Hitchcock, Boxtroll e la cosa bella.

Ovvero come cercare di trasferire un’eredita cinematografica e far succedere “cose belle”.

Alfred Hitchcock

C'è un espressione che mi piace molto: "è successa una cosa bella". La cosa bella è qualcosa di positivo, può essere divertente o anche commovente, ma è, soprattutto, vissuta come "momento di bellezza, a volte improvvisa, nel nostro quotidiano". Spesso I bambini fanno succedere cose belle. Ma la "cosa bella" che voglio raccontarvi oggi ha radici lontane per cui devo ricominciare "da lontano".
Mio nonno paterno girava per casa su una sedia da ufficio con rotelle. Il perché non l'ho mai saputo: era uno dei fatti della mia infanzia, era così e basta. Le cose più importanti mio nonno le teneva sempre a portata di mano nelle capienti e deformate tasche dei suoi pantaloni. Li ricordo di velluto o di panno e dei colori dell'autunno: diversi toni del marrone, e un'ombra di arancio. Nelle sue tasche non mancava mai un giallo Mondadori, un tascabile appunto. Se chiudo gli occhi lo vedo ancora così: sorridente e sornione, con i suoi abiti autunnali, un limbo di carta gialla che sbuca da una tasca e incredibilmente somigliante al suo regista preferito: Alfred Hitchcock (che lui amichevolmente chiamava Hitchunk) che vedeva e rivedeva tutte le volte che gli era possibile insieme ai suoi figli.
Mio padre si è occupato di trasmettermi la passione di famiglia per Mister Hitch e, ancora oggi, se mi invita a vedere un film con lui, so che le opzioni sono essenzialmente tre: un "Bud Spencer e Terence Hill" d'annata, un film sulla seconda Guerra mondiale (primo fra tutti Il Giorno più Lungo) o un film di Hitchcock.
Quando all'università ho seguito un corso su Hitchcock e tra i libri da studiare le interviste fatte al maestro da un entusiasta François Truffaut (Il cinema secondo Hitchcock, Il Saggiatore tascabili, 2009), ho avuto la conferma che mio nonno era un grande e che non è importante pronunciare correttamente il nome di un autore. La cosa importante è amarlo nel modo giusto e con grande intensità.
E arriviamo ad oggi. A questo punto toccherebbe a me trasmettere questa eredità cinematografica ma, confesso, non mi ero posta il problema. Il mio bambino è sempre il mio bambino piccino picciò per cui pensavo che se ne sarebbe parlato in futuro. Non avevo fatto i conti con la mitica maestra Mariella, né con il programma della quinta classe delle primarie che prevede lo studio del racconto giallo o di paura. Ed ecco che mio figlio torna a casa con un fantastico compito: preparare una ricerca su Hitchcock. Ora, se immaginate che la maestra si accontenti di qualche informazione scopiazzata dalla rete, siete completamente fuori strada. La mitica, e vi garantisco che ce ne sono diverse come lei nelle scuole italiane, chiede di portare in classe le fonti, mostrarle ai compagni e raccontare a tutti cosa si è scoperto (insomma se pensavate di cavarvela dettando un riassuntivo al pargolo siete rovinate).
Insomma dopo una giornata contrassegnata dai soliti affanni, ci siamo ritrovati io e mio figlio alle dieci, con il resto della famiglia già sistemata a letto, e la ricerca ancora da fare. Sembrava avessimo davanti una montagna ma, fortunatamente, "il cervello prende, il cervello dà". Partendo dalla biografia che il papà solerte aveva scaricato da internet, la mamma sottoscritta ha cominciato a raccontare chi fosse il signor Hitchcock. E lui, il grande maestro, ha colpito ancora. Il bambino 2.0 si è lasciato affascinare immediatamente da quest'uomo e dalla sua incredibile capacità di "inventare" il cinema, di suscitare emozioni fortissime, di tenerti attaccato alla sedia e avrebbe potuto continuare per ore a vedere e rivedere pezzi di film, commentando il montaggio (!) con una mamma invasata (e con nel naso l'odore dell'aula di storia del cinema e dei suoi vent'anni) gli mostrava una donna uccisa a coltellate (PSYCHO), un uomo inseguito nel deserto da un aereo "spargifertilizzante" (INTRIGO INTERNAZIONALE), un uomo (e che uomo!) che porta un bicchiere di latte fluorescente a sua moglie (IL SOSPETTO), un musicista killer con un tic all'occhio (GIOVANE E INNOCENTE), una donna che canta a squarciagola in un'ambasciata per capire dov'è nascosto suo figlio (L'UOMO CHE SAPEVA TROPPO). Siamo andati a letto decisamente soddisfatti.
E questa la cosa bella che vi avevo promesso? Non ancora. E la "cosa bella" non è la faccia sorridente e allegra della maestra che gli ha fatto i complimenti per aver raccontato tante cose ai suoi compagni. E la cosa bella non è neanche lui che si pavoneggia con gli amici perché sa cos'è un MacGuffin (vedi Il Cinema secondo Hitchcock). La "cosa veramente bella" è successa ieri, dopo aver visto BOXTROLLS, il nuovo film prodotto dallo studio LAIKA che racconta la storia dei Boxtrolls ingiustamente accusati di essere rapitori di bambini.
La "cosa bella" è successa quando il mio bambino, bello di mamma, si è fatto improvvisamente ardito e con i suoi commenti mi ha acceso il cuore come un albero di Natale.
IO: "Allora ti è piaciuto?"
LUI:"Tantissimo!"
IO: "E perché?"
LUI: "Innanzitutto si vede che sono gli stessi di Coraline sia dal tipo di pupazzi che da come sono fatte le loro facce. E anche i colori scuri, certe cose della storia per esempio che vivono sottoterra, da un'altra parte, me lo fanno venire in mente. Mi è piaciuto molto per questo ma soprattutto mi è piaciuta molto la suspense, mamma."
IO: "La suspense?"
LUI:"Sì, mamma. Non ti ricordi? Come nei film di Hitchcock, quando tu sai quello che può succedere e il personaggio non lo sa e tu hai paura per lui. Che poi, mamma, pensavo… Hitchcock ha fatto tutte quelle cose, tipo il bicchiere con dentro la lampadina per fartelo vedere bene e farti pensare che c'è dentro il veleno. Pensa con i computer di oggi quante cose incredibili poteva fare!"
Ecco questa è "la cosa veramente bella", il momento in cui scopri che una cosa "tua" è diventata "sua", così sua che può usarla come chiave per aprire le infinite porte, porticine e passaggi segreti del mondo in cui si muoverà (con te o senza di te).

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