“L’Italia e’ un paese anomalo che ha il maggior numero di telefonini, suv e premi letterari del mondo. Ce ne sono troppi”. A dirlo è, in una bella intervista all’Adnkronos, Cinzia Tani, giornalista e scrittrice, autrice del saggio Premiopoli. Un indice ragionato dei premi letterari(Mondadori ed.). Tani ha commentato così la decisione di John Le Carrè di rifiutare il Booker Prize “anche se – ha aggiunto - solo chi e’ famoso e vende molti libri si puo’ permettere di rinunciare ai premi”.
La ragione per cui in Italia uno scrittore non può permettersi di rifiutare un premio sta però, secondo Tani, nel fatto che nel nostro Paese è difficilissimo promuovere un libro. E quindi via libera anche a quei premi “meno seri” del Viareggio, il Bautta, il Fregene, oltre che allo Strega e al Campiello (che “pur non essendo “puri” fanno però vendere i libri”).
Voi vi fate influenzare, nelle vostre scelte di lettura, dai premi letterari? Insomma: siete invogliati a comprare un libro, sapendo che si è classificato ai primi posti di un concorso?
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Passano le stagione e trascorrono gli anni, ma le buone abitudini non passano mai. E dunque eccoci ancora una volta agli inizi di aprile, periodo da sempre molto fervido nel panorama letterario italiano, non tanto per fiere, saloni e festival, quanto per la decisione della griglia dei partecipanti alla nuova edizione del premio Strega 2011, un premio bizzarro e sempre in discussione.
Non volendo entrare nel merito del valzer delle candidature, tra eccellenti penne, scribacchini e imperdibili e rivoluzionari scrittori emergenti, vorrei limitare il raggio di azione di questo piccolo post alle parole di Mario Andreose, direttore letterario Rcs, che per ufficializzare la non partecipazione di Umberto Eco al premio Strega di quest’anno ha saggiamente evitato ogni ingenuità dichiarando che il romanzo di Eco non ha certo bisogno di ulteriore pubblicità, visto che le vendite vanno a gonfie vele.
Finalmente, dunque, tutti coloro che da anni si chiedevano il perché dell’esistenza di un premio letterario il cui scopo non è quello di premiare i libri migliori possono smettere le loro ricerche e i loro sondaggi: il premio Strega esiste per fare pubblicità, per portare quattro o cinque libri all’anno alla ribalta delle spiagge e dei salotti, per elogiarne uno e dare qualche idea regalo a chi non ha più soldi per regalare altro che libri
Via | AdnKronos

Capita spesso, quando si discute del mondo letterario italiano, di capitare su un pazzesco paradosso, quello che vuole il numero dei lettori in costante decrescita, quasi in estinzione, ma che, nello stesso tempo, vede il numero degli aspiranti scrittori aumentare a dismisura, come se, in un mondo facebookizzato, tutti vogliano parlare di sé, della propria vita, dei propri sogni, esprimersi insomma, tutti convinti di avere una storia interessante da raccontare e, soprattutto, ansiosi di scoprire come si fa a raccontarla.
Ed è proprio quest’ansia di apprendere come costruire le proprie storie – come se le storie fossero mobili Ikea da assemblare seguendo le istruzioni – che rappresenta l’ossigeno per scuole di scrittura creativa alla Holden, per corsi di scrittura creativa nei week-end gestiti da scrittori o da case editrici e, da ultimo, per corsi come questo Io scrivo, che per ventiquattro settimane uscirà in allegato al Corriere della Sera e offrirà ai lettori-scrittori la possibilità di inviare i propri racconti alla redazione.
Ma visto che le storie non sono dei mobili dell’Ikea, nonstante la malsana interpretazione di un certo strutturalismo possa averlo fatto intendere, questi corsi fondamentalmente non creano “scrittori”, ma piuttosto “scriventi” e, nonostante la differenza possa risultare sottile, vi assicuro che è assolutamente decisiva.
Perché a furia di chiamare tutti scrittori arriveremo – o forse ci siamo già arrivati – a non capire più la differenza tra un libro e un esercizio di stile, tra un racconto nato per l’urgenza di scriverlo e una storia inventata per l’urgenza di scrivere una cosa qualsiasi. E ci troveremo a leggere, come forse già ci troviamo a fare, libri tutti uguali, costruiti per funzionare, come macchine perfette e ben oliate, ma gelide e mostruose.

