Secchielli, cozze e 4G

La mia vacanza ideale? Sole, letture e cozze. Ma come si può realizzare il proprio sogno estivo con un marito che ha la pelle di uno svedese e due figli generazione 2.0?

Cozze, secchiello e 4G


Tra le anteprime che ho visto di recente c’è un film francese: Le Vacanze del Piccolo Nicholas. È un film piacevolissimo da vedere con tutta la famiglia (e tratto da un libro edito in Italia da Donzelli). Ognuno troverà qualcosa di interessante e familiare. C’è il dilemma canonico: mare o montagna. C’è la suocera (la madre di lei) a carico. E c’è anche un’atmosfera vintage che riporterà molti di noi alle vacanze della nostra infanzia. Se poi ci aggiungete che il ruolo del regista italiano, caciarone e latin lover, che gira un film in riviera, è affidato a Luca Zingaretti i motivi di interesse – diciamoci la verità - sicuramente aumentano. Le vacanze di Nicholas sono quelle della borghesia fortunata della fine degli anni ‘50 che poteva lasciare Parigi e godersi le coste francesi, placidamente sistemata in piccole pensioni rigorosamente vista mare. I bambini avevano il tempo di fare amicizia e i genitori di odiarsi cordialmente con i vicini d’ombrellone, arrivati con un’auto un po’ più potente, un po’ più appariscente. Che cosa si metteva in valigia? Costumi, prendisole, uno o due abiti per la sera. Qualche libro, qualche fumetto, secchiello e paletta. Tutto abbastanza semplice, tutto abbastanza calcolato, salvo poi incontrare un Zingaretti che mette in crisi il ménage familiare. E noi? Che vacanze sono le nostre quando possiamo permettercele?
La mia vacanza ideale è una spiaggia non troppo isolata, non troppo affollata, un lettino, ombrellone regolabile, un libro. E bambini che giocano. Per conto loro. Questo è il sogno semplice. La versione deluxe comprende anche una fritturina di pesce, una cozza gratinata e un vermentino ghiacciato. Ma tutti i miei sogni hanno sempre in comune la parte dei bambini. Che giocano. Per conto loro. La realtà è inevitabilmente molto diversa.
Il primo problema che si profila all’orizzonte è un marito con la pelle chiara, ma così chiara che da bambino si è arrivati a credere fosse uno straniero adottato. Il mare, inevitabilmente, per lui è una sorta di tortura ben architettata per farlo soffrire con costanza e determinazione. Allora io comincio con tutte le premesse e le promesse del caso: vieni al mare ma non necessariamente in spiaggia, l’albergo è vicino e puoi rimanere in camera a riposare, ho comprato una protezione 150 potentissima, quest’anno il meteo dice che sarà spesso nuvoloso e il bagnino giura che gli ombrelloni hanno delle patine filtranti ultima generazione. Insomma tutto quello che si può dire o inventare pur di convincerlo a salire in macchina e a partire.
Per i figli la tattica va differenziata. La figlia si convince facilmente: le spiagge significano quotidiano abbinamento costume/copricostume, balli di gruppo sulla rotonda, nuove amicizie con bambine milanesi che fanno shopping nella capitale mondiale della moda. Il figlio è più coriaceo. Comincio con le motivazioni mediche (hai bisogno di sole così d’inverno non ti ammali), poi passo a quelle culturali (vicino c’è un museo interessante con fossili e scheletri di dinosauri), per finire con i metodi più beceri (se vieni al mare almeno una settimana, ti compro un set di secchielli nuovo). Lui ascolta, poi replica: il sole fa venire il tumore alla pelle, i dinosauri italiani dopo quelli del Natural Science Museum di Londra gli fanno schifo, sono almeno due anni che non gioca più con i secchielli. E lì cominci ad avere seri dubbi sul tuo istinto materno dal momento che l’unico istinto è quello di abbandonarlo sull’autostrada e continuare allegramente verso la tua agognata e soleggiata metà. Ma non si può. E quindi lo infili in macchina di peso sperando che, una volta sentito il profumo del mare, anche lui si convinca che non c’è posto migliore per vivere le proprie vacanze.
Dopo un viaggio più o meno avventuroso, più o meno trafficato e più o meno intervallato da soste, finalmente arriviamo al mare! Bellissimo, lucente, meraviglioso. Respiro a pieni polmoni, dimentico l’inverno, mi sento rinascere. Entriamo in camera e la prima cosa che faccio è aprire il balcone perché io il mare me lo devo godere dall’alba al tramonto, lo devo respirare, lo devo sentire di notte. E il mare e là e io mi sento felice. E chiamo i bambini e il marito svedese a condividere con me il momento, il più atteso dell’anno. E mi volto verso di loro.
La scena è raccapricciante. Il marito steso sul letto fa zapping con la faccia disperata: i canali televisivi sono tre e nessuno dei tre è di suo gradimento. La figlia femmina continua a ripetere che non è possibile che in un albergo non ci sia nel 2014 un segnale wifi capace di farle vedere senza interruzioni l’ultimo video di Giorgia. Il figlio sta in un angolo e ripete come un mantra: perché, perché ci ha stressati con quattro ore di macchina per portarci in questo posto dimenticato da Dio e dagli uomini?
Il mio ottimismo è tuttavia incrollabile. Ancora speranzosa, trovo un bel posticino per una cena a base di pesce e vedendoli mangiare con gusto spero di poterli prendere per la gola. Concludiamo la giornata con passeggiata sul lungomare, breve, per non stancarli o innervosirli, e mi sento sempre più leggera. Non so cosa mi attende all’alba.
Mi sveglio con una sensazione di inquietudine. Mio figlio è accanto al letto, mi fissa, vestito di tutto punto e con lo zaino pronto. Aspetta che io apra bene gli occhi e poi arriva la doccia fredda: “Sei contenta? Hai aperto il balcone? Hai visto il mare? Hai respirato? Hai mangiato le tue cozze? Hai permesso alle zanzare di divorarmi? Adesso possiamo tornare a casa che ho un gioco nuovo da scaricare e mi servono i 4G?”
Ancora intontita dal sonno penso di appellarmi alla democrazia, spero nella complicità femminile di mia figlia o in quella di mio marito e propongo di mettere la decisione ai voti. Alla domanda: ”Chi vuole tornare a casa”, rispondono tutti e tre in coro e senza alcuna esitazione. Felici, come se avessero vinto la lotteria, tirano fuori dall’armadio le valigie che hanno preparato nottetempo, mentre io dormivo beata e ignara sotto l’effetto del mio adorato Vermentino.

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