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  <title>booksblog</title>
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  <rights type="html"><![CDATA[2004-2011 Blogo.it]]></rights>
  <updated>2012-05-23T12:58:57+00:00</updated>
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    <title type="html">L&#039;alba dei libri, di Alessandro Marzo Magno</title>
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      <name>Giammarco Raponi</name>
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    <published>2012-04-25T10:32:28+00:00</published>
    <updated>2012-04-25T10:32:28+00:00</updated>
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    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.booksblog.it/post/9821/lalba-dei-libri-di-alessandro-marzo-magno"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/booksblog/marzomagnol_x27_albadeilibri.jpg" class="post" border="0" align="left" width="237" height="360" alt="" /> Un libro che parla di libri e un veneziano che parla di Venezia, questa è la combinazione – molto riuscita – de <a href="http://www.garzantilibri.it/default.php?page=visu_libro&#038;CPID=2829"><em>L’alba dei libri</em></a> (sottotitolo: <em>Quando Venezia ha fatto leggere il mondo</em>), di Alessandro Marzo Magno, appena uscito per Garzanti.</p>
<p>La Venezia che racconta è quella degli inizi del Cinquecento, quando cioè la Serenissima, nel giro di un breve torno di tempo, diventa il centro dell’editoria mondiale: «si stampavano la metà dei libri pubblicati in Europa». Se la storia del libro fosse privata dell’esperienza che qui si racconta, non esisterebbe l’editoria come oggi la conosciamo.  Venezia, dunque, la capitale del libro, almeno per tutto il secolo XVI.</p>
<blockquote><p>«Ora cerchiamo di capire come mai Venezia lo è diventata. Il tedesco Johannes Gensfleish, detto Gutenberg, stampa la sua bibbia a Magonza (Mainz) tra il 1452 e il 1455. […] Proprio in quell’anno due chierici tedeschi […] arrivano con l’attrezzatura necessaria a stampare nel monastero di Santa Scolastica, a Subiaco, vicino a Roma (proprio dove san Benedetto aveva fondato l’ordine) e pubblicano il “De Oratore” di Cicerone. […]. È  sempre un tedesco a portare la stampa a Venezia. Giovanni da Spira (Speyer), pubblica pure lui Cicerone». </p></blockquote>
 <p>
È solo l’inizio, perché i due chierici non sono gli unici tedeschi a esportare la nuova tecnica di stampa. Sono in molti e girano l’Europa come nomadi, con una attrezzatura molto limitata si stanziano in varie città e negli innumerevoli stati che all’epoca fanno l’Europa.</p>
<p>E poi, il principe degli editori: Aldo Manuzio, colui che ha «definitivamente cambiato il metodo di apprendimento in Europa». Solo per dare un’idea della sua lungimiranza: adotta il tascabile – benché non sia una sua invenzione (esistevano già bibbie tascabili) –; inventa il corsivo, una nuova punteggiatura (dobbiamo a Manuzio il punto e virgola, gli accenti e gli apostrofi); il bestseller.</p>
<p>Pubblica classici in greco e latino, il Petrarca e il Castiglione, ma pubblica anche l’Hipnerotomachìa Poliphili (meglio noto come «Polìfilo») di Francesco Colonna, a tutti gli effetti un libro tendente alla pornografia, peraltro scritto da un frate, ritenuto unanimemente il libro più bello mai uscito sul mercato editoriale, non tanto per il contenuto, forse, ma soprattutto per la qualità delle miniature recentemente attribuite «agli ambienti del miniaturista padovano Benedetto Bordon […], incisioni talmente belle che nel passato sono state attribuite ad Andrea Mantegna o a Giovanni Bellini». </p>
<p>Insomma, Aldo pubblica libri con un alto senso dell’imprenditoria e rigore artigianale, che faranno di lui il prototipo dell’editore moderno.</p>
<p>Ma l’<em>Alba dei libri</em> non si limita a Manuzio, dato che si tratta di un libro molto ben documentato non può non attraversare quel periodo storico senza incontrare Pietro Aretino, Pietro Bembo, le prime stampe dei Talmud e del Corano, l’editoria musicale e le segue con attenzione fino alla fine, fino al tramonto di un’epoca.</p>
<p>Marzo Magno Alessandro<br />
