Cosa ti dice il cervello? È questo il titolo di una serie di documentari andati in onda non molto tempo fa sulla piattaforma Sky. I documentari - attraverso mille esempi e giochini da fare anche da casa – mostravano la bellezza e la complessità del nostro cervello e fornivano spiegazioni su questo o quell’aspetto del suo funzionamento. Se il mondo del cervello vi affascina e volete approfondire alcuni aspetti, senza tuttavia perdervi nei meandri di spiegazioni troppo scientifiche, allora il libro di Dick Swab fa per voi.
Noi siamo il nostro cervello. Come pensiamo, soffriamo e amiamo è un volume di poco meno di cinquecento pagine, pubblicato in Italia per i tipi di Elliot che “svela tutte le scoperte sul cervello degli ultimi quarant’anni”, come leggiamo nella fascetta promozionale allegata al libro stesso. Il percorso del libro è, ovviamente, molto ampio e segue le varie fasi del nostro cervello dallo “sviluppo, nascita e cure parentali” fino alla morte e oltre, con un capitolo finale – il ventunesimo – sull’evoluzione. Disck Swaab, da luminare quale è, ci presenta vari aspetti del “come” funziona il cervello, del “perché” fa alcune cose e del “percome” non ne fa altre. Affronta questioni che tutti, bene o male, ci siamo chiesti più di una volta (il feto prova dolore? Perché ci sono così tante persone religiose?) ma anche illustra, con serietà e competenza, le varie “malattie”: dalla BIID (Body Integrity Identity Disorder) che porta le persone a considerare estranea a sé una parte del proprio corpo (un braccio, una gamba), alla sindrome di Prader-Willi (malattia rara che porta i ragazzi a uccidersi letteralmente di cibo), all’autismo, alla schizofrenia; ma anche questioni riguardanti il cervello e lo sport, il cervello e il sesso e così via.
Veniamo al mondo con un cervello reso unico dalla combinazione del patrimonio genetico e della programmazione che avviene durante lo sviluppo all’interno dell’utero e nel quale sono già fissati in misura rilevante i nostri tratti caratteriali, i nostri talenti e i nostri limiti. Ciò non vale solo per il QI, per il fatto di essere mattinieri o nottambuli, per il grado di spiritualità, il comportamento nevrotico, psicotico, aggressivo, antisociale e non conformista, ma anche per la probabilità di essere colpiti da malattie nervose come schizofrenia, autismo, depressione e tendenza a sviluppare dipendenze. Una volta adulti, vi sono molti limiti alle possibilità di modificare il nostro cervello, e le nostre caratteristiche sono ormai fissate. La funzione del cervello è determinata dal processo di formazione che si è svolto in questo modo, noi siamo il nostro cervello.
Dick Swaab
Noi siamo il nostro cervello.
Come pensiamo, soffriamo e amiamo
traduzione di David Santoro
Elliot edizioni, 2011
ISBN 978-88-6192-227-3
pp. 480, euro 22
Parigi, almeno fino all’arrivo della seconda guerra mondiale, si sa, era il crogiuolo dell’arte – intesa nel senso più alto del termine. Lì si incrociavano le esperienze più autentiche che avrebbe marchiato a fuoco tutto il Novecento e oltre.
Inutile fare un elenco delle personalità che in quel periodo hanno frequentato i caffè, le mostre, i salotti. Basti dire che Parigi era concretamente il sogno da raggiungere per chiunque volesse confrontarsi con il mondo artistico e volesse scommettere sul proprio. Ma il sogno si è infranto con l’invasione dei nazisti e, di fatto, ha determinato la migrazione dell’arte dall’Europa agli Usa che, da quel momento in poi, sono diventati il motore propulsore della contemporaneità.
Con il fiuto del romanziere che è, Dan Franck – francese che oltre a essere scrittore è anche sceneggiatore – scrive un libro di estremo interesse: Mezzanotte a Parigi, appena edito da Garzanti.
