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saggi

New York diaries 1609-2009, di Teresa Carpenter

pubblicato da sara in: saggi antologie

ney york Segnalo un originale “diario” di New York raccontata dagli occhi di personaggi famosi del mondo della letteratura, dell’arte, della scienza, strutturato come un “puzzle” dei loro diari ed epistolari, articoli di giornale.

Il libro si chiama New York Diaries 1609-2009, di Teresa Carpenter (Modern Library), ed è la struttura a meritare un plauso per originalità, visto che è ordinata cronologicamente come un vero diario, giorno dopo giorno. Ad esempio fu il 3 maggio del 1947 che Simone de Beauvoir ci racconta come decise di preferire il bourbon alla marjuana, e il capitolo del diario relativo appunto al 3 maggio del 1947 sarà lei a riempirlo con il suo racconto. E così via, autore dopo autore.

Così siamo testimoni di Henry Hudson che guarda il fiume che un giorno gli sarà dedicato, ci sono le riflessioni torve di Edgar Allan Poe su Brooklyn, che lo disgustava, e diamo uno sguardo alla processione di gente al funerale di Lincoln. C’è anche il resoconto di certe cene di Albert Camus a Chinatown o Anais Nin che definisce la città solo “una brutta prigione” mentre ci si accorge che Edison scriveva davvero bene, nota l’articolista del NyTimes.

Il tutto per la bellezza di 486 pagine (anche poche, in realtà, ma alcuni giorni, segnala il NyTimes, si riducono a poco più che uno stralcio di frase). Chissà se l’idea stuzzicherà anche qualche autore italiano che si imbarcherà nell’impresa di dedicare un’opera tale a una delle nostre città.

I bambini francesi non buttano via il cibo, di Pamela Druckeman

pubblicato da sara in: saggi antologie narrativa straniera

french children Ora, che i francesi (e le francesi, in particolare) abbiano una marcia in più, lo abbiamo sempre saputo, a partire dal best seller Le francesi non ingrassano di Mireille Guiliano (S&K), che rivelava già dal titolo una verità universalmente nota, per l’invidia di tutte noi.

Le francesi non ingrassano, semplicemente, perchè NON mangiano. Sono superiori alla fame. Hanno altro da fare. Il loro proverbiale savoir faire, naturalmente, lo applicano con successo anche nell’educazione dei figli (e ti pareva).

La questione, scrive Pamela Druckeman nel suo French children don’t throw food (ed. Doubleday), segnalato dal Guardian, è che i francesi sanno dosare “massima severità e massima libertà” nel loro rapporto con i bambini. Sanno far loro attendere quello che vogliono. Hanno la loro “semplice, calma autorità” nel farlo. Difficilmente imitabile a partire da una serie di regole teoriche, e infatti l’autrice descrive la sua esperienza sul campo, e non compone un rigido manuale.

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Conversazioni sull'educazione, di Zygmunt Bauman

pubblicato da Roberto Russo in: saggi filosofia

Conversazioni sull'educazione, di Zygmunt BaumanVari sono gli aspetti che possono essere messi in evidenza del libro-intervista Conversazioni sull’educazione di Zygmunt Bauman in collaborazione con Riccardo Mazzeo, edito recentemente da Erickson. Mi soffermo su due che mi hanno coinvolto di più.

Il primo aspetto riguarda la speranza. Nel dialogo che si intesse tra Riccardo Mazzeo e Zygmunt Bauman si respira la speranza per un futuro migliore. Difficile da attuare, certo, ma non impossibile. Questo è uno dei ruoli dell’educazione: formare alla speranza. Dice il celebre sociologo e filosofo polacco:

La convinzione che mi spinge a cercare, pensare e scrivere nel corso degli anni è che per fare un uso appropriato della libertà di scelta […], abbiamo bisogno di essere consapevoli di quella gamma di azioni insite nel “fato” (il momento storico non scelto in cui dobbiamo agire) e della gamma di azioni alternative […] fra cui possiamo scegliere […] C’è […] molto spazio per la preoccupazione ma non ce n’è affatto per la disperazione. Quanto alla tua domanda se, date le pressioni, le mode e le eccentricità che sembrano oggi prevalere in modo soverchiante, ci sia ancora permesso sperare o attenderci che i nostri figli e studenti si comportino in modo differente da quello che mettono in atto nella maggior parte dei casi, la mia risposta è “sì”. Se è vero (e lo è) che ciascuna gamma di circostanze contiene alcune opportunità accanto ai pericoli, è anche vero che ciascuna di essere è pregna sia di ribellione sia di conformismo. Non dimentichiamo che ogni maggioranza all’inizio era una minuscola, invisibile e impercettibile minoranza. E che perfino le querce centenarie provengono da ghiande ridicolmente minuscole.

