Fidelio: la storia e la trama dell’opera per la prima della Scala

Sarà l’unica opera lirica scritta da Beethoven a inaugurare la stagione 2014/2015 della Scala di Milano

Il 7 dicembre ci sarà l’inaugurazione delle attività della Scala a Milano, come da tradizione, e in scena andrà il Fidelio, unica opera lirica scritta da Ludwig van Beethoven, un caso raro tra i grandi compositori. L’opera sarà diretta da Daniel Barenboim con la regia di Deborah Warner e sarà cantata in tedesco con videolibretti in italiano, inglese e tedesco.

Il soggetto del Fidelio è tratto da un testo di Jean-Nicolas Bouilly dal titolo Léonore ou l'amour conjugal e si basa su di un fatto realmente accaduto nella Francia del periodo del Terrore. La prima rappresentazione del Fidelio risale al 20 novembre 1805 e avvenne a Vienna, diretta da Ignaz von Seyfried.

La trama del Fidelio è la seguente: siamo nella Siviglia del XVII secolo e Don Pizarro, governatore della prigione, ha fatto mettere in catene il suo nemico personale Florestan, giovane patriota. La moglie di Florestan, Leonora, vuole ritrovarlo e si travestitasi da uomo per cercarlo, assumendo il nome di Fidelio. Riesce a farsi assumete come guardia carceraria e in questa veste viene a conoscenza del fatto che don Pizarro ha progettato di uccidere Florestano. Tanto fa Leonora/Fidelio che riesce a salvare il suo amato e a far imprigionare il dispotico e prepotente don Pizarro.

Fidelio

Daniel Barneboim commenta: “Fidelio non è come tutti credono un’opera politica sulla giustizia e sulla libertà. È un’opera sull’amore coniugale, che racconta come una donna, Leonore, sia disposta a fare di tutto per liberare il marito imprigionato. È l’opera di un uomo di una moralità assoluta, che ha con la sua musica ha voluto elevare l’uomo”.

Leggiamo sul sito della Scala:

Un inno al matrimonio è un po’ sospetto da parte di uno scapolo. Ma per Beethoven l’idealizzazione della donna-sposa era sentita e sincera […]. Fidelio è un titolo etico, legato agli ideali di libertà dell’illuminismo francese. Nobili e plebei vi sono uniti nella comune sete di giustizia contro le angherie del potere. Per una volta che la fida consorte di un desaparecido vince la sua battaglia contro un infido tiranno, la gioia collettiva è davvero “senza nome”, come si canta in scena. Soprattutto perché l’ “arrivano i nostri” finale è raccontato dal trionfale sinfonismo del musicista per definizione.

Foto | Janet-Lange [Public domain], attraverso Wikimedia Commons

Vota l'articolo:
4.00 su 5.00 basato su 10 voti.  

I VIDEO DEL CANALE DONNA DI BLOGO