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scrittori

A Dickens, nel bicentenario della sua nascita

pubblicato da Sara R. in: scrittori narrativa straniera

Oliver Twist di Charles Dickens

Erano gli orfani e gli orfanotrofi, le strade costeggiate dai rivoli maleodoranti, i bassi nei quali la rivoluzione industriale non significava altro che sfruttamento, gli angoli marci di grida e di maltrattamenti. Era la Londra di Oliver Twist, la metropoli malfamata di Charles Dickens, che ritorna come un fantasma a due secoli dalla nascita del grande scrittore. Una ricorrenza strana, una specie di “ipotetico compleanno” del quale approfittare per “rispolverare” uno degli “scrittori sociali per eccellenza”, passato dalle atmosfere nostalgiche del Il circolo Pickwick alle oppressioni in fabbrica del forzato David Copperfield.

Dickens che ha svelato il vero volto dell’infanzia ottocentesca, sporca di solitudine e abbandonata a se stessa, una “stagione brevissima” fatta di malvagi apprendistati e di “aria avvelenata ” dal carbone, di povertà e di malattia, ma anche di improvvisi sprazzi di assistenzialismo. Il Dickens del vecchio e avaro Scrooge, dei fantasmi dei Natali passati, presenti e futuri, del fatalismo e del riscatto finale della piccola Dorrit. L’autore che ha saputo “scavarsi un solco” e raccogliere già in vita, i benefici del successo ottenuto dalle sue pubblicazioni a puntate, veri e propri “eventi letterari” attesi con impazienza.

I suoi libri hanno fatto parte del “corredo formativo” di parecchie generazioni, per “perdere leggermente di smalto” negli ultimi anni, pur restando innegabili crocevia di “Grandi Speranze”.

Poi guardai le stelle e pensai come doveva essere atroce per un uomo, mentre sta morendo di freddo, alzare gli occhi al cielo e non trovare in tutta quella miriade scintillante né aiuto né pietà.

Foto | angeltearsgroup6

"Retablo" di Vincenzo Consolo

pubblicato da Sara R. in: scrittori libri narrativa italiana

Questo libro arriva dalla libreria del mondo offeso di Milano, da un caso a dir poco provvidenziale e dal prezioso consiglio di Laura. E’ la storia di un viaggio che ho letto durante un viaggio. Proprio così, solo che il mio “traslarmi” si è sviluppato molto più a nord delle latitudini indicate nel magico miscuglio agrodolce di parole, che Consolo ha saputo impastare come la migliore delle paste martorane, talmente ben fatta da sembrar quasi più bella e invitante dell’originale.

È la vicenda di due uomini, il nobile pittore lombardo Fabrizio Clerici e dell’umile fraticello Isidoro. Due facce della vita e due concezioni dell’amore, il primo epurato nelle maglie della distanza e della ragione, il secondo smisurato, irrequieto e passionale fin sul limitare della follia, che si intrecciano con il destino della bella e sfortunata Rosalia. Il tutto accade in Sicilia, un’isola attraversata in maniera irregolare, che offre ospitalità e saccheggi, grandi onestà d’animo, banchetti e meschinerie a profusione. Una terra d’arte e di storia che giace sul mare come dimentica di sé stessa.

La narrazione si sviluppa sotto forma di diario indirizzato a Donna Teresita, colei che fa palpitare graziosamente il cuore del nostro artista, che intende regalarle un “quadro” in onore delle sue origini sicule per parte di madre. Un’occasione che permetterà al narratore-Fabrizio di immedesimarsi con i personaggi incontrati e di continuare il suo racconto nonostante le innumerevoli peripezie e l’inserto dedicato alla “Confessione di Rosalia”. Il finale arriva in fretta, come una specie di cesura-fisica che ci risulta difficile immaginare più fatalista.

