Sul sito della casa editrice e/o (che trovate a questo link), famosa per la pubblicazione di molti autori, tra cui Massimo Carlotto e Alice Sebold (dell’ultimo romanzo della Sebold, ancora inedito in Italia, si parla proprio oggi su Booksblog), è presente un’offerta per l’acquisto di 10 volumi della collana tascabili con un sostanzioso sconto (da oltre 70 a 25 euro per tutti e 10 i libri).
Tra i vari autori compresi in questa offerta anche Pirandello, Matilde Serao, Salgari e Nathanael West. Di quest’ultimo autore americano, vissuto nella prima metà del Novecento e morto giovanissimo, è inserito nel pacchetto uno dei romanzi più noti, forse il più famoso insieme al Giorno della Locusta: Signorina cuori infranti.
Il protagonista di questo romanzo breve è un giornalista cui viene affidato il compito di rispondere alle lettere indirizzate alla rubrica dei cuori infranti. L’uomo, scrivendo le risposte ai suoi lettori, deve fingere di essere una donna, secondo la concezione che solo le donne possono soffrire ed empatizzare con gli altri per le questioni di cuore. Questa consapevole beffa che il protagonista perpetra ai danni dei propri lettori gli mostra una miseria umana eccessiva da sopportare, che lo porta a una pesante forma di depressione. Un romanzo cinico e pungente, che sotto un velo di ironico sorriso nasconde profonde riflessioni sulla natura umana di particolare attualità nonostante l’età del libro (pubblicato per la prima volta nel 1933).
A questo link potete trovare i dettagli dell’offerta sui tascabili e/o, con una breve scheda di presentazione di ogni libro.
Ricevo e volentieri pubblico questo commento di Mauro Marino ai versi del poeta salentino Stefano Cristante.
“A chi non sa amare”
La poesia necessaria di Stefano Cristante
di Mauro Marino
La poesia merita luoghi, spazi di confronto e di sperimentazione.
La pagina è stretta, la voce preme, nascosta dietro ogni rigo, presa in ogni virgola, in ogni “a capo”, in ogni scarto di ritmo.
La voce dei poeti è oggi, ancora una volta, necessaria a scaldare le Arti nel confronto con i “capricci” del Tempo.
Voce di poeta è quella di Stefano Cristante, sociologo della comunicazione e della politica, in libreria con una raccolta di versi edita da Besa nella collana Lune Nuove: “Visite inattese”, dedicato “A chi non sa amare”. Versi volti al dire in una tessitura che gioca la poesia tra necessità e disincanto. Un “diario poetico” dove l’osservazione e l’analisi del reale si riversa in una lingua densa di significazioni intime, di interrogazioni: “Io non voglio abbandonarmi ai ricordi. / Io non voglio piangere. / Vorrei sapere perché / abbiamo scelto quelle strade, / quelle lame piantate sul selciato, / perché le abbiamo guardate, / così poco attraenti, / così velenose.”
Un dialogo aperto con il Mondo, cose piccole e cose grandi, intrecciate, strette nel mormorare del pensiero, si fanno scrittura, scherzo e sferza, tuono e ticchettìo di pioggia. Un quotidiano che non si basta nel suo ordinario costruisce questi versi, li spiega in una ritmica sapiente che rende la poesia cosa possibile, utile all’incontro, non lingua segreta o vezzo stilistico, monumento inutile dell’autocelebrarsi: “Sì, io vivo adesso, con tutte le mie pene, / io vivo adesso / occluso al mio futuro / superato il passato come macchina lenta / perso all’ingegno del segreto / svelato il paradigma antico / come enigma: oggi, / mondano arrampicarsi / allo specchio del giorno / quello di Oggi / che ha ucciso Ieri / e che nessun Domani prega.”
Continua a leggere: La poesia necessaria di Stefano Cristante
Qualche giorno fa si è parlato su Booksblog di un’antologia di racconti dedicati ai suicidi (falliti, in questo caso). L’argomento del suicidio non è sicuramente nuovo in letteratura, ma può dare vita a innumerevoli variazioni sul tema.
