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  <title>booksblog</title>
  <subtitle>booksblog.it</subtitle>
  <rights type="html"><![CDATA[2004-2011 Blogo.it]]></rights>
  <updated>2012-05-23T13:07:27+00:00</updated>
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    <title type="html">Il libro segreto di Gesù, di Simone Venturini</title>
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    <author>
      <name>Roberto Russo</name>
    </author>
    <published>2012-05-14T08:00:26+00:00</published>
    <updated>2012-05-14T08:00:26+00:00</updated>
    <dc:subject>saggi</dc:subject><dc:subject>dan brown</dc:subject><dc:subject>esperienze pre morte</dc:subject><dc:subject>il codice da vinci</dc:subject><dc:subject>il libro segreto di gesù</dc:subject><dc:subject>libri simone venturini</dc:subject><dc:subject>newton compton</dc:subject><dc:subject>simone venturini</dc:subject><dc:subject>studi sulla sindone</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Simone Venturini, officiale dell’Archivio Segreto Vaticano, pubblica con Newton Compton Il libro segreto di Gesù. I codici nascosti della Resurrezione. I tre giorni che hanno cambiato il[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.booksblog.it/post/9895/il-libro-segreto-di-gesu-di-simone-venturini"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/booksblog/simone_venturini_il_libro_segreto_di_ges.jpg" class="post" border="0" align="left" width="228" height="360" alt="Simone Venturini, Il libro segreto di Ges&Atilde;&sup1;" /><a href="http://www.simoneventurini.it/">Simone Venturini</a>, officiale dell’Archivio Segreto Vaticano, pubblica con Newton Compton <em><a href="http://www.newtoncompton.com/libro/978-88-541-3128-6/il-libro-segreto-di-ges%C3%B9">Il libro segreto di Gesù</a>. I codici nascosti della Resurrezione. I tre giorni che hanno cambiato il mondo</em>.</p>
<p>Quattro sono gli elementi da porre in luce di questo studio. Il primo è costituito dal titolo che strizza l’occhio a tutto un genere di libri che intendono svelare un qualche mistero. Trovo che la scelta sia stata intelligente se non altro per avvicinare persone che forse mai avrebbero letto un testo del genere. Mettere nello stesso libro la parola “segreto”, rafforzarla con il fatto che l’autore lavora presso l’Archivio Segreto Vaticano e strizzare l’occhio a <a href="http://www.booksblog.it/tag/dan+brown">Dan Brown</a> (il sottotitolo riporta sia la parole codice che rimanda a <em><a href="http://www.booksblog.it/tag/il+codice+da+vinci">Il Codice da Vinci</a></em> che un tempo di attesa – i tre giorni – che possiamo ritrovare in <em><a href="http://www.booksblog.it/tag/angeli+e+demoni">Angeli e Demoni</a></em>) è un’interessante operazione di marketing.</p>
<p>Il secondo elemento da porre in evidenza è il modo in cui parte il saggio di Venturini: il punto di inizio è quello che si sa di Gesù. Quindi l’autore, che ha conseguito il dottorato presso il Pontificio Istituto Biblico di Roma, passa in rassegna la figura di Gesù come ci viene presentata dai vangeli e dalle testimonianze extraevangeliche. Affronta anche il tema della datazione dei vangeli, soffermandosi sugli studi che il gesuita José O’Callaghan condusse su alcuni frammenti di Qumran e che ipotizzano una retrodatazione dei vangeli.</p>
 <p>
<img src="http://static.blogo.it/booksblog/simone_venturini_.jpg" class="post" border="0" align="left" width="240" height="360" alt="Simone Venturini" />A questo punto – ed è il terzo elemento da sottolineare – Simone Venturini si chiede se i dati in nostro possesso siano affidabili e attendibili per cercare di capire quei tre giorni che hanno cambiato il mondo. Si rende necessario, quindi, un supplemento d’indagine, come lo definisce l’autore, per esaminare altri elementi – tanto interni quanto interni alle Scritture – che forse sono stati tralasciati. Un po’ come se ci trovassimo dinanzi a una scena del crimine e fosse necessario esaminare di nuovo e dettagliatamente tutte le prove e anche produrne di nuove. Per portare avanti il suo supplemento d’indagine Venturini illustra il suo metodo:</p>
<blockquote><p>Origene, l’antico erudito e scrittore ecclesiastico del III secolo, diceva che la sensibilità umana non è costituita solamente dall’udito, dall’olfatto, dalla vista o dal tatto [manca il gusto, ndr]. Esistono, infatti, sensi assai più profondi che ci permettono di cogliere, o meglio di entrare in contatto, con realtà intangibili e invisibili. Origene parlava di “sensi spirituali” di cui l’uomo è naturalmente dotato, ma che debbono essere scoperti ed esercitati.</p></blockquote>
<p>Si muove, quindi, in apparente netto contrasto con il materialismo che ci circonda. Un metodo rischioso, non lo nascondo, ma non per questo meno affascinante. Anzi, a mio modo di vedere, è proprio questo metodo che riesce a portare Venturini a scrivere in maniera interessante di argomenti di cui, forse, qualche volta abbiamo sentito parlare, ma che ci hanno un po’ annoiato.</p>
<blockquote><p>La mia indagine – continua l’autore – punta a far luce su cosa sia effettivamente accaduto nelle ore in cui il corpo di Gesù restò nel sepolcro, prima che le donne giungessero a rendergli l’estremo omaggio. Si tratta di un’indagine che però – più di ogni altra – vuole percorrere piste investigative suggerite anzitutto dal cuore, per poi cercarne una conferma anche a livello scientifico.</p></blockquote>
<p>Da qui lo studio legge e rilegge episodi del vangelo, testimonianze archeologiche, riti propri degli ebrei, si sofferma sulla Sindone, per trarre le sue conclusioni e dare la sua spiegazione su cosa sia successo in quella tomba. È un po’ il cuore del libro.</p>
<p>È qui che si innesca il quarto elemento che ho trovato particolarmente interessante: quello della speranza. Tutti ricordiamo le parole di Gesù al cosiddetto buon ladrone: “Oggi sarai con me in Paradiso”. Ma come è possibile questo dal momento che sia Gesù che il buon ladrone alla fine sono morti? Venturini riprende queste domande che pone durante il supplemento d’indagine nella parte finale del libro che affronta il tema di quello che succede dopo la morte. Due citazioni del libro:</p>
<blockquote><p>Non sappiamo nulla della sua vita [del buon ladrone, ndr], del motivo per cui fu condannato, ma sappiamo che accettò la propria estrema sofferenza, non la negò, non si ribellò a essa, ma la considerò lo sbocco naturale della sua vita, per la maniera in cui l’aveva vissuta […] Rivolgendosi a Gesù morente gli dice: “Ricordati di me quando sarai nel tuo regno”. Non quello in cui i giudei del tempo credevano – ossia uno Stato ebraico indipendente da Roma – perché sia il buon ladrone che Gesù sarebbero morti e non vi sarebbe stata più alcuna prospettiva di vita sulla Terra.</p></blockquote>
<p>E ancora:</p>
<blockquote><p>La morte non sarà perciò il termine assoluto della nostra esistenza, ma un passaggio, l’attraversamento di un confine tra due mondi, quello in cui adesso siamo e quello che sta appena oltre i confini della vita.</p></blockquote>
<p>Del resto scriveva Simone Venturini pochi giorni fa <a href="https://twitter.com/?#!/TwittSimone/status/200172560355295234">sul suo account Twitter:</a></p>
<blockquote><p>La mia parte è quella di fare il biblista: ricordare che un mondo senza Dio è basato sul nulla&#8230;</p></blockquote>
<p>Simone Venturini<br />
<em><a href="http://www.ibs.it/code/9788854131286/VENTURINI-SIMONE/IL--LIBRO-SEGRETO-GESU.html?shop=3297">Il libro segreto di Gesù.</a><br />
I codici nascosti della Resurrezione. I tre giorni che hanno cambiato il mondo</em><br />
Newton Compton, 2012<br />
ISBN 978-88-541-3128-6<br />
pagine 192 + 8 tavole fuori testo a colori, euro 9,90<br />
<a href="http://www.ibs.it/ebook/Venturini-Simone/il-libro-segreto-di-ges/9788854136823.html">disponibile anche in eBook</a>: euro 4,99</p>
<p><em>La foto di Simone Venturini è presa dal <a href="http://www.facebook.com/faceventurini">profilo Facebook dell&#8217;autore</a></em></p>
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    <title type="html">La bisaccia del giornalista, di Fausto Pellegrini</title>
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    <author>
      <name>Roberto Russo</name>
    </author>
    <published>2012-05-08T08:00:32+00:00</published>
    <updated>2012-05-08T08:00:32+00:00</updated>
    <dc:subject>saggi</dc:subject><dc:subject>dissensi</dc:subject><dc:subject>fausto pellegrini</dc:subject><dc:subject>in evidenza</dc:subject><dc:subject>la bisaccia del giornalista</dc:subject><dc:subject>pietro ingrao</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[La bisaccia del giornalista di Fausto Pellegrini è un libro contro e, al contempo, è un libro per.