L&#8217;alba dei libri<br />
Quando Venezia ha fatto leggere il mondo<br />
Collezione Storica Garzanti<br />
220 pagine<br />
€ 22.00</p>
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    <title type="html">Il golpe inglese, Mario José Cereghino e Giovanni Fasanella</title>
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    <author>
      <name>Giammarco Raponi</name>
    </author>
    <published>2011-11-05T15:47:53+00:00</published>
    <updated>2011-11-05T15:47:53+00:00</updated>
    <dc:subject>blog</dc:subject><dc:subject>books</dc:subject><dc:subject>recensioni</dc:subject><dc:subject>saggi</dc:subject><dc:subject>il golpe inglese</dc:subject><dc:subject>mario josé cereghino e giovanni fasanella</dc:subject><dc:subject>storia</dc:subject>
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    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.booksblog.it/post/8581/il-golpe-inglese-mario-jose-cereghino-e-giovanni-fasanella"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/booksblog/golpeinglese.jpg" class="post" border="0" align="left" width="243" height="360" alt="" /> In epoca risorgimentale, la Gran Bretagna capisce, con largo anticipo su molti altri paesi, la posizione strategica della nostra penisola: una terra con i piedi affondati nel Mediterraneo. Oggi è piuttosto scontato capire anche il perché: il petrolio, naturalmente.</p>
<p>Tuttavia, quando l’Inghilterra inizia a interessarsi all’Italia come un paese in grado di proteggere le rotte commerciali di Sua Maestà, il petrolio non è ancora l’odierno Oro Nero. La sua presenza è già stabile nel periodo risorgimentale: ha interessi nello zolfo siciliano e condiziona gli ambienti culturali e aristocratici.</p>
<p>Con l’Unità, l’Italia inizia, per così dire, a scalciare e a sgomitare: è un paese alla ricerca di se stesso e di un proprio spazio. All’inizio del ‘900 due eventi complicano la situazione: 1. Il petrolio, e 2. Il fascismo.</p>
 <p>Due eventi che l’Inghilterra incoraggia e sostiene, almeno fin quando Mussolini non decide di schierarsi con la Germania nazista. Da quel momento l’atteggiamento nei confronti dell’Italia cambia notevolmente e l’Italia non è più uno stato forte in grado di contenere l’espansionismo del nord Europa. Ma un nemico.  </p>
<p>Qui comincia il lavoro svolto da Mario José Cereghino e Giovanni Fasanella, da cui nasce un libro di estremo interesse – e anche piut-tosto inquietante – <a href="http://www.chiarelettere.it/libro/principio-attivo/il-golpe-inglese.php">Il golpe inglese</a>, appena uscito per i tipi di Chiarelettere.</p>
<p>Un lavoro fatto soprattutto sugli archivi britannici di Kew Gardens, vicino Londra: lettere e informative della diplomazia e dell’intellingence, rapporti secret e top secret; materiale alla portata di tutti, ma che pochi si erano presi la briga di consultare.</p>
<p>Dall’analisi dei documenti, a giudizio degli autori, viene fuori «quello che si potrebbe definire il colpo di stato più lungo della storia, perché durato oltre mezzo secolo: il “golpe inglese” attuato in Italia dal 1924 (anno del sequestro e dell’assassinio del deputato socialista Giacomo Matteotti) fino al 1978 (anno del sequestro del presidente della Democrazia Cristiana, Aldo Moro) […] il tentativo complesso e multiforme, per la durata e le tecniche utilizzate, attuato da una nazione straniera, come al Gran Bretagna, per condizionare la politica interna ed estera di un altro paese. Con l’obiettivo di trasformarlo in una sorta di protettorato, una base da cui favorire e proteggere le proprie rotte commerciali, a cominciare da quella più strategica: quella petrolifera».</p>
<p>Mario José Cereghino<br />
Giovanni Fasanella<br />
Chiarelettere<br />
16,00 €</p>
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    <title type="html">L&#039;onore perduto di Isabella de&#039; Medici, di Elisabetta Mori</title>
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    <author>
      <name>Giammarco Raponi</name>
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    <published>2011-08-10T14:00:22+00:00</published>
    <updated>2011-08-10T14:00:22+00:00</updated>
