Felici senza Ferrari, di Ryünosuke Koike

Vivere con poco fa bene all’anima, leggiamo nel sottotitolo di questo utilissimo saggio di Ryünosuke Koike

Le feste di Natale stanno per concludersi e una riflessione sembra quasi d’obbligo: sono stati giorni di abbondanza, tra cibi e regali e, bisogna sottolinearlo, sprechi. Giornate in cui, con la scusa delle feste, il consumismo ha avuto la meglio. Lo si dice da ogni parte che bisogna ripartire dai valori più veri, ma poi ognuno demanda: “Io che ci posso fare”, “Non è colpa mia” e via dicendo. Tra i (provvidenziali) regali ricevuti per Natale, c’è Felici senza Ferrari. Vivere con poco fa bene all’anima, del monaco zen Ryünosuke Koike, pubblicato da Vallardi.

Felici senza Ferrari, di Ryünosuke Koike

Si tratta di un testo veramente illuminante per imparare a vivere liberi dalla dittatura del denaro (dittatura che in questo periodo, come ben sappiamo, sovrasta il mondo e con le continue diatribe in Europa è sempre ben più salda). L’invito del monaco Ryünosuke Koike è quello di focalizzarci sulle cose veramente importanti.

Possedere troppe cose significa pensarci in continuazione, e ciò a discapito della memoria destinata ai vostri ricordi. Peggio ancora è sprecare inutilmente uno spazio di memoria dedicandolo a cose che possedete ma non usate. Più la memoria verrà usata per cose inutili, più il pensiero risulterà ozioso, come se su di esso fosse calata la nebbia.

All’orizzonte di questo manuale per imparare a essere poveri (che non è un inno alla povertà, ma una guida per mettere a freno il nostro consumismo) c’è il paradosso della felicità, che nel 1974 venne teorizzato da Richard Easterlin, docente di economia all’Università della California nonché membro dell’Accademia Nazionale delle Scienze: stando a questo principio, durante la vita la felicità delle persone dipende molto poco dalle variazioni di reddito e di ricchezza.

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