Un libro contro l&amp;#8217;indifferenza, come scrive l&amp;#8217;autore stesso[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.booksblog.it/post/9859/la-bisaccia-del-giornalista-di-fausto-pellegrini"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/booksblog/bisaccia_giornalista_pellegrini.jpg" class="post" border="0" align="left" width="231" height="360" alt="Fausto Pellegrini, La bisaccia del giornalista" /><em><a href="http://www.dissensi.it/content/la-bisaccia-del-giornalista.html">La bisaccia del giornalista</a></em> di Fausto Pellegrini è un libro <em>contro</em> e, al contempo, è un libro <em>per</em>.</p>
<p>Un libro <em>contro</em> l&#8217;indifferenza, come scrive l&#8217;autore stesso nell&#8217;introduzione, e “contro il feticcio di una presunta obiettività del giornalista che, di solito, maschera l&#8217;adesione al pensiero dominante”. Ma è anche un libro che batte i sentieri della speranza, dal momento che è un testo <em>per</em> una “informazione che smetta di essere forte coi deboli e debole coi forti” per uscire dai palazzi e “camminare domandando”. Si tratta, in ultima analisi, di una sorta di vademecum ragionato per poter capire un po&#8217; i meccanismi dell&#8217;informazione e, soprattutto, saper discernere quale sia l&#8217;informazione necessaria per questo nostro secolo. </p>
<p>Il saggio è articolato in cinque capitoli (<em>Cattiva maestra informazione</em>; <em>Un integrato apocalittico</em>; <em>L&#8217;informazione al tempo di Internet</em>; <em>L&#8217;etica necessaria</em>; <em>Il ruolo del servizio pubblico</em>), in una introduzione e conclusione, oltre a una prefazione di Pietro Ingrao che indica il fulcro di tutto il libro nella “domanda sull&#8217;essere umano”.</p>
 <p>
Di tutto il saggio, mi soffermo su una parte che considero importante, non solo nel campo del giornalismo. Nel capitolo quarto - L&#8217;etica necessaria – si affronta anche il problema dell&#8217;uso delle parole e della lingua. Scrive l&#8217;autore:</p>
<blockquote><p>La lingua è un mezzo per plasmare le menti del pubblico ascoltatore. È uno strumento di omologazione del sentire comune, di orientamento delle coscienze, di trasmissione di convinzioni e atteggiamenti mentali con lo scopo di farli assumere da altri, inconsapevolmente. La lingua, insomma, “poeta e pensa per te”, come diceva efficacemente lo scrittore Friedrich Schiller.</p></blockquote>
<p>E prosegue:</p>
<blockquote><p>Le parole del giornalismo possono indifferentemente essere promotrici di rispetto reciproco o macigni contro la costruzione di una cultura della pace e quindi del dialogo. Possono rendere liberi, ma sono anche capaci di ingabbiare la realtà attraverso stereotipi.</p></blockquote>
<p>Per dirla con Nanni Moretti: “Chi parla male, pensa male e vive male. Bisogna trovare le parole giuste: le parole sono importanti!”. E Pellegrini conclude con una riflessione:</p>
<blockquote><p>Quante volte sono gli stessi media ad alimentare la società della paura, in una spirale del consenso nella quale mostrano e nello stesso tempo fanno apparire quella che mostrano. Magari lo fanno anche con grande raffinatezza, aderendo con discrezione al pensiero dominante [&#8230;] Banditrici di una chiara ideologia, vengono usate come se fossero neutre, naturalmente giuste, ovviamente condivisibili [&#8230;] Il pensiero è pronto per essere propagandato e costruito.</p></blockquote>
<p>Teniamolo a mente la prossima volta che leggiamo un giornale. O che scriviamo un articolo.</p>
<p>Fausto Pellegrini<br />
<em><a href="http://www.ibs.it/code/9788896643143/PELLEGRINI-FAUSTO/LA--BISACCIA-DEL-GIORNALISTA-LINFORMAZIONE-NECESSARIA-PER-XXI-SECOLO.html?shop=3297">La bisaccia del giornalista.</a><br />
L&#8217;informazione necessaria per il XXI secolo</em><br />
prefazione di Pietro Ingrao<br />
Dissensi, 2012<br />
ISBN978-88-96643-14-3<br />
pp. 144, euro, 12,50</p>
]]></content>
    

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    <title type="html">L&#039;alba dei libri, di Alessandro Marzo Magno</title>
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    <author>
      <name>Giammarco Raponi</name>
    </author>
    <published>2012-04-25T10:32:28+00:00</published>
    <updated>2012-04-25T10:32:28+00:00</updated>
    <dc:subject>books</dc:subject><dc:subject>recensioni</dc:subject><dc:subject>saggi</dc:subject><dc:subject>aldo manuzio</dc:subject><dc:subject>alessandro marzo magno</dc:subject><dc:subject>garzanti</dc:subject><dc:subject>in evidenza</dc:subject><dc:subject>l'alba dei libri</dc:subject><dc:subject>venezia</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Un libro che parla di libri e un veneziano che parla di Venezia, questa è la combinazione – molto riuscita – de L’alba dei libri (sottotitolo: Quando Venezia ha fatto leggere il mondo), di[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.booksblog.it/post/9821/lalba-dei-libri-di-alessandro-marzo-magno"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/booksblog/marzomagnol_x27_albadeilibri.jpg" class="post" border="0" align="left" width="237" height="360" alt="" /> Un libro che parla di libri e un veneziano che parla di Venezia, questa è la combinazione – molto riuscita – de <a href="http://www.garzantilibri.it/default.php?page=visu_libro&#038;CPID=2829"><em>L’alba dei libri</em></a> (sottotitolo: <em>Quando Venezia ha fatto leggere il mondo</em>), di Alessandro Marzo Magno, appena uscito per Garzanti.</p>
<p>La Venezia che racconta è quella degli inizi del Cinquecento, quando cioè la Serenissima, nel giro di un breve torno di tempo, diventa il centro dell’editoria mondiale: «si stampavano la metà dei libri pubblicati in Europa». Se la storia del libro fosse privata dell’esperienza che qui si racconta, non esisterebbe l’editoria come oggi la conosciamo.  Venezia, dunque, la capitale del libro, almeno per tutto il secolo XVI.</p>
<blockquote><p>«Ora cerchiamo di capire come mai Venezia lo è diventata. Il tedesco Johannes Gensfleish, detto Gutenberg, stampa la sua bibbia a Magonza (Mainz) tra il 1452 e il 1455. […] Proprio in quell’anno due chierici tedeschi […] arrivano con l’attrezzatura necessaria a stampare nel monastero di Santa Scolastica, a Subiaco, vicino a Roma (proprio dove san Benedetto aveva fondato l’ordine) e pubblicano il “De Oratore” di Cicerone. […]. È  sempre un tedesco a portare la stampa a Venezia. Giovanni da Spira (Speyer), pubblica pure lui Cicerone». </p></blockquote>