Dopo essermi lamentato giusto poche ore fa della dinamica, a mio parere perversa e un po’ grottesca, che porta un numero incredibile di uomini e di donne a desiderare ardentemente di diventare uno scrittore, forse dimostrando una lieve schizofrenia, lo ammetto, vi segnalo due iniziative che permettono a tutti coloro che credono di avere del talento nel raccontare storie, di mettersi alla prova (nonché per evitare di dover pagare Massimiliano Parente).
Non si tratta, lo dico subito, di due concorsi come ce ne sono tanti, di quelli a cui si accede a pagamento e che servono solamente ad ingrassare le tasche di qualche scriteriato pseudo editore. Al contrario, sono forse le due iniziative più interessanti e valide del panorama italiano del settore. Si tratta di Subway e di Scritture Giovani Cantiere, entrambe agli sgoccioli.
Subway Letteratura ha bisogno di ben poche presentazioni: arrivata ormai alla decima edizione offre a tutti gli scrittori under 35 l’opportunità di vedere le proprie opere pubblicate in milioni di esemplari che affolleranno le metropolitane di mezza Italia. Quest’anno, tra le altre novità, si segnala una giuria esemplare, a cui parteciperanno Roberto Carnero, Stefano Salis, Flavio Soriga, Giulia Ichino e Andrea Bajani. Qui trovate tutte le informazioni.
La seconda iniziativa, invece, Scritture Giovani Cantiere è molto più recente, e in realtà non offre alcuna pubblicazione. Eppure, se possibile, è ancora più golosa dal punto di vista professionale, visto che offre a tutti i giovani scrittori under 27 la possibilità di essere selezionati per frequentare un workshop su due weekend e di venire in contatto con alcuni dei più grandi professionisti del settore editoriale. Il tutto promosso da Festivaletteratura di Mantova.
In breve: due occasioni da non perdere per tutti coloro che non aspirano ad essere scrittori, ma che si sentono di esserlo.
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Non capita spesso che, su queste pagine, diamo spazio ai concorsi letterari, usanza talmente diffusa e indiscriminata da aver raggiunto ormai numeri impressionanti e da costringerci, vista la scarsa qualità e la dubbia provenienza di molti di questi premi, a evitare di parlarne.
Eppure ogni tanto vale la pena di fare qualche piccola eccezione. E’ il caso, quest’oggi, del concorso 8×8, una interessante gara aperta a tutti coloro che amano cimentarsi nella tanto comune, quanto difficile arte di scrivere racconti brevi e che sono disposti a leggere le loro opere in pubblico in non più di otto minuti.
Le regole di questo strano e originale concorso, promosso, tra gli altri, da FandangoLibri, Isbn Edizioni, Voland, Giunti e Newton&Compton, sono molto semplici: possono partecipare tutti con un racconto inedito di massimo 8mila battute, da inviare entro il 15 marzo 2011, ovviamente senza pagare un soldo. E il premio? Sicuramente tanto divertimento, e poi non si sa mai, magari un interessamento da parte di qualcuna delle case editrici coinvolte.
Via | Oblique

Eccomi di nuovo a segnalarvi un’attività di Giulio Mozzi: La bottega di narrazione, di Laurana editore. Si tratta di un esperimento rivolto a chi abbia un progetto narrativo e lo voglia sviluppare in un ambiente stimolante. Per un anno, infatti, i partecipanti si incontreranno un fine settimana al mese e vivranno due giorni insieme, scambiandosi idee e opinioni, ricalcando il modello delle botteghe degli artisti.
Ad accompagnare gli aspiranti scrittori in questo viaggio ci sarà Giulio Mozzi che giuderà il lavoro sui testi. Ogni domenica verranno poi invitati degli autori che parleranno dei propri libri in modo diverso dalle solite presentazioni: i romanzi saranno “smontati” e analizzati per scoprirne metodo e genesi. Gli ospiti saranno: Antonio Franchini, Silvia Ballestra, Mauro Covacich, Luca Masali, Antonio Scurati, Helena Janeczek, Claudio Damiani, Giuseppe Genna, Michele Mari, Michele Monina, Gianni Biondillo e Giorgio Vasta.
Inoltre, cosa molto importante a mio avviso, a fine anno gli scritti prodotti verranno letti dagli autori a un pubblico composto dagli editor delle più importanti case editrici. Unico neo di tutta la vicenda è che purtroppo non ci sarà come per le vecchie botteghe degli artisti un ricco e appassionato mecenate a finanziare il progetto. Ogni partecipante dovrà infatti pagare la sua quota di partecipazione: sono convinta che ne varrà la pena, anche se un investitore convinto che “la cultura, a conti fatti, paghi” sarebbe stato meglio. Chissà magari uscirà fuori…
Qui potete ascoltare un’intervista rilasciata da Mozzi a Booksweb.
