Zygmunt Bauman: “Il dialogo fra gli uomini unica strada verso Dio”

La lectio magistralis del filosofo polacco ha aperto la decima edizione di Torino Spiritualità

Zygmunt Bauman apre Torino Spiritualità in un Teatro Regio (quasi) al completo. Il titolo prevede una discussione su Dio e sull’uomo dal titolo Qualcosa invece di niente, ma il discorso non delude chi è venuto ascoltare Bauman in quanto teorico della “modernità liquida”. Perché anche parlando di Dio, il filosofo polacco riesce a raccontarci la nostra società e il nostro tempo.

In apertura Bauman si scusa, spiega di voler divagare, perché da quando ha accettato di partecipare a Torino Spiritualità qualcosa è cambiato. E non potrebbe essere altrimenti per chi, a 88 anni, mantiene la mente spugnosa di uno studente desideroso di conoscere e di divorare il sapere.

Il mondo si pone da sempre il problema di qualcosa al posto di niente, “l’idea di Dio è un’idea di onnipresenza ed un’idea onnipresente nella storia dell’uomo”. Bauman confuta Nietzsche che parlò della morte di Dio, ma ciò non può essere, “perché la morte di Dio non può precedere la morte dell’umanità”.

Bauman non fa teologia, ma parla di dialogo. Cita Papa Francesco e il fatto che abbia voluto rilasciare la sua prima intervista a Eugenio Scalfari, il fondatore di Repubblica, notoriamente ateo. Secondo il filosofo si tratta di una grande dimostrazione di apertura, poiché

un vero dialogo è disponibilità a conversare con coloro che hanno idee che magari odiate.

Bauman cita un testo di Papa Bergoglio risalente al 1991, un brano in cui il futuro pontefice parla dello pseudo-dialogo, quello in cui una delle parti tenta di screditare l’altra. La persona “corrotta” non conosce, secondo il pensiero di Bergoglio avallato da Bauman, né fratellanza, né amicizia, ma cerca solo “collaborazione”. Per costoro gli altri non sono mai un fine, ma un mezzo.

La nostra epoca è caratterizzata da una globalizzazione e da una diasporizzazione. A Londra convivono 70 differenti diaspore, 70 culture diverse. Il dialogo è fondamentale per la nostra società.

Bauman sottolinea come la vita “sociale” online sia il contrario del dialogo, poiché la Rete e i social network tendono a metterci in relazione con persone che la pensano come noi, eliminando chi ha opinioni diverse.

È il passato a fornire modelli ed esempi calzanti. Nei primi decenni del XVI secolo l’Europa fu percorsa da numerose guerre causate, fra l’altro, anche dallo shock della Riforma protestante.

Nel 1555 si fece strada il principio del cuius regio, eius religio, ovverosia la corrispondenza fra sovranità territoriale e religione. Ci volle quasi un secolo (1648) perché questo principio fosse condiviso: chi governava aveva il potere di legiferare sulla religione di stato. Secondo Bauman, questo punto di vista non funziona più perché

nel nostro mondo cattolici, luterani, metodisti, testimoni di Geova e i fedeli che affollano le mosche convivono. La probabilità di conflitto cresce e cresce l’esigenza del dialogo reciproco. Occorre saper trarre vantaggio dalle differenze. La nostra è un’epoca di glocalizzazione, nella quale le tensioni della globalizzazione sono compensate dal bisogno di una casa e di un luogo che ci appartiene. La glocalizzazione può essere paragonata a un matrimonio in cui ognuno porta un passato, storie e amici diversi. Quando i due individui uniti dal matrimonio si trovano a dover affrontare il destino devono costantemente rinegoziare il proprio equilibrio. C’è il divorzio, certo, ma non è questa la soluzione che viene auspicata: tutti hanno il desiderio e il bisogno di stare insieme e trovare un modus convivendi.

Qual è la prospettiva con la quale guardare al rapporto fra Dio e l’uomo? Per Bauman Dio stesso è “diasporico”, diffuso in tutto il mondo come lo sono i credenti:

Il dio dell’altro non è più dall’altra parte del confine, ma è qui. Le principali religioni sono tutte monoteiste, ma il loro contatto è inevitabile, la separazione non più vera.

Di conseguenza

il dialogo è una questione di vita o di morte: o ci capiamo, o toccheremo il fondo insieme.

Bauman non cita mai l’Is e Gaza, non occorre. Il pensiero dell’ampio uditorio non può che correre agli eventi di quest’estate. Ancora una volta l’esempio ci arriva dal passato:

Nessun impero è durato 600 anni come quello Romano. Molte sono le teorie sul perché sia durato così a lungo, ma la maggior parte degli studiosi è concorde nell’affermare che il fatto di accettare le religioni dei territori conquistati sia stato un elemento determinante.

Bauman chiarisce di non voler affatto suggerire di imitare questo modello, ma aggiunge che

la tolleranza verso la differenza è l’unica modalità che può portarci alla convivenza pacifica.

Una constatazione che si fa invito:

Pensate all’arte del dialogo, siate aperti pronti a essere un buon insegnante e un buon discepolo, perché solamente essendo allo stesso tempo insegnanti e discepoli si potrà lavorare per il benessere dell’umanità.

L’evento torinese ha fatto da preludio all’uscita del saggio Conversazioni su Dio e sull’uomo scritto da Bauman insieme a Stanislaw Obirek ed edito da Laterza, in libreria da ottobre 2014.

CZECH-POLAND-FORUM-BAUMAN

Vota l'articolo:
4.00 su 5.00 basato su 90 voti.  

© Foto Getty Images - Tutti i diritti riservati

  • shares
  • +1
  • Mail

I VIDEO DEL CANALE DONNA DI BLOGO