 <p>
È solo l’inizio, perché i due chierici non sono gli unici tedeschi a esportare la nuova tecnica di stampa. Sono in molti e girano l’Europa come nomadi, con una attrezzatura molto limitata si stanziano in varie città e negli innumerevoli stati che all’epoca fanno l’Europa.</p>
<p>E poi, il principe degli editori: Aldo Manuzio, colui che ha «definitivamente cambiato il metodo di apprendimento in Europa». Solo per dare un’idea della sua lungimiranza: adotta il tascabile – benché non sia una sua invenzione (esistevano già bibbie tascabili) –; inventa il corsivo, una nuova punteggiatura (dobbiamo a Manuzio il punto e virgola, gli accenti e gli apostrofi); il bestseller.</p>
<p>Pubblica classici in greco e latino, il Petrarca e il Castiglione, ma pubblica anche l’Hipnerotomachìa Poliphili (meglio noto come «Polìfilo») di Francesco Colonna, a tutti gli effetti un libro tendente alla pornografia, peraltro scritto da un frate, ritenuto unanimemente il libro più bello mai uscito sul mercato editoriale, non tanto per il contenuto, forse, ma soprattutto per la qualità delle miniature recentemente attribuite «agli ambienti del miniaturista padovano Benedetto Bordon […], incisioni talmente belle che nel passato sono state attribuite ad Andrea Mantegna o a Giovanni Bellini». </p>
<p>Insomma, Aldo pubblica libri con un alto senso dell’imprenditoria e rigore artigianale, che faranno di lui il prototipo dell’editore moderno.</p>
<p>Ma l’<em>Alba dei libri</em> non si limita a Manuzio, dato che si tratta di un libro molto ben documentato non può non attraversare quel periodo storico senza incontrare Pietro Aretino, Pietro Bembo, le prime stampe dei Talmud e del Corano, l’editoria musicale e le segue con attenzione fino alla fine, fino al tramonto di un’epoca.</p>
<p>Marzo Magno Alessandro<br />
L&#8217;alba dei libri<br />
Quando Venezia ha fatto leggere il mondo<br />
Collezione Storica Garzanti<br />
220 pagine<br />
€ 22.00</p>
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    <title type="html">25 aprile 2012: Io sono l&#039;ultimo. Lettere di partigiani italiani</title>
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    <author>
      <name>Roberto Russo</name>
    </author>
    <published>2012-04-25T08:00:01+00:00</published>
    <updated>2012-04-25T08:00:01+00:00</updated>
    <dc:subject>saggi</dc:subject><dc:subject>25 aprile anniversario della liberazione</dc:subject><dc:subject>25 aprile liberazione d'italia</dc:subject><dc:subject>25 aprile partigiani</dc:subject><dc:subject>andrea liparoto</dc:subject><dc:subject>festività 25 aprile</dc:subject><dc:subject>giacomo papi</dc:subject><dc:subject>in evidenza</dc:subject><dc:subject>io sono l'ultimo</dc:subject><dc:subject>lettere di partigiani italiani</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[C&amp;#8217;è stato un periodo recente della nostra storia in cui anche leggere era considerato un atto rivoluzionario. Accadeva durante il fascismo. Lo racconta Ferdinando De Leoni che[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.booksblog.it/post/9819/25-aprile-2012-io-sono-lultimo-lettere-di-partigiani-italiani"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/booksblog/io_sono_lultimo.jpg" class="post" border="0" align="left" width="232" height="360" alt="25 aprile 2012: Io sono l&#39;ultimo. Lettere di partigiani italiani" />C&#8217;è stato un periodo recente della nostra storia in cui anche leggere era considerato un atto rivoluzionario. Accadeva durante il fascismo. Lo racconta Ferdinando De Leoni che quell&#8217;epoca l&#8217;ha vissuta:</p>
<blockquote><p>Sono nato durante il fascismo. Ho frequentato scuole fasciste – il liceo Tasso, dove andavano i figli del Duce. In un&#8217;epoca in cui la televisione non esisteva e la radio era la radio del Regime e i giornali erano giornali del sistema, era proibito leggere libri di autori stranieri e persino parlarne la lingua. Un&#8217;epoca in cui era proibito dire ho fatto goal alla partita e al cinema si andava a vedere i film di Renato Rascel (sempre che quel cretino di Starace non fosse riuscito a farlo chiudere, il cinema Eden, perché Eden era il nome del capo dei laburisti inglesi): un&#8217;epoca in cui chi decideva le nostre parole non conosceva neppure il significato della parola Paradiso. Di fronte a tutto questo, come abbiamo fatto, alcuni di noi, a diventare antifascisti? Le strade sono molteplici. Molto differenti. Per me, si leggeva. Clandestinamente. Si studiavano i libri che giravano sottobanco.</p></blockquote>
<p>La testimonianza di De Leoni, insieme a quelle di altre centinaia di persone, è raccolta nel libro <em><a href="http://www.ibs.it/code/9788806211370//IO-SONO-LULTIMO-LETTERE-PARTIGIANI-ITALIANI.html?shop=3297">Io sono l&#8217;ultimo. Lettere di partigiani italiani</a></em>, raccolte con la collaborazione dell&#8217;Anpi, a la cura di Stefano Faure, Andrea Liparoto e Giacomo Papi e pubblicato da Einaudi. Testimonianze dirette che mettono in luce l&#8217;importanza dell&#8217;odierna celebrazione: dimenticare, infatti, è uno dei più grandi errori che si possano commettere.</p>
<blockquote><p>Talvolta mi ritorna l&#8217;immagine della città vuota. Stato d&#8217;emergenza assoluto. Ponti tutti distrutti. Ho un ricordo di questo silenzio più del rumore dei combattimenti. Il mio nome di battaglia era &#8220;Angela&#8221;. È stata un&#8217;esperienza, quella partigiana, dura e tragica, che ha richiesto immensi sacrifici e tanto coraggio. Eravamo consapevoli che, una volta catturati, prima di ricevere la morte saremmo passati attraverso la tortura e le sofferenze più atroci. I compagni ci chiedevano se si volesse il veleno da portare appresso. Ma io non l&#8217;ho mai preso: non lo volevo il veleno sul corpo. Però ho una soglia del dolore piuttosto bassa. Mi chiedo ancora come avrei fatto. Tuttavia penso che rifarei la stessa scelta che feci allora. (Liliana Mattei)</p></blockquote>