Abbiamo parlato diverse volte qui su Booksblog dell’eclettico Giulio Mozzi; scrittore, consulente editoriale per Einaudi Stile Libero, talent scouting e soprattutto grande viaggiatore (si muove sempre in treno). Questa volta volevo segnalare il suo laboratorio di scrittura creativa che si terrà a Roma a febbraio (Per tutte le info relative a costi, tempi e luogo andate qui)
Chi ha avuto modo di guardare le video lezioni di Giulio Mozzi sa già che i suoi consigli di scrittura sono molto pratici e mirati a risolvere i vari “intoppi” che prima o poi ogni scrittore incontra. In questo corso viene dato agli iscritti un dossier su un fatto di cronaca avvenuto negli Stati Uniti nel 1979, il celeberrimo “caso Carmichael”. Da questo spunto si partirà per lavorare, discutere, immaginare e scrivere. Abbiamo fatto a Giulio Mozzi qualche domanda e dopo il salto potete leggere le sue risposte.
Continua a leggere: Laboratorio di scrittura creativa di Giulio Mozzi a Roma
Moony Witcher è fra le più amate tra le scrittrici per ragazzi, è una nostra vecchia conoscenza a cui siamo affezionati. E’ per questo che ci teniamo a segnalare la nuova iniziativa di Moony, che ha deciso di condividere la sua passione per la narrazione con i suoi lettori attraverso Corsi di Scrittura.
I corsi saranno suddivisi per età, declinati in due giornate in cui “il potere della penna stretta fra le dita, dell’osservazione, della ricerca di se e del sogno che ci circonda, diventano protagonisti“.
Il primo appuntamento con i corsi di scrittura, sarà svolto a Torino presso La SSF Rebaudengo, sede affiliata alla Facoltà di Scienze dell’Educazione, Università Pontificia Salesiana. Si svolgeranno il 16-17 ottobre e 30-31 ottobre, rispettivamente un Percorso verde per i ragazzi dai 12 ai 16 anni ed un Percorso Blu per adulti e per studenti dai 17 anni in su. Il corso è aperto a tutti i giovani scrittori e agli adulti, di ogni regione d’Italia, con un numero massimo di 30 partecipanti (iscrizioni fino al 5 ottobre).
Per sapern di più sestalunasrl@libero.it
Ieri sera nella meravigliosa cornice del Teatro La Fenice di Venezia è stato assegnato, per la 48esima volta, il premio Campiello, uno dei più importanti tra i premi letterari del panorama italiano. Ad assicurarsi la vittoria è stata Michela Murgia con il suo Accabadora, capace di battere il neo premio Strega Antonio Pennacchi con uno scarto di oltre 30 voti – 119 per la Murgia e 73 per Pennacchi, arrivato secondo.
Dietro la scrittrice sarda e lo scrittore laziale si sono posizionati nell’ordine Gianrico Carofiglio (con 62 voti), autore di ”Le perfezioni provvisorie”, Gad Lerner con ”Scintille” (21 voti) e infine Laura Pariani con ”Milano e’ una selva oscura” (13 voti).
Ma la sopresa della serata non è certo la vittoria della Murgia, di certo non imprevedibile, quanto un’altra vittoria, quella di Manlio Cancogni che, all’età di 94 anni, ha vinto il Premio Pen Club Italiano con la raccolta di racconti «La sorpresa» (Elliot). Non sorprende minimamente invece la dichiarazione rilasciata da Silvia Avallone sulla prossima trasposizione cinematografica di Acciaio, questa sì, ampiamente prevedibile.
Via | Asca

Stando ai dati di vendita uno dei pregi dei vari premi letterari (quelli di una certa importanza, ovviamente) è che il libro vincitore fa molte vendite. Anche i finalisti si attestano bene sul mercato, ma il libro che si aggiudica il premio solitamente diventa un best-seller. È un po’ la regola della pubblicità, unita al fatto che qualcuno ha letto il libro prima di noi e l’ha giudicato valido: tutto concorre alla vendita del testo. A volte indipendentemente dalla validità del testo stesso.
Nell’acquisto di un libro, voi vi lasciate influenzare dal titolo che ha vinto questo o quel premio oppure la cosa è per voi totalmente indifferente?
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