Abbiamo vinto noi, storia di Ignazio Cutrò, di B. C. Borsellino

Ignazio Cutrò è un guerriero. Altro che prodezze di cavalieri, battaglie all'ultimo respiro, epiche dimostrazioni di coraggio per i propri ideali. Nel cuore di Cutrò c'è tutto questo e molto di più.

Cutrò, siciliano (Bivona, in provincia di Agrigento), è stato ed è, un guerriero vero, contro la mafia: dalla sua testimonianza di vita e nelle sue parole si irradia una luce che – come accade solo per le storie dei veri eroi – sprona e non temere di prendere in mano la propria vita. Anche se la cronaca ci racconta un epilogo amarissimo.

Partiamo con ordine: la notorietà per lui è arrivata anche a livello internazionale con l'annuncio di voler mettere in vendita un rene: “Sedotto (e abbandonato) dallo Stato si mette in vendita”, aveva scritto. Appello ripreso dal Fatto Quotidiano e poi rilanciato anche da testate straniere (“In Italia c'è un uomo che ha denunciato la mafia e ora per sopravvivere si vende un rene”).

Lui, ve lo ricordiamo se il nome vi fosse sfuggito, è quello che si è incatenato davanti al Viminale il 2 dicembre 2010, e la cui foto, svenuto per un malore, per terra in catene, ha fatto il giro d'Italia.

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Uno a cui, come ci racconta questo appassionante Abbiamo vinto noi, di Benny Calasanzio Borsellino, il padre ha insegnato che ogni goccia di sudore che ti meriti sul viso per il tuo lavoro è una goccia di dignità. Uno che il primo mezzo che gli hanno bruciato se lo rimette in sesto a mani nude col figlio di 9 anni, Giuseppe e che poi con quello stesso mezzo fa il giro del paese e poi va a prendersi un caffè in piazza per dire a tutti che il mezzo no, non è nuovo, è quello che gli avevano bruciato.

Cutrò è uno che decide di parcheggiare i mezzi sotto la caserma dei carabinieri ogni notte o di dormire direttamente in cantiere per evitare appunto di farsi distruggere tutto da una mafia con cui non è mai voluto scendere a patti.

Ricordiamoceli, questi passaggi della vita di Cutrò, se qualcuno un giorno dicesse di non sapere chi sia. Soprattutto, grazie alle sue testimonianze, Cutrò ha infatti contribuito con la propria testimonianza al processo “Face Off” all'arresto dei Panepinto.

Dietro ogni grande uomo c'è una grande donna, si dice, e dietro di lui c'è stata anche una grande famiglia: leggiamo e ripensiamoci spesso, alla reazione che hanno avuto i figli adolescenti quando lui ha comunicato di essere pronto, per tutelarli, a trasferire casa e lavoro al nord.

Cosa ne pensate se papà prende l'azienda e i mezzi e ci trasferiamo tutti fuori, al nord?
Veronica...mi aveva risposto di petto: Se vuoi andare via puoi farlo ma io rimango qui, non mi faccio buttare fuori da nessuno. Giuseppe, il “filosofo” di famiglia, mi aveva detto solo: La tua domanda non merita risposta, voltandosi dall'altra parte in segno di indignazione.

Le cose però col tempo sono cambiate. Cutrò ha vinto la sua battaglia contro persone con cui è riuscito a non scendere mai a patti, ma ha perso un'altra battaglia, paradossalmente, quella che silenziosamente gli ha fatto lo Stato, lasciandolo solo e senza un soldo.

Infatti Ignazio in questi ultimi mesi aveva fondato una associazione di testimoni di giustizia di cui è stato eletto presidente ma questo non è servito purtroppo, a evitare che dal 2012, il ministero decidesse di rimuovere la camionetta con i due carabinieri che stazionavano h24 sotto casa. " “Non serve più, gli è stato riferito. Al suo posto sono state montate delle telecamere...Nell'aprile del 2013, mentre era davanti casa, sotto l'obiettivo delle telecamere, Ignazio ha avuto un malore improvviso. Nessuno dalla sala operativa però si è accorto di nulla”.

Cutrò, all'autore, così aveva raccontato:

“Io non so per quanto ancora potrò stare tranquillo. Oggi lo Stato è qui con me ma domani? Ti ricordi di Domenico Noviello, l'imprenditore ucciso nel 2008? Appena uscito dal programma di protezione venne ammazzato. Ora a lui rimane una medaglia d'oro al valor civile, bella consolazione. Se domani dal Ministero mi dicessero: Caro Ignazio, da oggi non avrai più la scorta, cosa accadrebbe? Voglio raccontare la mia storia finchè posso farlo, finchè ci sono”.

Il resto dovete leggerlo da voi, dall'inizio alla fine. Io vi dò l'ultimo aggiornamento, non riportato dal libro: lo scorso febbraio, Cutrò ha comunicato ai media la decisione di andarsene insieme alla famiglia dall'Italia. Qui la lettera in cui ha motivato le sue ragioni.

B. C. Borsellino
Abbiamo vinto noi. Storia di Ignazio Cutrò, l'imprenditore che ha detto no alla mafia
Melampo
13 euro

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