Era meglio mangiare una Madeleine

Il fenomeno dei ricordi improvvisi, provocati da incoscienti che producono rumori molesti.

profumi

Uno dei passaggi letterari che mi è difficile dimenticare è quello in cui Proust ci racconta come il sapore di una madeleine riesca a riportargli alla mente ricordi che credeva perduti. Per me anche i suoni e i profumi possono avere l'effetto di una madeleine. Improvvisamente ritornano a galla momenti della tua vita che erano più o meno occultati in qualche angolo buio.
Tuttavia quando vengono fuori "fuori programma" non li ricordi come "vuoi" ricordarli, come li presenti quando decidi coscientemente di raccontarli. Nooooo. In questi casi i ricordi tendono a venir fuori anticipati dalla sensazione più profonda e inconscia che ti lega ad essi. Non so scientificamente come si definisca questo processo, so solo che è una gran fregatura.
Tu ti sei convinto, che so, che il primo giorno di scuola alle elementari è stato bellissimo? Puoi ripetertelo per anni, poi un giorno, per caso, mangi una merendina che dagli anni settanta è riuscita a mantenere lo stesso sapore (e la stessa terribile briciolosa consistenza) e, improvvisamente, ti ricordi di tutto l'orrore provato di fronte alla porte dell'aula che veniva chiusa alle tue spalle. E ti vedi: tu dentro ad una stanza, piccola e puzzolente di disinfettante, circondata da sconosciuti capitanati da una tizia che sembrava gentile ma comunque aveva un sacco di pretese. E forse hai anche raccontato a tutte le tue amiche la perfezione ineguagliabile e romantica della tua prima volta. Ma poi qualcuno, per sbaglio, si brucia una ciocca di capelli con una candela e a ti viene in mente una sensazione di imbarazzo infinito: per creare un'atmosfera romantica stavi per ridurre in cenere te stessa nonchè la casa al mare, per tacere di altri discutibili particolari. E vogliamo parlare del ricordo dei ricordi, delle pagine sacre della vita di ogni donna che si rispetti? Vogliamo affrontare l'argomento gravidanza e parto? Io personalmente non ne avevo alcuna intenzione. Eppure ecco cosa mi è capitato.
Io me ne stavo tranquillamente presa dai miei attuali problemi - che includono simpatiche categorie quali il rapporto con le banche e i mutui, i disparati corsi che mia figlia ha deciso di seguire, i diversi lavori che sto facendo al momento, la ribellione costante della tecnologia e degli elettrodomestici nei miei confronti - quando un rumore che non ho ancora capito da dove provenisse e che cosa fosse in realtà mi ha letteralmente risucchiata. Ho cominciato a provare una paura e una angoscia che non riuscivo a spiegarmi. L'ansia mi ha invasa completamente e io mi dibattevo cercando di capire cosa fosse quella sensazione terribile e cosa l'avesse provocata.
Poi ci sono arrivata. Ho visualizzato il ricordo e riconosciuto il rumore anche se la fonte era assolutamente diversa (e al momento ancora misteriosa). Io, in clinica, attaccata per ore alla macchina per il tracciato, la notte prima di partorire. E lì ti fermi, ti siedi, ti calmi, e pensi. Ma come? Io ricordo che quando sono andata in clinica ero così contenta. Ma come? Io ricordo benissimo che non vedevo l'ora arrivassero le contrazioni perché significava che il mio bambino stava per nascere. Ma come? Io chiamavo l'infermiera per farmi attaccare alla macchinetta e sentire il mio bambino.
Ah, ecco. Non era proprio così.
Adesso capisco.
Adesso sono sola, nessuno mi sente, forse posso dirmelo tranquillamente. Sono passati dieci anni. Ho avuto anche una figlia. Non è più necessario modificare niente. Il mio corpo mi sta forse dicendo che approssimandomi alla soglia della mia vita fertile la verità non è più poericolosa. È il tempo giusto per il vero ricordo.
Non è vero che ero contenta andando in clinica perchè era venerdì 17 e io ho una paura antica per i numeri e la loro pericolosità, è più forte di me e tutte le scienze del mondo non mi convinceranno del contrario. Non è vero che volevo che nascesse subito perché non mi sentivo pronta per niente e anche molto in colpa: avevo lavorato fino ad un mese prima e non avevo fatto alcun corso preparto e se succedeva qualcosa di terribile per questa mia incuria? Non è vero che volevo sentire il battito del bambino perché mi piaceva ma perché il sentimento più forte era il terrore di non sentirlo più. Non è vero che il giorno dopo stavo meglio e avevo dimenticato tutto ed ero felicissima, perché avevo ancora più paura di prima. Come proteggere il mio bambino adesso che finalmente era fuori e, dunque, esposto a tutte le infezioni, i virus, le malattie mortali, i dolori psicologici, le allergie, le maestre crudeli, i compagni bulli che ti ficcano la testa nel water, gli apparecchi ai denti che ti fanno sembrare un mostro, le fidanzate stronze che ti lasciano su facebook (no, questo no, facebook non c'era ancora), le commissioni d'esame gesuite quando tu hai avuto tutti prof. marxisti, il traffico delle ore di punta, la mancanza di lavoro, l'abbondanza di lavoro che poi ne sofforno i rapporti sociali, i prodotti non biologici, i prodotti biologici, gli amici vegani e i vicini che la domenica fanno le sentinelle in piedi, la mancanza di un vero partitto di sinistra in Italia, la mancanza di un vero partito di destra in Italia, il fumo attivo, passivo e trasversale, il buco nell'ozono, le tendenze all'omicidio seriale, le tendenze alla stupidità serale e al cazzeggio libero fino ai 45 anni?
Ecco.
L'ho detto.
Credo che quelli siano stati i giorni più terribili della mia vita.
Perché un figlio é come un diamante: costa una barca di soldi ed è per sempre (solo non è detto che si possa sempre sfoggiare orgogliosamente con le amiche). Perchè da un figlio non si divorzia. E anche la mamma più progressista quando decide di liberarsene serenamente (vedete BOYHOOD e non perdetevi gli ultimi 15 minuti) non può non sentirsi privata di una parte di se stessa. Il dolore è una costante della nostra relazione con i figli e non c'è che abbandonarsi ad esso in totale serenità. La parte cosciente di noi saprà far bene il suo lavoro e lasciare attive solo le sequenze migliori nella nostra memoria.
Sempre che uno stronzo qualsiasi, un tranquillo lunedì mattina, non decida di fare un rumore del cavolo che in una frazione di secondo manda in fumo dieci anni di onesta e materna censura.

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