    <dc:subject>recensioni</dc:subject><dc:subject>saggi</dc:subject><dc:subject>elisabetta mori</dc:subject><dc:subject>garzanti</dc:subject><dc:subject>in evidenza</dc:subject><dc:subject>l'onore perduto di isabella de' medici</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Isabella de’ Medici è stata al centro di interesse per l’ultimo mezzo millennio, dalla fine del ‘500 ad oggi, ma soprattutto è stata al centro di equivoci e leggende che ne hanno trasfigurato[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.booksblog.it/post/7863/lonore-perduto-di-isabella-de-medici-di-elisabetta-mori"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/booksblog/34579.jpg" class="post" border="0" align="left" width="238" height="360" alt="" /> Isabella de’ Medici è stata al centro di interesse per l’ultimo mezzo millennio, dalla fine del ‘500 ad oggi, ma soprattutto è stata al centro di equivoci e leggende che ne hanno trasfigurato l’essenza e la vera natura.</p>
<p>Il padre Cosimo de’ Medici la dà in sposa a Paolo Giordano Orsini, duca di Bracciano, entrambi giovanissimi, per ovvie questioni politiche e di potere. Ciononostante, in modo del tutto inaspettato, tra i due sembra scoppiare l’amore e, almeno all’inizio, vivono un vero e proprio idillio.</p>
<p>Ma la situazione economica degli Orsini inizia l&#8217;inesorabile decaduta nel momento in cui, per volere di Cosimo, Giordano rinuncia, come avevano fatto tradizionalmente i suoi avi, ad appoggiare i francesi a favore della Spagna. Sarà la sua dannazione. Gli spagnoli non si fideranno mai di lui, i francesi lo allontaneranno, i papi prima lo sosterranno e poi lo abbandoneranno. E qualsiasi iniziativa economica che intraprende, anche per la sua incapacità gestionale del patrimonio, va male. Unico sostegno, Isabella – e con lei, Cosimo.</p>
 <p>La duchessa, però, è malata di idropisia e le cure dei medici dell’epoca portano, nonostante gli sforzi, a risultati imbarazzanti. «Pochi giorni dopo, la sera del 16 luglio [1576]» dopo essere andata a una festa, «fu il cuore di Isabella a cedere all’improvviso». Una morte strana e inaspettata, dicono.</p>
<p>A dirlo è il sistema cortigiano che, grazie a un tam tam fatto di voci – di maldicenze – che fantastica intorno alla morte di Isabella, fa della morte della duchessa la vera <em>dannatio memoriae</em> di Isabella e di Paolo Giordano. </p>
<p>«I pettegoli di corte sanno che se un marito uccide la propria moglie le probabilità sono due: o lei lo tradisce e quindi va punita, o al contrario è lui che se ne vuole liberare perché ha un’altra donna. Alcuni opteranno per la prima ipotesi, altri per la seconda, qualcun altro per entrambi».</p>
<p>Una cosa è certa: la leggenda ha ormai preso piede e sostiene che Isabella abbia avuto un amante e che perciò il duca l’abbia uccisa. Tanto’è vero che tutte «le biografie di Isabella de’medici non mettono in dubbio che quel 16 luglio 1576 sia stata uccisa dal marito. […] non c’è dubbio che le numerose relazioni anonime fecero il giro d’Europa. Ma perché il duca di Bracciano avrebbe ucciso la moglie?». Nessuna delle cosiddette fonti lo dice, ma si cura di fare del duca un orribile mostro simbolo del male, e fa di Isabella donna di facili costumi. </p>
<p>La leggenda è arrivata fino a noi e Elisabetta Mori – archivistica storica che da anni si occupa di Isabella de’ Medici – ha studiato il caso e soprattutto le carte; ne è venuto fuori un libro, <a href="http://www.garzantilibri.it/default.php?page=visu_libro&#038;CPID=2781">L&#8217;onore perduto di Isabella de&#8217; Medici</a>, appena edito da Garzanti, bellissimo, documentato, teso e godibile nella lettura, che finalmente fa un po’ di chiarezza sulla vicenda, e sul mito.</p>
<p>Mori Elisabetta<br />
L&#8217;onore perduto di Isabella de&#8217; Medici<br />
Collezione Storica Garzanti<br />
Con illustrazioni a colori<br />
432 pagine<br />
€ 25.00 </p>
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    <title type="html">L’Italia dei comuni, di François Menant</title>
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    <author>
      <name>Giammarco Raponi</name>
