Halloween al tempo della crisi

ovvero i dubbi di una cristiana poco fondamentalista

Halloween

In questo momento il "nostro" mondo sta attraversando una crisi economica che ci sta destabilizzando e con noi sta destabilizzando i nostri figli che si ritrovano ad affrontare, improvvisamente, una serie di difficoltà legate ai problemi economici, e quindi sociali, di noi genitori.
C'è chi perde il lavoro, chi sta cambiando lavoro e non sta certo migliorando la propria posizione,chi sta facendo le valigie e non sa se e quando tornerà. E poi ci sono i migranti che stanno condividendo i nostri problemi (perché se non posso più permettermi la tata fissa, la filippina o l'ucraina perdono il lavoro o la casa). I bambini che vivevano in uno stato di dignitosa povertà stanno diventando poverissimi, quelli del ceto medio cominciano ad essere molto meno benestanti. Ma che significa la povertà per un bambino?
Significa perdere occasioni di condivisione con i propri pari, significa essere tagliato fuori dalle palestre, dalle piscina, dallo scambio della merendina "perché la mia non la vuole nessuno", dalla gita scolastica, dalla discussione serissima su un videogioco che parla di scarfaggi da schiacciare "ma mamma se non hai il tablet non puoi giocarci", dal cinema nel weekend, dalla bicicletta nuova in cortile, dal cortile perché "mi sono dovuto trasferire in una casa bruttissima", dai miei bei voti perché "sono finito a Londra e l'inglese non lo conosco bene come l'italiano", dalle chiacchiere sui programmi di sky perché "è la prima cosa che papà ha detto non possiamo più avere", dai racconti delle vacanze perché "neanche più dai nonni possiamo andare perché il treno costa troppo" o perché "la casa al mare dove ho vissuto le prime otto estati della mia vita se l'é presa la banca e io non ho capito neanche bene come è potuto succedere, che se ne fa la banca della nostra casa?", dal piacere di mostrare lo zaino nuovo il primo giorno di scuola, dalla discoteca del sabato, "dal gruppo delle mie amiche che vanno all'università a Roma", "dai miei amici che vanno un mese in Inghilterra. Cazzo perché non ho mai pensato di mettere da parte un po' di euro? Ma come potevo sapere che licenziavano anche mio padre, il grande direttore?", dalla chat di classe "perché anche il wifi abbiamo tagliato".
I nostri figli non sono interessati al denaro o alle cose in sé, non sono naturalmente avidi, ma sanno, glielo abbiamo insegnato noi, che i rapporti, i legami, gli affetti si costruiscono a volte passando per le cose, i giochi condivisi, e i momenti trascorsi insieme e questi momenti, anche quelli virtuali, hanno un prezzo direttamente o indirettamente.
Allora facciamo salti mortali per continuare a mantenere gli standard che gli abbiamo garantito fino a questo momento, per non sradicarli, per non allontanarli troppo dalle loro cose e dai loro spazi che significano, inevitabilmente, i loro amici, il loro oratorio, le loro maestre, le loro babysitter preferite, i loro primi amori. Perché crediamo che sia attraverso gli affetti, le amicizie, l'amore dato e ricevuto che si riesce a costruire una personalità più forte e pronta ad affrontare il futuro.

Tanto premesso - e aggiungendoci anche quello che accade oltre le pareti domestiche: un padre al giorno che fa fuori la famiglia, tagliatori di teste, bambini fatti a pezzi in Palestina e Siria, l'ebola che potrebbe sterminare tutti (soprattutto i padri in viaggio di lavoro secondo il mio terrorizzato figlio) - mi pongo una domanda.

Può essere una nostra prioritaria educativa, da italiani e da cattolici, dire ai nostri figli che Halloween è la festa di Satana e che "levate le mani dalle zucche e dalle mascherine perchè potreste finire all'inferno ma, soprattutto, fate piangere Gesù?".
Può essere fondamentale per la formazione dei nostri bambini non travestirli da personaggi dei film horror ma da santi? E poi che santo avremmo dovuto scegliere tenendo conto che Sant'Agata va girando con i seni su un vassoio, Santa Lucia con gli occhi in un piatto, San Lorenzo è stato abbrustolito (è il santo che disse "da questo lato sono cotto, mi potete girare) su una graticola, San Bartolomeo spellato vivo, San Massimiliano Kolbe morto di fame e sete ad Aushwitz, San Pietro crocifisso a testa in giù, Santa Caterina d'Alessandria torturata dalla ruota dentata e la lista potrebbe essere infinita?
Può essere importante dire ai nostri zombini sanguinolenti che con il loro dolcetto scherzetto, che gli ha permesso di uscire per la prima volta con il gruppo del quartiere, rischiano di non essere dei buoni cristiani?
Io, ahimè, non riesco a credere che nella loro formazione di essere umani, e non solo di cristiani, possa essere fondamentale evitare di travestirsi da lupo mannaro per una sera ma, soprattutto, non credo che Gesù pianga perché un bambino va in giro con un coltello di plastica sulla testa.

Il Gesù in cui io credo è quello che si dispera vedendo un padre che picchia o uccide i suoi figli (anche se quando l'assassino era bambino Halloween in Italia non c'era). Il Gesù che amo è quello che ti viene in aiuto quando pensi di non farcela più e piangi dietro la maschera da strega che hai comprato per far ridere i tuoi bambini. Il Gesù che mi hanno insegnato è quello che preghi in silenzio ogni volta che fai qualcosa di buono. Il Gesù che mi porto dentro è una persona seria che sa leggere nei cuori e conosce meglio di tutti i veri mostri. Il Gesù che porto con me è quello giovane e rivoluzionario del vangelo che ho letto e riletto quando ero bambina.

Il Gesù che sento nella mia testa mi aiuta ogni giorno a riordinare le mie priorità, a farmi concentrare sulle priorità. A volte è molto pratico, sembra uscito dalle poesie di Ferdinando Russo, ha un forte accento napoletano e di fronte a tutto questo si sarebbe fatto una risata e avrebbe detto:"Ma voi veramente fate? Ma veramente pensate che piango per Allouin? Ma fatemi il piacere che tengo certe tragedie per la testa! Lasciate che i bambini vengano a me, con o senza maschera da mostro, perchè non é una maschera che può fare di un bambino un mostro...perché voi lo sapete o no che a me le "vostre maschere" non mi hanno mai fatto fesso?".

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