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    <title type="html">A un giovane italiano, di Carlo Azeglio Ciampi</title>
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    <author>
      <name>Roberto Russo</name>
    </author>
    <published>2012-04-24T08:00:19+00:00</published>
    <updated>2012-04-24T08:00:19+00:00</updated>
    <dc:subject>saggi</dc:subject><dc:subject>a un giovane italiano</dc:subject><dc:subject>carlo azeglio ciampi</dc:subject><dc:subject>in evidenza</dc:subject><dc:subject>libri ciampi</dc:subject><dc:subject>rizzoli</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Questo piccolo libro racconta del tentativo di scorgere un “domani” possibile. Il possibile domani di coloro che oggi si trovano a vivere quell&amp;#8217;età che l&amp;#8217;uomo adulto rimpiange[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.booksblog.it/post/9809/a-un-giovane-italiano-di-carlo-azeglio-ciampi"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/booksblog/Carlo_Azeglio_Ciampi.jpg" class="post" border="0" width="586" height="416" alt="Carlo Azeglio Ciampi, A un giovane italiano" /><br clear="all" /></p>
<blockquote><p>Questo piccolo libro racconta del tentativo di scorgere un “domani” possibile. Il possibile domani di coloro che oggi si trovano a vivere quell&#8217;età che l&#8217;uomo adulto rimpiange quanto più se ne allontana. Per una sorta di miopia dello spirito, prima che della memoria, nelle immagini sfocate della giovinezza restano infatti sullo sfondo, sbiadite fino a scomparire, difficoltà, sconfitte, delusioni. Quell&#8217;inesorabile apprendistato della vita, che faceva dire a Paul Nizan: “Avevo vent&#8217;anni. Non permetterò a nessuno di dire che questa è la più bella età della vita”.</p></blockquote>
<p>Scrive così Carlo Azeglio Ciampi, Presidente emerito della Repubblica, nel libro <em><a href="http://rizzoli.rcslibri.corriere.it/libro/5676_a_un_giovane_italiano_ciampi.html">A un giovane italiano</a></em> pubblicato da <a href="http://www.booksblog.it/tag/rizzoli">Rizzoli</a>. Il libro è come una sorta di discorso che il nonno fa a un nipote tra i quindici e i venticinque anni. Non è un testo in cui c&#8217;è saccenteria da parte dell&#8217;autore, ma una condivisione che viene dalla narrazione di vita vissuta.</p>
<blockquote><p>Noi anziani avvertiamo il dovere di testimoniare con sincerità e con umiltà le nostre esperienze, positive e negative, perché queste, insieme con quelle di chi ci ha preceduto e di chi è venuto subito dopo di noi, insieme con quelle che voi ventenni di oggi vi accingete a vivere, sono il lungo, ininterrotto racconto della vita di questo nostro Paese.</p></blockquote>
 <p>
<img src="http://static.blogo.it/booksblog/CarloAzeglioCiampi_Aungiovaneitaliano.jpg" class="post" border="0" align="left" width="258" height="360" alt="A un giovane italiano, di Carlo Azeglio Ciampi" />E ancora:</p>
<blockquote><p>Novant&#8217;anni sono molti anche per continuare a nutrire fiducia; eppure, nonostante tutto, non posso dirmi pessimista. Non sto cercando, però, di indurti, giovane amico, a coltivare un ottimismo consolatorio, quel sentimento dolciastro e quasi mai sincero. Desidero invitarti ad aguzzare lo sguardo, lo sguardo acuto dell&#8217;intelletto e del cuore, affinché tu non persa di vista il segno di quelle strade che tu stesso dovrai provvedere a tracciare, senza superbia, ma senza troppi timori.</p></blockquote>
<p><em>A un giovane italiano</em> contiene brevi capitoli, quasi episodi potremo dire, che affrontano vari aspetti: <em>I giovani nella società del proprio tempo</em>, <em>Essere giovani in un tempo difficile: 8 settembre 1943</em>, <em>La “rupture” del Sessantotto</em>, <em>Crisi economica o passaggio d&#8217;epoca?</em>, <em>Europa, più coraggio!</em>, <em>Diverso non vuol dire peggiore: solleviamo lo sguardo sul futuro</em>.</p>
<p>Un libro che gronda speranza e altruismo ed è una lettura consigliata a tutti, non solo ai più giovani, in vista della festa della liberazione di domani - 25 aprile - e in preparazione alla festa della Repubblica del prossimo 2 giugno. Ma anche senza nessun motivo esterno, rimane un testo da leggere.</p>
<blockquote><p>Sono sempre stato convinto che sia necessario oerare con spirito altruistico, avendo presente che il benessere personale, il successo professionale si valorizzano se si conseguono con e non contro quello di altri. Il confronto deve stimolare a far meglio, a suscitare un sano spirito di emulazione, non a ottenere risultati a scapito di altri. Una società più civile, più ricca, reca benefici a tutti i componenti; rafforza l&#8217;interesse a conservarla e a migliorarla.</p></blockquote>
<p>Carlo Azeglio Ciampi<br />
<em><a href="http://www.ibs.it/code/9788817056762/CIAMPI-C-AZEGLIO/A-UN-GIOVANE-ITALIANO.html?shop=3297">A un giovane italiano</a></em><br />
Rizzoli, 2012<br />
ISBN 9788817056762<br />
pp. 160, euro 14<br />
<a href="http://www.ibs.it/ebook/Ciampi-C.-Azeglio/a-un-giovane-italiano/9788858623282.html">disponibile anche in eBook: euro 8,99</a></p>
<p>Foto | TMNews</p>
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    <title type="html">Cosa fare delle nostre ferite?, di Michela Marzano</title>
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    <author>
      <name>Roberto Russo</name>
    </author>
    <published>2012-04-16T08:00:58+00:00</published>
    <updated>2012-04-16T08:00:58+00:00</updated>
    <dc:subject>saggi</dc:subject><dc:subject>filosofia</dc:subject><dc:subject>cosa fare delle nostre ferite</dc:subject><dc:subject>erickson edizioni</dc:subject><dc:subject>in evidenza</dc:subject><dc:subject>libri anoressia</dc:subject><dc:subject>libri etica</dc:subject><dc:subject>michela marzano</dc:subject><dc:subject>riccardo mazzeo</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Forse non ci siamo posti le domande proprio in questa maniera, ma quelle da cui parte Michela Marzano nel libro Cosa fare delle nostre ferite? probabilmente ci hanno interpellato qualche volta:
