I semafori rossi non sono Dio, il nuovo libro di Gino Paoli

Scritto dal giornalista Lucio Palazzo, il libro è un racconto-colloquio con uno dei pilastri della musica italiana

Un traguardo importante e un libro appena pubblicato. Può ritenersi più che soddisfatto Gino Paoli, cantautore italiano che domani (23 settembre) compirà 80 anni (un giorno dopo Ornella Vanoni) e che festeggia con questo nuovo libro "I semafori rossi non sono Dio - Un viaggio in compagnia di Gino Paoli".

Edito da Rai Eri e scritto dal giornalista Lucio Palazzo, il libro è un racconto-colloquio con Gino Paoli, considerato uno dei pilastri della musica italiana. I due ripercorrono assieme le tappe fondamentali della sua vita, non solo come artista ma anche come  uomo. Si parla degli inizi a Genova, con Bruno Lauzi, Luigi Tenco, Fabrizio De André, Umberto Bindi, colonne portanti di quella che fu chiamata La Scuola genovese.

Gino Paoli artista, ma non solo: nel libro racconta la sua esperienza nella politica -  fu parlamentare per il PCI dal 1987 al 1992 - la sua parentesi da talent scout di artisti del calibro di Lucio Dalla, ma anche la sua pagina nera, quella del tentato suicidio, avvenuto l'11 luglio del 1963. Di quel giorno, Gino Paoli ricorda:

"Quando ho cercato di ammazzarmi si trattò di un atto voluto, pensato. Pensavo non ci fosse altro da vivere. La mia canzone Sapore di Sale era ovunque, ero famosissimo, l'uomo del momento. Paura della noia, della ripetizione. Avevo 3 macchine in garage, avevo i soldi, le donne, cosa potevo volere ancora?".

Lucio Palazzo, I semafori rossi non sono Dio. Colloquio con Gino Paoli

Altra parentesi buia fu quella della droga

"Da un certo anno in poi andai in crisi. Nella mia vita entrò la droga. Ci sono cascato e ne sono uscito. Accadde per caso, un giorno arrestarono tutti i miei fortnitori, non c'era più droga per chilometri. Andai a rileggere i testi che avevo scritto sotto l'effetto degli stupefacenti. Erano delle sciocchezze immonde. Decisi di smettere".

La vita dell'artista che si intreccia con la storia di questo Paese, che il cantautore genovese narra senza mai scindere dalla sua personale, di storia. Un percorso in un'Italia che oggi non esiste più e che Paoli non nega di provare una certa malinconia del tempo che passa, sebbene si senta un "fanciullino" di pascoliana memoria:

“Quando ero giovane mi sentivo una sorta di ragazzo vecchio ed oggi sono un vecchio un po’ bambino. Dentro di me ho quello che Pascoli chiamava il fanciullino, quella parte bambina, ingenua, che mi fa guardare le cose in modo da poterle poi raccontare nelle canzoni, quell’istinto che mi spinge ad andare avanti nelle cose che faccio ancora oggi.  In realtà lo scorrere dell’età non è una cosa che mi interessi più di tanto, anche se vedo che intorno a me oggi è l’incubo di moltissima gente, compresi i miei coetanei. Io ho un’idea di me stesso fissa, come se avessi sempre 40 anni o giù di lì”.

Lucio Palazzo
I semafori rossi non sono Dio. Colloquio con Gino Paoli
Rai Eri, Collana Spettacolo
pp. 135
euro 15,00

  • shares
  • Mail