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L'effetto Pinocchio, di Suzanne Stewart-Steinberg

pubblicato da Roberto Russo in: saggi

L'effetto Pinocchio, di Suzanne Stewart-SteinbergC’è un periodo storico della nostra storia patria che è poco analizzato: quello che va dal 1861 al 1922. Non sono due date a caso, ma due momenti importanti per lo Stivale: l’unità d’Italia, la prima data, e l’ascesa del fascismo, la seconda. Si tratta di un periodo che potremmo definire mitico, in quanto in questi anni si costituisce il (fragile) assetto politico alla ricerca di una cultura per l’Italia unita. Sono proprio questi anni che Suzanne Stewart-Steinberg – docente di letteratura comparata (con particolare interesse per la politica e la letteratura italiane e tedesche nel XIX e XX secolo) presso la Brown University (Providence, Rhode Island, USA) – scandaglia nel suo poderoso saggio L’effetto Pinocchio. Italia 1861-1922. La costruzione di una complessa modernità, tradotto in italiano da Anna Maria Paci e pubblicata per i tipi di Elliot.

È un periodo praticamente sconosciuto – scrive l’autrice – vittima di una sorta di inerzia metodologica da parte della critica, tradizionalmente concentrata sul precedente periodo risorgimentale o sul successivo periodo fascista (con qualche eccezione, dovuta in particolare alle storiche del femminismo e di alcuni sociologici della cultura).

La studiosa, quindi, presenta nel suo saggio alcuni aspetti peculiari di quel sessantennio e li analizza in maniera approfondita, facendo ricordo acne a diverse immagini d’epoca. La simbologia intorno al quale si impernia lo studio è quella di Pinocchio, le cui avventure furono pubblicate da Carlo Collodi per la prima volta, a puntate, su Il Giornale per i bambini tra il luglio del 1881 e il gennaio 1883 e poi ripubblicate in volume a Firenze nel 1883.

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Medioevo romantico, di Paolo Golinelli

pubblicato da Roberto Russo in: poesia saggi narrativa italiana

Paolo Golinelli, Medioevo romanticoA voler ben guardare, cos’è che unisce noi italiani in un’unica identità? Di primo acchito verrebbe da dire: poco o nulla. Poi magari ci si pensa e iniziamo a trovare varie motivazioni. Dalla geografia particolare che definisce bene i confini all’unità religiosa (il cattolicesimo, con tutti i suoi pro e i suoi contro): in mezzo, una marea di di motivazioni, più o meno condivisibili. Ma c’è qualcosa di più profondo? Paolo Golinelli, ordinario di storia medievale e didattica della storia all’università di Venezia, individua il collante dell’identità nazionale nel Medioevo. Così lontano nel tempo? Secondo Golinelli sì e gli argomenti che porta a sostegno della sua tesi sono affascinanti e condivisibili.

Golinelli, rifacendosi a Ludovico Antonio Muratori, vede nel Medioevo “le origini delle nostre tradizioni, dei nostri costumi, delle nostre leggi, della nostra letteratura”. Ed è proprio nella letteratura la chiave di volta dell’unità nazionale italiana:

La presenza di una letteratura nazionale, con la sua capacità di veicolare narrazioni, esempi eroici, interpretazioni e ideali attraverso i mezzi più diversi – dalla scrittura alla trasmissione orale; dal teatro alle immagini, alla musica – nei qual gran parte del popolo si identificava, costituì il cemento unificatore della nostra nazione. C’è quindi un forte nesso tra Medioevo e Ottocento italiano, testimoni di un duplice “risorgimento della nazione” […]: il primo di carattere linguistico e culturale, il secondo approdato all’indipendenza e all’unità nazionale.

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Noi siamo il nostro cervello, di Dick Swaab

pubblicato da Roberto Russo in: saggi

Noi siamo il nostro cervello, di Dick SwaabCosa ti dice il cervello? È questo il titolo di una serie di documentari andati in onda non molto tempo fa sulla piattaforma Sky. I documentari - attraverso mille esempi e giochini da fare anche da casa – mostravano la bellezza e la complessità del nostro cervello e fornivano spiegazioni su questo o quell’aspetto del suo funzionamento. Se il mondo del cervello vi affascina e volete approfondire alcuni aspetti, senza tuttavia perdervi nei meandri di spiegazioni troppo scientifiche, allora il libro di Dick Swab fa per voi.