Si può[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.booksblog.it/post/9755/cosa-fare-delle-nostre-ferite-di-michela-marzano"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/booksblog/marzano_erickson.jpg" class="post" border="0" align="left" width="227" height="360" alt="Cosa fare delle nostre ferite?, di Michela Marzano" />Forse non ci siamo posti le domande proprio in questa maniera, ma quelle da cui parte Michela Marzano nel libro <em><a href="http://www.erickson.it/Libri/Pagine/Scheda-Libro.aspx?ItemId=40033">Cosa fare delle nostre ferite?</a></em> probabilmente ci hanno interpellato qualche volta:</p>
<blockquote><p>Si può sul serio ridurre una persona a una “somma” di “competenze” più o meno sviluppate? Si può sul serio comprendere l&#8217;essere umano senza prendere in considerazione la sua fragilità e le sue ferite? [&#8230;] Che cosa significa accettare, che cos&#8217;è l&#8217;altro? Accettare l&#8217;altro significa integrarlo? Si può dire che ci sia coincidenza tra accettazione e integrazione? Cosa si intende per “integrazione”?</p></blockquote>
<p>L&#8217;autrice - direttrice del dipartimento di scienze sociali e ordinario di filosofia morale presso la Sorbona di Parigi – con uno stile semplice e diretto cerca a rispondere a queste domande e, in generale, a quella che dà il titolo a tutto il libro: <em>Cosa fare delle nostre ferite? La fiducia e l&#8217;accettazione dell&#8217;altro</em> (a cura di Riccardo Mazzeo, <a href="http://www.booksblog.it/tag/erickson+edizioni">Erickson edizioni</a> - in libreria in questi giorni).</p>
 <p>
L&#8217;aspetto che rende più interessante questo testo, oltre a una semplicità di linguaggio (propria della collana I mattoncini in cui viene pubblicato) è il dato esperienziale da cui parte. L&#8217;autrice, infatti, racconta di se stessa:</p>
<blockquote><p>Se dovessi “riassumere” la mia vita in una frase, per lo meno così come è stata fino a una ventina d&#8217;anni fa, direi che si è trattato della storia di una “riuscita”. Ero riuscita in “tutto”. Per lo meno da un punto di vista sociale&#8230; ero stata la “prima della classe”. L&#8217;orgoglio dei miei genitori e dei miei insegnanti. Ero stata accolta alla Normale di Pisa. Avevo portato brillantemente a compimento il mio percorso universitario. Ero stata “programmata” per diventare un “animale da concorso” er ero riuscita a diventarlo&#8230; Poi, in modo inaspettato (per tutti: genitori, insegnanti, amici, me stessa), si verificò la caduta&#8230; la disperazione&#8230; la traversata dell&#8217;inferno&#8230; [&#8230;] Senza alcuna ragione apparente, dall&#8217;oggi al domani, ero “caduta” nell&#8217;incubo dell&#8217;anoressia [&#8230;] A poco a poco, sono stata risucchiata dal vuoto.</p></blockquote>
<p>La riflessione della Marzano prosegue su questa linea, riuscendo a coinvolgere l&#8217;attenzione del lettore perché racconta di esperienze vissute. Non siamo di fronte a un capitoletto di arida filosofia manageriale che si basa su frasi più o meno a effetto (da notare che la Marzano ha pubblicato con Mondadori <em>Volevo essere una farfalla</em>, in cui racconta della sua anoressia).</p>
<p>Delle tre parti di cui è composto il libro (Fare i conti con le nostre ferite; L&#8217;accettazione dell&#8217;altro; Che cos&#8217;è la fiducia?) ho trovato particolarmente interessante la seconda, quella in cui si parla dell&#8217;accettazione dell&#8217;altro, forse anche per le mie esperienze di vita.</p>
<blockquote><p>Fino a che non si accetta quella parte di noi, quella più fragile e vulnerabile – quella che per tanto tempo non si riesce nemmeno a nominare, perché si fa di tutto pur di corrispondere perfettamente alle aspettative altrui e all&#8217;immagine di perfezione che gli altri proiettano su di noi – non solo ci si distrugge, ma si ha anche la tendenza a essere intolleranti nei confronti dell&#8217;alterità, che rinvia a quella parte di sé che non si riesce ad accettare&#8230; che non di “deve” accettare&#8230;</p></blockquote>
<p>Michela Marzano<br />
<em><a href="http://www.ibs.it/code/9788859000075/MARZANO-MICHELA/COSA-FARE-DELLE-NOSTRE-FERITE?-FIDUCIA-LACCETTAZIONE-DELLALTRO.html?shop=3297">Cosa fare delle nostre ferite?</a><br />
La fiducia e l&#8217;accettazione dell&#8217;altro</em><br />
Erickson, 2012<br />
ISBN 978-8-590-0007-5<br />
pp. 80, euro 8,00</p>
]]></content>
    

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    <title type="html">Apocalisse Pakistan, di Francesca Marino e Beniamino Natale</title>
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    <author>
      <name>Roberto Russo</name>
    </author>
    <published>2012-04-10T08:00:59+00:00</published>
    <updated>2012-04-10T08:00:59+00:00</updated>
    <dc:subject>saggi</dc:subject><dc:subject>apocalisse pakistan</dc:subject><dc:subject>beniamino natale</dc:subject><dc:subject>francesca marino</dc:subject><dc:subject>in evidenza</dc:subject><dc:subject>lucio caracciolo</dc:subject><dc:subject>memori</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Si ha spetto l&amp;#8217;idea che i saggi siano per forza una lettura pesante e da fare solo se costretti. Leggete, allora, Apocalisse Pakistan. Anatomia del Paese più pericoloso del mondo e vi[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.booksblog.it/post/9721/apocalisse-pakistan-di-francesca-marino-e-beniamino-natale"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/booksblog/apocalisse_pakistan.jpg" class="post" border="0" align="left" width="223" height="360" alt="Apocalisse Pakistan, di Francesca Marino e Beniamino Natale" />Si ha spetto l&#8217;idea che i saggi siano per forza una lettura pesante e da fare solo se costretti. Leggete, allora, <em><a href="http://www.memori.it/schede/pakistan.html">Apocalisse Pakistan. Anatomia del Paese più pericoloso del mondo</a></em> e vi ricrederete.</p>
<p>Gli autori – Francesca Marino e Beniamino Natale – illustrano la situazione pakistana in maniera rigorosa e precisa ma senza per questo diventare noiosi o perdersi dietro alla descrizione di situazioni così lontane da noi da risultarci incomprensibili. Sono gli autori stessi a spiegare il metodo che hanno seguito nello scrivere queste note (il libro è pubblicato nella collana <em>Block Notes</em> di <a href="http://www.booksblog.it/tag/memori">Memori</a>):</p>
