Matilde Serao, la scrittrice che ruppe molte convenzioni

Scrittrice e giornalista, Matilde Serao ci ha lasciato in eredità bellissime opere che vale la pena riscoprire.

Matilde Serao (Patrasso 1836-Napoli 1927) è stata la prima donna italiana ad aver fondato e diretto un quotidiano.

Nata in Grecia da padre italiano emigrato (l'avvocato napoletano Francesco Serao) e da madre greca (Paolina Borely, nobile decaduta, discendente dei principi Scanavy di Trebisonda), venne in Italia con la famiglia nel 1860, dove frequentò la Scuola normale di Napoli, conseguendo il diploma di maestra. Fu impiegata per due anni ai telegrafi di Stato, iniziando in quel periodo la sua collaborazione a giornali locali; nel 1878 entrò nella redazione del Corriere del mattino.

Trasferitasi a Roma nel 1882, collaborò alle più importanti riviste romane e conobbe Edoardo Scarfoglio, che sposò nel 1885 e dal quale ebbe quattro figli. Con il marito fondò il Corriere di Roma e passò poi al Corriere di Napoli (sul quale apparve la sua famosa rubrica Api, mosconi e vespe) e nel 1892, lasciato il Corriere, fondò sempre con Edoardo Scarfoglio Il Mattino, che abbandonò nel 1904, dopo la separazione dal marito (1902) per dar vita al Giorno, che diresse fino alla morte.

Le opere principali di Matilde Serao

Matilde Serao

Matilde Serao

è stata una scrittrice molto prolifica e molte sue opere meritano di essere lette e approfondite. Ne ricordiamo alcune:


  • La virtù di Checchina è una novella che ha per argomento la malinconia rinuncia all’adulterio da parte di una sfortunata moglie borghese (1884);

  • Il ventre di Napoli, appassionata e disadorna descrizione delle miserie della sua città (1884);

  • La conquista di Roma, affresco della vita parlamentare nella Roma umbertina (1885);

  • Vita e avventure di Riccado Ioanna (1887);

  • All’erta sentinella, raccolta di racconti, una delle sue opere migliori (1889);

  • Addio, amore! (1890);

  • Il paese di Cuccagna, l’opera di maggior impegno, nella follia collettiva del lotto che travolge Napoli (1891);

  • La ballerina (1899);

  • Suor Giovanna della Croce (1901);

  • Storia di due anime (1904).

La sua attività di scrittrice, iniziata all’insegna dell’ultimo Romanticismo e passata attraverso la lezione del naturalismo francese e del verismo italiano, finì nei toni di uno psicologismo sottile e misticheggiante influenzato dall’opera di Paul Bourget (1852-1935).

Le pagine più belle di Matilde Serao sono da cercae nelle pagine che, in tono documentaristico e bozzettistico, ritraggono l’ambiente popolare napoletano, e nella analisi psicologiche, particolarmente sottili per i personaggi principali femminili. Scrive, per esempio, ne Il ventre di Napoli:

Napoli è il paese dove meno costa l'opera tipografica; tutti lo sanno: gli operai tipografi sono pagati un terzo meno degli altri paesi. Quelli che guadagnano cinque lire a Milano, quattro a Roma, ne guadagnano due a Napoli, tanto che è in questo benedetto e infelice paese, dove più facilmente nascono e vivono certi giornaletti poverissimi, che altrove non potrebbero pubblicare neppure tre numeri. I sarti, i calzolai, i muratori, i falegnami sono pagati nella medesima misura; una lira, venticinque soldi, al più, trenta soldi al giorno per dodici ore di lavoro, talvolta penosissimo. I tagliatori di guanti guadagnano novanta centesimi al giorno. E notate che la gioventù elegante di Napoli, è la meglio vestita d'Italia: che a Napoli si fanno le più belle scarpe e i più bei mobili economici; notate che Napoli produce i migliori guanti.

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Foto | Wikipedia

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