Mille e ancora mille auguri alle mamme che seguono Booksblog e a tutte le mamme in genere. Per molti di noi la passione della lettura è nata sulle ginocchia della mamma che ci leggeva racconti. L’amore per i libri e la lettura, infatti, nasce in famiglia e si apprende fin da piccoli insieme ai primi passi.
Gli auguri di oggi li decliniamo in poesie con le parole di Pier Paolo Pasolini e della sua Supplica a mia madre:
È difficile dire con parole di figlio
ciò a cui nel cuore ben poco assomiglio.
Tu sei la sola al mondo che sa, del mio cuore,
ciò che è stato sempre, prima d’ogni altro amore.
Per questo devo dirti ciò ch’è orrendo conoscere:
è dentro la tua grazia che nasce la mia angoscia.
Sei insostituibile. Per questo è dannata
alla solitudine la vita che mi hai data.
E non voglio esser solo. Ho un’infinita fame
d’amore, dell’amore di corpi senza anima.
Perché l’anima è in te, sei tu, ma tu
sei mia madre e il tuo amore è la mia schiavitù:
ho passato l’infanzia schiavo di questo senso
alto, irrimediabile, di un impegno immenso.
Era l’unico modo per sentire la vita,
l’unica tinta, l’unica forma: ora è finita.
Sopravviviamo: ed è la confusione
di una vita rinata fuori dalla ragione.
Ti supplico, ah, ti supplico: non voler morire.
Sono qui, solo, con te, in un futuro aprile…
Un momento di pura vita e consapevolezza di sè, nel sole, ecco la prima domenica fuori di prigione di Nazim Hikmet. E in quel ritaglio di libertà della vita solo poco può importare, il corpo riprende con prepotenza le sue priorità dopo la lunga costrizione: la terra, il sole e me. E a noi, cosa serve per realizzare finalmente quanto sia vasto il cielo?
Oggi è domenica.
Per la prima volta mi hanno portato al sole oggi
E per la prima volta nella mia vita sono rimasto esterrefatto
che il cielo sia così lontano
e così blu
e così vasto
che sono rimasto senza muovermi.
Poi mi sono seduto sul suolo e con
rispettosa devozione
appoggiato al muro bianco.
Chi se ne frega le onde dove anelo a rotolare
O dei conflitti o della libertà o mia moglie in questo momento.
La terra, il sole e me …
Mi sento felice e tanto
(N. Hikmet, Oggi è domenica)
“Compiacimenti della vestaglia, e tardo/caffè e arance in una sedia assolata”. Quanto mi fa domenica questa poesia dell’inglese Wallace Stevens (1879-1955), nei suoi primi versi. Serpeggia in sottofondo la commemorazione sacrificale cristiana, percepita come ‘buia invasione di quella vecchia catastrofe”. La giornata, nella domenica di Stevens, è come ‘acqua vasta, senza suono’.
Compiacimenti della vestaglia, e tardo
caffè e arance in una sedia assolata,
e la libertà verde di un cacatua
su un tappeto si mescolano per dissipare
il silenzio sacro del sacrificio antico.
Lei sogna un po’, e sente la buia
invasione di quella vecchia catastrofe,
come una calma si scurisce tra le luci d’acqua
Continua a leggere: Una poesia per la domenica. Wallace Stevens
La riflessione poetica di questa domenica è affidata ai versi di Ada Negri (1870-1945), che si interroga sul tempo, su cosa resta di noi nei luoghi che abbiamo solcato nella nostra giovinezza. In quei luoghi, spiega, è rimasta come un vapore la vita che ci abbiamo vissuta: tornandoci, possiamo riviverla.
La vergine ventenne
ch’io fui, splendente come torcia accesa
nel sole, ora dov’è? Del suo bel sangue
nutriva ogni atto dell’acerba vita;
e dalla gola, liberato in canto,
le sgorgava echeggiando a monte e valle.
Ove scomparve, ella che fu sì certa
di non morire? Non morì. Rimasta
è nella scabra terra
presso il fiume che mormora e serpeggia
in tortuose spire oltre le grandi
foreste: intatta giace
fra tremolii di fronde e scorrer d’acque.
