
Il concorso sfrutta una formula collaudata talmente nota che potrebbe, a prima vista, non avere nulla di nuovo da proporre. E invece contiene un retrogusto agrodolce che solletica davvero i “palati fini”. Dietro la struttura del “trova l’autore”, che in questo caso è un drammaturgo, si costruisce un secondo enigma, quello del senso stesso dell’estratto da ricollegare alla mente che lo ha partorito. In fondo l’idea proviene dalla rubrica enigmistica di NiedernGasse, una strana cosa che si definisce “rivista indipendente di poesia e teatro”, e forse i fili cominciano a riannodarsi.
Basta registrarsi sul sito e inserire la soluzione sotto forma di commento. Tre i tentativi a disposizione per trovare il geniaccio delle scene e guadagnare in cambio un libro: “In mater satura” di Salvatore Pietro Anastasio!
Così ridete!
Vi avevo detto sorridete appena,
sono elegante io.
Vi ho parlato di Torquato, confondendovi,
vi ho scelto il nome dell’inserviente per antonomasia.
Di eroi poco loquaci ho scritto– e no, non era il film con Marilyn-
Nelle cronache e nei caroselli a un certo punto dicevo conversando.
Ma più di tutto,
se mi è permesso avere prediletti […]
Via | niederngasse.it
Era il 1901 quando il primo numero de La Lettura, mensile culturale illustrato lanciato da Luigi Albertini, entra a far parte dell’arsenale del quotidiano di via Solferino. Era il primo esempio in Italia di supplemento culturale mirato a un pubblico medio borghese e, durante i suoi 45 anni di storia, ospitò alcuni dei più importanti scrittori e intellettuali italiani dell’epoca: Pascoli, D’Annunzio, Verga, Savinio, Gadda, Buzzati, Pirandello. Mica male, insomma.
A partire da questa domenica, 13 novembre, a quasi sette decenni di distanza, il quotidiano diretto da Ferruccio de Bortoli torna a proporre un supplemento culturale, questa volta settimanale, che da quell’esperienza primo novecentesca prende il nome, la Lettura, per l’appunto.
Oltre al nome, questo fascicolo di 36 pagine riprende dal suo antenato l’idea della copertina, che sarà completamente illustrata da importanti artisti “di notorietà internazionale”. Mentre per i contenuti si parla di grandi sezioni (Orizzonti, Caratteri, Sguardi, Percorsi) attorno ai quali graviteranno contenuti eterogenei, dalla classica recensione fino alla graphic novel.
Ora non resta che aspettare l’uscita, domenica mattina, per valutare se di questa nuova uscita avevamo veramente bisogno, o se non aggiunge nulla al panorama affollato dei supplementi culturali italiani. A domenica dunque, per la pagella di booksblog.
Incartata, ebbene si, non si tratta di un refuso, volevo proprio dire incartata. Il che potrebbe suonare strano per i “partenopei-parlanti” visto che in dialetto napoletano l’incartato è qualcuno che non sa come uscire da una situazione, il più delle volte difficile o spiacevole. Prospektiva non è incartata in questo senso, ma piuttosto in quello letterale del termine. Si tratta infatti di una bella rivista letteraria trimestrale stampata “in tiratura limitata a 199 copie timbrate e sigillate in una nuova confezione irrisolvibile”. Ne avevamo già sommariamente parlato in occasione dell’assegnazione del Premio Carver 2011.
Ma c’è un particolare non trascurabile, che la rende un’esperienza ampiamente condivisa. Sono infatti gli stessi utenti della rete a partecipare con i loro contenuti. Ogni numero ha un tema che viene lanciato attraverso il sito internet della rivista e gli interessati sono invitati a segnalare materiali personali in materia attinente (che verranno selezionati ed eventualmente pubblicati, pur restando di proprietà degli autori). A seconda del tema affrontato è possibile scrivere ai seguenti indirizzi:
Continua a leggere: Prospektiva. La rivista letteraria senese!

Una frase citata dovunque che la mia memoria associa a Ernesto Guevara o a Andrea Pazienza afferma che si non si può arretrare nemmeno per prendere la rincorsa. Una frase che ha sempre toccato una qualche mia corda nascosta, forse per quel suo che di poetico, o meglio, di epico, non saprei. Anche perché detta così è decisamente esagerata, anche perché nella vita i passi indietro spesso sono segno di intelligenza, umiltà e buon senso - non voglio fare riferimenti all’attualità politica del nostro paese, tanto ci arrivate da soli.