<blockquote><p>Apocalisse Pakistan è un libro di storia e di politica. Molti ritengono, noi pensiamo erroneamente, che i libri di questo genere non possano che essere noiosi. La politica e la storia sono fatti da uomini e da donne e i primi cinque capitoli del libro parlano di persone che hanno fatto la politica e la storia del Pakistan degli ultimi decenni. Alcuni di loro rappresentano il passato, nel bene e nel male, del Paese. Altri il suo presente e, forse, il suo futuro.</p></blockquote>
 <p>
Come affrontano l&#8217;argomento Francesca Marino e Beniamino Natale?</p>
<blockquote><p>In questi racconti hanno un grosso spazio la cronaca “nera” – del resto, quattro capi di governo assassinati in cinquanta anni rappresentano un record mondiale – e quella “rosa”, perché i rapporti all&#8217;interno delle famiglie allargate sono estremamente importanti in Pakistan, come nel resto dell&#8217;Asia.</p></blockquote>
<p>Gia da questi prime intenzioni si arguisce che il testo si presenta come interessante. E proseguendo nella lettura si viene coinvolti nella narrazione degli eventi che fanno del Pakistan il paese più pericoloso del mondo.</p>
<p>Tra i molti pregi del libro, a mio modo di vedere, c&#8217;è la cronologia a fine testo che parte dalla nascita del Pakistan (1947, il 14 agosto: “un giorno prima dell&#8217;India, i cui astrologi avevano fissato al 15 la data più propizia per la nascita della nuova nazione”) e arriva al 2008: poche pagine, ma preziose, che aiutano il lettore a tenere sempre presenti le coordinate storiche degli eventi raccontati.</p>
<p>Francesca Marino - Beniamino Natale<br />
<em><a href="http://www.ibs.it/code/9788889475683/marino-francesca-natale-beniamino/apocalisse-pakistan-anatomia-del.html?shop=3297">Apocalisse Pakistan.</a><br />
Anatomia del Paese più pericoloso del mondo</em><br />
prefazione di Lucio Caracciolo<br />
Memori, 2011<br />
ISBN 978-88-89475-68-3<br />
pp. 240, euro 15</p>
]]></content>
    

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    <title type="html">L&#039;amore goloso, di Serge Safran</title>
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    <id>http://www.booksblog.it/post/9687/lamore-goloso-di-serge-safran/</id>
    <author>
      <name>Roberto Russo</name>
    </author>
    <published>2012-04-03T08:00:51+00:00</published>
    <updated>2012-04-03T08:00:51+00:00</updated>
    <dc:subject>eros</dc:subject><dc:subject>saggi</dc:subject><dc:subject>angelo mainardi</dc:subject><dc:subject>l'amore goloso</dc:subject><dc:subject>le lettere</dc:subject><dc:subject>libri erotici</dc:subject><dc:subject>serge safran</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Interessante e godibile lettura quella del libro L&amp;#8217;amore goloso di Serge Safran pubblicata dalla casa editrice Le Lettere. Il sottotitolo spiega meglio di cosa tratta: Libertinaggio[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.booksblog.it/post/9687/lamore-goloso-di-serge-safran"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/booksblog/lamoregoloso.jpg" class="post" border="0" align="left" width="246" height="360" alt="L&#39;amore goloso, di Serge Safran" />Interessante e godibile lettura quella del libro <em><a href="http://www.lelettere.it/site/e_Product.asp?IdCategoria=&#038;TS02_ID=1685">L&#8217;amore goloso</a></em> di Serge Safran pubblicata dalla casa editrice Le Lettere. Il sottotitolo spiega meglio di cosa tratta: <em>Libertinaggio gastronomico nel XVIII secolo</em>. Il libro parla di gastronomia, certo, ma lo fa attraverso le pagine degli scrittori: il risultato, come scrivo all&#8217;inizio, è una lettura veramente godibile. Del resto leggere è uno dei piaceri della vita e quindi perché privarsi di letture che strizzano l&#8217;occhio all&#8217;erotismo e al cibo?</p>
<blockquote><p>Si arriva a scoprire che altri prima di noi hanno saputo amare senza costrizioni, e hanno anche preso piacere a scriverlo. Con, in più, la certezza di passare alla posterità. Basta leggere le loro prefazioni per non dubitarne. Soprattutto tra coloro che non sono ancora conosciuti dal grande pubblico e non sembrano aver marcato con un sigillo indelebile la storia letteraria, se non la storia del costume e della mentalità, come Voltaire, Diderot o Rousseau, per citare solo i più “classici”.</p></blockquote>
<p>Una mente allenata può gioire meglio dei piaceri che un libro offre (e non solo di quelli).</p>
 <p>
Continua Safran:</p>
<blockquote><p>Quanto ai piaceri della lettura, esaltati da la Morlière, la Félicia di Nerciat sa che ci sono anche quelli della scrittura. “Io non mi privo mai delle cose che mi fanno piacere. Voi ne provate dunque molto nel comporre il vostro romanzo? - Molto&#8230;”, si ammette sin dall&#8217;inizio della prima parte del romanzo. E anche dall&#8217;inizio della seconda, nel caso avessimo dei dubbi! Il che non è davvero nel gusto del suo amante. Non si trascura, nel libertinaggio, di legare i piaceri fisici a quelli della mente, che anch&#8217;essi si “gustano”.</p></blockquote>
<p>Una lettura gradevole per quanti amano i piaceri della tavola, del sesso e per quanti sono bibliofili, dal momento che questo saggio di Serge Safran è un libro che parla di libri.</p>
<p>Serge Safran<br />
<em><a href="http://www.ibs.it/code/9788860874603/SAFRAN-SERGE/L-AMORE-GOLOSO-LIBERTINAGGIO-GASTRONOMICO-NEL-XVIII-SECOLO.html?shop=3297">L&#8217;amore goloso.</a><br />
Libertinaggio gastronomico nel XVIII secolo</em><br />
traduzione di Angelo Mainardi<br />
Le Lettere, 2011<br />
ISBN 9788860874603<br />
pp 192, euro 18</p>
]]></content>
    

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    <title type="html">Prigioni e Paradisi, di Colette</title>
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    <author>
      <name>sara</name>
    </author>
    <published>2012-03-20T12:00:37+00:00</published>
    <updated>2012-03-20T12:00:37+00:00</updated>
    <dc:subject>classici</dc:subject><dc:subject>saggi</dc:subject><dc:subject>animali</dc:subject><dc:subject>colette</dc:subject><dc:subject>cucina</dc:subject><dc:subject>del vecchio editore</dc:subject><dc:subject>viaggi</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Quando stupirmi sarà l&amp;#8217;ultima cosa che avrò da apprendere, allora sì che sarò contenta di invecchiare.