Scrive Lucia Visca nella premessa al suo libro Propaganda. L’origine della più potente loggia massonica edito da Castelvecchi:
Se è esistita la P2, se è vero che esiste la P3 e perfino la P4, non può che esserci stata anche la P1. Perché le logge si numerano così, da quando Salomone edificò il Tempio. Mai loggia può chiamarsi come la precedente. Rinascere sì, come l’Araba Fenice. Ma il nome deve essere diverso, basta un numero ordinale a fare la differenza. Al contrario dell’Araba Fenice, che rinasceva ogni volta più bella, quando si tratta di loggia P, anni e malavvezzo senso della cosa pubblica sono andati deteriorandola. Ogni volta peggio, ogni volta più segreta fino a sfumare nell’incertezza […] Sempre che il moto primo, quella loggia Propaganda nata alla fine dell’Ottocento, sia stata cosa onorevole. Ma questa è un’altra storia, da analizzare con cura a tempo debito.
Il testo di Lucia Visca – giornalista e autrice, sempre per Castelvecchi, di un testo su PPP dal titolo Pier Paolo Pasolini, una morte violenta – è una storia d’Italia alternativa (o parallela, se preferite) in cui si tratteggiano “a tinte vivide alcune vicende che hanno attraversato e tuttora sembrano attraversare i Palazzi del potere”, per usare le parole di Gian Carlo Caselli che firma la prefazione.
Continua a leggere: Propaganda. L'origine della più potente loggia massonica
Provate a prendere qualcosa di totalmente irrazionale come il bacio e a studiarlo in maniera scientifica e multidisciplinare: la scintilla che scoccherà tra questi due elementi – irrazionale e razionale – darà origine a qualcosa di nuovo. Nel caso del saggio di Sheril Kirshenbaum ci troviamo dinanzi a qualcosa di nuovo e, al contempo, di molto bello. La scienza del bacio. Cosa dicono le nostre labbra è un testo molto interessante pubblicato in Italia da Raffaello Cortina.
Afferma l’autrice – biologa, ricercatrice presso l’Università del Texas e giornalista scientifica –:
Un bacio è uno dei più pregnanti scambi possibili fra due persone: serve da linguaggio non verbale e comunica i nostri sentimenti più profondi quando le parole proprio non ce la fanno. È un atto con significati e risonanze senza numero: può essere simbolo di amore e desiderio o saluto stereotipato fra familiari e amici. Per molti di noi è stato parte della nostra prima presentazione al pianeta Terra, e spesso ha a che fare anche con la nostra uscita di scena. Alcuni baci restano impressi indelebilmente nella mente e nel cuore, altri sono subito dimenticati. In tutti i continenti e in tutte le epoche il bacio è o è stato una delle attività più importanti della vita.
Continua a leggere: La scienza del bacio, di Sheril Kirshenbaum
Ci sono dei libri che si dovrebbero leggere indipendentemente dal proprio credo religioso. Dio. Un’ipotesi sbagliata. Perché la scienza non crede in Dio di Victor J. Stenger con un’articolata introduzione di Christopher Hirchens edito da Orme è uno di questi. Se siete atei o anti-teisti questo denso saggio confermerà le vostre idee; se credere in un dio personale questo libro potrà presentarvi le varie ragioni di chi non crede in modo che possiate, qualora lo vogliate, difendere il vostro credo in una maniera seria, senza dover ricorrere ad astruse argomentazioni alle quali, purtroppo, i credenti fanno ricorso.
Il saggio di Stenger è un percorso in dieci capitoli che prova a confutare tutte le varie prove dell’esistenza di un ente superiore e del suo interessamento alla condizione di noi esseri umani. Le conclusioni a cui giunge l’autore possono essere condivise o meno, ma non denigrate. Uno dei punti di forza di questo saggio, infatti, a mio modo di vedere è l’ampio apparato critico: un totale di 359 note (messe, purtroppo, a fondo libro e quindi scomode da consultare durante la lettura) e di 17 pagine di bibliografia che puntellano tutti i passaggi dello sviluppo del pensiero di Stenger.