In ogni caso, questa mattina cito questa frase per introdurre una piccola notizia che proviene da una delle realtà letterarie - ma forse il miglior termine è intellettuale - dei nostri anni. Sto parlando della rivista Il Primo Amore, ricettacolo di grandi scrittori contemporanei quali Antonio Moresco, Tiziano Scarpa o Andrea Tarabbia, ma anche fonte di illuminanti riflessioni di moltissime altre voci.
La notizia è molto semplice: il Primo Amore sta cambiando. Lo storico sito è stato messo nella cantina virtuale di un folder il cui nome “/old” non lascia scampo. Insomma, i ragazzi han fatto quel famoso passo indietro che citazione degli esordi interdiva, ma, a quanto pare dalle righe pubblicate nel primo post nel nuovo corso:
Questo che vedete è un cantiere e un accampamento provvisorio, ma su questo terreno piano piano spunterà il nuovo Primo amore
Non sappiamo ancora cosa porterà questo nuovo corso, ma, visti i precedenti, siamo sicuri che varrà la pena di continuare a seguirli…
Via | Il Primo Amore

Negli ultimi tempi il supplemento domenicale del Sole24ore, ritenuto ormai da anni come la Cattedrale del giornalismo culturale italiano, è stato all’ordine del giorno per le sue defezioni. La prima, quella più illustre, è stata l’addio del suo storico direttore, Riccardo Chiaberge, passato alla concorrenza di Saturno, l’inserto del Fatto Quotidiano, entro le cui pagine troviamo da qualche tempo anche la seconda defezione, meno truce ma egualmente importante, ovvero quella dell’italianista Giovanni Pacchiano.
Oggi però non si parla di defezioni, ma di conquiste. In particolare di quella, assolutamente di prim’ordine, di Andrea Camilleri, che inaugura oggi un rapporto fisso con il settimanale culturale del Sole con un racconto intitolato Lo sputo di Empedocle, che lo scrittore siciliano dedica al suo liceo, l’Empedocle di Agrigento.
Quello che oggi è un racconto diventerà, a partire da settimana prossima, una rubrica fissa intitolata il Posacenere. Una rubrica che rappresenterà in qualche modo lo strano modo di fumare del grande maestro siciliano, riassunto magnificamente dalla foto del suo posacenere, un cimitero di sigarette accese e spente alla seconda boccata. E proprio per questo, il Posacenere domenicale di Camilleri sarà uno spazio dedicato ogni settimana a una riflessione, breve ma profonda come i primi due tiri di una sigaretta.
Via | DomenicaSole24ore
Quando tutt’intorno va male – o sembra andare male – rifugiarsi nella lettura può essere un piacevole antidoto. Se poi anche la lettura è di quelle buone, dove il saper dire e il saper far ridere, allora il brutto che c’è intorno sparisce. È un po’ questa la filosofia de Il Ruvido, il nuovo settimanale di satira in edicola da oggi.
Il Ruvido si inserisce nel solco della tradizione satirico-letteraria italiana (ricordiamo, per esempio, Il Male o Frigidaire). Pubblicare feuilleton satirici, inoltre, è un po’ il fiore all’occhiello di molte case editrici (quella che pubblica Il Ruvido è Drimcamtrù). Nel nostro caso, poi, ci sono una serie di firme di tutto rispetto, non solo del panorama satirico italiano, ma di quello della cultura in genere: Franca Valeri, Bebo Storti, Gianni Fantoni, Stefano Ferrante, Gigi Proietti per finire con un’inedita Margherita Hack che cura la rubrica di astrologia! La direzione del settimanale è del blogger Roberto Corradi e del giornalista Marco Presta, de Il ruggito del coniglio.
Nello sfogliare le pagine de Il Ruvido, che esce il sabato, mi sono ricordato di quando anni fa, insieme ad altre persone, dovetti sistemare la biblioteca privata di un vescovo, che era stato anche padre conciliare. Tra i volumoni degli atti del Concilio Vaticano II, saggi di teologia (alcuni intonsi…) e altri libri altisonanti trovai imboscati dei fumetti di Jacovitti. Segno evidente – e simpatico – che non sempre possiamo stare a leggere libri seri, romanzi scritti benissimo o interminabili saghe. Una risata (anche ruvida…) può essere di grande aiuto!

Forse qualcuno di voi non lo sa ancora, ma L’Indice dei libri del mese, una delle riviste storiche dedicate al mondo dell’editoria italiana, rischia il fallimento. E’ per questo che da qualche settimana su diversi settimanali presenti in edicola e soprattutto online sul sito della rivista è apparso un messaggio di richiesta di aiuto, un vero e proprio SOS per lanciare la campagna di rifinanziamento.
