Grazia Deledda, 5 libri da leggere

Tanti sono i libri scritti da Grazia Deledda: noi ne consigliamo cinque da leggere per chi vuole conoscerla meglio

Grazia Deledda, unica donna italiana ad aver vinto il Nobel per la letteratura, è una scrittrice affascinante, a volte un po' troppo dimenticata. Se il suo Canne al vento è celeberrimo (anche grazie al titolo che oggi si presta a innumerevoli parodie), se Elias Portolu è un romanzo molto conosciuto, bisogna pur notare che di testi – tra racconti e romanzi - Grazia Deledda ne ha scritti molti e non tutti sono conosciuti.

Una lista con i cinque libri da leggere di Grazia Deledda è, per forza di cosa, incompleta e soggettiva. Queste sono le nostre proposte di lettura. E le vostre?


  1. Anime oneste (1895): Questa piccola pietra miliare segna la prima tappa del lungo percorso letterario di Grazia Deledda e contiene in nuce tutti gli ingredienti che troveremo nelle opere più mature: il legame forte tra personaggio e paesaggio, la tensione tra desiderio e rinuncia, il conflitto tra vecchio e nuovo, ma anche la freschezza dei dialoghi, l'amore per gli animali e le piccole cose della vita... Anime oneste ci porta nella Sardegna di fine Ottocento, in una tipica famiglia patriarcale, e i due giovani protagonisti impersonano il sogno della rinascita sarda attraverso l'agricoltura: onesti e leali, laboriosi e tenaci, faranno rifiorire una terra depredata e offesa, ma mai vinta.

  2. Cenere (1904): Poverissima e perdutamente infatuata di un uomo bugiardo e ammogliato, che la illude di poterla un giorno fare sua legittimamente, Olì viene cacciata di casa a causa dell'imminente maternità. Qualche anno dopo, decisa a fare scomparire le proprie tracce, abbandona il figlio davanti all'abitazione del padre naturale. Il piccolo Anania verrà così allevato nella casa paterna, accudito amorevolmente dalla madre adottiva. Ma nel suo cuore, oltre all'amore per Margherita, figlia del suo padrino, sopravvive il ricordo di Olì e il segreto desiderio di poterla un giorno ritrovare. Solo in questo incontro, che suscita in lui timore e rabbia, Anania ritiene possa celarsi il suo riscatto.

  3. L’edera (1908): è, di fatto, il racconto di un solo personaggio, Annesa, la "figlia d'anima", la giovane serva che si innamora del proprio padroncino. La sua maturazione avviene significativamente sulla "via di Damasco", dalla cecità del male alla luce del bene, implicata nella pragmatica di esistenti immodificabili nei loro ruoli e dietro le loro tragiche maschere. La coscienza del peccato che si accompagna al tormento della colpa e alla necessità dell'espiazione e del castigo, la pulsione primordiale delle passioni e l'imponderabile portata dei suoi effetti, l'ineluttabilità dell'ingiustizia e la fatalità del suo contrario, segnano l'esperienza del vivere di una umanità primitiva, malfatata e dolente, "gettata" in un mondo unico, incontaminato, di ancestrale e paradisiaca bellezza, spazio del mistero e dell'esistenza assoluta.

  4. Canne al vento (1913): Efix è un "servo", un contadino sardo aggrappato con amore all'ultimo "poderetto" posseduto dalle tre sorelle Pintor, nobili e di pochissimi mezzi, chiuse in uno sdegnoso isolamento, lontane dalla nuova società rozza e impertinente dei mercanti e degli usurai. Oppresso dall'immenso rimorso per un antico delitto, Efix vive una vita "santa" alla ricerca dell'espiazione suprema e sarà lui a tentare di lenire il disastro finanziario procurato dal ritorno dello sbandato nipote Giacinto.

  5. La madre (1920): Il giovane Paulo, parroco di Aar si innamora di Agnese divenendo schiavo della passione per lei. La madre di Paulo teme lo scandalo e teme soprattutto che il figlio si danni per sempre: per questo lotta strenuamente, e fino alla fine, affinché la relazione si interrompa. Il romanzo, tratteggiato a tinte nere e forti come una tragedia antica, occupa un posto di rilievo nell'opera della Deledda sia per l'enorme ricchezza psicologica dei personaggi, sia per l'atmosfera drammatica che li avvolge.

Grazia Deledda

Foto | Wikipedia

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