    </author>
    <published>2011-06-13T09:52:30+00:00</published>
    <updated>2011-06-13T09:52:30+00:00</updated>
    <dc:subject>recensioni</dc:subject><dc:subject>saggi</dc:subject><dc:subject>françois menant</dc:subject><dc:subject>l’italia dei comuni</dc:subject><dc:subject>storia</dc:subject><dc:subject>unità</dc:subject><dc:subject>viella</dc:subject>
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    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.booksblog.it/post/7702/litalia-dei-comuni-di-francois-menant"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/booksblog/viella.jpg" class="post" border="0" align="left" width="169" height="250" alt="" /> Nell&#8217;anno in cui si celebrano i 150 anni dall’Unità d’Italia – anno, questo, in cui, tra le altre cose, è stato approvato il federalismo municipale –, un grande storico francese come François Menant pubblica, per i tipi di Viella, un libro molto utile – oltre che bello, come al solito molto documentato e di godibile lettura – dal titolo: <a href="http://www.viella.it/libro/591">L’Italia dei comuni</a>.</p>
<p>Lo storico ripercorre due secoli e mezzo fondamentali per la costruzione del paese che troverà l&#8217;unificazione soltanto nel 1861, prima di allora, si sa, l&#8217;Italia era una costellazione di piccoli stati; Menant ripercorre precisamente i secoli che vanno dal 1100 al 1350 circa, ovvero fino alla peste del 1348 che, come altrove in Europa, segna la fine di un ciclo socio-culturale e politico che nel vecchio continente non ha avuto eguali.</p>
<p>Il fenomeno comunale inizia con una forte concentrazione urbana in poche città del centro e del nord Italia. Il che, inevitabilmente, si trascina dietro anche una concentrazione di ricchezze che consente ai commercianti di creare una rete commerciale e bancaria e di modellare le circostanti zone agricole.</p>
 <p>«La creatività politica delle città italiane» dice Menant, «non è meno forte del loro dinamismo economico: è qui che il modello della repubblica cittadina, una forma di governo che viene sperimentata nel corso del medioevo anche altre regioni europee […], raggiunge la sua pienezza istituzionale, fondata sull’indipendenza nei confronti di ogni altro potere».</p>
<p>«Una società dotata di una così forte creatività» continua Menant, «e che conosce trasformazioni tanto profonde in ogni campo non può che essere aperta alla mobilità sociale: ad essa è connaturata la valorizzazione della ricchezza e della cultura come criteri di riconoscimento».</p>
<p>Le tante città del centro-nord, con documenti chiese palazzi e monumenti, sono lì a testimoniare quanto afferma Menant e quanto è successo; certo, le guerre intestine non sono mancate, come non sono mancati gli affaristi senza ritegno, ma è stato anche il momento di maggior splendore della nostra cultura (basti pensare alla sola triade Dante-Petrarca-Boccaccio, tanto per fare un esempio). </p>
<p>Non è un caso, infine, se il termine “creatività” ricorre due volte, sta lì a sottolineare come l’Italia sia sempre stato un laboratorio politico e sociale. Oggi forse molto meno e probabilmente ci farebbe bene ogni tanto darci una guardatina alle spalle.  </p>
<p>L’Italia dei comuni (1100-1350)<br />
François Menant<br />
Traduzione e cura di E. Igor Mineo<br />
Viella<br />
2011, p. 360,<br />
€ 35,00 </p>
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    <title type="html">La gente che sta bene, di Federico Baccomo &quot;Duchesne&quot;</title>
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    <author>
      <name>Giammarco Raponi</name>
    </author>
    <published>2011-06-05T20:18:50+00:00</published>
    <updated>2011-06-05T20:18:50+00:00</updated>
    <dc:subject>recensioni</dc:subject><dc:subject>narrativa-italiana</dc:subject><dc:subject>di federico boccomo "duchesne"</dc:subject><dc:subject>la gente che sta bene</dc:subject><dc:subject>narrativa italiana</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Si ricorderà Studio illegale di Duchesne, libro di un certo successo uscito l’anno scorso, tanto che è in preparazione un film con Fabio Volo. 