[…] Mai sempre tuttavia il viaggio, come distacco, come lontananza dalla realtà che ci appartiene, è un sognare. E sognare è vieppiù lo scrivere, lo scriver mormorando del passato come sospensione del presente, del viver quotidiano. E un sognare infine, in suprema forma, è lo scriver d’un viaggio, e d’un viaggio nella terra del passato. […]

Video da cirosca3

"Il teschio sacro" di James Rollins

pubblicato da Sara R. in: case editrici scrittori libri Novità

"Il teschio sacro" di James RollinsQuesta è una storia che si intreccia con le fondamenta stesse degli Stati Uniti d’America. Perché “la terra delle opportunità per tutti”, non affonda le sue radici unicamente negli ideali della rivoluzione francese e della massoneria, come si potrebbe pensare. La tesi di James Rollins (pubblicata in italiano da Editrice Nord) propende piuttosto verso uno strano intreccio di tribù indiane, maledizioni, e tesori nascosti. E se lo stesso Thomas Jefferson “era affascinato dalla cultura e dalla storia dei nativi americani fino a sviluppare una vera e propria ossessione”, come ci avverte la nota storica premessa al romanzo, ci dev’essere ben più di un punto in comune.

Si tratta, per farla breve, di una vicenda complessa che gira intorno ad un oggetto mitico: “Il teschio sacro” del titolo, dalle lunghe zanne e le pareti ricoperte d’oro, che possiede poteri inimmaginabili e giace sepolto con una folta schiera di uomini vestiti come degli indios, ma dalla pelle davvero troppo chiara.

Un intrigo che lascia una traccia di sé, visibilissima e misteriosa: il famoso dipinto di John Trumbull raffigurante proprio la firma della dichiarazione d’indipendenza, che, oltre ad immortalare il momento solenne, solleva molti dubbi sull’identità dei personaggi che fanno da sfondo ai veri sottoscrittori del documento.

[…] Si gettò a capofitto nella galleria, attraversò la camera delle mummie e corse verso la luce del giorno. All’ingresso si fermò, ricordando di nuovo l’ultimo avvertimento del nonno di Charlie, riguardo a quanto sarebbe successo se qualcuno fosse riuscito a uscire da quella grotta. Finirebbe il mondo. Con le lacrime agli occhi, Trent scosse la testa. Le superstizioni avevano ucciso il suo migliore amico, non aveva intenzione di lasciare che a lui accadesse la stessa cosa. Con un salto, tornò nel mondo normale. […]

Via | editricenord.it

"Merce di scambio" di Ugo Mazzotta

pubblicato da Sara R. in: scrittori libri giallo e noir narrativa italiana

Se hai dodici anni e qualcuno ti porta via da tutto, non ci metti molto a capire che la cosa puzza di losco. Se ci aggiungi che tutto ciò accade a Napoli, che l’attività di famiglia è un night club pieno di escort e che il tuo patrigno non ha proprio l’aria completamente pulita, il resto viene quasi da sé. E’ un po’ così che si sviluppa la trama dell’ultimo libro di Ugo Mazzotta per Todaro Editore. La “Merce di scambio” in questione si chiama Federico Sodano e si troverà, suo malgrado, al centro di un bieco ricatto volto a far pressione proprio sul patrigno Marco, invischiato in affari con gente che non scherza.

Ma per fortuna che dall’altro lato c’è anche chi potrebbe aiutarlo. Si tratta del sovrintendente Giorgia Colucci, un’amica della madre che Federico ha sempre chiamato Zia, ed è proprio a lei che perverrà un’inquietante richiesta di aiuto via sms. Poi c’è il Commissario Alice Caturano, che si getta talmente a fondo nelle indagini, da rischiare di farsi togliere il caso… ma è inutile dirvi che non finisce così.

booktrailer da KobalFilm

Via | ugomazzotta.com

In morte di Vincenzo Consolo

pubblicato da Sara R. in: scrittori Alfa e Omega

Vincenzo Consolo secondo Carla CeratiNon aspettatevi un coccodrillo. Non avevo pezzi pronti nel cassetto per la morte di Vincenzo Consolo. Non ce li avevo semplicemente perché, nonostante l’età avanzata e la lunga malattia, ho sempre creduto che non potesse andarsene così… e invece, con mio sommo disappunto, lo ha fatto davvero. Ha riunito le immagini della sua Sicilia d’origine, stampate nella retina come splendidi presepi viventi, gli anni di impegno giornalistico, i suoi numerosi scritti, il grosso pezzo di secolo che ha attraversato e Milano, la città nella quale viveva dal fatico ‘68 e anche il luogo in cui ha visto la fine.

