Oriana Fallaci, "La rabbia e l'orgoglio"

Una riflessione sull'Islam e l'Occidente e sulla decadenza della civiltà occidentale per mano del fondamentalismo islamico

Oriana Fallaci, libri e biografia (foto Roberto Russo)

Gli attentati e gli attacchi terroristici che hanno segnato questo 2015 che si avvia verso la fine hanno appiccato un fuoco che in Europa covava sotto le ceneri da anni: il fuoco dell'islamofobia.
La paura dell'Altro, del diverso, in questo caso dell'intero popolo islamico, autorizza - almeno in Italia - chiunque a dire la propria su una questione così complessa e intricata, sebbene non si abbiano gli strumenti adatti per parlare. Generalizzando il tutto e parlando di Islam, Jihad, arabi come se fossero sinonimi, un'accomunanza pericolosa che se non spiegata per bene può scatenare fenomeni di razzismo e xenofobia.

Nella corsa all'opinionista che spieghi ed incornici la faccenda, ognuno ricorre a chi più è affine alla propria opinione. Ed è in questi casi che ritorna alla ribalta Oriana Fallaci, giornalista e scrittrice italiana deceduta nel 2006 che negli ultimi anni aveva dato modo, attraverso numerosi articoli e libri, di dimostrare la sua posizione circa la questione islamica. Posizione che la scrittrice spiegò chiaramente nel suo libro "La Rabbia e l'orgoglio".

Edito da Rizzoli nel 2001 La rabbia e l'orgoglio è il primo di una trilogia che la Fallaci scrisse sul tema ("La forza della ragione" e "Oriana Fallaci intervista se stessa - L'Apocalisse") ed è sostanzialmente la riscrittura più estesa di   un articolo scritto su Il Corriere della Sera  - su richiesta di Ferruccio de Bortoli - in seguito agli attacchi alle Twin Towers dell'11 settembre 2001. .

Per spiegare il perchè degli attentati alle Torri Gemelle, la giornalista li collega

alla forza dell'America, dalla sua essenza multi-etnica, dalla sua liberalità, dal suo rispetto per i cittadini e per gli ospiti.

Rispetto che, tirando troppo la corda, starebbe portando ad una prevalicazione:

Non capite o non volete capire che se non ci si oppone, se non ci si difende, se non si combatte, la Jihad vincerà. E distruggerà il mondo che bene o male siamo riusciti a costruire, a cambiare, a migliorare, a rendere un po' più intelligente cioè meno bigotto o addirittura non bigotto. E con quello distruggerà la nostra cultura, la nostra arte, la nostra scienza, la nostra morale, i nostri valori, i nostri piaceri...

La "salvezza" dell'Italia, a differenza degli Stati Uniti, sta nella sua identità culturale, in quella chiusura che ha evitato per secoli l'integrazione:

noi italiani non siamo nelle condizioni degli americani: mosaico di gruppi etnici e religiosi, guazzabuglio di mille culture, nel medesimo tempo aperti ad ogni invasione e capaci di respingerla. Sto dicendoti che, proprio perché è definita da molti secoli e molto precisa, la nostra identità culturale non può sopportare un' ondata migratoria composta da persone che in un modo o nell' altro vogliono cambiare il nostro sistema di vita. I nostri valori. Sto dicendoti che da noi non c' è posto per i muezzin, per i minareti, per i falsi astemi, per il loro fottuto Medioevo, per il loro fottuto chador. E se ci fosse, non glielo darei. Perché equivarrebbe a buttar via Dante Alighieri, Leonardo da Vinci, Michelangelo, Raffaello, il Rinascimento, il Risorgimento, la libertà che ci siamo bene o male conquistati, la nostra Patria. Significherebbe regalargli l' Italia. E io l' Italia non gliela regalo

Più che una riflessione, uno sfogo di rabbia, dettato dalla tragedia dell'11 settembre, non privo di luoghi comuni e che non si sofferma nell'analizzare ma solo a enfatizzare negativamente quello che è il naturale processo di un fenomeno da secoli inarrestabile: la migrazione.

Vota l'articolo:
4.00 su 5.00 basato su 30 voti.  

© Foto Getty Images - Tutti i diritti riservati

  • shares
  • +1
  • Mail

I VIDEO DEL CANALE DONNA DI BLOGO