Sono stati per me una piacevolissima lettura, gli scritti inediti di Colette[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.booksblog.it/post/9611/prigioni-e-paradisi-di-colette"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/booksblog/progioni_paradisiHOME.JPG" class="post" border="0" align="left" width="260" height="360" alt="PRIGIONI E PARADISI" /><em>Quando stupirmi sarà l&#8217;ultima cosa che avrò da apprendere, allora sì che sarò contenta di invecchiare.</em></p>
<p>Sono stati per me una piacevolissima lettura, gli scritti inediti di Colette (1873-1954) raccolti in questo <em>Prigioni e paradisi</em>, datati 1912-32. Ho trovato  davvero  gustosi i brani sul suo culto per il vino e le sue “recriminazioni” contro la cucina francese, o lo sbeffeggiamento delle noiose “merendine” per i bambini. </p>
<p>Ma ci sono anche i viaggi in Provenza o il rapporto con gli animali,  ad esempio, con le prove di libertà a cui sottopone un bel bulldog femmina o uno scoiattolo. <em>&#8220;La mia gatta mi da del “tu” e io del “voi”. Non sappiamo viverci”, </em>scrive, prima di raccontare come una lucertola si abituò ad essere una degna compagna dei suoi pranzi solitari.</p>
 <p>E poi – tanto per citarvi i miei brani preferiti - c&#8217;è un ritratto di Chanel, un bell&#8217; elogio della cenere, (“il fiore del fuoco, la sua spuma bianca, l&#8217;inseparabile e imponderabile peluria”), un flusso di coscienza in stato febbrile e un vaticinio su un futuro dominato dal dio frigorifero.</p>
<p>Non si tratta di memorie né di stralci diaristici però: piuttosto, di semilavorati basati su materie prime in apparenza ordinarie, nel tentativo, spesso, di squarciare gli orizzonti che circondano i sensi. In primis nella lucida osservazione della natura, ambito nel quale l&#8217;occhio che guarda si frantuma in miriadi di particolari impossibili da incanalare in righe d&#8217;inchiostro, fosse anche solo il movimento elegante di una coppia di pavoni, che <em>“&#8230;mi coinvolgono come un sogno a colori, come una meteora che rilascia una scia mmaginaria nella notte, come il mare fosforescente; come tutto ciò che folgora, si spegne e sfida ogni descrizione” .</em></p>
<p>Di sicuro è inarrivabile per la scrittura l&#8217;impresa di catturare la vitalità degli animali, di tutte le mille creature che <em>“si prendono gioco della povertà dei mezzi che noi utilizziamo per riprodurli”. </em>E che dire dei nostri tentativi di comprendere i semplici fiori? <em>“La più profonda conoscenza&#8230;lascerà spazio alla più profonda inquietudine”. </em></p>
<p>Eppure la realtà si rivela allo sguardo di chi sa stupirsi, messaggera dell&#8217;invisibile, frammento in cui si rispecchia la vanità di cui è preda l&#8217;animo umano, il coraggio (la “fiducia che rende intrepidi”), e la sete di libertà che leggi negli occhi di uno scoiattolo tenuto in cattività che sguinzagli per il giardino, donandogli un nuovo paradiso terrestre. </p>
<p>O di come l&#8217;imperturbabile sguardo di una pantera in gabbia può essere specchio di quello di una donna. Che riesce a nascondere dietro agli sguardi <em>&#8220;segnali di richiamo in lontananza, armi per celare una vulnerabilità non voluta”.  </em></p>
<p>Colette<br />
Prigioni e paradisi<br />
Del Vecchio ed.<br />
13 euro </p>
]]></content>
    

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    <title type="html">Toxicitaly, di Roberto Pergolizzi</title>
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    <author>
      <name>Roberto Russo</name>
    </author>
    <published>2012-03-14T08:00:27+00:00</published>
    <updated>2012-03-14T08:00:27+00:00</updated>
    <dc:subject>saggi</dc:subject><dc:subject>castelvecchi</dc:subject><dc:subject>ecomafie e capitalismo</dc:subject><dc:subject>in evidenza</dc:subject><dc:subject>libri monnezza</dc:subject><dc:subject>roberto pergolizzi</dc:subject><dc:subject>toxicitaly</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Toxicitaly. Ecomafie e capitalismo: gli affari sporchi all&amp;#8217;ombra del progresso è un testo di Antonio Pergolizzi pubblicato nella collana RX di Castelvecchi. La grafica di copertina (con un bel[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.booksblog.it/post/9577/toxicitaly-di-roberto-pergolizzi"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/booksblog/toxicitaly.jpg" class="post" border="0" align="left" width="241" height="360" alt="Toxicitaly, di Roberto Pergolizzi" /><em><a href="http://rx.castelvecchieditore.com/?q=Toxicitaly">Toxicitaly</a>. Ecomafie e capitalismo: gli affari sporchi all&#8217;ombra del progresso</em> è un testo di Antonio Pergolizzi pubblicato nella collana RX di <a href="http://www.booksblog.it/tag/castelvecchi">Castelvecchi</a>. La grafica di copertina (con un <em>bel</em> teschio che sembra sorridere&#8230;) ci autorizza a leggere in più modi il titolo: Toxic Italy, tossicità e, come sul frontespizio, toxicitaly. Segno di una certa mancanza di delimitazioni che il libro affronta. Si palra, infatti, di immondizia, ecomafie, riciclaggio, smaltimento rifiuti: una materia, insomma, che è ampia e, per molti, non ben definita. Per questo è utile la spiegazione di rifiuto che troviamo nelle prima pagine del libro:</p>
<blockquote><p>Cos&#8217;è un rifiuto? Essenzialmente il frutto di una scelta personale, politica ed economica. Una lametta la puoi usare una o mille volte, e questa è una scelta personale. Cosa, quando e quali condizioni un materiale post-consumo diventa scarto è invece una scelta politica. Vedere una lattina di birra o una bottiglia di vino semplicemente come un rifiuto da destinare in discarica oppure, attraverso il riciclo, considerarla come una nuova materia prima è invece una scelta culturale e soprattutto economica.</p></blockquote>
<p>Antonio Pergolizzi in <em>Toxicitaly</em> riporta vicende, nomi di aziende e di persone come compaiono nelle carte delle inchieste giudiziarie, nei vari documenti istituzionali, nei rapporti delle forse dell&#8217;ordine e nelle cronache degli organi di stampa. Il libro – aggiornato al 15 gennaio 2012 – è dunque un prezioso spaccato sull&#8217;attualità e un punto importante per comprendere la questione <em>monnezza</em>. Filo rosso di tutta l&#8217;indagine è una frase di <a href="http://www.booksblog.it/tag/zygmunt+bauman">Zygmunt Bauman</a> che fa riflettere: “I rifiuti sono un segreto oscuro e vergognoso di ogni produzione. Sarebbe preferibile che restasse un segreto”.</p>
<p>Antonio Pergolizzi<br />
<em><a href="http://www.ibs.it/code/9788876156274/PERGOLIZZI-ANTONIO/TOXICITALY-ECOMAFIE-CAPITALISMO-GLI-AFFARI-SPORCHI-ALLOMBRA-DEL-PROGRESSO.html?shop=3297">Toxicitaly. Ecomafie e capitalismo: gli affari sporchi all&#8217;ombra del progresso</a></em><br />
Castelvecchi, 2012<br />
ISBN 978-88-7615-627-4<br />
pp. 186, euro 14</p>
 ]]></content>
    

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  <entry>
    <title type="html">I serial killer dell&#039;anima, di Cinzia Mammoliti</title>
    <link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.booksblog.it/post/9535/i-serial-killer-dellanima-di-cinzia-mammoliti" />
    <id>http://www.booksblog.it/post/9535/i-serial-killer-dellanima-di-cinzia-mammoliti/</id>
    <author>
      <name>Roberto Russo</name>
    </author>
    <published>2012-03-07T10:30:55+00:00</published>
    <updated>2012-03-07T10:30:55+00:00</updated>
    <dc:subject>saggi</dc:subject><dc:subject>cinzia mammoliti</dc:subject><dc:subject>edizioni sonda</dc:subject><dc:subject>i serial killer dell'anima</dc:subject><dc:subject>sonda</dc:subject><dc:subject>violenza di genere</dc:subject><dc:subject>violenza psicologica</dc:subject>
