Il giorno dopo Natale, tra prosa e poesia

Continuano le feste natalizie e noi vi invitiamo a una breve riflessione con un passo da una lettera di Scipio Slataper e un inno dedicato a santo Stefano

Albero di Natale dinanzi a una libreria

… Ieri era Natale. Io pensavo a te. Pensavo a casa. Ero all’albero dei Jahier, c’era tutta la famiglia di Piero J., il senso grande della tradizione religiosa protestante, i canti di Natale sull’armonium – e io erto triste e solo, adorante in silenzio quelle teste aggrovigliate di bambini in gioia. Non ti sto a dire la tristezza che mi metteva la festa che a poco a poco s’affievoliva, i piatti vuoti, sporchi coi cucchiai sparsi di panna, il disordine fatto dai bimbi, il silenzio della stanchezza.


Scriveva così
Scipio Slataper (1888-1915) il 26 dicembre 1911 alla sua fidanzata Gigetta Carniel, che poi sposerà a settembre 1913.

Un Natale vissuto nella lontananza (l'autore de Il mio Carso, infatti, era a Firenze) è senza dubbio un Natale triste (anche se ci sono persone che preferiscono viverlo a modo loro, senza troppi tradizioni familiari).

Ma la feste del Natale non sono solo il 25 dicembre o il 24, la vigilia. Proseguono anche il giorno dopo, oggi, 26 dicembre, giorno festivo a tutti gli effetti in Italia e, per la chiesa cattolica, festa di santo Stefano, primo martire. La liturgia della chiesa cattolica, così fa pregare in questa giornata:

O Dio, dei santi martiri,
eredità e corona,
benedici il tuo popolo.

Nel nome di santo Stefano
perdona i nostri debiti,
rinnova i nostri cuori.

Testimone di Cristo,
confermò col suo sangue
l'annunzio della fede.

Amico del Signore,
egli giunse alla gloria
per la via della croce.

La luce del tuo martire
ci guidi nel cammino
verso la meta eterna.

Sia onore e gloria al Padre,
al Figlio e al Santo Spirito
nei secoli dei secoli. Amen.

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