Dio. Un’ipotesi sbagliata. Un’ipotesi sbagliata? Forse sì; forse no. Ma arroccarsi a priori in una posizione intoccabile (sia per un verso che per l’altro, sia chiaro) è semplicemente infantile. Provate a leggere questo denso saggio e poi mi direte.
Victor J. Stenger
Dio. Un’ipotesi sbagliata.
Perché la scienza non crede in Dio
introduzione di Christopher Hitchens
traduzione di Matteo Vignali
Orme edizioni, 2008 [seconda edizione 2011]
ISBN 9788888774893
pp. 254, euro 18
Una settantina di anni fa, un grande della cultura novecentesca di nome Walter Benjamin analizzava lo stato dell’arte al tempo della sua riproducibilità tecnica. Seppur uomo di intuizioni incredibili, Benjamin non poteva di certo aspettarsi che nel giro di neppure un secolo saremmo arrivati alla riproducibilità virtuale, e non solo dell’arte, ma di ogni esperienza della vita.
Tra quelle esperienze, sicuramente prima di molte altre, c’è il sesso, e anche il sesso a pagamento, che gli adagi di tutto il mondo definiscono non a torto come il lavoro più antico del mondo. In questa nostra epoca di rivoluzioni virtuali, considerato che il sesso a pagamento non sta dando alcun segno di passare di moda, è assolutamente naturale che anche le prostitute restino al passo con i tempi, sfruttando anche loro la grande rete.
E qui arriviamo al punto, perché Claudio Bernieri, giornalista scafato da anni di esperienza come inviato di guerra per l’Europeo, proprio a questo mondo ha dedicato la sua ultima inchiesta, pubblicata qualche giorno fa dalla nuova casa editrice-spin off del portale informativo Affari Italiani e intitolata Escort da Url, viaggio nella nuova prostituzione on & off line”.
Massimiliano Griner e Lilly Vaccaro Theo pubblicano per Nutrimenti il libro Contropotere. La notte della Repubblica e i giornalisti che hanno cercato di fare luce. Si tratta di un testo sui cosiddetti pistaroli, cioè, come ci illumina Wikipedia:
Pistaroli è l’appellativo con cui vengono chiamati, in modo dispregiativo, un pugno di giornalisti d’inchiesta italiani d’assalto negli anni settanta […] Si occupano di seguire tutti gli avvenimenti che accadono in Italia, a partire dalla strage di Piazza Fontana del 1969 andando a seguire le notizie dove accadono, e per questo vengono chiamati pistaroli, dal francese pistards noirs.
Leggere Contropotere è come fare un viaggio all’interno della Storia per trovare altre storie, fatte di verità che si vogliono tenere nascoste, di scoop incredibili, ma anche di piccoli sotterfugi e trucchetti per poter arrivare alla verità (o almeno arrivare a quella che si ritiene possa essere la verità): in proposito è illuminate leggere la storia di Giorgio Zicari e dei suoi mille contatti (e colpi di fortuna) che gli permettevano di arrivare (quasi) sempre per primo sulla notizia (il che, alla fine, gli ha creato non pochi problemi).
Continua a leggere: Contropotere, di Massimiliano Griner e Lilly Viccaro Theo
Karla Dougherty, famosa giornalista americana, nel libro Una diversa follia racconta la sua esperienza diretta di donna che convive da quarant’anni con il disturbo bipolare II.
Una prima e sommaria valutazione ci fa dire che questo è un libro coraggioso. Da anni si discute sulle patologie connesse agli sbalzi dell’umore e alla gestione delle energie, ma solo di recente ci si è addentrati in modo sistematico e preciso nell’universo delle sindromi maniaco-depressive. Ma una tale introduzione non vuol lasciar pensare che l’argomento sia un campo del tutto inesplorato, al contrario. Quello che colpisce è soprattutto il senso di estraneità che avvolge la sindrome bipolare, in generale, di secondo tipo, in particolare.
