Benvenuto autunno 2014, con una poesia e il doodle di Google

Inizia oggi, 23 settembre, la stagione autunnale e noi la salutiamo con una poesia di Domenico Gnoli dal titolo “Nel viale” e con il doodle di Google

Oggi, con l'equinozio, inizia l'autunno: termina la stagione estiva e inizia questa stagione di mezzo, che ci prepara al grande inverno: ce lo ricorda anche Google con un simpatico doodle animato in cui vediamo gli alberi colorarsi prima con gli splendidi toni dell'autunno e poi lasciar cadere tutte le loro foglie. Che poi, a volerla dire tutta, in questo 2014 l’estate è stata più una cerniera tra la primavera e l’autunno e non la bella stagione a cui siamo abituati. Ma questo è un altro discorso.

Salutiamo, allora, la nuova stagione che arriva con una poesia autunnale in piena regola: è di Domenico Gnoli (1838-1915) e ha per titolo Nel viale.

Il poeta in questo componimento descrive un duplice autunno: quello della natura e quello del sentimento amoroso. Gnoli accenna ai “soli morti”: sono quelli che ricorderemo a novembre; sono quelli del paesaggio, con le foglie che cadono e la natura che si addormentea sono quelli dell'anima, che ricerca “invano” la “vita”.

Una bella testimonianza di poesia italiana di metà Ottocento che, lungi dalle immagini stereotipate che ci hanno inculcato a scuola, trasmette sensazioni intense e vibranti e riesce a leggere la natura come modello della vita e viceversa.

Autunno - paesaggio autunnale

Nel viale

Sedemmo nel bruno viale.
Ell'era velata d'affanno,
come avesse una notte ferale
dimenticato una nube
sulla sua fronte. Nel core
ci singhiozzavano i giorni
dell'amore. La sua mano
leggere con un brulichìo
di moti tremanti d'addio,
come sulal tastiera
d'un cembalo muto, parlava
un lunguaggio strano
nella mia mano.

Su' tronchi de' neri cipressi,
fra i rami dell'ilici nere
spargeva il tramonto riflessi
di soli morti; nel fondo
era disteso un parato
di porpora logora; in terra
era un silenzio di foglie
gialle. Ad un soffio di vento
si rianimarono, come
scosse dallo sgomento
della morte, e il volo
tentarono lungo il viale,
ansiose di ricomporsi
in nuova forma vitale.
Parevano un nuvolo d'ale
le povere foglie cadute,
ma stanche ricaddero al suolo
immobili, mute.

Attorno era una lontananza
di tempi, di luoghi, d'amore.
Era disciolta la danza
lieve dell'ore, le cose
era fra loro ritrose.
Tutto disgiunto, tutto
lontano, perfino la mano
che mi palpava; e nel vano
d'un'ampiezza infinita
ricercavo invano
la mia vita.

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