I bambini viaggiatori

Viaggiare con i bambini e visitare grandi città: un’esperienza esaltante o un logorio psicologico da evitare come la peste?

Bambino viaggiatore

Quando ci pensi tutto ti sembra bellissimo. Già immagini quanto sarà divertente mostrare ai tuoi figli luoghi che magari hai già visto e amato, o scoprire con loro i luoghi deputati delle grandi città del mondo. Prepari passaporti, biglietti e valigie con una gioia dentro che non ricordavi da tempo e ti dici che sì, hai fatto bene a pensare di partire anche con loro piuttosto che sola con tuo marito/compagno/lontano parente.
I bambini intanto cominciano a farti domande, i più appassionati fanno ricerche, preparano la lista delle cose da mettere in valigia e degli amici a cui vogliono portare un regalo, per poi passare alla lista dei parenti a cui non vogliono portare un regalo (perché ancora brucia il ricordo di un orribile dono ricevuto al compleanno). Gli attrezzatissimi ti chiedono magari anche un cuscino da aereo e un kit per la fame in volo (composto da diversi tipi di cibo di dubbia qualità e di scarsissimo valore nutritivo che inevitabilmente produrrà effetti devastanti sul loro apparato gastrointestinale). Tu già ti vedi: madre orgogliosa di due bambini viaggiatori perfetti che sanno orientarsi in aeroporto trovando il gate giusto in sette secondi netti, che gentilmente richiedono all’hostess un bicchier d’acqua (magari in inglese che sarebbe da far schiattare d’invidia la signora del piano di sopra quando potrai raccontarglielo), che gestiscono ristoranti con menu nouvelle cuisine con la leggerezza di un Cracco e che, soprattutto, ti consentono di goderti la città dei tuoi sogni e qualche ora di beata e rilassata felicità.
Bhe sappiate che tutto ciò è pura utopia, è una rêverie, insomma una cosa che vi immaginate ma che non potrà mai essere o non potrà mai essere così come la immaginate. E non solo per i motivi che tutti voi potete supporre.

I motivi facili sono immediatamente comprensibili a tutti i genitori del mondo. Non importa quante volte ricorderete ai vostri figli di fare la pipì poco prima di partire, avranno sempre bisogno di andare in bagno un secondo dopo che è stato annunciato il decollo. Non conta quanti panini preparate a colazione approfittando delle generose porzioni dell’albergo, loro avranno sempre fame ogni due ore e: a) i panini non bastano; b) non gli piace il sapore del burro di arachidi che a colazione hanno definito fantastico. Non importa quanto siano vicine all’hotel stazioni di bus o metro, loro saranno sempre stanchi e vi molleranno lo zaino che hanno insistito a portare con tutti loro pesanti tesori (“Che fai, mamma? Non prendi l’ultimo volume di Geronimo Stilton?” Peso reale 1 kg, peso avvertito dal genitore stanco 10,3 kg). Non conta quanto sia comodo il loro letto e quanti soldi spendiate di hotel, loro vorranno sempre a) dormire comunque con voi (che tu pensi che li ho spesi a fare tutti questi soldi?) b) prendersi il tuo letto e, soprattutto, il tuo telecomando. Non conta quanto attentamente selezioni i musei e le opere da mostrargli, loro troveranno sempre più interessanti i souvenir più kitsch del mondo. Non conta quanto siano stanchi, loro non dormiranno mai quando tu speri lo facciano, ma sempre nel momento sbagliato: si sa che sono capacissimi di deliziare i vicini di posto con le loro vocine per 8 ore di volo per poi addormentarsi esausti 5 minuti prima dell’atterraggio.
Poi ci sono altri motivi che rischiano di farti pentire amaramente di aver scelto di viaggiare con i tuoi bambini. Sarà colpa della loro altezza, sarà il loro modo “nuovo” di vedere le cose, sta di fatto che riescono a vedere tutto quello che tu non vedi o che, diciamoci la verità, non hai nessuna intenzione di vedere. E ti ritrovi così in una città completamente diversa da quella che ricordavi, un luogo che nasconde insidie in ogni angolo e che finirà per provarti psicologicamente ad ogni passo.