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    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.booksblog.it/post/7677/la-gente-che-sta-bene-di-federico-boccomo-duchesne"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/booksblog/Lagentechestabeneunlibroingioco.jpg" class="post" border="0" align="left" width="288" height="360" alt="" /> Si ricorderà Studio illegale di Duchesne, libro di un certo successo uscito l’anno scorso, tanto che è in preparazione un film con Fabio Volo. </p>
<p>Bene, Duchesne, alias Federico Baccomo, l’ha spuntata anche con il secondo libro: <a href="http://www.marsilioeditori.it/catalogo/libro/3170856-la-gente-che-sta-bene">La gente che sta bene</a>, uscito sempre per i tipi di Marsilio, è un libro divertente – i dialoghi sono semplicemente spettacolari – e politicamente scorretto.</p>
<p>Arrogante, logorroico e cinico, Giuseppe Sobreroni – protagonista e voce narrante di una storia che gli appartiente pienamente – ha ricevuto un bel po’ di cose dalla vita e non si deve vergognare ad ammetterlo: è un avvocato di successo, ha una bella famiglia, un appartamento altrettanto magnifico e soprattutto ha in programma un futuro ancora più radioso.</p>
 <p>«Vede» dice a un giornalista che lo sottopone a un’intervista per una testata specializzata, «io non sono poi così d’accordo con questa distinzione, vita privata-vita pubblica, lavoro-tempo libero. Trovo che i compartimenti stagni facciano male agli equilibri. […] Possono funzionare in circostanze precise […] La vita, per rimanere dentro la metafora, io la vedo come un grande loft, senza divisori. Oggi è domenica pomeriggio? Io me ne frego e vado in studio a lavorare a contatto con grandi maneger. È martedì mattina? E io sono a pescare al lago con la famiglia. Le tre di notte? Io faccio una conference call con il Giappone […] Confondo, mischio, faccio come mi pare […]».</p>
<p>È esattamente quello il problema: fa ciò che vuole, con la sua vita e con quella degli altri pur di raggiungere il suo obiettivo. Il brutto, però, è che il sistema funziona, è assurdo, banale, animalesco, eppure funziona. Ma la domanda è: fino a quando? Risposta: fin quando la fortuna, l’istinto e la furbizia ti assistono e riesci a stare sempre dalla parte giusta.</p>
<p>Ma poi succede sempre qualcosa di inaspettato, e allora il castello di carta inizia a scricchiolare e il rumore si fa sempre più forte. E allora che fare? Agire, ovviamente, e giocare il tutto per tutto. È così che funziona. È così che ti hanno insegnato a fare.</p>
<p>E, quando quel sistema peggiora la situazione, sorgono nuove domande. Tipo: quanto dura l’ambizione? Fino a quando comincia la paura, la paura di non farcela, di non avere abbastanza forze e la mente sufficientemente libera e soprattutto quando l’inaspettato mina l’autostima che finora era alle stelle.</p>
<p>Il punto vero è che Giuseppe Sobreroni è vivo a tal punto che lo odi, lo ami e al tempo stesso ti fa pena: è il prototipo della nostra classe dirigente. </p>
<p>La gente che sta bene,<br />
Federico Boccomo &#8220;Duchesne&#8221;<br />
Marsilio<br />
pp. 272<br />
Euro 17.50<br />
2011</p>
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    <title type="html">La mia stirpe, di Ferdinando Camon</title>
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    <author>
      <name>Giammarco Raponi</name>
    </author>
    <published>2011-06-05T17:26:23+00:00</published>
    <updated>2011-06-05T17:26:23+00:00</updated>
    <dc:subject>news</dc:subject><dc:subject>recensioni</dc:subject><dc:subject>narrativa-italiana</dc:subject><dc:subject>ferdinando camon</dc:subject><dc:subject>garzanti</dc:subject><dc:subject>in evidenza</dc:subject><dc:subject>la mia stirpe</dc:subject><dc:subject>narrativa italiana</dc:subject><dc:subject>romanzo</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Il protagonista – lo stesso Camon – de’ La mia stirpe, appena uscito per Garzanti, viene svegliato nel cuore di una domenica notte da una telefonata che notoriamente, quando squilla a quell’ora,[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.booksblog.it/post/7676/la-mia-stirpe-di-ferdinando-camon"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/booksblog/Camon_La_mia_stirpe.jpg" class="post" border="0" align="left" width="228" height="360" alt="" /> Il protagonista – lo stesso Camon – de’ <a href="http://www.garzantilibri.it/default.php?page=visu_libro&#038;CPID=2743">La mia stirpe</a>, appena uscito per Garzanti, viene svegliato nel cuore di una domenica notte da una telefonata che notoriamente, quando squilla a quell’ora, non porta mai buone notizie.</p>