Non si tratta di un mero trattato scientifico, ma anche, e soprattutto, della narrazione del calvario che l’autrice ha passato fino alla diagnosi. Una diversa follia in un certo senso colma il gap fra letteratura medica e divulgazione, attraverso l’uso di un linguaggio semplice e accessibile e, nelle parti in cui si raccontano esperienze di vita vissuta, con uno stile che riesce a coinvolgere e a far comprendere la particolarità della situazione narrata.
Piano B edizioni è uno di quei piccoli editori, per dirla con le parole di Gianfranco Franchi (che per loro firma L’arte del piano B) che come le cantine artigianali va sostenuta, perchè “pubblica poco ma bene…cose che rimangono nel tempo, non soltanto cose che che nascono per essere lette e consumate in una manciata di settimane, al massimo nel giro di due mesi.” e ha “la sensibilità e l’intelligenza di recuperare libri importanti del passato non soltanto in coincidenza con un anniversario di nascita o di morte di un artista ma in assoluto, in generale”.
Rimando alla lettura del loro catalogo, per verificare le affermazioni di cui sopra, perchè in questo post voglio piuttosto parlare proprio dell’Arte del piano B di Franchi, una delle godibilissime ‘chicche’ del suddetto catalogo, appunto.
Ma che cos’è un “piano b”? Proverbialmente, è un piano “alternativo” da tirare fuori quando quello principale, quello in cui avevi investito tutto, forse, per un motivo o per l’altro non può più essere applicato. Mi viene in mente una frase di If di Kipling:
if you can…
watch the things you gave your life to, broken/
And stoop and build ‘em up with worn-out tools.
Continua a leggere: L'arte del piano B, di Gianfranco Franchi
“Le baiser peut-être” di Belinda Cannone, apparso presso Alma éditeur il 15 settembre 2011, è l’incontournable di oggi. Un’apologia del bacio e del desiderio che si concretizza in una riflessione filosofica sul bacio, simbolo di avvicinamento e di riconoscimento dell’alterità per eccellenza. Un segno “assolutamente simmetrico” che accade intorno al viso e coinvolge entrambe le persone che si scambiano vicendevolmente un gesto tanto intimo, ma soprattutto una metafora stessa della scrittura, come la intende Belinda Cannone. Una “parola scritta” che si fa essenzialmente tramite e cammino verso l’altro.
Ma anche una “volontà di com-prensione” che può esulare il semplice scambio affettivo, per farsi veicolo di sottrazione. Ecco perché ed ecco anche come, una tale tensione, che passa per lo “svisceramento di una lunga serie di ricordi”, può giungere ad un tale scopo comunitario e egoista allo stesso tempo. Un “tentativo di annessione”, non sempre pacifica che passa per un versamento di sangue che non può non evocare un certo conte dalle ali di pipistrello, come quello descritto a pagina 119 del capitolo Cette bouche rouge…
Ricordati di quel quadro di Munch, quei quadri anzi, ce ne sono quattro credo, nei quali si vede una donna sotto un uomo appeso, la cui testa e le spalle si incastrano nel suo braccio bianchissimo formando un quadrato perfetto. L’uomo è protetto in questo scrigno, coperto dai lunghi capelli rossi sparsi su di lui, mentre tutto è oscuro e ostile intorno a loro. Quando l’ha dipinto nel 1893, Munch l’aveva inzialmente intitolato Amour et doleur. Stava cominciando un “Fregio della vita”, quella specie di vasto poema, del quale farà parte il famoso Grido, che rompeva con gli interni pacifici della pittura nordica… Ma la bocca (invisibile) della donna è appoggiata così bene sul collo dell’uomo, da farci sorgere un dubbio: l’accoglie con tenerezza o piuttosto lo morde concentrata e golosa? Dracula ci ha insegnato a non stupirci di tale scivolamento dall’amore alla divorazione, che chiarisce anche il motivo per il quale questi stessi quadri di Munch sono ormai esposti sotto il titolo di Vampiri…
Video da Librairie Mollat