Da Marcos y Marcos è uscito un romanzo della scrittrice argentina Leila Guerriero, Suicidi in capo al mondo, in cui la scoperta di una serie di giovani e giovanissimi che si sono tolti la vita nel giro di pochi mesi nel paesino di Las Heras, nella Patagonia argentina, crea il presupposto per una ricerca delle ragioni alla base di questi gesti e per un’analisi sulla condizione sociale di quelle persone e della società argentina in generale, passata dalle grandi speranze di un futuro migliore alla più cocente delle disillusioni.
Il taglio di ricerca quasi giornalistica dato al libro è sostenuto da un ritmo di narrazione da thriller, in cui la molteplicità dei personaggi coinvolti dà vita a una polifonia di voci e di caratteri che, attraverso la penna della narratrice, restituisce al lettore la vita dei giovani suicidi. Un testo coinvolgente e molto forte che dà un quadro vivido e sentito della società argentina dei nostri giorni.
Arto Paasilinna è molto probabilmente lo scrittore finlandese più conosciuto in Italia, dove ha anche ricevuto il Premio Acerbi per L’anno della lepre nel 1994. I suoi testi sono caratterizzati da uno humour pungente e travolgente, che prende spunto da vicende quotidiane, le cui conseguenze sono però amplificate fino all’estremo, come i comportamenti dei suoi personaggi, buffi fino al grottesco.
Lo smemorato di Tapiola si apre con l’immagine del protagonista, Taavetti Rytkonen, fermo in mezzo alla strada a farsi il nodo alla cravatta, indifferente alla fila di macchine che si è formata per causa sua. A risolvere l’impaccio di questa situazione arriva il tassista Seppo Sorjonen, che lo carica sulla sua macchina e comincia a ricostruire la vita di Taavetti, non senza difficoltà, in quanto, come suggerisce il titolo, questi ha perso la memoria.
La strana coppia procede in un viaggio on the road in cui incontrano personaggi folli, come l’ex commilitone di Taavetti che vuole far saltare in aria la propria fattoria per vendicarsi dell’ingiusto trattamento riservatogli dallo Stato nel corso degli anni, o l’architetto albanese che vuole imparare dai finlandesi l’arte di costruire alberghi. Gli eventi bizzarri che capitano al duo in viaggio, alla ricerca dell’identità di Rytkonen, sono sottesi dalla comicità delle situazioni, che però lascia trasparire un velo malinconico sui problemi della vecchiaia, della solitudine, della demenza, dell’emarginazione. Questo tono agrodolce e tragicomico vede nell’amicizia e nella solidarietà tra i due protagonisti la salvezza da questi problemi.
Arto Paasilinna è pubblicato in Italia da Iperborea, che gli dedica un’ampia pagina sul suo sito; di un altro suo celebre libro si può leggere anche qui su Booksblog.
Scrivevo di migranti e centri di permanenza temporanea, di quello che vediamo - gli sbarchi - e di quello che non vediamo o non vogliamo vedere - cosa succede nei cpt -. C’è un libro che racconta tutto quello che succede prima. Quando chi decide di partire, con la speranza di una vita migliore, si mette in viaggio, attraversando deserti, mari, frontiere. Una testimonianza, ma anche un grido d’allarme per quanto continua ad accadere ogni giorno, in mezzo a un Mediterraneo che sempre più divide anziché unire.
Mamadou va a morire, di Gabriele del Grande (Infinito Edizioni) è un reportage su ciò che accade ai migranti che cercano di arrivare in Europa; l’autore ha passato tre mesi con i suoi coetanei in viaggio dall’Africa verso un futuro migliore. Questo libro è la loro storia e la loro memoria.
Scrive Antonello Mangano su Terrelibere.org:
Gente asciugata dal sole mentre attraversava il Sahara a piedi, uomini morti in fondo all’Atlantico nel braccio di mare che divide il Senegal o il Saharawi dalla Canarie, giovani neri uccisi dai proiettili delle guardie mentre saltavano le barriere tecnologiche del muro di Ceuta, eritrei sfracellati contro gli scogli mentre provavano a raggiungere Lampedusa dalle coste libiche, pachistani mangiati vivi dal sale nel fondo del Canale di Sicilia, profughi derubati dai poliziotti ad ogni cambio di frontiera, donne violentate da gendarmi, passeurs, compagni di viaggio, maliani rinchiusi nei campi del Senegal o del Marocco ed espulsi alla frontiera, che spesso è solo una linea infinita di sabbia bruciata dal sole impietoso.