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    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.booksblog.it/post/9535/i-serial-killer-dellanima-di-cinzia-mammoliti"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/booksblog/i_serial_killer_dellanima.jpg" class="post" border="0" align="left" width="225" height="360" alt="I serial killer dell&#39;anima, di Cinzia Mammoliti" />Ci sono dei saggi che vanno letti con gradualità, soprattutto se trattano temi particolari come quelli della violenza psicologica, soprattutto a danno delle donne, e se, per pura coincidenza, capita di leggerli a ridosso della festa della donna. Uno di questi libri è <a href="http://www.sonda.it/i-serial-killer-dell%E2%80%99anima/"><em>I serial killer dell&#8217;anima</em></a>, di Cinzia Mammoliti per le <a href="http://www.booksblog.it/tag/edizioni+sonda">edizioni Sonda</a>.</p>
<blockquote><p>Il tema della violenza psicologia, e della manipolazione mentale che spesso la precede, costituisce un importante argomento di riflessione a causa della mancanza di dati certi riguardo al numero di vittime di questo tipo di reato. La donna, vittima predestinata da tempo immemore, ha imparato nel corso della storia a riconoscere come sbagliata la violenza fisica, ma tende ancora ad accettare quella forma più subdola e sottile di abuso che il più delle volte avviene all&#8217;interno delle mura domestiche e che prende il nome, appunto, di “violenza psicologica”; questa consiste fondamentalmente nella sistematica denigrazione e umiliazione di una persona scelta come vittima da parte di un carnefice il quale, attraverso l&#8217;uso di azioni manipolatorie finalizzate a farle perdere fiducia in se stessa, la rende gradualmente svilita, smarrita e priva di punti di riferimento.</p></blockquote>
<p><em>I serial killer dell&#8217;anima</em> è una sorta di manuale/guida che, come illustra il sottotitolo, insegna a riconoscere i manipolatori, come evitarli e come difendersi. Un percorso, quello proposto dalla Mammoliti che si sviluppa in sei passaggi: si parte dall&#8217;inquadramento del problema, per poi passare ad esaminare le basi della manipolazione mentale. Si fa il punto, quindi, su chi sia il manipolatore e su come, basandosi su un perverso meccanismo di menzogna, comunichi. Viene, quindi, a instaurarsi una relazione perversa che produce conseguenze tanto a livello fisico quanto a livello psicologico. Che fare, dunque? Come uscire da questa relazione perversa? E poi, una volta che ci si è divincolati da questa situazione, che succede? Cosa ci aspetta?</p>
 <p>
Il libro della Mammoliti, oltre ad avere una gradevolissima chiarezza di esposizione e una solida base documentale (con molti testi in bibliografia e degli utili riquadri nel testo che invitano all&#8217;approfondimento di questo o quell&#8217;argomento) ha un innegabile pregio: quello di far parlare le donne che dei manipolatori sono state vittime, facendo seguire la narrazione dell&#8217;esperienza con un&#8217;analisi. Abbiamo, così, l&#8217;intellettuale frustrata o la donna zerbino o l&#8217;amazzone che avrebbe voluto essere sottomessa, giusto per citare alcune testimonianze che troviamo lungo il libro.</p>
<p>Un libro importante perché aiuta non solo le persone che dei manipolatori sono vittime, ma anche chi, fortunamente, non ne è vittima ma potrebbe cogliere degli indizi rivelatori e cercare, nei limiti del possibile, di far acquisire consapevolezza a chi sta soffrendo.</p>
<p>Cinzia Mammoliti<br />
<em><a href="http://www.ibs.it/code/9788871066417/MAMMOLITI-CINZIA/I--SERIAL-KILLER-DELLANIMA.html?shop=3297">I serial killer dell&#8217;anima.</a><br />
I manipolatori sono tra noi: come riconoscerli, come evitarli, come difenderci da loro</em><br />
Sonda, 2012<br />
ISBN 978-88-7106-641-7<br />
pp. 114, euro 12,50</p>
]]></content>
    

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    <title type="html">La stella più lontana. Margherita Hack con Giulia Innocenzi</title>
    <link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.booksblog.it/post/9513/la-stella-piu-lontana-margherita-hack-con-giulia-innocenzi" />
    <id>http://www.booksblog.it/post/9513/la-stella-piu-lontana-margherita-hack-con-giulia-innocenzi/</id>
    <author>
      <name>Roberto Russo</name>
    </author>
    <published>2012-03-05T08:00:42+00:00</published>
    <updated>2012-03-05T08:00:42+00:00</updated>
    <dc:subject>saggi</dc:subject><dc:subject>giulia innocenzi</dc:subject><dc:subject>in evidenza</dc:subject><dc:subject>la stella più lontana</dc:subject><dc:subject>libri margherita hack</dc:subject><dc:subject>margherita hack</dc:subject><dc:subject>transeuropa edizioni</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Conosciamo la schiettezza tutta toscana dell’astrofisica Margherita Hack. Laddove, però, la schiettezza si sposa con profonde riflessioni e una totale onestà, ne nasce una personalità affascinante,[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.booksblog.it/post/9513/la-stella-piu-lontana-margherita-hack-con-giulia-innocenzi"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/booksblog/Margherita_Hack_Lastella_piu_lontana.jpg" class="post" border="0" align="left" width="260" height="360" alt="Margherita Hack, La stella pi&Atilde;&sup1; lontana" />Conosciamo la schiettezza tutta toscana dell’astrofisica Margherita Hack. Laddove, però, la schiettezza si sposa con profonde riflessioni e una totale onestà, ne nasce una personalità affascinante, un po’ ruvida, forse, ma coinvolgente.</p>
<p>L’intervista rilasciata alla giornalista Giulia Innocenzi si condensa in <em><a href="http://www.transeuropaedizioni.it/dettaglio_libro.php?id_libro=164">La stella più lontana. Riflessioni su vita, etica e scienza</a></em>, un libretto agile, edito da <a href="http://www.booksblog.it/tag/transeuropa+edizioni">Transeuropa</a>, che non smette e non rinuncia a stupire e sollecitare il lettore a porsi, in coscienza, di fronte ad alcuni dei temi più discussi nei luoghi istituzionali e fuori. Soprattutto fuori, perché è l’essere umano legittimato a riflettere sulla sua vita, l’origine e la fine e la dignità del vivere, senza intromissioni della politica che segue interessi lontani dal sentire comune e della chiesa che si arrocca su posizioni francamente insostenibili. All’analisi limpida e tagliente del metodo scientifico di Margherita Hack è soprattutto il Vaticano a uscirne peggio. Intendiamoci, chi scrive è completamente d’accordo con le posizioni della scienziata, e non può non riconoscere che per una sorta di passiva reverenza la società italiana concede al Vaticano delle libertà che sarebbero altrove impensabili.</p>
<p>In <em>La stella più lontana</em> si parla di eutanasia, di cellule staminali, di vita e di morte, di dignità, di <a href="http://www.gustoblog.it/post/9101/vegetariani-margherita-hack-spiega-il-perche-del-suo-stile-alimentare">vegetarianesimo</a> e, dopo una conversazione serrata con la curatrice, le parole di Margherita Hack vengono completate dall’antologia minima che chiude il libro in cui troviamo la lettera di Piergiorgio Welby a Giorgio Napolitano e la risposta del Presidente, la lettera aperta di Lucio Magri e la lettera a Lucilio di Seneca. Nelle pagine successive si trovano, infine, i testamenti biologici di Margherita Hack e di Giulia Innocenzi.</p>
<p>Margherita Hack<br />
<em><a href="http://www.ibs.it/code/9788875801625/HACK-MARGHERITA/LA--STELLA-PIU-LONTANA-RIFLESSIONI-SU-VITA-ETICA-SCIENZA.html?shop=3297">La stella più lontana.</a><br />
Riflessioni su vita, etica e scienza</em><br />
a cura di Giulia Innocenzi<br />
Transeuropa, 2012<br />
ISBN 978-88-7580-162-5<br />
pp. 96, euro 10</p>
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