Al suo rifugio gli uomini dei boschi
vengon con felci e rami di betulle:
e il battellier che approda
dall’altra sponda, fasci d’alghe e steli
d’erbe apporta, raccolti sulla riva.
Calmo è il sonno di quella ch’io già fui
nella terra che suona ancor del canto
de’ miei vent’anni - e, sole o pioggia o neve,
il mio volto d’allora ha quella terra.
(A. Negri, Vita ch’io vissi)
Una domenica di riposo in inverno è il tema della poesia di oggi, firmata da Brodskij. Il poeta russo(1940-1996) è ’stanco dell’estate’, fermo al lato dei soliti sentieri, dimentico del nome dei suoi padroni consueti (È libertà/se scordi il patronimico del capo) e per un giorno con la testa liberata anche dalle emozioni (è libertà…se, col cervello strizzato/come il corno di un capro/dall’occhio azzurro nessuna stilla scenderà).
Poesia per la domenica
Non sono uscito di senno, ma sono stanco dell’estate.
Cerchi nel cassettone una camicia, e il giorno è perso.
Venga l’inverno e copra tutto, presto,
le città e le genti e, innanzitutto, il verde.
Io dormirò vestito, sfoglierò libri in prestito,
finché non se ne andrà per la sua strada l’anno,
quel che resta,
come il cane che sfugge al cieco e che traversa
lungo le strisce pedonali. È libertà
se scordi il patronimico del capo,
se è dolce la tua bocca più della chalvà
di Shiraz e se, col cervello strizzato
come il corno di un capro,
dall’occhio azzurro nessuna stilla scenderà
(I. Brodskij, Poesie. Adelphi. Trad. G. Buttafava)
La poetessa americana biancovestita (1830-1886)- pur credente - ci parla di una celebrazione della libertà dello spirito, possibile anche fra quattro mura. Nel giorno tradizionalmente dedicati ai riti religiosi, lei ha scoperto un nuovo ‘tempio’.
Alcuni osservano la domenica andando in chiesa
io la osservo, stando a casa -
con un bobolink per corista -
e un frutteto, per cupola -
Alcuni osservano la domenica con paramenti -
io mi metto solo le ali -
e anzichè suonare la campana per la funzione
il nostro piccolo sacrestano - canta.
Dio predica, un religioso di fama -
e il sermone non è mai lungo
sicchè invece di arrivare in Cielo, alla fine -
ci vado tutto il tempo.
(Dickinson. Poesie, ed. Mondadori)
C’è poco da aggiungere a questa poesia di Ungaretti, scelta per questa domenica per il tema della difficile meta del riposo - del corpo, della mente, e del cuore. Riposo per il quale serve “restare docile/all’inclinazione/dell’universo sereno”.
A riposo
Chi mi accompagnerà pei campi
Il sole si semina in diamanti
di gocciole d’acqua
sull’erba flessuosaResto docile
all’inclinazione
dell’universo serenoSi dilatano le montagne
in sorsi d’ombra lilla
e vogano col cieloSu alla volta lieve
l’incanto s’è troncatoE piombo in me
E m’oscuro in un mio nido.
(da Vita d’un uomo. Tutte le poesie ed. Mondadori)
Proprio così. Una poesia per la domenica dedicata a tutti noi, in un giorno in cui per definizione il filo della nostra vita ‘ordinaria’ si spezza (o si piega brevemente, meglio) per lasciare spazio ad altro: il riposo del corpo; quello della mente, si spera; lo spazio a un ‘ritmo’ alternativo, anche.
Il ritmo delle chiacchiere con gli amici, la famiglia o il partner. Il ritmo delle escursioni in luoghi ‘altri’ (metaforici o meno) rispetto a quelli abitati durante la settimana. Il ritmo diverso del respiro che incontra un’aria diversa.
Il cambiamento del ritmo del cuore, che è il giorno giusto per ringraziare, come scrive la poetessa Wislawa Szymborska nei versi che seguono.
Al mio cuore, di domenica
Ti ringrazio, cuore mio:
non ciondoli, ti dai da fare
senza lusinghe, senza premio,
per innata diligenza.Continua a leggere: Una poesia per la domenica. Wislawa Szimborska