Sono passati diciassette anni da quell’agosto 1990 in cui Giulio Andreotti, allora Presidente del Consiglio, rivelava l’esistenza, in Italia e in altri Paesi dell’Europa occidentale, di un esercito segreto controllato dalla Nato. Gladio. Forse qualcuno non la ricorda più, sicuramente i più giovani non l’hanno mai saputo. Non hanno mai saputo che già dal 1946, CIA e MI-6, servizi segreti statunitensi e inglesi, avevano organizzato eserciti clandestini per fronteggiare il pericolo comunista. In Francia, Spagna, Portogallo, Belgio, Olanda, Lussemburgo, Danimarca, Norvegia, Germania (qui vennero reclutate ex SS), Grecia, Turchia, Svezia, Finlandia, Svizzera e Austria.
Ci sono i documenti, ci sono le dichiarazioni di primi ministri e funzionari dell’esercito e dei servizi. Sono stati raccolti in un volume imprescindibile per conoscere la vera storia dell’Europa: Gli eserciti segreti della Nato. Operazione Gladio e terrorismo in Europa occidentale, del ricercatore svizzero Daniele Ganser. La storia dell’Europa viene considerata in una luce diversa: dalle stragi del Brabante in Belgio all’omicidio di Olof Palme in Svezia, fino al golpe del 1967 in Grecia che diede inizio alla dittatura dei colonnelli per arrivare alla Spagna di Franco, porto sicuro per estremisti e assassini legati ai servizi e all’estrema destra.
In un Paese la cui storia è piena di misteri e manca dolo(ro)samente di verità, ripercorrere con questi documenti e analisi il passato è la chiave necessaria per interpretare con lucidità i processi di globalizzazione in atto, soprattutto nei loro aspetti più cruenti, sia che si parli di Balcani sia che si guardi all’Iraq o all’Afghanistan o, più semplicemente, che si cerchi di capire cosa accade in casa nostra.
Gli eserciti segreti della Nato. Operazione Gladio e terrorismo in Europa occidentale
Daniele Ganser
Fazi
24,50 euro, 448 pagine
In concreto ovviamente, nella pista da corsa, non si sono mai visti: la Giraffa ad esempio, l’Oca, la Tartaruga. Oggi gli animali simbolo delle contrade del Palio diventano protagoniste di altrettanti racconti fantastici. Senza interrogarci sulle qualità letterarie dell’esperimento, si tratta sicuramente di un’idea originale, da segnalare.
Il volume, che si intitola “Gli animali delle Contrade del Palio di Siena. Racconti fantastici e storia vera” (Emmebi ed.) è stato scritto da Idalberto Fei, scrittore e regista, ed Emilio Ravel, autore delle trasmissioni Rai per il Palio.
Le trame? L’elefante viaggia nel tempo, i cavalli alati diventano delfini, le Oche si trasformano in principi azzurri e c’è anche un Rinoceronte esperto in letteratura russa.
“Tutte le bestie di questo Bestiario – scrive nella prefazione Andrea Camilleri – appartengono di diritto al Palio, perché ne sono una diretta filiazione, sono il prodotto di quel varco al fantastico al quale il Palio ogni volta invita”
Leggo sul Blog del Mestiere di scrivere che Briciolanellatte ha realizzato un corso di scrittura per blogger che è un vero e proprio manuale, articolato e approfondito, la cui lettura potrebbe essere utile a tutti coloro che scrivono, per passione o per mestiere, e non solo a chi tiene un blog narrativo.
L’ebook, nelle sue intenzioni, è rivolto ai blogger o, meglio, ai blogtaler, come precisa Briciolanellatte nell’introduzione:
Queste brevi note sono inoltre rivolte non allo scrittore in erba in generale o al novello webwriter in particolare, vale a dire a colui che scrive sul web, bensì a chi desidera cimentarsi con un sito o meglio un blog di racconti; insomma il Corso è diretto al blogwriter o, meglio ancora, al blogtaler.
