Non ci si aspetti nebbia, neve, o pioggia e umidità, questa volta la piacevole sorpresa arriva da Las Palmas, capoluogo di quelle meravigliose isole spagnole, le Canarie, che da un angolo dell’oceano guardano verso le americhe, soprattutto quella del nord, dalla quale arriva l’eco di Philip Marlowe e Raymond Chandler.
Ma le isole e lo scrittore in questione, José Luis Correa, così come il suo libro, Quindici giorni di novembre (Del Vecchio editore), sono anche troppo vicini all’Europa per non sentire l’ascendenza di uno scrittore come Manuel Vásquez Montalbán.
Ricardo Blanco, invece, è il nome dell’investigatore: quarantaquattro anni, gli piacciono i film in bianco nero, quelli con Humprey Bogart, i romanzi gialli (e gli autori appena citati) e, esattamente come i suoi predecessori, forse per questo ancora una volta del tutto personale, Blanco ha un problema con la vita che, nonostante tutto, continua a non capire.
Continua a leggere: Quindici giorni di novembre, di José Luis Correa
L’Elio è un gas nobile, incolore e inodore, il suo nome deriva dal greco èlios, che ovviamente significa “sole”; è quel gas che viene usato per gonfiare i palloncini, ma è stato usato anche per la fusione nucleare, la bomba atomica, tanto per capirci.
Ma c’è un isotopo dell’Elio che si chiama Elio3, è molto raro sulla Terra ed è invece piuttosto presente sulla Luna. L’aspetto interessante è che l’Elio3 è un combustibile che può sostituire i derivati dal petrolio. Insomma, è chiaro che potrebbe essere l’elemento in grado di salvare il pianeta che ci ospita. O metterlo definitivamente sotto sopra.
Ed è quanto avviene in Limit, di Frank Schätzing, appena uscito per Nord, che parte da una tale premessa per descrivere ciò che potrebbe verosimilmente accadere in un futuro neanche troppo lontano; per la precisione, nel 2025.
È ormai innegabile che a raccontare la realtà, a mio modo di vedere, è senza dubbio la narrativa di genere, sia giallo, noir o thriller. Si aggiunga a questa banale osservazione un certo impegno a raccontare realtà specifiche legate a tematiche ambientali e si avrà la collana Verdenero di Edizioni Ambiente.
Delta blues dei Kai Zen, un folto e già ben noto collettivo di scrittura, è un ottimo risultato di questo connubio, un libro dalla scrittura asciutta, senza fronzoli, e dal ritmo incalzante: ci si ritrova all’ultima pagina senza quasi accorgersene. Perciò, veniamo all’aspetto più interessante: la trama.
Martin Klein viene informato del decesso del suo amico Søren Fresleven, morto di infarto, che è già nel pieno della sua operazione in Nigeria. Martin è sul punto di lasciare tutto e partire, quando viene rapito.
Di questi tempi in Italia, come in Russia, chi svolge il proprio lavoro con coscienza e onestà è considerato, nel migliore dei casi, un animale raro, nel peggiore, un individuo scomodo e, quindi, da eliminare. E’ successo da noi per Falcone e Borsellino, Tobagi, Ambrosoli e tanti altri; è successo nell’ex Unione Sovietica ad Anna Politkovskaja, la giornalista di cui l’editore BeccoGiallo ha voluto, a suo modo, raccontare la storia.
La penna di Francesco Matteuzzi e la matita di Elisabetta Benfatto si sono unite per narrare gli episodi salienti dell’esistenza umana e professionale di Anna, il suo impegno contro l’appiattimento dell’informazione, i suoi tentativi di salvare vite umane, cecene o russe, che fossero. L’immagine che ne viene fuori è tutt’altro che edulcorata: non un’eroina tutta dolcezza e amore per il prossimo, ma una donna forte, concreta, anche dura, capace di trattare con i terroristi e di continuare sempre e comunque a scrivere la verità, nonostante le minacce di morte e il tentativo di avvelenamento.
