La vita oscena di Aldo Nove diventa un film di Renato De Maria, presentato a Venezia

La storia autobiografica di Aldo Nove (o, come dice lui, “di me bambino”) arriva sul grande schermo con la regia di Renato De Maria

Al Festival del Cinema di Venezia è stato proiettato il film La vita oscena, tratto dal romanzo omonimo di Aldo Nove. La versione cinematografica ha la regia di Renato De Maria e interpreti sono, tra gli altri, Isabella Ferrari, Clément Métayer e Roberto De Francesco. Il regista racconta dell’ispirazione avuta nel leggere il romanzo di Aldo Nove:

Ho scelto di fare un film tratto dal romanzo autobiografico di Aldo Nove perché, dopo averlo letto, le immagini evocate da questa storia drammatica ma incredibilmente visionaria mi hanno ossessionato, quasi obbligandomi a farlo. Sono stato attratto dalla possibilità di raccontare, sul ritmo di una lingua poetica e capace di immagini spiazzanti, una sorta di odissea pop. Lo skateboard e la figura fragilmente adolescenziale di Andrea viaggiano in un mondo deforme, onirico, colorato, vicino alla grafica del fumetto, poetico e spettacolare insieme. Non sarei riuscito a intercettare le visioni di Andrea senza il prezioso contributo artistico dei tanti talenti che mi hanno affiancato, e che ringrazio.

I colleghi di Cineblog non sono stati teneri con questo film. Leggiamo nella loro recensione:

De Maria ha provato a “rinfrescare” il solitamente immobile cinema italiano attraverso scelte tanto coraggiose quanto discutibili, finendo così per realizzare un indifendibile “biopic” dal taglio gratuitamente filosofeggiante. Solo la colonna sonora a tinte elettroniche si salva dal delirio pseudo autoriale che ha visto De Maria soccombere, tanto da portare a fondo con sé persino il solitamente straordinario Ciprì, qui nei panni di direttore della fotografia.

La vita oscena di Renato De Maria, tratto dal romanzo di Aldo Nove

Il film, come il libro, è un racconto di formazione di un ragazzo che attraversa i traumi e i dolori fino in fondo, spingendosi a cercare la morte, per poi arrivare alla rinascita. Un percorso in un mondo allucinato nella sua vita e nella sua visione alterata. Il suo poeta preferito, al quale si ispira, ha scelto la morte, mentre lui trova la forza di sopravvivere e raccontare questa vita oscena. Il testo di Aldo Nove è autobiografico. Il poeta di riferimento l’austriaco Georg Trakl (1887-1914) morto suicida giovanissimo per 17 grammi di cocaina.

Questo è l’incipit del romanzo di Aldo Nove:

Mio padre morì all’improvviso, di ictus.
Gli sopravvisse mia madre, malata da anni di cancro.
Sarebbe dovuta morire prima lei.
Tutti aspettavamo la morte di mia madre.
Ogni giorno, da quattro anni.
Non se ne parlava.
Lo si sapeva, tutti lo sapevano.
Quello era vivere la morte.
La morte di mia madre.

Invece morì lui.

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