Buon Natale tra Charles Dickens, Salvatore Quasimodo e David Maria Turoldo

Un augurio di sereno Natale alle amiche e agli amici di Booksblog con le parole di Charles Dickens, Salvatore Quasimodo e David Maria Turoldo.

“Che è oggi?” gridò Scrooge a un ragazzetto che passava con indosso gli abiti della festa e che forse s’era fermato per guardarlo.
“Eh?” fece il ragazzo spalancando la bocca dalla meraviglia.
“Che è oggi, bambino mio?” ripeté Scrooge.
“Oggi!” rispose il ragazzo. “È Natale, oggi”.

La sorpresa di Scrooge che scopre di essere ancora in tempo per vivere lo “spirito” del Natale è, forse, uno degli auguri più belli che si possano fare: nonostante il consumismo, le preoccupazioni, la noia e via dicendo riuscire a stupirsi del Natale, in qualunque modo lo concepiate, è una bella sfida per tutti. Magari leggere (o rileggere) il Canto di Natale di Charles Dickens potrebbe essere un buon esercizio per allenarsi.

Buon Natale, tra Charles Dickens, Salvatore Quasimodo e David Maria Turoldo

Vi auguriamo un sereno Natale anche con due poesie, entrambe con il titolo Natale. La prima è di Salvatore Quasimodo ed è tratta da Poesie (1974)

Natale. Guardo il presepe scolpito,
dove sono i pastori appena giunti
alla povera stalla di Betlemme.
Anche i Re Magi nelle lunghe vesti
salutano il potente Re del mondo.
Pace nella finzione e nel silenzio
delle figure di legno: ecco i vecchi
del villaggio e la stella che risplende,
e l’asinello di colore azzurro.
Pace nel cuore di Cristo in eterno;
ma non v’è pace nel cuore dell’uomo.
Anche con Cristo e sono venti secoli
il fratello si scaglia sul fratello.
Ma c’è chi ascolta il pianto del bambino
che morirà poi in croce fra due ladri?

L’altra poesia è di David Maria Turoldo ed è tratta da Se tu mi riappari (1963):

Ma quando facevo il pastore
allora ero certo del tuo Natale.
I campi bianchi di brina,
i campi rotti dal gracidio dei corvi
nel mio Friuli sotto la montagna,
erano il giusto spazio alla calata
delle genti favolose.
I tronchi degli alberi parevano
creature piene di ferite;
mia madre era parente
della Vergine,
tutta in faccende,
finalmente serena.
Io portavo le pecore fino al sagrato
e sapevo d’essere uomo vero
del tuo regale presepio.

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