Il Dio del deserto: il nuovo libro di Wilbur Smith

Il Dio del deserto è il nuovo romanzo di Wilbur Smith e rappresenta il ritorno di Taita, ventidue anni dopo Il Dio del fiume

Il Dio del deserto è l’ultimo libro di Wilbur Smith, in libreria dallo scorso 3 novembre nel catalogo Longanesi, come tutti gli altri romanzi di questo scrittore molto amato dal pubblico italiano, tanto da aver ricevuto il Sigillo della città di Milano dal sindaco Giuliano Pisapia proprio perché l’Italia riveste un ruolo importante nelle sue opere e che spesso è scelta come base per lanciare i suoi romanzi.

Il Dio del deserto vede la luce ventidue anni dopo la pubblicazione del romanzo Il Dio del fiume che è il libro che ha fatto conoscere e amare Wilbur Smith al pubblico italiano (anche se non è il suo primo romanzo: il suo esordio, infatti, risale al 1964 e ha per titolo Il destino del Leone). Lo stesso autore racconta cosa lo ha spinto a raccontare la storia di Taita, l’uomo che nell’ombra nell’ombra regge le sorti dell’Egitto, fedele consigliere del Faraone, medico, poeta, sacerdote e inventore:

Sono tornato a parlare di Taita e a scrivere la serie sul ciclo egizio, perché ho uno speciale legame con questo personaggio che in qualche modo è il mio alter ego. Mi parla in prima persona e quindi scriverne non può che darmi grandi soddisfazioni.

Wilbur Smith, Il Dio del deserto

Ne Il Dio del deserto, Taita ha il difficile compito di essere tutore e mentore di Tehuti e Bakatha, figlie della regina Lostris: un onere certo gradevole ma che va ad aggiungersi agli affari di stato e alla minaccia degli hyksos, i nemici di sempre, che hanno preso possesso del delta del Nilo costringendo il Faraone a ritirarsi nel Sud del paese.

Questo l’incipit del romanzo, nella traduzione di Sara Caraffini:

Aton batté le palpebre dei suoi occhietti affondati nei rotoli di grasso, poi sollevò lo sguardo dalla tavola del bao posata fra noi due, volgendolo sulle due giovani principesse della Casa reale di Tamose, che si stavano divertendo a sguazzare nude nelle limpide acque della laguna.
“Non sono più bambine”, commentò con naturalezza, senza alcuna traccia di lascivia. Sedevamo l’uno di fronte all’altro sotto un pergolato coperto di fronde di palma, accanto a una delle lagune del grande fiume Nilo.
Sapevo che l’accenno alle ragazze rappresentava un tentativo per distrarmi dalla sua prossima mossa con le pietre del bao. Aton non ama perdere, quindi non si fa troppi scrupoli riguardo a come vince.

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