Ci avviciniamo al natale, e la classifica non potrebbe rispecchiare meglio il tripudio del bestseller e della contaminazione cinema-letteratura. In attesa di vedere quali saranno i libri-panettone, diamo un’occhiata a questa celebrazione dell’acquisto di massa.
Prime due posizioni occupate da libri lanciati o rilanciati dal cinema: dunque, primo posto per “La solitudine dei numeri primi“, e secondo posto per “Mangia prega ama” di tale Elizabeth Gilbert. La ricetta della classifica della settimana prevede un po’ di libri vincitori di premi letterari: ecco dunque Michela Murgia al terzo posto, con “Accabadora” e i due stregati al settimo (”Acciaio” di Silvia Avallone) e all’ottavo posto (”Canale Mussolini” di Pennacchi).
Siamo talmente in clima da bestseller natalizio che spunta persino lui (lei), il bestseller di ogni tempo, il libro che da 600 anni rimane in vetta a tutte le classifiche del mondo: la Bibbia, che con la nuova edizione a sette euro e novanta si conquista la sesta posizione. Il resto della classifica è costituito da nuovi e vecchi titoli, con qualche novità.
Cosa dimostra la classifica di questa settimana? Che il grosso dei lettori sceglie i libri a seconda del tam tam che li circonda. Il che non rappresenta certo una scoperta, però dà un’idea tangibile del funzionamento del mercato libraio. Altrimenti non si spiegherebbe la prima posizione della “Solitudine dei numeri primi“, di Paolo Giordano, e della seconda posizione di Elizabeth Gilbert, con il suo “Mangia, prega, ama”, un libro che se non ci fosse Julia Roberts in copertina avrebbe venduto sicuramente meno.
Ma il cinema non pare essere l’unico motorino d’avviamento dell’ormai ingolfato mercato libraio. Evidentemente il grande pubblico rimane colpito anche dai risultati dei premi letterari, se è vero che Michela Murgia, col suo “Accabadora”, conquista la terza posizione. Certo, il prestigio che deriva dalla vittoria di un premio (che sia lo Strega, il Campiello, o…) non ha più ripercussioni tanto in ambito strettamente letterario (anzi, c’è chi sostiene il contrario), ma tant’è, ne prendiamo atto come una delle più consolidate dinamiche della postmodernità (o di quel che è) legate al libro.
A confermare questa legge arcinota ci sono (manco a dirlo) i due vincitori del premio Strega (perché sembra che l’abbiano vinto entrambi): in nona posizione “Acciaio” di Silvia Avallone e all’ultimo posto Pennacchi con “Canale Mussolini”. Ma oltre ai libri-cinema e ai libri-premio, non pare esserci molto altro, eccetto il bestseller cardinalizio (arcivescovile) di Dionigi Tettamanzi (”Santi per vocazione”, sesto posto).

Pochi divi godono di un fascino imperituro e granitico che sopravvive e s’intensifica a decenni di distanza dalla morte. Grace Kelly, forse. Marilyn Monroe, sicuramente. Ma colei che nell’immaginario collettivo - specie femminile - incarna meglio di ogni altra l’universale platonico del concetto di fascino è Audrey Hepburn. La TOP 5 di oggi è dedicata a questa fantastica donna.
5] Le vacanze romane di Audrey, di Gianfrancesco Iacono, Falcone. Nonostante il disegno di copertina non renda giustizia alla bellezza dell’attrice, il romanzo è un delicato omaggio al più celebre film interpretato dalla Hepburn. Ricostruisce con dovizia di particolari un immaginario dietro le quinte della gita romana più famosa del mondo, rievocando un’Italia e un mondo che ormai non ci sono più. Originale.
4] Audrey Hepburn, di Donald Spoto, Frassinelli. Bella, completa e piacevole biografia che non punta solo il dito sulla principale caratteristica della diva, l’eleganza, ma si concentra soprattutto sul ricchissimo risvolto umano del personaggio. L’infanzia sotto il nazismo, l’adolescenza a Londra, il successo travolgente e inaspettato, infine il volontariato nell’UNICEF e la malattia che la strappò al mondo. Riassuntivo.

In qualunque lingua del mondo, poche parole destano attenzione e - spesso - simpatia come le parolacce. Poche parolacce sono però evocative e letterarie come il termine puttana. Per celebrare la forza di tale parola, Booksblog propone oggi una TOP 5 di libri contenenti nel titolo l’espressione puttana.
5. La puttana rumena di Umberto Silva, Edizioni ES. Partiamo con un po’ di attualità, data la persecuzione razziale anti-rumena orchestrata in questi mesi dal governo italiano. Per la verità il libro non tratta questo argomento, ma è «a metà strada fra l’apologo e il romanzo sperimentale frammisto di prosa», come spiega Francesco Roat sul n. 2/99 della rivista «L’indice». Manca una trama e solo alla fine si riesce a capire cosa si sta leggendo. Però in compenso c’è una puttana nel titolo.
4. La puttana errante di Lorenzo Venier, Unicopli. Questo è propriamente un poemetto erotico risalente al 1530, un testo a modo suo fondamentale per la letteratura italiana, non solo di settore. C’è da dire che la figura della prostituta non ne esce benissimo…
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Tutti conoscono scrittori come Camilleri, Faletti, Giordano, Terzani e Moccia. Ma se invece di Andrea Camilleri parlassimo di Salvatore Camilleri? E se Faletti non fosse Giorgio, ma la meno nota Loredana?
Booksblog lancia una inedita TOP 5 di libri firmati da omonimi di scrittori italiani famosi.
5. TERZANI: Controllo di gestione nelle imprese di alta moda. Lungi dall’essere l’ennesimo postumo del giornalista fiorentino Tiziano Terzani, questo saggio edito da Franco Angeli è firmato dall’omonimo Simone Terzani. Il titolo parla chiaro: è un saggio sul controllo di gestione delle imprese di alta moda. Che altro?