Se Cenerentola fosse brutta, sarebbe anche lei una sorellastra?

ovvero le principesse e il germe della bellezza

cinderella

C’erano una volta le principesse e le bambine. Magari non esattamente in quest’ordine, ma chiedersi chi sia nato prima non ha, al momento, molta importanza.
La questione è un’altra: le bambine devono o non devono amare le principesse?
E' cosa buona e giusta ritrovarsi, ad ogni festa in maschera, la casa invasa da principesse dalle folte capigliature sintetiche (che in prossimità delle candeline si traducono in un serio rischio di infanticidio di massa)?
è saggio acquistare bambole in abiti più o meno principeschi e con improbabili misure vita, spalle, seno?
E' opportuno raccontare favole con viscide bestie da baciare, zucche dentro le quali infilarsi, frutta da mordere senza sbucciarla, case di nani da ripulire, dolorose trasformazioni della coda da pesce e perdita della voce, e soprattutto bestie dall’odore raccapricciante con cui convivere quando è universalmente noto che dopo il matrimonio nessun marito si umanizza?
È una scelta oculata per una madre contemporanea e political correct parlare di scarpette di cristallo e di bacchette magiche (sic) o di trasformazioni che non implichino l’uso di botox, bisturi e gel al silicone?
E, infine, che dire dell’ultima eroina dei ghiacci che ancora, a distanza di un anno dall’uscita sugli schermi, miete incredibili successi presso il pubblico delle under 10? È accettabile avere come punto di riferimento una che va in giro su picchi innevati con un abito che anche per Copacabana sarebbe troppo leggero e vistoso?
Ultimamente, complici le apparizioni carnevalesche, ho letto commenti che rivelano uno strato non troppo sottile di ghiacciato dissenso nei confronti delle “principesse” dalle quali le nostre bambine non hanno nessuna intenzione di scollarsi.
Ma come, nel 2015, ancora questi modelli per le nostre ragazze? Ancora castelli, principi azzurri e matrimoni felici ed eterni? Ma non si era detto che bisognava cambiare, modernizzare?
E allora tu rispondi che la signora del ghiaccio più che modernizzare la tradizione le ha dato letteralmente fuoco e i motivi sono facilmente individuabili.
Non ha bisogno di nessun aiuto magico, né di alcun antagonista magico: il potere, anche se difficile da controllare, ce l’hai lei. L’antagonista è un ometto squallido, un principe senza regno e un mascalzone di quart’ordine. I genitori muoiono entrambi ma lei non finisce nelle mani di alcuna matrigna, piuttosto diventa regina e detta le rigide regole del suo regno. Anche se reclusa ha idee chiarissime sull’assoluta impossibilità dell’amore a prima vista che reputa una balla di dimensioni colossali. E per finire, quando è stanca di dover nascondere la sua vera identità, si ritira in un castello per essere la single più gelida e canterina della storia del cinema d’animazione.
Tuttavia neanche questo basta. Perché, obiettano i detrattori, alla fine la ragazza, anche se votata (per il momento) alla zitellaggine, sempre bionda, fighissima e con più curve dell’autodromo di Monza rimane. Allora tutto il resto non conta perché le nostre bambine, che secondo alcuni sarebbero una sorta di Spongebob senza alcun discernimento, la vedono e assorbono il messaggio che sì, puoi essere zitella, purché con uno stacco di coscia alla Raffaella Carrà dei bei tempi (e giusto per i giovanissimissimi può partire la ricerca: su wikipedia la Carrà c’è).
Ora io non dico che un fenomeno del genere non sia possibile, per carità. Tuttavia se facciamo il gioco dei se, cosa viene fuori? Se riscrivo le favole “al contrario” che cosa succede alle bambine? Saranno più serene se Cenerentola mi diventa brutta? E se diventa grassa le nostre figlie non faranno mai diete in vita loro? E che fine fanno le sorellastre? Cenerentola diventa una di loro? Aggrediscono il principe insieme, nei bagni del castello, durante il ballo? Il principe non è un principe ma un’antennista e si chiama Bruno? E se facciamo che è un plurilaureato disoccupato di nome Ludovico?
È davvero plausibile pensare che si possano scrivere favole con principesse brutte? Sarebbe davvero un bene per le nostre figlie non avere più nulla a che fare con principi e principesse? Darebbero più felicità alle nostre bambine la storia di Brusilla che lavora al call center e Omèlia, l’impiegata comunale innamorata del postino (che però si scoprirà essere innamorato del vicesindaco anche se pesa 150 chili ed è calvo)?
È sano immaginare che si possa avere un universo immaginario infantile in cui la bellezza o il benessere non siano più un valore?
Se fossi un metro e 80 e avessi gli occhi azzurri e un passato (o un presente) da bella potreste rispondermi che per me è facile parlare. Ma si dà il caso che io sia l’esatto opposto dell’eroina montanara (anche se a volte anch’io, nel mio piccolo, al mio solo apparire, ho gelato qualche stanza).
Allora io parlo per me e per tutte le ex bambine come me che non sono mai fiorite, che non si sono mai trasformate: io in un mondo senza principesse, senza bambole dal corpo irreale, senza belle donne ad ogni angolo di strada, in ogni sala d’aspetto e in ogni carrozzeria del pianeta, non potrei mai vivere perché io la bellezza la amo.
Perché la bellezza si può amare e ammirare anche quando non la si possiede (anche senza andare in analisi o soffrire di disordini alimentari).
Perché se hai 7, 10, 15, 45, 80 anni e non sei perfetta, non hai nessuna intenzione di ritrovare le tue imperfezioni spiaccicate ovunque.
Perché le favole, i film, i libri, quando sei in cerca di te stesso, hanno senso se ti danno quello che non hai piuttosto che quello che vedi ogni mattina allo specchio.
Perché amare la bellezza non significa necessariamente avere come modello le veline (dove il termine indica ormai qualunque donna bella senza alcun talento né neuroni in funzione).
Perché partendo dall’amore per la bellezza di un cartoon si può arrivare lontano. Se hai la fortuna di avere dei genitori, dei maestri, dei lontani parenti, dei vicini di casa, dei passanti che oltre alle “principesse" ti faranno conoscere e amare “altra bellezza” il viaggio di scoperta potrebbe essere lungo e pieno di meravigliose sorprese. Perché lungo la strada potresti incontrare molte altre “principesse” e passando per le odalische di Ingres, le ballerine di Degas, le dee di Botticelli potresti un giorno avere le spalle larghe per afferrare tutta la bellezza che c’è negli scatti dolorosi di Nan Goldin … o nello specchio di casa tua.

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