White Arrogance. Cosa dicono gli africani di quello che i bianchi pensano di loro

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Gli africani hanno il senso della musica. Gli africani sorridono sempre. Gli africani sono tranquilli. Ma quanti sono gli stereotipi sugli africani? E già dire “africani” è uno stereotipo: l’Africa è un continente, non uno stato. Se diciamo gli italiani, i francesi, i tedeschi e via dicendo dovremmo anche dire i burkinabé, i nigeriani, i congolesi e così via. Gli stereotipi sugli abitanti del continente africano sono così tanti che nemmeno ce ne rendiamo conto. È per questo che trovo interessantissima la pubblicazione, da parte di Quintadicopertina, dell’eBook White Arrogance. Cosa dicono gli africani di quello che i bianchi pensano di loro (disponibile in ePub, mobi e pdf) a cura di Antonella Sinopoli.

Il libro è interessante sia per il contenuto – che si snoda in sette capitoli: Stereotipi, nel mondo ci vedono così…; Cooperazione, aiuti internazionali e sviluppo; Politiche dello sviluppo e sfruttamento; Sull’etnia; Orgoglio e coscienza nazionale; Come la raccontano giornali e tv; Raccontare un’altra storia – che, soprattutto, per il fatto che in White Arrogance sono loro, gli africani, a parlare in prima persona. Scrive Sinopoli nella prefazione:

Caratteristica dello stereotipo è la rigidità e resistenza al tempo. Ma oggi i tempi forniscono anche la possibilità di un’informazione più democratica, meno filtrata e potenzialmente accessibile a tutti. Il web 2.0 mette a disposizione strumenti unici di comunicazione e conoscenza, basati sull’interscambio, la ricerca individuale e la partecipazione attiva. Una libertà di espressione che si è voluto mettere in risalto in questo e-book. Cosa pensano loro, gli africani? Quali sono le loro reazioni agli stereotipi e pregiudizi che li coinvolgono? Cosa pensano di noi? E cosa pensano di se stessi? […] Ci siamo affidati al web 2.0, a blog e blogger di africani, di migranti e qualche volta di bianchi che vivono in quel continente da anni e ormai vi si riconoscono.

Il risultato è un eBook veramente interessante che permette di guardare la realtà “africana” attraverso occhi nuovi per noi europei. A mo’ di esempio riporto un riassunto degli stereotipi che troviamo in apertura di libro. L’autore è Julian Abagond e, stilando questo elenco, mette alla berlina la superficialità di noi “bianchi”:

  • L’Africa è un Paese: L’Africa è costituita da decine di Paesi, ma si tratta solo di linee tracciate sulla cartina geografica: non è importante la differenza tra loro. Kenya, Nigeria, Senegal e Sierra Leone, per esempio, sono quasi la stessa cosa. Non hanno una storia che vale la pena imparare e capire.
  • Persone: Tutti si assomigliano: pelle scura, nasi schiacciati, grandi labbra e capelli lanosi. Le donne sono grasse, ma è così che piacciono ai loro uomini.
  • Cultura: Gli africani indossano indumenti colorati – oppure quasi niente – amano suonare i tamburi e danzare. Vivono in capanne rotonde, in piccole radure nella giungla e mangiano scimmie.
  • Lingua: Parlano una sorta di «mumbo-jumbo», che non è una vera e propria lingua. In questo linguaggio la parola più importante è «bwana». Qualcuno parla un inglese stentato.
  • Mancanza di civilizzazione: L’Africa era un continente oscuro, pieno di selvaggi che andavano in giro nudi. Si mettevano le ossa al naso e cucinavano esseri umani in grandi pentoloni. I bianchi hanno portato la civiltà, ma sfortunatamente questa è andata in pezzi quando, a partire dagli anni Sessanta, hanno cominciato a lasciare il continente. Quando si parla di civiltà in Africa, non si conta l’antico Egitto perché l’Egitto non può essere considerato davvero un paese africano.
  • Mancanza di intelligenza: Test mostrano che gli africani neri hanno una percentuale di QI pari a 70. Questo è la prova, è triste dirlo, che non sono molto acuti – come tra l’altro si sospettava. Per questo l’Africa rimarrà sempre al palo, sempre che non si intervenga da altri Paesi per far funzionare le cose come dovrebbero.
  • Governi brutali: Mugabe è la prova che gli africani sono incapaci di autogoverno. I governanti sono crudeli e venali. Stupri e omicidi sono fuori controllo. Sono finiti i bei tempi del colonialismo.
  • Colonialismo: Termine per indicare il governo dei bianchi. Certo, ci sono stati degli «eccessi», ma sono stati più che compensati da quello che i bianchi hanno portato: civilizzazione e buon governo.
  • Neocolonialismo: Immaginato dalla sinistra: i bianchi hanno avuto poco potere in Africa a partire dal 1960.
  • Bono, ONG e belle e bianche signore: I bianchi che cercano di salvare l’Africa da se stessa.
  • Guerra: Anche oggi, dovunque si vada, dodicenni combattono senza pietà imbracciando armi automatiche.
  • Genocidio: Una pratica comune.
  • Commercio degli schiavi: Praticato da neri e arabi per migliaia di anni, molto prima che i bianchi arrivassero sulle sponde del continente. E sono ancora a quel punto!
  • Città: Immense, violente, piene di baraccopoli. Al centro della città: un paio di edifici governativi e qualche volta un paio di alberghi a molti piani che stanno cadendo a pezzi. C’è anche un ospedale sporco e mal equipaggiato, pieno all’inverosimile. Non esiste nemmeno una regolare linea di autobus, per non parlare di università e librerie, quasi inesistenti.
  • Malattie: Metà della popolazione africana sta morendo di AIDS – tra l’altro la prova che essi mancano di ogni forma di etica. In milioni muoiono di malaria, malattia incurabile.
  • Religione: Alcuni seguono una qualche forma di Cristianesimo non ben compreso; pochi professano l’Islam; la maggior parte pratica forme locali di superstizioni.
  • Bambini: Sporchi, mezzi nudi, pelle e ossa per mancanza di cibo. Siedono apaticamente sul terreno mentre le mosche si poggiano sui loro volti.
  • Animali selvatici: L’unica cosa nobile e veramente interessante in Africa.
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