Noi siamo il nostro cervello. Come pensiamo, soffriamo e amiamo è un volume di poco meno di cinquecento pagine, pubblicato in Italia per i tipi di Elliot che “svela tutte le scoperte sul cervello degli ultimi quarant’anni”, come leggiamo nella fascetta promozionale allegata al libro stesso. Il percorso del libro è, ovviamente, molto ampio e segue le varie fasi del nostro cervello dallo “sviluppo, nascita e cure parentali” fino alla morte e oltre, con un capitolo finale – il ventunesimo – sull’evoluzione. Disck Swaab, da luminare quale è, ci presenta vari aspetti del “come” funziona il cervello, del “perché” fa alcune cose e del “percome” non ne fa altre. Affronta questioni che tutti, bene o male, ci siamo chiesti più di una volta (il feto prova dolore? Perché ci sono così tante persone religiose?) ma anche illustra, con serietà e competenza, le varie “malattie”: dalla BIID (Body Integrity Identity Disorder) che porta le persone a considerare estranea a sé una parte del proprio corpo (un braccio, una gamba), alla sindrome di Prader-Willi (malattia rara che porta i ragazzi a uccidersi letteralmente di cibo), all’autismo, alla schizofrenia; ma anche questioni riguardanti il cervello e lo sport, il cervello e il sesso e così via.

Veniamo al mondo con un cervello reso unico dalla combinazione del patrimonio genetico e della programmazione che avviene durante lo sviluppo all’interno dell’utero e nel quale sono già fissati in misura rilevante i nostri tratti caratteriali, i nostri talenti e i nostri limiti. Ciò non vale solo per il QI, per il fatto di essere mattinieri o nottambuli, per il grado di spiritualità, il comportamento nevrotico, psicotico, aggressivo, antisociale e non conformista, ma anche per la probabilità di essere colpiti da malattie nervose come schizofrenia, autismo, depressione e tendenza a sviluppare dipendenze. Una volta adulti, vi sono molti limiti alle possibilità di modificare il nostro cervello, e le nostre caratteristiche sono ormai fissate. La funzione del cervello è determinata dal processo di formazione che si è svolto in questo modo, noi siamo il nostro cervello.

Dick Swaab
Noi siamo il nostro cervello.
Come pensiamo, soffriamo e amiamo

traduzione di David Santoro
Elliot edizioni, 2011
ISBN 978-88-6192-227-3
pp. 480, euro 22

Mezzanotte a Parigi, di Dan Franck

pubblicato da Giammarco Raponi in: saggi romanzo storico

Parigi, almeno fino all’arrivo della seconda guerra mondiale, si sa, era il crogiuolo dell’arte – intesa nel senso più alto del termine. Lì si incrociavano le esperienze più autentiche che avrebbe marchiato a fuoco tutto il Novecento e oltre.

Inutile fare un elenco delle personalità che in quel periodo hanno frequentato i caffè, le mostre, i salotti. Basti dire che Parigi era concretamente il sogno da raggiungere per chiunque volesse confrontarsi con il mondo artistico e volesse scommettere sul proprio. Ma il sogno si è infranto con l’invasione dei nazisti e, di fatto, ha determinato la migrazione dell’arte dall’Europa agli Usa che, da quel momento in poi, sono diventati il motore propulsore della contemporaneità.

Con il fiuto del romanziere che è, Dan Franck – francese che oltre a essere scrittore è anche sceneggiatore – scrive un libro di estremo interesse: Mezzanotte a Parigi, appena edito da Garzanti.

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Propaganda. L'origine della più potente loggia massonica

pubblicato da Roberto Russo in: saggi

Propaganda. L'origine della più potente loggia massonicaScrive Lucia Visca nella premessa al suo libro Propaganda. L’origine della più potente loggia massonica edito da Castelvecchi:

Se è esistita la P2, se è vero che esiste la P3 e perfino la P4, non può che esserci stata anche la P1. Perché le logge si numerano così, da quando Salomone edificò il Tempio. Mai loggia può chiamarsi come la precedente. Rinascere sì, come l’Araba Fenice. Ma il nome deve essere diverso, basta un numero ordinale a fare la differenza. Al contrario dell’Araba Fenice, che rinasceva ogni volta più bella, quando si tratta di loggia P, anni e malavvezzo senso della cosa pubblica sono andati deteriorandola. Ogni volta peggio, ogni volta più segreta fino a sfumare nell’incertezza […] Sempre che il moto primo, quella loggia Propaganda nata alla fine dell’Ottocento, sia stata cosa onorevole. Ma questa è un’altra storia, da analizzare con cura a tempo debito.

