Il Premio Bottari Lattes Grinzane 2014 a Martin Amis

Lo scrittore inglese ritirerà il premio della sezione La Quercia sabato 14 giugno al castello di Grinzane Cavour. Nella sezione Germoglio finalisti Stefania Bertola, Peter Cameron, Kim Leine, Alessandro Mari e Andrew Sean Greer

 

Lo scrittore e saggista inglese Martin Amis, vivace critico del conformismo sociale e considerato una delle più influenti e innovative voci della letteratura britannica, è il vincitore del Premio Bottari Lattes Grinzane 2014 per la Sezione La Quercia con il romanzo London Fields, pubblicato in Italia da Einaudi nel 2009. La sezione La Quercia segnala l’opera di un autore affermato che, nel corso del tempo, si sia dimostrata meritevole di un condiviso apprezzamento critico e di pubblico, per permettere di riscoprire un titolo di un grande scrittore internazionale.

Il pubblico italiano potrà incontrare Martin Amis venerdì 13 giugno 2014 ad Alba, in occasione della sua lectio magistralis (ore 18, Palazzo Mostre e Congressi - Piazza Medford), e sabato 14 giugno 2014 al castello di Grinzane Cavour (ore 16,30), dove lo scrittore ritirerà il riconoscimento nel corso della cerimonia finale del Premio. In questa occasione sarà decretato anche il vincitore per la sezione Il Germoglio (dedicata ai migliori titoli di narrativa italiana e straniera pubblicati nel 2013) tra i finalisti: Stefania Bertola con Ragazze mancine (Einaudi), Peter Cameron con Il weekend (Adelphi), Kim Leine con Il fiordo dell’eternità (Guanda), Alessandro Mari conGli alberi hanno il tuo nome (Feltrinelli), Andrew Sean Greer con Le vite impossibili di Greta Wells (Bompiani).

Il romanzo vincitore per La Quercia 2014, London Fields, è stato designato dalla Giuria Tecnica formata da: il critico letterario e poeta Giorgio Bárberi Squarotti (Presidente); il docente di Letteratura italiana e saggistaValter Boggione; il presidente di News 3.0 e già presidente del Centro per il libro e la lettura Gian Arturo Ferrari; il critico letterario e già caporedattore cultura di Repubblica Paolo Mauri; il critico letterario di TuttoLibri-La Stampa Bruno Quaranta; la scrittrice e sceneggiatrice Lidia Ravera; il giornalista e già caporedattore dell’inserto Domenica del Sole 24 Ore Giovanni Santambrogio; la scrittrice Serena Vitale; lo scrittore Sebastiano Vassalli. 

Questa la motivazione del premio attribuito a Martin Amis per London Fields readtta da Gian Arturo Ferrari: 

London Fields, pannello centrale - del 1989 - nel trittico londinese di Martin Amis tra il precedente Money del 1984 e il successivo The Information del 1995, è non solo la sua opera più ampia e di maggiore impegno, ma uno degli eventi capitali nella ricerca letteraria dell'ultimo quarto del Novecento. Qui infatti Amis porta a una spietata e definitiva conclusione le tre linee principali su cui si è articolato il suo lavoro. Tutte e tre tese a disgregare, decostruire e frantumare l'impianto tradizionale e per così dire classico della narrazione, ossia la forma del raccontare. In analogia con quanto avvenuto in altre arti - da quelle figurative alla musica - Amis persegue in letteratura una programmatica abolizione della forma. Dove resta alla sensibilità del lettore stabilire se si tratti di una perdita, che viene semplicemente rilevata, o di un programma che viene attivamente perseguito. Si deformano sotto i nostri occhi sia la collocazione di genere, che trapassa dal grottesco, al drammatico, al comico; sia la definizione di personaggio, che diviene un atto di volontà dei protagonisti; sia infine la struttura temporale, che perde ogni riferimento a un prima e a un dopo. Opera di sconfinata ambizione, massimo esempio di una sorta di cubismo letterario, London Fields eredita però dalla tradizione e anzi mantiene e accentua uno dei suoi tratti più antichi, solidi e costitutivi. La fortissima unità stilistica e tonale, una voce rauca e inconfondibile, un'asprezza senza compromessi, mai raddolcita. Che, secondo Amis, è il solo onesto modo in cui si può esprimere oggi la ricerca della verità.

Uscito in Gran Bretagna nel 1989, London Fields di Martin Amis fu proposto al pubblico italiano da Mondadori nel 1991 con il titolo Territori londinesi e la traduzione di Ranieri Carano. Einaudi lo ripubblica nel 2009, mantenendo il titolo originale dell’edizione inglese. È un romanzo su un delitto, un mistery ricco di comicità e satira, una meditazione su amore e morte e sull’inverno nucleare, sulla fine del pianeta, ambientata nel 1999, con atmosfere che evocano i drammi a sfondo sociale di Charles Dickens e i cupi scenari di Blade Runner di Philip K. Dick.

MARTIN AMIS BOOK SIGNING

Via | Comunicato stampa

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