Hannah Arendt, 5 suoi libri per conoscerla meglio

Ad Hannah Arendt è dedicato il doodle di Google di oggi, visto che il 14 ottobre 1906 nasceva ad Hannover

Google con il suo doodle di oggi dedicato alla filosofa e scrittrice Hannah Arendt (1906-1975) ci fornisce l'occasione per approfondire la conoscenza del pensiero di questa donna che ha molto influito sul nostro modo di pensare, tanto che il titolo di uno suo libro – La banalità del male – viene citato a proposito e a sproposito ed è diventato quasi un modo di dire.

Per conoscere meglio Hannah Arendt crediamo che non ci sia scelta migliore che quella di leggere alcuni suoi libri. In commercio se ne trovano molti. Ecco una nostra selezione.

Hannah Arendt - Google Doodle


  1. La banalità del male (1963): Otto Adolf Eichmann, figlio di Karl Adolf e di Maria Schefferling, catturato in un sobborgo di Buenos Aires la sera dell'11 maggio 1960, trasportato in Israele nove giorni dopo e tradotto dinanzi al Tribunale distrettuale di Gerusalemme l'11 aprile 1961, doveva rispondere di quindici imputazioni. Aveva commesso, in concorso con altri, crimini contro il popolo ebraico e numerosi crimini di guerra sotto il regime nazista. L'autrice assiste al dibattimento in aula e negli articoli scritti per il "New Yorker", sviscera i problemi morali, politici e giuridici che stanno dietro il caso Eichmann. Il Male che Eichmann incarna appare nella Arendt "banale", e perciò tanto più terribile, perché i suoi servitori sono grigi burocrati.

  2. Sulla violenza (1970): La violenza ha sempre svolto un ruolo importante negli affari umani. In questo breve saggio la Arendt dà ragione della sua affermazione ripercorrendo i fatti della nostra storia recente: dal Black Power americano alle manifestazioni studentesche degli anni Sessanta. Il rapporto fra violenza, potere, forza e autorità; i limiti della violenza; la differenza tra violenza collettiva e individuale; le sue cause e le sue origini. Questi sono solo alcuni degli argomenti trattati. Una radiografia del fenomeno in tutte le sue espressioni, variazioni e implicazioni, alla quale non mancano il tono di una passione politica e morale.

  3. La menzogna in politica. Riflessioni sui «Pentagon Papers» (1972): Nel 1971 il "New York Times" pubblicò alcuni stralci dei Pentagon Papers, documenti segreti del Dipartimento della difesa relativi all'impegno americano nel sud-est asiatico dal dopoguerra alla fine degli anni Sessanta. Lo scandalo al cuore di quella pubblicazione riguardava l'ammissione, da parte degli esperti del Pentagono, dell'assoluta inutilità strategica dell'impegno americano in Vietnam. Che questa ammissione, nota ormai da anni ai più, venisse addirittura riconosciuta - e tenuta segreta - dai governanti statunitensi fu motivo di profonda indignazione nella pubblica opinione. A partire da queste premesse, Hannah Arendt riflette sul rapporto fra politica e menzogna. Il saggio, uscito nel 1972 sulla "New York Review of Books", prende in esame le affinità e le differenze fra la menzogna tradizionale - il mentire per ragion di Stato - e la deliberata falsificazione dei fatti per ragioni di "immagine" o di "reputazione".

  4. Che cos'è la politica? (1993): Nel 1955 venne proposto ad Hannah Arendt di scrivere una "Introduzione alla politica". Il progetto concordato in quell'occasione non vide mai la luce, ma i manoscritti redatti dalla Arendt in previsione della pubblicazione sono stati ordinati e commentati da Ursula Ludz che li ha raccolti in questo volume. I brani forniscono indicazioni sulla filosofia politica, sulla visione del mondo, sull'autonomia del pensiero di Hanna Arendt.

  5. Quaderni e diari 1950-1973 (2002): Dal giugno del 1950 al luglio del 1971 (per il 1972-1973 non ci restano che itinerari di viaggio) Hannah Arendt annota pensieri e appunti in ventinove quaderni ai quali si riferirà col termine inglese notebooks (o, secondo una comunicazione orale di Lotte Köhler, col termine tedesco Denktagebuch, diario di pensiero). Ciò che fa di questi quaderni un documento assolutamente incomparabile è non soltanto che essi ci permettono di penetrare nell'officina di pensiero di Arendt e di seguirne come su un giornale di bordo insistenze e deviazioni, arresti e accensioni, "presagi e ripensamenti"; ma soprattutto che, al di là dello spazio pubblico a cui siamo abituati ad associare il pensiero di Arendt, essi ci introducono in una dimensione né pubblica né privata.
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