Il testo di Lucia Visca – giornalista e autrice, sempre per Castelvecchi, di un testo su PPP dal titolo Pier Paolo Pasolini, una morte violenta – è una storia d’Italia alternativa (o parallela, se preferite) in cui si tratteggiano “a tinte vivide alcune vicende che hanno attraversato e tuttora sembrano attraversare i Palazzi del potere”, per usare le parole di Gian Carlo Caselli che firma la prefazione.

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La scienza del bacio, di Sheril Kirshenbaum

pubblicato da Roberto Russo in: saggi

La scienza del bacio, di Sheril KirshenbaumProvate a prendere qualcosa di totalmente irrazionale come il bacio e a studiarlo in maniera scientifica e multidisciplinare: la scintilla che scoccherà tra questi due elementi – irrazionale e razionale – darà origine a qualcosa di nuovo. Nel caso del saggio di Sheril Kirshenbaum ci troviamo dinanzi a qualcosa di nuovo e, al contempo, di molto bello. La scienza del bacio. Cosa dicono le nostre labbra è un testo molto interessante pubblicato in Italia da Raffaello Cortina.

Afferma l’autrice – biologa, ricercatrice presso l’Università del Texas e giornalista scientifica –:

Un bacio è uno dei più pregnanti scambi possibili fra due persone: serve da linguaggio non verbale e comunica i nostri sentimenti più profondi quando le parole proprio non ce la fanno. È un atto con significati e risonanze senza numero: può essere simbolo di amore e desiderio o saluto stereotipato fra familiari e amici. Per molti di noi è stato parte della nostra prima presentazione al pianeta Terra, e spesso ha a che fare anche con la nostra uscita di scena. Alcuni baci restano impressi indelebilmente nella mente e nel cuore, altri sono subito dimenticati. In tutti i continenti e in tutte le epoche il bacio è o è stato una delle attività più importanti della vita.

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Dio. Un'ipotesi sbagliata, di Victor J. Stenger

pubblicato da Roberto Russo in: saggi

Dio. Un'ipotesi sbagliata, di Victor J. StengerCi sono dei libri che si dovrebbero leggere indipendentemente dal proprio credo religioso. Dio. Un’ipotesi sbagliata. Perché la scienza non crede in Dio di Victor J. Stenger con un’articolata introduzione di Christopher Hirchens edito da Orme è uno di questi. Se siete atei o anti-teisti questo denso saggio confermerà le vostre idee; se credere in un dio personale questo libro potrà presentarvi le varie ragioni di chi non crede in modo che possiate, qualora lo vogliate, difendere il vostro credo in una maniera seria, senza dover ricorrere ad astruse argomentazioni alle quali, purtroppo, i credenti fanno ricorso.

Il saggio di Stenger è un percorso in dieci capitoli che prova a confutare tutte le varie prove dell’esistenza di un ente superiore e del suo interessamento alla condizione di noi esseri umani. Le conclusioni a cui giunge l’autore possono essere condivise o meno, ma non denigrate. Uno dei punti di forza di questo saggio, infatti, a mio modo di vedere è l’ampio apparato critico: un totale di 359 note (messe, purtroppo, a fondo libro e quindi scomode da consultare durante la lettura) e di 17 pagine di bibliografia che puntellano tutti i passaggi dello sviluppo del pensiero di Stenger.

Dio. Un’ipotesi sbagliata. Un’ipotesi sbagliata? Forse sì; forse no. Ma arroccarsi a priori in una posizione intoccabile (sia per un verso che per l’altro, sia chiaro) è semplicemente infantile. Provate a leggere questo denso saggio e poi mi direte.

Victor J. Stenger
Dio. Un’ipotesi sbagliata.
Perché la scienza non crede in Dio

introduzione di Christopher Hitchens
traduzione di Matteo Vignali
Orme edizioni, 2008 [seconda edizione 2011]
ISBN 9788888774893
pp. 254, euro 18