Non voglio certo tradirne le intenzioni, ma basta dare un’occhiata all’indice e leggere alcune pagine del manuale, dall’uso della punteggiatura alle strategie narrative, fino ai dialoghi e all’editing per rendersi conto che contiene una serie di indicazioni e riflessioni preziose per chiunque abbia a che fare con la scrittura, e che ne fanno un testo ricco e dettagliato. Il manuale è disponibile in vari formati per il download oppure è possibile seguirlo capitolo per capitolo online.
La forma racconto è considerata, e forse a ragione, una delle più difficili. Il romanzo, si sa, ha regole più o meno concrete che ogni autore interpreta e stravolge a seconda delle proprie esigenze, o delle esigenze del romanzo. Nel racconto invece bisogna condensare in uno spazio ridotto tutta la propria poetica, il proprio punto d’osservazione. Poche pagine devono bastarti per dire tutto, raccontare una storia e far ridere piangere riflettere eccetera.
La forma racconto si è dimostrata congeniale a un autore sorprendentemente esilerante. Parlo di David Sedaris. In Italia, per i tipi di Mondadori, sono usciti le sue raccolte di racconti: Holidays on Ice (2003); Me parlare bello un giorno (2005); Mi raccomando: tutti vestiti bene (2006); Ciclopi (2003); Diario di un fumatore (2007).
La materia narrativa è sostanzialmente autobiografica: i lavoracci che gli capitavano prima di diventare uno scrittore famoso, l’omosessualità e, soprattutto, la sua famiglia. Appena succede qualcosa, qualsiasi cosa, anche la più banale, da vera carogna «appena voltato l’angolo» ci scrive su un racconto, che so: sua madre dorme per abitudine sul divano, il matrimonio di suo fratello Paul, i problemi sentimentali di sua sorella, oppure le frustrazioni dell’altra sorella dalla quale tutti si aspettavano un futuro grandioso.
Insomma, la vita di una famiglia alle prese con la quotidianità e con tutti gli inganni che questa offre. Anzi, nonostante questi, verrebbe da dire, e qua sta la sua bravura, perché Sedaris riesce sempre a vedere le cose da una prospettiva inattesa e a far emergere il lato comico e grottesco della situazione. Anche se si tratta solo di cercare una casa per le vacanze al mare, o raccontare una giornata di lavoro come uomo delle pulizie, oppure se si tratta semplicemente di andare a trovare suo padre.
Materia narrativa povera di eventi, parrebbe, ma di grande vitalità, specie se messa nelle mani di uno come Sedaris che riesce a raccontare tutto con un pungente senso dell’umorismo ma anche con una certa leggerezza che, è bene dirlo, non va confusa con la superficialità. In America è ormai considerato uno dei più grandi umoristi, tanto che i suoi reading sono sempre stracolmi
Howard Marks è un autore noto per un unico libro: la propria autobiografia. È un testo divertente e avvincente, in cui lo scrittore parla di come si è trasformato da professore di Oxford in spacciatore di droga ricercato in tutto il mondo, attraverso 43 diverse identità, 89 linee telefoniche, 25 società di copertura (tra cui scuole, ditte, centri di massaggi…), fino a diventare la persona più ricercata della Gran Bretagna, dando vita a una caccia all’uomo in ben 14 paesi.
L’appropriata definizione di Marco Polo della droga gli è stata data da Le Monde, ma i commenti su di lui si sono sprecati in tutto il mondo, e il suo libro, scritto nel 2001, è diventato un best-seller in moltissimi Paesi, e nella sola Gran Bretagna ha venduto 600.000 copie. Il titolo Mr Nice è invece dato da uno degli pseudonimi assunti dall’autore.
Quello che colpisce e che attira il lettore in questo personaggio che ha vissuto una vita al di fuori della legalità è il suo ingegno, la sua lealtà e la sua coerenza: pur vendendo droghe di vario tipo in tutto il mondo (prevalentemente hashish e marijuana), si è sempre rifiutato di commerciare sostanze da lui ritenute pericolose, e ha sempre portato avanti i propri ideali di pace e di non violenza.
Marks è edito in Italia dalla Socrates, che qui gli dedica un’ampia pagina con tanto di rassegna stampa e che ha recentemente pubblicato la nona edizione in una rinnovata veste grafica.