Di storie che hanno per protagonisti i libri, ve ne abbiamo raccontate davvero tante. Inviti alla lettura, o immagini pronte a proiettarci, nel giro di una piroetta, all’interno di un mondo pieno di avventure. Questa volta si tratta delle peripezie affrontate da un ometto dall’aspetto gentile, di nome Morris Lessmore e dal suo inseparabile amico di carta. La vita nella cittadina che abita sembra scorrere tranquilla fino a quando non interviene una tromba d’aria di dimensioni colossali.
Il nostro protagonista si ritroverà, con tanto di cappello in paglia e bastone (e, magia dei cartoni animati, senza neanche un graffio), in una terra sconosciuta alla ricerca delle parole che sono scappate dal suo libro. Il fedele compagno dalla copertina rossa, che leggeva fino a poco tempo prima, ha perso ogni suo carattere, ma il mistero si infittisce, chi è quella ragazza che vola grazie alla sua prodigiosa “nuvola di testi”?
Alla passione per la lettura unite anche un indomabile spirito da gattare o gattari? Questo è il segnalibro che fa per voi, allora. Un gattino di carta che segna il punto in cui siete arrivati a leggere e vi aspetta con le orecchie di fuori, a mo’ di invito per tornare alla lettura. Valore aggiunto di questo segnalibro a forma di gatto è che lo potete realizzare voi stessi, seguendo (con santa pazienza!), il video-tutorial che vi illustra come fare uno splendido origami.
La passione per i segnalibri è un po’ un hobby trasversale per molte persone che amano leggere. Qui su Booksblog vi abbiamo presentato due gallery in proposito: una con dei segnalibri veramente particolari e un’altra con alcune idee per fare i segnalibri in casa.
Accettate la sfida di realizzare questo micino in carta come segnalibro?
“Le cose di cui sono capace” di Alessandro Zannoni è una storia western, una di quelle che somigliano un po’ ai gloriosi film di Sergio Leone. Il suo protagonista non è uno dei classici eroi “senza macchia e senza paura”. Anzi. Di ombre ne ha fin troppe sulle spalle e nell’alito pesante di alcol. Rudy è il suo più grande amico, uno di quelli che “interviene sempre un attimo dopo che mi metto la pistola in bocca”, solo che stavolta tocca a Nick salvargli la pellacia, è il suo turno insomma.
E poi c’è Reyna, una moglie infuriata “quel tipo di donna che riassume in una sola espressione tutti i tormenti futuri del tuo personale inferno”. E “Cameron la Iena”, pericoloso come una presa elettrica difettosa, non sai mai quando può saltare e io devo capire da che parte toccarla senza farla saltare”. Stella, Lou, e una fauna di femmine dalla moralità “ben diluita nel bicchiere”. E poi c’è lui:
Lui si chiama Nick Correy. All’anagrafe però il suo nome è Nicola Coretti. E’ lo sceriffo italo-americano della piccola cittadina texana di Bekeridge Past e non è affatto uno stinco di santo, odia la sua città, odia il deserto, le vacche e tutti gli americani. Odia suo padre, che l’ha costretto a fare quel mestiere, ma più di tutto odia i grattacapi che gli da chi infrange la legge. Nick bestemmia, beve, e per debellare la delinquenza usa metodi assai bizzarri oltre che… assolutamente fuorilegge!
Ma in città c’è un rodeo, una collezione di “cow-boy da strapazzo” pronti a far casini, e la cosa non potrebbe cadere in un momento peggiore…
Video da Comunistedandy
Ci sono quelle che lo fanno in solitudine, quelle che invece sono accompagnate, spesso dagli stessi figli ai quali le amorevoli parole dei libri che hanno tra le mani sono destinate. Quelle che sono distese comodamente nel loro letto, su un’amaca o sul divano e quelle che si lasciano cullare dalla cornice naturale che le circonda. Quelle che sbandierano i loro tomi e quelle che invece li nascondono gelosamente.
Sono donne d’altri tempi, donne moderne, donne contemporanee, tutte unite da quel simbolo che sfiorano in punta di dita o che stringono avidamente. Nude e abbandonate, oppure vestite secondo i dettami della moda, naturali o costruite attentamente come icone bizantine. I loro ritratti attraversano il tempo e ci arrivano grazie al talento di grandi protagonisti della storia dell’arte come: Dennis Hopper, Claude Monet, Pablo Picasso, Pierre Auguste Renoir, Tamara de Lempicka, Vincent Van Gogh, Henri Matisse, sulle note trionfali del Walz No.2 dell’immenso compositore russo Dmitrij Dmitrievic Sostakovic. Con una doverosa citazione ad uno dei passi più abusati della letteratura italiana, quel quinto canto dell’Inferno Dantesco che definì galeotto proprio un libro…e il seguito lo conosciamo tutti!