Molto suggestiva l’idea di disegnare la parte relativa al racconto della strage nella scuola di Beslan come se l’autore fosse un bambino: tratti semplici e tondeggianti, figure infantilizzate, molto bianco; in contrasto con il realismo e il colore cupo delle altre tavole. Completano il libro la bella postfazione di Andrea Riscassi e l’intervista al documentarista Paolo Serbandini, che ebbe la fortuna di incontrare la coraggiosa giornalista durante una delle sue visite a Mosca, come inviato di Ballarò. Scrive Ottavia Piccolo nella prefazione: “Non è giusto aver bisogno di eroi, ma è questo che Anna Politkovskaja è diventata, una figura eroica. Eppure faceva soltanto il suo lavoro, la giornalista.”
«Sono cresciuto a circa un miglio dalla vecchia casa dove John Synge e sua madre trascorsero i loro ultimi, difficili anni: una casa che compare alcune volte in questo romanzo. Da bambino spesso ci passavo davanti e mi faceva un po’ paura: a volte mi chiedevo di quali storie potesse essere stata testimone».
Così scrive Joseph O’Connor nei ringraziamenti in calce al suo ultimo, bel romanzo: Un canzone che ti strappa il cuore, appena edito da Guanda, traduzione di Massimo Bocchiola.
Queste sue parole in un certo qual modo ci autorizzerebbero a definire il romanzo, se vogliamo, una biografia immaginaria, dato che si tratta di personaggi storicamente esisti: John Synge, genio del teatro irlandese, che insieme a un altro genio, Yeats, fonda l’Abbey Theatre di Dublino, e l’attrice Molly Algood (al secolo, Marie O’Neil).
Continua a leggere: Una canzone che ti strappa il cuore, di Joseph O'Connor
I libri, si sa, raccontano storie. Più le storie sono “particolari”, più mi piacciono i libri che le narrano. Così è con il libro di Samantha Hunt dal titolo L’inventore della luce (Alet, 2010).
Il libro – il cui titolo originale, molto più affascinante di quello italiano, è L’invenzione di tutto il resto – narra la storia di Nikola Tesla, uno dei più importanti ingegneri elettronici del secolo XX, che ha “inventato” la corrente alternata (è grazie a lui che possiamo accendere la luce). Tanto famoso, quanto, spesso, sconosciuto.
L’autrice racconta gli ultimi anni di vita di Tesla, romanzando l’incontro con una cameriera del New Yorker Hotel in cui Tesla viveva. Leggere L’inventore della luce è un modo interessante e originale di conoscere la vita di un uomo che ha cambiato quella nostra. Il libro è frutto di lunghe ricerche bibliografiche, di laboratorio e di archivio della Hunt e il risultato è una piacevole lettura, anche se a volte ci si perde un po’ troppo tra scienza e pensieri, progetti e sogni, biografia e romanzo. Splendida la copertina che, veramente, apre le porte di un mondo.
Samantha Hunt
L’inventore della luce
traduzione di Simona Sollai
Alet, 2010
ISBN 978-88-7520-158-6
pp. 272, euro 15
Nel settimo giorno, del settimo mese del 777 la moglie di un tagliapetre partorisce il suo settimo figlio; il padre, in preda al terrore e alla superstizione, lo uccide; ma la donna partorisce un altro figlio: Octavus.
Octavus viene accolto all’abbazia di Vectis, Isola di Wight, dove ci si accorge che Octavus non è del tutto normale, forse una forma di autismo, ad ogni modo dimostra di possedere una strana capacità di scrivere. Nessuno gli aveva mai insegnato nulla. Non scrive con senso logico e coerente. Scrive solo nomi e date, date di nascita e di morte. L’abbate fonda segretamente L’Ordine dei Nomi.
Octavus cresce e, dato che sa del suo strordinario potere, l’abbate lo fa accoppiare con delle suore le quali gli daranno solo figli maschi che gli somiglieranno tutti: capelli rossi, occhi chiari e pelle diafana. Tutti con lo stesso stupefacente potere.
Quale valore si può attribuire alla cultura quando la propria vita è in pericolo, costantemente minacciata da una guerra che sembra non finire mai? E’ questo uno dei temi centrali della pièce di Amélie Nothomb, Libri da ardere, giunta alla quinta edizione nello scorso gennaio per le edizioni Robin. Tre personaggi si ritrovano chiusi in una stanza, mentre fuori la città è assediata dai “barbari”, senza più alcun materiale per alimentare la stufa. Questo se si esclude una fornitissima libreria, piena appunto di “libri da ardere”. A proporre la blasfema ipotesi è Marina, giovane studentessa, amante di Daniel, a sua volta assistente del Professore. La ragazza è ossessionata dal freddo, tanto da non riuscire ad avere altro pensiero se non quello di scaldarsi.
