A Natale siamo tutti più buoni

(ma i papà lo sono di più)

Natale

La cosa più importante del Natale è la solidarietà. Bisogna stare vicini a chi amiamo e a chi ha bisogno di noi. Sentire lo spirito del Natale può aiutarci a stare bene anche dopo le feste, a sopravvivere alla durezza e alla tristezza del quotidiano, a vivere con più calore e leggerezza il nuovo anno.
Sono tante le categorie alle quali poter stare vicini durante le feste, tante le persone che potrebbero aver bisogno del nostro soccorso, del nostro sostegno, del nostro affetto. Tanti quelli a cui dare una mano, offrire un parola di conforto o anche solo un sorriso.
E non penso solo alle categorie alle quali tutti pensate, e che meritano tutta la nostra attenzione e il nostro affetto, ma anche a categorie alle quali non viene data, a mio avviso, la stessa rilevanza mediatica.

Penso alla signora che passerà le feste a spadellare - in continua lotta con la messa in piega al profumo di fritto misto - perché la sua sola colpa è quella di essere l’unica ad aver ascoltato la nonna quando dettava le sue ricette. Ora tutta la famiglia (35, cani compresi) occupa casa sua per tutte le feste comandate.

Penso ai vigili urbani delle città di provincia che si ritrovano improvvisamente (e senza alcun allenamento) protagonisti del festival dell’illecito automobilistico con macchine parcheggiate in doppia e tripla fila davanti a negozi di giocattoli e pescherie del golfo.

Penso ai venditori di botti illegali impegnati a non saltare in aria prima di aver garantito agli italiani (prevalentemente del Sud) un Capodanno che non si era mai visto né sentito.

Penso alle povere anguille (animali meno rispettati delle papere) che verranno inseguite e stanate dai loro nascondigli improvvisati, nel loro ultimo disperato tentativo di fuga, per essere fatte ignobilmente a pezzi e finire fritte e fragranti sulle nostre tavole.

Penso alla signora Matilde del Grosso in Gangheri di Altamira che deve tentare di far entrare in valigia tutti gli abiti firmati che serviranno in vacanza a Baia della Quiete Tropicale perché non si può rischiare che la Marina Del Platano di Massa del Pignolo abbia un look migliore anche quest’anno (certo il ritocchino fatto di recente aiuterà la spietata concorrente…ma Matilde ha fatto voto di non ricorrere al chirurgo per almeno due anni dopo aver sognato Padre Vicenzo, in odore di santità, che la inseguiva con un bisturi in mano).

Penso a tutti gli studenti fuori sede infilati in aerei, treni e autobus per tornare a casa e smetterla per un po’ di combattere con lavatrici che tendono ad aggiungere colori improbabili ai vestiti che ci infili dentro (soprattutto il giorno prima degli esami) e con vicini di stanza convinti di essere in un ritrovo hippy più che in un pensionato per studenti (ma poi a te non passano mai niente…).

Penso a tutti i sacerdoti che combattono con la sintassi e la memoria per preparare una omelia di Natale della quale le vecchiette del quartiere potranno parlare con grande ammirazione e ai sagrestani che non sanno come dire alla signora Leopolda che è stonata e che il coro natalizio sarà definitivamente rovinato dai suoi acuti fuori tempo e fuori luogo.

E come non rivolgere un pensiero commosso ai genitori come me, ovvero ai miei compagni di avventura e a quelli che stanno per diventarlo per destino o per amore?
Perché se fare il genitore è solitamente difficile, a Natale è incredibilmente complicato. Dopo aver decifrato la letterina scritta a Babbo Natale, bisogna documentarsi, fare ricerche, trovare indirizzi, confrontare prezzi e misure. Bisogna capire la differenza tra “Carolina fa la pipì” e “Corallina va al mercato”, sapere dove vendono il “Pony che trotta felice” o “l’auto sportiva per la cagnolina Bice”. E con il passare del tempo le difficoltà aumentano in maniera esponenziale.
Ho visto genitori alle prese non solo con i conti in banca e la divisione dei budget natalizi tra i diversi figli (perché a tutti spetta la stessa cifra), ma anche con gli enormi manuali di computer, consolle e telefonini così smart che possono inviarti un allert la mattina che la prof di matematica ha intenzione di interrogare.

Tuttavia quelli messi peggio, quelli che avranno bisogno di un enorme sostegno psicologico e magari di abbracci gratis, sono i padri delle figlie femmine adolescenti, soprattutto quelli single.
Li riconosci subito: è il 24 e loro ancora girano disperati per il corso o nei centri commerciali con in mano liste scritte su carta profumata rosa con decorazioni a cuoricini. Hanno lo sguardo perso nel tentativo di decifrare il senso di nomi che, in alcuni casi, sembrano codici: OPS, BLUSH, MAC, CLIP, FRENCH, PALETTE, PRIMER, PUSH UP, GLITTER.
Fortunatamente i padri sono i preferiti delle figlie. Così, proprio quando stanno per arrendersi, si accorgono che le loro caritatevoli Martine, Samathe, Deboreh e Ludoviche in fondo alla pagina hanno aggiunto una nota con l’indirizzo preciso dei negozi dove trovare tutto quello che c’è nelle liste. Allora si sentono felici e volano leggeri leggeri verso la loro destinazione, verso la felicità delle loro principesse.

Il sorriso da padre realizzato si spegnerà sulle loro labbra quando, sempre troppo presto, scopriranno che le loro cucciole dodicenni hanno ordinato a Babbo Natale un’armamentario di trucco e lingerie che, in confronto, la compianta Moana era una principiante.

Allora prima di lamentarvi delle vostre feste chiusi in casa, delle tasse da pagare, dei telegiornali sempre più drammatici, del futuro incerto, del senso di angoscia e di impotenza che provate di fronte agli avvenimenti di queste ultime buie settimane, abbiate un moto di pietà e di compassione, pensate almeno a questi sventurati genitori, pensate a loro. Magari le loro disgrazie potranno strapparvi un ghigno sardonico e il vostro Natale sarà di certo migliore.

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