Via | PaoloGaeruc
Ci sono giorni in cui si sceglie di emozionarsi, altri in cui si chiude semplicemente quella piccola porta che arriva dritta al punto, altri ancora nei quali la si lascia socchiusa, come in attesa di una bella folata di vento che la spalanchi improvvisamente. Oggi è per me uno dei giorni del primo tipo, me ne sono accorta subito. L’aria frizzantina e il sole alto e forte sulla città di Parigi non mentono mai.
Tutto questo per dire che non credo che l’incontro con il video-racconto qui su sia stato un caso. Forse in un altro momento non lo avrei neanche notato. E invece eccolo qui, sotto ai miei occhi, con la sua musica e le sue parole messe insieme dalle tante mani che hanno partecipato al PerCorso di bibliolettura interattiva e scrittura creativa “Il viaggio dell’eroe”, a cura di Dario Amadei e Elena Sbaraglia.
Una specie di “avventura” che si è fatta narrazione, una vicenda che è diventata “La scoperta del tramonto”, la storia di Erika che attraversa l’oceano a causa di una lettera, un’armonia costruita ad arte da un gruppo di autori e autrici formato da: Rossana Bonadonna, Simona Di Chiara, Lucia Rizzo, Annarita Lotto, Gianna Mieli, Carolina Ragucci, Leonardo Vitullo.
Via | delphinblue
A quanto pare “il futuro dei libri è nella lettura condivisa”, e le cosa non ci stupisce troppo visto l’interesse che gira intorno ai social network e alla loro “estrema manegevolezza”. Si tratta infatti (a volerne scoprire il “lato libresco” a tutti i conti) di vere e proprie “librerie delocalizzate” che permettono la rapida creazione di comunità culturali. Gruppi di persone che condividono la propria passione, si informano sui loro tomi preferiti, si scambiano dati, organizzano eventi e creano persino esperienze di racconti “a più mani”, digitali naturalmente, per non parlare delle fortuna delle tablettes che facilitano ulteriormente l’esperienza di lettura digitale e del proliferare di e-book.
Questa teoria, di per sé né nuova, né tanto meno inaspettata, è però sostanziata da dati concreti che fotografano una situazione ben più mutevole e concreta di quanto possa apparire. E’ la stessa Claire Amitstead, coordinatrice del canale Twitter dedicato ai libri dell’autorevole The Guardian, a “dare i numeri” che aiutano a cogliere meglio l’estensione del fenomeno:
Bel l’8% del nostro traffico proviene dalle reti sociali e il resto da google e dai nostri stessi consigli. Una tendenza in crescita che si arricchisce ulteriormente con i pareri degli utenti acquisendo anche un’ampiezza internazionale sulle piattaforme e-reading.
Continua a leggere: Il futuro dei libri è nella "lettura sociale"
Gli occhi, i suoi occhi, i tuoi occhi, feritoie strette nel riso, sciolte nel pianto. Ricordi indelebili dell’amore e dell’odio, ma soprattutto marchi di fabbrica indissolubili. Gli occhi di Pavese non portano liete novelle, si stagliano piuttosto, inseguono ridensificandosi nuovamente nella voce piena e profonda di Vittorio Gassman.
I tuoi occhi
saranno una vana parola,
un grido taciuto, un silenzio.
Così li vedi ogni mattina
quando su te sola ti pieghi
nello specchio. O cara speranza,
quel giorno sapremo anche noi
che sei la vita e sei il nulla.
Verrà la morte e avrà i tuoi occhi è parte del secondo gruppo di poesie inedite scritte dopo Lavorare Stanca, nella primavera del ‘50 a Torino. Ritrovate in duplice copia, fra le carte di Pavese dopo la sua morte, furono pubblicate postume nell’ordine nel quale lui stesso le aveva lasciate.