Ne ha fatto un fagotto leggero e se ne è andato così, sottobraccio con un anno che farà a meno di lui come ha fatto a meno, già prima di nascere, del suo grande amico Sciascia, ritrovandosi congenitamente orfano di forti guide. Un po’ come quel Sud fiero e ferito dei romanzi che, da narratore fedele alla missione civile dell’intellettuale, impreziosiva di vita e di lotta, un po’ come l’intero paese, in balia di separatismi e provincialismi, che non avrebbero potuto essere più alieni dal suo sereno spirito di apertura.

Se ne è andato Vincenzo Consolo, rivelato alla scrittura con “Il sorriso dell’ignoto marinaio” (1976), collaboratore in Rai, consulente editoriale per Einaudi e Premio Strega 1992. Una figura dall’ombra densa di significati, come emerge nello spezzone di intervista che riportiamo:

[…] Negli anni in cui ho scritto “Retablo” c’era l’esplosione della contestazione giovanile per cui i teorici dicevano che bisognava leggere soltanto saggistica e che la letteratura era un’attività borghese. Mi sembrava enorme questa faccenda qui e allora ho pensato di rivendicare quello che era il ruolo della letteratura e della poesia. […] Soltanto la letteratura può rappresentare quelli che sono i sentimenti dell’uomo.[…]

Immagine di Carla Cerati, tratta da Scena e fuori scena, Electa, Milano,1988

Via | mezzocielo.it

Il bosco dei libri di Terragona

pubblicato da Sara R. in: scrittori libri curiosità


Vedendolo così non si penserebbe ad altro che ad un bosco, come tanti altri. Ed in effetti lo è, ma in una declinazione un po’ speciale. Si tratta dell’ultima creazione di Abraham Méndez Ramos, catalano d’adozione, impresario nel settore terziario, a sua volta autore e presidente del Club degli scrittori misconosciuti. Un’iniziativa che parte proprio dall’idea di rendere l’esperienza delle passeggiate nei boschi ancora più interessante. Ed ecco il colpo di genio, restituire simbolicamente i libri alla materia stessa che ne ha permesso la produzione.

Sessanta infatti gli alberi centenari del “piccolo polmone” ubicato nel pieno della zona urbana di Roda de Bará, che “ospitano” sui loro tronchi delle “foglie” singolari come “I fondamenti di Filosofia Naturale” di J. L. Martín Gª Alós o “I sogni del silenzio” (in catalano) di A. Prat Gelabert. Attaccate con un filo resistente sulle loro cortecce, ci sono infatti alcune pagine plastificate di ben sessanta opere che potrebbero aumentare in maniera esponenziale. Gli scrittori sono invitati a portare un estratto dei propri lavori, accompagnati da una breve biografia, per contribuire all’espansione di questa “originale foresta”. E se dovessero cadere sarà solo per mano della natura.

Video da abrahamméndezramos

Via | museodelescritor.blogspot.com

Kurt Vonnegut e la forma delle storie

pubblicato da Andrea Coccia in: scrittori

Una fiaba

Che Kurt Vonnegut fosse un gran geniaccio non c’è alcun dubbio, anche perché gli unici che ne dubitano sono dei bacchettoni baciapile americani, che ancora cercano di vietare i suoi libri nelle biblioteche scolastiche. A provarlo ulteriormente è una teoria che Vonnegut partorì scrivendo una tesi di laurea che propose all’Università di Chicago e che si fonda sulla certezza che ogni narrazione può essere disegnata schematicamente. A citare questa idea e a pubblicare alcuni dei geniali schizzi di cartesiani del genio di Indianapolis è il sito Personal Report, segnalatomi da un caro amico manto-catalano, anima della social-life del Festivaletteratura.

Gli schemi disegnati da Vonnegut, da sempre dotato di un ottimo spirito matematico, mettono in relazione il tempo della storia con l’andamento della fortuna del protagonista, dando risultati veramente interessanti. Si parte dal semplice dallo schema della fiaba, riassunta attraverso una curva sinusoidale a tendenza positiva, e si arriva ai miti della creazione - una sorta di diagramma a scala verso l’assoluto positivo.

Ma gli esempi più geniali sono a mio parere due, quello relativo alla Metamorfosi di Kafka, una curva che dalla sfiga porta alla sfiga assoluta e quello della mitologia cristiana, che, molto simile ai miti della creazione, dopo aver raggiunto un certo grado di fortuna, crolla nella sfiga grazie alla merenda a base di mele di Eva.

Qui di seguito trovate gli schemi, sono sicuro che li riconoscerete al volo.

