San Valentino: 101 Lasciamenti, di Eugenio Alberti Schatz

Racconti brevissimi e fulminanti di una generazione alle prese con la cosa più difficile al mondo: fare i conti con l'amore

Domani è  San Valentino, la festa degli innamorati. Che siate devoti o meno, domani vi troverete tutti inevitabilmente coinvolti in un'intima cena a lume di candela in un ristorante affollatissimo, o a fare una passeggiata romantica sul lungomare assieme ad un centinaio di coppie, a scattare selfie d'amore o a mangiare cioccolatini e leggere frasi d'amore. Ma purtroppo - o per fortuna -  potrebbe non essere così.

No, perchè a San Valentino può anche capitare di lasciare o  essere lasciati dal proprio partner, come fosse un giorno qualunque, trasformando magicamente questa festività nella giornata più orribile della vostra vita. Se dovesse malauguratamente succedervi tutto questo, sappiate una cosa: non siete soli. Molti si troveranno come voi, ad ascoltare qualche frase fatta o a vedere il vostro lui o la vostra lei andarsene con una motivazione banale, come le famose sigarette (se poi non fuma, è ancora meglio).

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E'qui che entrano in gioco i "Lasciamenti" di Eugenio Alberti Schatz, che da un paio d'anni a questa parte tornano d'attualità il 14 febbraio, per una contro-lettura della giornata. Nasce così l'eBook edito da Blonk, "101 Lasciamenti", con una nota introduttiva di Fulvio Abbate, una prefazione di Alfredo Accatino e 20 tavole originali di Roberto Clemente. 101 Lasciamenti è una preziosa raccolta di racconti brevissimi e fulminanti, delle fucilate al cuore di una generazione che dopo il boom e le decine di "reflussi" si trova alle prese con la cosa più difficile al mondo: fare i conti con il rapporto umano "croce e delizia" per tutti noi, cioè l'amore.

Analisi introspettiva del lasciamento, atto risolutivo che non necessariamente crea dolore, ma può essere anche liberatorio, "l'atto finale e risolutivo di un doloroso percorso di sofferenza e sopportazione che non può avere nessun’altra soluzione”. Perché se è vero che siamo nati per soffrire, non è detto che dobbiamo continuare a farlo.

 

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