Fondato nel 1984 a partire da un’idea di Cesare Cases, l’Indice dei libri del mese è sempre stata una formidabile risorsa per i lettori, grazie ai contributi critici e alle quasi 40mila recensioni pubblicate in 26 anni di storia. Insomma, ci troviamo di fronte a una vera e propria istituzione per i lettori italiani, un’istituzione che però, a differenza di molte altre che in Italia non lo meritano, merita di sopravvivere.
Per ora, come apprendiamo nell’appello del Presidente, grazie ai finanziamenti privati dei lettori si è raggiunta la cifra incredibile di 100mila euro, ma ancora non basta per garantire la sopravvivenza della rivista, che probabilmente paga il peso di un”grosso debito accumulato negli anni”. La cosa migliore che possiamo fare, in ogni caso, in qualità di lettori e non di ricchi magnati, non è tanto quella di finanziare copiosamente la rivista, ma piuttosto è continuare a leggerla.
Si chiama tachiyomi ed è la pratica, tipicamente giapponese, ma non solo, di scroccare la lettura di giornali, libri, fumetti e quant’altro. Accade spesso in terra nipponica di trovare in libreria o in edicola schiere di lettori rigorosamente in posizione eretta con la testa abbassata sull’ultimo romanzo di successo, la rivista appena uscita o il quotidiano. E gli esercenti? Pare che questa attività, molto diffusa, sia anche ampiamente tollerata. Si vede che a fronte di tanti “scrocconi” della cultura ce ne siano altrettanti che poi i libri, i giornali, i manga, li comprano davvero.
Qui da noi, in realtà, mi sembra che la situazione sia molto simile con la differenza che ormai in quasi tutte le librerie, soprattutto quelle di catena, c’è un angolo di lettura con tanto di poltroncina. E in questi giorni di afa persistente che attraversa tutta la penisola l’aggiunta dell’aria condizionata rende la tentazione ancora più irresistibile. E voi? Vi è capitato di leggere in parte o interamente un romanzo dal prezzo di copertina troppo alto direttamente in libreria?
Via | Biblioteca giapponese
Foto | Flickr
Dopo le polemiche seguite alla biografia di Coco Chanel in cui si sostiene che fosse una spia nazista, l’articolista dell’Independent si interroga su quali siano i criteri di una buona biografia, e sui confini leciti per invadere (“anche se retroattivamente”) la privacy di personaggi noti.
La prima domanda da porsi è però il “perchè” noi lettori continuiamo ad amare così tanto le biografie (in Italia sono il genere più venduto, oltre ai “gialli), e soprattutto quelle che rivelano materiale a “tinte forti” sui nostri autori preferiti, come i presunti problemi sessuali di Lewis Carroll, il vizio della pornografia di Kafka, le passioni erotiche insaziabili di Simenon (e sono solo degli esempi).
Il motivo, secondo l’autore, sta nel fatto che i cercatori di “sensazioni forti”, troppo rigidi per cercare “esplicito materiale sessuale negli scaffali della libreria”, possono trovare soddisfazione nelle biografie, “se non gli importa di essere intralciati da 500 pagine di materiale estraneo” al racconto di queste perversità.
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Il suggerimento viene da uno spiritoso articolo del Washington Post, in cui l’autore ha la pretesa interessante di spiegare “Perchè i testi teatrali sono le letture ideali per l’estate”. Il perchè è presto detto: pensate a voi, sdraiati sotto l’ombrellone, a spiare le chiacchiere di parenti e vicini di sdraio.
O fate come il giornalista, che ad esempio ricorda ad esempio quanto fosse biecamente interessato alle chiacchiere sentimentali della sorella più grande al telefono con il fidanzato, o a quello che diceva la madre quando litigava col padre in camera da letto.
“E che cos’è un testo teatrale se non un invito ad ascoltare le cose che le persone dicono le une alle altre in privato, a volte cose brutali, a volte ridicole, sempre cariche di mistero?..Sia che tu legga un testo teatrale o 100, cosa colpisce è la storia complessa e commovente che emerge dal mero dialogo”
Fra i consigli dell’autore, i classici Arthur Miller e Neil Simon. Io personalmente vi consiglio – oltre a inevitabili classici quali Aspettando Godot e Vita di Galileo – tutte le commedie di Dario Fo, o ad esempio (uno che mi è piaciuto molto) Libri da ardere della Nothomb. Altri suggerimenti?