Dice Marina: “Leggo ogni frase con lentezza e circospezione e a ogni frase mi chiedo: C’è in questo soggetto, in questo verbo, in questo complemento, in questo avverbio, c’è qualcosa, qualsiasi cosa che valga una bella fiammata dentro una stufa? Il senso profondo (o supposto tale) di questa frase è più necessario alla mia vita di un grado in più dentro questa stanza?” I tre danzano una specie di ballo di morte in cui i bisogni più impellenti dell’essere umano mortificano l’anima lasciando degli scheletri disperati che cercano di aggrapparsi agli ultimi brandelli di vita rimasti. Egoismo, meschinità e cinismo sovrastano ogni valore precedente, mentre i protagonisti intraprendono una lunga disputa su quali siano i libri da salvare, o almeno da conservare più a lungo. Ed è proprio in questo ambito che le maschere cadono e le reali preferenze vengono fuori. Il Professore che per anni aveva sostenuto la validità di alcune opere si confessa rapito da un romanzetto per adolescenti.
L’impronta della scrittrice belga è ben evidente: la spregiudicatezza, l’intento provocatorio sono segni particolari delle sue opere e anche in questa scrittura teatrale ritroviamo la capacità di dare vita a personaggi graffianti e travolgenti. Amélie Nothomb non ha problemi a ridicolizzare certi ambienti accademici, né quegli intellettuali che si prendono troppo sul serio e lo fa mescolando tragedia e grande senso dell’ironia.
Libri da ardere
Amélie Nothomb
Robin Edizioni, 2010
€ 8,00
Cosa fareste se un giorno vi ritrovaste nella casella postale una videocassetta di un film intitolato “La leggenda del re trombatore” e la copertina sfoggiasse niente meno che vostro figlio? E’ difficile rispondere a questa domanda.
Di certo la prima reazione sarebbe l’imbarazzo: vedere un figlio adolescente protagonista di un film porno non è il massimo della vita. Ma poi cosa fareste? Lynn, madre del ragazzo e voce narrante di “E’ nata una star” (Guanda, 73 pagine, 9 euro) decide di guardare il film, e così scopre una qualità insospettata di suo figlio, che capite anche se non vi racconto.
E Mark, il figlio adolescente, proprio non sembrava il tipo da fare queste cose. Il romanzo è un disvelamento progressivo di segreti familiari al limite della farsa, è in pratica un continuo dialogo a tre per venire a capo di questa strana faccenda. Prosa asciutta (come sempre nei suoi romanzi), ironia, e analisi della famiglia e dell’individuo nell’era della postmodernità: questo, in sostanza, il racconto “E’ nata una star”.
“Punto Omega” (Einaudi, 118 pagine, 18,50 euro) si apre con un uomo che trascorre le sue giornate a guardare in un museo il film Psycho proiettato al rallentatore, così lentamente da durare un’intera giornata (è un’installazione di Douglas Gordon, come ci avverte una nota finale) e si chiude con il misterioso incontro di questa persona con una donna.
Tra queste cento pagine si dipana una storia che è soprattutto una riflessione sul tempo, sulle potenzialità e sulle capacità della parola, e che immerge il lettore in una scrittura tanto secca quanto evocativa, riflessiva. La trama è piuttosto semplice, anche se in un certo senso aperta. Jim Finley è un giovane regista che vorrebbe riprendere l’anziano Richard Elster, un teorico della Difesa durante la guerra in Iraq, davanti a una parete, in un lungometraggio-confessione (un’altra performance, dunque).
Jim raggiunge Elster nella sua casa, in mezzo al deserto, e tra i due si instaura un rapporto intellettuale densissimo. “Quando hai strappato via tutte le superfici, quando guardi sotto, ciò che resta è il terrore. È questo che la letteratura vuole curare. Il poema epico, la favola prima di andare a letto”, ed è forse questo svelamento che il vecchio vuole evitare.