Matteo Salvini cita Don Milani sventolando la bandiera dell'intolleranza

Giù le mani da don Milani. E' quanto hanno chiesto a Salvini dopo il suo intervento da Piazza del Popolo

Giù le mani da Don Milani. L'hanno gridato in tanti, dai giornali, dalle piazze e dai social media. Ribadendo un concetto importante: che va bene la libertà di espressione, purchè questa non diventi sproloquio.

Il fatto. Sabato 28 febbraio Matteo Salvini, capo della Lega Nord, è sceso con il suo "esercito" a Roma, per gridare a gran voce il suo no contro il governo Renzi. In un paese democratico quale è l'Italia tutto è concesso. Tra i vari fischi e "vaffa", il capo del Carroccio ha lanciato dal palco di Piazza del Popolo alcune citazioni di personaggi da lui considerati insegnanti di vita. Tra questi, oltre alla Fallaci, ci ha messo anche don Lorenzo Milani, elencando una serie di libri che secondo lui andrebbero inseriti tra i testi obbligatori da leggere nelle scuole. Niente di più giusto. E però.

E però l'insegnamento di don Milani, il fondatore della scuola di Barbiana, sono distanti anni luce da quello che Salvini va gridando nelle piazze e nei talk show. E se molti hanno tollerato gli slogan razzisti, le bandiere con le croci celtiche, i fischi e le urla, sul nome di don Milani pronunciato da quel palco molti non ci sono voluti passare su.

Come Famiglia Cristiana, che il giorno dopo la manifestazione ha pubblicato un articolo il cui titolo era chiaro ed esplicito: "Giù le mani da don Milani". Tirando giù un elenco di punti che dimostrano come l'insegnamento dell'educatore fiorentino non abbiano insegnato niente a Salvini e ai suoi.
Il "me ne frego" di stampo fascista, ad esempio, tutto il contrario di quell' "I care", mi importa, mi sta a cuore, che don Milani aveva affisso fuori la porta della sua scuola. Ma basta semplicemente rivedere la vita, le azioni e le opere che quest'uomo ha compiuto per comprendere come effettivamente le citazioni siano state un po'troppo esagerate.

Don Milani è stato l'uomo del "per" e del "più" e non del "contro" e del "meno": per i poveri, gli emarginati sociali, per la cultura ampia e variegata, che fosse alla base della conoscenza dell'Altro. A partire dalle lingue straniere, che insegnava nella sua scuola: inglese, francese, ma anche l'arabo, perchè l'educazione per lui era innanzitutto aprire la mente e predisporsi favorevolmente nei confronti degli altri.

Don Milani è stato per la ragione prima di tutto come arma di difesa nei confronti di chi ci attacca con la violenza dei gesti e delle parole. Ma soprattutto era per l'accoglienza, non soltanto di chi è più povero, ma anche di chi è, o si sente, più ricco. A loro, ai politici, Don Milani ha aperto le porte della sua scuola per metterli a confronto con i suoi ragazzi, ai quali non ha mai chiesto di tacere ma al contrario ha insegnato lo spirito critico, la curiosità, il diritto alla conoscenza. E così, davanti a questi ragazzini così semplici ma così veri crollavano tutti gli slogan, le promesse, le parole fatte.

Un uomo da prendere come esempio, ha ragione Salvini. Che ci faccia ricredere, allora, e che dia il buon esempio.ITALY-PROTESTS-SALVINI

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