La metamorfosi di KafkaMiti della creazioneMitologia cristianaL'Amleto

Via | PersonalReport

"La madre" di Giuseppe Ungaretti

pubblicato da Sara R. in: scrittori poesia

Madre e figlio di KlimtUn attimo poetico che risale a qualche decennio fa. Sicuramente il testo ha un’area d’antan, con tutti quei riferimenti fin troppo religiosi, ma ciò non toglie che l’adorazione verso una figura tanto amata, come quella materna, non ha proprio niente di scontato, passato o banale. E’ anzi un segno imperituro di trasmissione generazionale, iscritto più che nel sangue, nella memoria stessa della specie umana.

Ma c’è una cosa con la quale non concordo con Ungaretti, lasciatemelo dire. Nessuna madre resisterebbe immobile, seppur fremente, ad aspettare la propria creatura sottoposta al giudizio divino, per accoglierla tra le sue braccia solo dopo che questo si sia pronunciato favorevolmente. L’immagine potrebbe a prima vista trasmettere un un senso della maternità moralizzato, che non si concilia troppo con una dimensione d’amore immenso e trascendente, ma con una specie di innato fatalismo, che però si dissolve immediatamente nell’enorme desiderio di ritrovarsi degli ultimi indimenticabili versi.

Ricorderai d’avermi atteso tanto,
E avrai negli occhi un rapido sospiro.

Via | club.it

Gian Paolo Serino contro i furbetti dell'inchiostrino

pubblicato da Andrea Coccia in: scrittori critica

camilla baresani, giuseppe di piazza, gian paolo serino, satisfictionQuesta settimana la voglio iniziare segnalandovi un bel pezzo di Gian Paolo Serino apparso stamane su Satisfiction.me e dedicato a un rito che fa parte da sempre del folklore della critica letteraria italiana, vale a dire l’autoincensarsi o il pubblicizzarsi a vicenda.

Il caso di cui parla Serino nel suo articolo - badate bene, non è certo l’unico e non sarà assolutamente l’ultimo - riguarda una recensione apparsa sul Corriere della Sera di lunedì scorso e dedicata al libro I quattro canti di Palermo, del giornalista Giuseppe Di Piazza.

Fin qui, direte voi, che c’è di male? In realtà di male non c’è niente, ad esserci è semplicemente qualcosa di strano, direi di cattivo gusto. Scrive Serino: “Giuseppe Di Piazza è il Direttore di “Sette” per cui la Baresani scrive a cottimo (non è assunta: più articoli le commissionano più la pagano in euro e visibilità). Quindi recensisce il suo Direttore. E lo recensisce sulle pagine del Corriere della Sera, di cui Sette è l’allegato.”

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È morto lo scrittore Carlo Fruttero. Aveva 85 anni.

pubblicato da Roberto Russo in: scrittori

Carlo Fruttero (1926-2012)A 85 anni è morto oggi Carlo Fruttero. Il suo nome è legato a quello di Franco Lucentini, con il quale ha diretto la collana di fantascienza Urania per Mondadori dal 1961 al 1986. Non solo. Fruttero & Lucentini era ormai diventato un unico nome - abbreviato spesso in F&L - con il quale i due scrittori hanno scritto per il giornalismo, hanno fatto traduzioni, hanno partorito romanzi e gialli, molto amati dal pubblico. Dal loro romanzo La donna della domenica del 1972, Luigi Comencini trasse il film omonimo nel 1975 mentre da un altro loro romanzo – A che punto è la notte (1979) – Nanni Loy ne trasse una ministerie televisiva nel 1984.

Dopo la morte di Franco Lucentini (avvenuta il 5 agosto 2002), Carlo Fruttero non scrisse per un periodo, salvo poi riprendere nel 2006 con Donne informate sui fatti (Mondadori). Del 2010 è Mutandine di chiffon, edito sempre da Mondadori. Nello stesso anno 2010 Carlo Fruttero ha ricevuto il Campiello alla carriera, con al seguente motivazione:

Scrittore di raffinata cultura, sensibile agli stimoli della modernità, non ha esitato tra l’altro a cimentarsi per tempo con la fantascienza e i fumetti. La scrittura di Fruttero ha il pregio di conciliare divertita leggerezza e severa esattezza, di mettere a nudo con pensosa ironia i luoghi comuni e i falsi miti del nostro tempo.

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