Via | santibarion
Pier Paolo Pasolini veniva brutalmente ucciso il 2 novembre di trentasei anni fa. Della sua morte ebbe a dire Alberto Moravia:
“La sua fine è stata al tempo stesso simile alla sua opera e dissimile da lui. Simile perché egli ne aveva già descritto, nella sua opera, le modalità squallide e atroci, dissimile perché egli non era uno dei suoi personaggi, bensì una figura centrale della nostra cultura, un poeta che aveva segnato un’epoca, un regista geniale, un saggista inesauribile”.
Di questa figura centrale della nostra cultura riportiamo uno spezzone di un’intervista in cui gli viene chiesto quale sia il senso dello scrivere. La risposta di Pasolini è interessante: non ha nessun senso scrivere, lo si fa per una forza d’inerzia. E lo scopo dello scrittore è altalenante tra l’essere un non senso e l’essere un cittadino che ha degli impegni che lo portano a scrivere. In un certo senso, lo scrivere è un impegno di civiltà, una testimonianza dell’essere consapevolmente nel mondo. Ma è, al contempo, un non senso.
Sottili le sillabe che si incatenano come amorose reliquie di un dolore antico e rinnovato, di una commozione che solo la bellezza e il suo improvviso svanire a causa della più crudele delle ingiustizie, sonore e mute come solo le parole di Jacques Prévert, quando ascoltavo rapita come Barbara, una lingua che non era mia, ma che in fondo lo era per una scelta del caso, per un amore del suono.
[…] Ricordati quel giorno ad ogni costo,
non lo dimenticare.
Un uomo si era rifugiato sotto un portico
e ha gridato il tuo nome:
-Barbara!-
E sei corsa incontro a lui sotto la pioggia,
grondante, rapita, rasserenata,
e ti sei gettata tra le sue braccia
Ricordati questo Barbara. […]
Ho ascoltato con ogni singola estensione del mio corpo, ripercorso nelle sere d’autunno, i rivoli freschi di pioggia che colavano abbondanti dall’impermeabile intriso di un’acqua salvifica, mentre sapevo di non capire, istupidita dalla stanchezza della giornata, ciò che davvero stava accadendo, e quando la magia si è lentamente trasformata per lasciar posto alla preoccupazione, ho guardato svanire lentamente quella sottile linea d’ombra, che le note di Claude Debussy ritracciano evanescente.
[…] Piove senza sosta su Brest,
come pioveva allora, ma non è più la stessa cosa
e tutto è crollato
e una pioggia di lutti terribili e desolata,
non c’è nemmeno più la tempesta di ferro, di fuoco, d’acciaio, di sangue,
soltanto di nuvole che crepano come cani. […]
Via | youtube.com
Irvine Welsh oggi compie 53 anni. Welsh, infatti, è nato il 27 settembre 1958 a Leith, il sobborgo di Edimburgo che ritroviamo in tutte le sue opere.
Il suo primo romanzo è stato Trainspotting: il successo fu enorme e nel 1996, tre anni dopo la pubblicazione del romanzo, venne anche realizzato il film omonimo, diretto da Danny Boyle e presentato (fuori concorso) al Festival di Cannes. L’incipit del romanzo – che nasce come una serie di racconti in prima persona con vari personaggi allo sbando – è il seguente:
Sick Boy era coperto di sudore; tremava tutto. Io me ne stavo lì schiaffato davanti alla tele, cercando di non dargli retta, a quel coglione. Mi buttava giù. Provai a concentrarmi sulla cassetta di Jean-Claude Van Damme. Come in tutti i film del genere, l’inizio era drammatico: era quasi obbligatorio. Poi, nel pezzo che veniva dopo c’era un grande sforzo per creare atmosfera, facendo tra l’altro entrare in scena il cattivo, e per far stare in piedi una trama proprio scacata. Comunque, Jean-Claude sembrava pronto a menare le mani da un momento all’altro.
Oltre a Trainspotting (che risale al 1993), romanzo che ha consacrato Welsh come autore simbolo di un’intera generazione, altre opere di Irvine Welsh sono: La casa di John il sordo (1994) Tolleranza zero (1995), Il Lercio (1995), Colla (2001), Porno (2002 - sequel di Trainspotting), I segreti erotici dei grandi chef (2006), Una testa mozzata (2007), Crime (2008), Tutta colpa dell’acido (2010), Serpenti a sonagli (2011). In italiano Irvine Welsh è pubblicato da Guanda, Tea, Longanesi e Sellerio. Sempre in italiano, poi, abbiamo la postfazione al libro L’alieno Mourinho. Chi sa solo di calcio non sa niente di calcio di Sandro Modeo.