Tutto comincia con gli odori: la città in cui tu vorresti vivere per sempre per loro puzza e appena scesi dal taxi ti dicono che non sono sicuri di rimanere tanti giorni in un posto così puzzolente. E guai a chiedere loro di cosa puzza perché l’elenco sarà lungo, dettagliato e disgustoso, quel tanto che basta a farti andare di traverso il beverone chiamato caffè che hai allegramente trangugiato in aeroporto. Ma questo è solo l’inizio. Perché loro le cose brutte, sporche e cattive le guardano tutte, le vedono in maniera chiarissima, e se te le sei perse te le descrivono per poi chiedertene conto e ragione.

Mamma, hai visto? C’è un altro ragazzo in carrozella senza un pezzo. A questo mancava la gamba destra, a quello che ho visto stamattina mancava il braccio sinistro. Perché ci sono ragazzi senza dei pezzi in questa città? Mamma, guarda, guarda lì! Lì, in quell’angolo buio, c’è una signora che dorme per terra. È vecchia e dorme per terra? Ma non ha una casa? Non può comprarsi un albergo? Ma perché non c’è nessuno che la ospita? Mammaaaaaa, guarda che brutta quella casa. Hai sentito come piangeva quel bambino, chissà cosa gli succede. Mamma ma perché c’è tutta quella fila di ragazzi tristi davanti a quel posto? Che significa “parole office”? Che parole gli dicono? E perché sono quasi tutti neri? Mammaaa hai visto il telegiornale mentre facevamo colazione in albergo? Hanno fatto vedere un tizio che faceva qualcosa ad una signora in ascensore. Secondo me l’ha uccisa, di sicuro pareva morta. Mamma perché ho visto tanti signori e signore grassi che camminano appoggiati a delle specie di seggioline con le ruote? Mamma perché tutti quei signori in tv piangono stamattina? E che significa “ileven”? E perché l’undici li fa piangere?

Già alla seconda domanda cominci a pentirti amaramente della tua stramaledetta voglia di viaggiare, alla terza vorresti tornartene a casa, alla quarta decidi che non uscirai mai più di casa con loro.
Tu volevi solo mostrargli alcuni dei musei più belli del mondo, i parchi, le luci della città, i teatri, i ponti, i tramonti di settembre, i tanti angoli che anche loro hanno già visto nei film e nelle serie che consumano quotidianamente. Non avevi nessuna intenzione di mostrargli il volto cupo di un mondo, una cultura e una storia che neanche tu riesci a comprendere. Non avevi intenzione (e non ne sei capace) di spiegargli che si trovano in uno dei tanti paesi al mondo che vive uno stato di guerra permanente nel quale è sempre possibile trovare “ragazzi senza dei pezzi”. Non avevi pianificato di doverli tranquillizzare (mentendo spudoratamente) sul destino degli homeless, degli anziani soli e obesi, dei ragazzi che statisticamente finiranno in galera almeno altre dieci volte nella loro vita per essere nati nella parte sbagliata della città. Ma loro sono bambini viaggiatori e, si sa, guardano e vedono tutto. La loro “ignoranza” è tutt’altro che beata perché la loro mente è curiosa e aperta in un modo quasi crudele. Anche quando ti sembrano distratti da un gioco, anche quando hanno la bocca piena di pan cakes a colazione, loro un’aggressione in un ascensore la riconoscono e la comprendono anche senza bisogno di capire le parole del commentatore.

E tu? E tu ti senti, come sempre, la mamma peggiore del mondo, incapace di difenderli e di dargli il mondo perfetto che sogni per loro perché dalla realtà non si scappa. A salvarti, come sempre, sono loro stessi. Perché la capacità “visionaria” che gli consente di vedere il brutto, gli permette di trovare in un quadro di Barnett Newman cose che tu proprio non immagini e la loro voglia di bellezza ti coinvolge e ti sorprende. Io: “Ma mi dici che stai ascoltando proprio adesso con quel telefono?”
Lei: “Secondo te? Secondo te? La canzone del saggio di danza. Quella bella, quella proprio adatta a stamattina. Ma non so se la conosci. Aspetta che te la faccio sentire.”
Ti passa uno dei suoi auricolari rosa e tu ti ritrovi a guardare Miss Liberty ascoltando Liza Minelli. A voi indovinare il titolo della canzone. Ma non so se la conoscete.

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