Grazia Deledda, l’unica donna italiana ad aver vinto il Nobel per la letteratura

“Canne al vento” ed “Elias Portolu” sono le due opere di Grazia Deledda che hanno avuto un enorme successo, ma la scrittrice è stata una vera e propria fucina di testi

Non sono tante le donne ad aver vinto il Premio Nobel per la letteratura: in tutto sono tredici (fino a ora) e tra queste figura Grazia Deledda, l’unica italiana, tra l’altro, a ricevere il prestigioso riconoscimento. La motivazione del Nobel fu la seguente:

Per la sua potenza di scrittrice, sostenuta da un alto ideale, che ritrae in forme plastiche la vita quale è nella sua appartata isola natale e che con profondità e con calore tratta problemi di generale interesse umano.

Grazia Deledda nacque a Nuoro nel 1871 ed esordì come scrittrice a diciassette anni, con alcuni racconti pubblicati su una rivista. Qualche anno dopo, nel 1892 per la precisione, pubblicò il suo primo romanzo dal titolo Fior di Sardegna: da allora pubblicò una quarantina di volumi di romanzi e racconti, tra cui ricordiamo Amore regale (1892), Anime oneste (1895), La giustizia (1899), Elias Portolu (1900 – considerata una delle sue migliori opere), Cenere (1903), L’edera (1908 – con una splendida descrizione del paesaggio e dei costumi della Sardegna), Colombi e sparvieri (1912), Canne al vento (1919 – altro suo romanzo di grandissimo successo).

Intanto, per quel che riguarda la sua vita, nel 1899 la scrittrice si trasferisce a Roma e l’anno successivo sposa Palmiro Madesani, con il quale avrà due figli, Franz e Sardus. A Roma Grazia Deledda conduce una vita appartata. Lei stessa ha tratto dai suoi romanzi qualche dramma, come, per esempio, L’edera e Cenere. È stata anche traduttrice e poetessa. Un tumore di cui soffriva da tempo la portò alla morte il 15 agosto 1936.

Postumo (nel 1937) uscirà il romanzo Cosima, che è una sorta di autobiografia romanzata.

Il fatto che nelle sue opere ricorrano spesso paesaggi e figure del folclore sardo potrebbe da alcuni essere visto come appartenenza al filone della letteratura veristica di fine Ottocento ma, a ben guardare, per Grazia Deledda è un modo per esprimere il proprio lirismo definito “inquieto”: paesaggi e personaggi, infatti, vengono trasformati in protagonisti di un mondo mitico e primordiale. Inoltre, in questo mondo deleddiano, le ragioni sociali ed economiche cedono il passo a uno sguardo sulle creature chiuse e pervase da un misticismo e da un superstizioso moralismo.

Grazia Deledda, le opere principali

aggiornamento 25 febbraio 2015

Grazia Deledda

Unica donna insignita dal Nobel nell'ambito della letteratura italiana e autrice di più di cinquanta volumi tra romanzi e novelle, Grazia Deledda è forse ancora tutta da scoprire, un po' come la sua Sardegna. Canne al vento (1913) è in questo senso un'opera esemplare ed è considerata la sua opera fondamentale: induce, già nel titolo, un'inconfondibile immagine dell'aspro ed essenziale paesaggio dell'isola, ma evoca nel contempo l'immagine universale, “biblica” dell'uomo, fragile e oscillante creatura battuta dalla sorte, ma sempre tentata da un confronto diretto con la forza potente di una misteriosa Giustizia.

Nel 1896 Grazia Deledda aveva dato alle stampe La via del male, uscito per la prima volta con il titolo Il servo: in esso l'autrice, suggestionata dal verismo, descrive situazioni concrete in cui far muovere personaggi autentici della sua Sardegna. Del 1903 è Elias Portolu che così inizia:

Giorni lieti s'avvicinavano per la famiglia Portolu, di Nuoro. Agli ultimi di aprile doveva ritornare il figlio Elias, che scontava una condanna in un penitenziario del continente; poi doveva sposarsi Pietro, il maggiore dei tre giovani Portolu. Si preparava una specie di festa: la casa era intonacata di fresco, il vino ed il pane pronti; pareva che Elias dovesse ritornare dagli studi, ed era con un certo orgoglio che i parenti, finita la sua disgrazia, lo aspettavano. Finalmente arrivò il giorno tanto atteso, specialmente da Zia Annedda, la madre, una donnina placida, bianca, un po' sorda, che amava Elias sopra tutti i suoi figliuoli.

Non possiamo, poi, non citare Cenere (siamo nel 1904) che sullo sfondo di una Sardegna piena di simboli e ricordi tipica dei romanzi di Grazia Deledda si muovono vari personaggi, come Olì che conosce l'amore e giovanissima si scopre tradita; Anania, il cercatore di tesori inesistenti, inconsapevolmente crudele; il figlio dei due costretto a crescere senza la prospettiva di una normale vita famigliare.

Altra opera importante di Grazia Deledda è La madre (1920) Il giovane Paulo, parroco di Aar - sperduto paesino della Sardegna montuosa si innamora di Agnese divenendo schiavo della passione per lei. La madre di Paulo teme lo scandalo e teme soprattutto che il figlio si danni per sempre: per questo lotta strenuamente, e fino alla fine, affinché la relazione si interrompa.

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