con i suoi magnifici occhi sprezzanti e chiude una volta e per sempre la discussione: “Prussureeeeee ma famme ‘o piacereeeee! Tu a furia di leggere libri ti sei cecata, hai perso solo tempo e certe cose non le puoi capire. Diciamoci la verità, tu fai tutte ‘ste poesie ma ché non lo sappiamo che ti sei sposata a 30 anni perché prima nessuno ti si pigliava?”

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