<p>Il padre è finito in ospedale a causa di un ictus con conseguente paralisi, ma, grazie a un alfabeto, riesce a comunicare al figlio più grande il suo ultimo desiderio: vuole vedere il papa. Lo voleva suo padre, lo vuole lui. «”La guerra è una strage inutile” diceva il Papa di mio nonno, Benedetto XV, e mio nonno faceva un voto: Se sopravvivo, vado a Roma a trovarlo”».</p>
<p>È questa la molla che fa partire la storia. Apparentemente si tratta di raccontare del nonno, dell&#8217;amore dei suoi genitori e, in qualche misura, di lui stesso e i suoi figli. La sua stirpe, appunto.</p>
 <p>«Nostro padre era stato in guerra su diversi fronti, Grecia e Jugoslavia, ma aveva inventato mille astuzie contadine per non sparare e farsi rimandare a casa, e alla fine c’era riuscito con l’astuzia più contadina di tutte: aveva già tre figli, e al fronte, in prima linea, si iniettò dell’acqua infetta in un ginocchio, il ginocchiò si infiammò, gli diedero una licenza, durante la licenza mise incinta la moglie, e quando nacque il quarto figlio fu congedato, in base a una legge Mussolini».</p>
<p>Con uno stile asciutto, essenziale e, in questo senso, implacabile, quello che Camon ci racconta è il Novecento tutto: due guerre devastanti e tragicamente stupide, una fatta in nome di «Avanti Savoia!» e l’altra in nome del duce; i partigiani e tutto quanto ne è seguito; «nei libri, le battaglie hanno nomi che i soldati non conoscono. I soldati, meno sanno meglio combattono»; racconta la fine di un mondo prevalentemente contadino e tenace che continua in un altro, molto meno nobile, il nostro. Insomma, la verità è che ciò che racconta Camon è la nostra stirpe.</p>
<p>La mia stirpe<br />
Ferdinando Camon<br />
Garzanti<br />
p. 151<br />
€ 14,60</p>
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    <title type="html">La vita e il teatro di Carlo Goldoni, di Siro Ferrone</title>
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      <name>Giammarco Raponi</name>
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    <published>2011-05-30T19:24:33+00:00</published>
    <updated>2011-05-30T19:24:33+00:00</updated>
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    <summary type="text"><![CDATA[La più recente critica goldoniana ha ridisegnato sensibilmente la figura del maggiore drammaturgo italiano. Ne tiene conto Siro Ferrone, professore di Storia del teatro e dello spettacolo[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.booksblog.it/post/7664/la-vita-e-il-teatro-di-carlo-goldoni-di-siro-ferrone"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/booksblog/9788831708647g.jpg" class="post" border="0" align="left" width="182" height="250" alt="" /> La più recente critica goldoniana ha ridisegnato sensibilmente la figura del maggiore drammaturgo italiano. Ne tiene conto Siro Ferrone, professore di Storia del teatro e dello spettacolo all’Università di Firenze, che ha appena pubblicato per Marsilio un libro eccellente <a href="http://www.marsilioeditori.it/catalogo/libro/3170864-la-vita-e-il-teatro-di-carlo-goldoni">La vita e il teatro di Carlo Goldoni</a>, nel quale ripercorre, non solo il percorso critico, ma soprattutto la formazione del teatro goldoniano.</p>
<p>Goldoni, si sa, è stato colui che nel Settecento ha riformato il genere comico del teatro italiano, ancora legato a filo doppio alle maschere e a un linguaggio ormai cristallizato, e a innalzarlo al livello del dramma e della tragedia. </p>
<p>Senza grossi traumi, Goldoni riparte proprio dal teatro classico ma tenendo fortemente conto di ragioni pratiche: della biografia personale degli attori, i gusti del pubblico e le trasforamzioni sociali e culturali – l’Illuminismo dilagava. Tuttavia, la cosa interessante è che la Riforma non avviene in modo programmatico e, soprattutto, non avviene su un piano squisitamente intellettuale. Anzi.</p>
 <p>«Contro le professioni teoriche dei riformatori letterari, Goldoni sostiene la necessità che “più scrupolosamente ad alcuni precetti di Aristotele o di Orazio, convenga servire le leggi del Popolo in uno spettacolo destinato all’istruzion sua per mezzo del suo divertimento o diletto”, mentre, contro i testi di poetica, dichiara polemicamente: “i due libri su quali ho più meditato, e di cui non mi pentirò mai di essermi servito, furono il Mondo e il Teatro».</p>
<p>Ciò detto, però, è vero che «la Riforma della Commedia resta al fine il risultato più importante dell’avventura umana e intellettuale goldoniana […] è altrettanto vero che Goldoni arriva a elaborare in una fase relativamente tarda della sua vita i principi di questa Riforma», e lo farà nei <em>Mémoires</em>, scritti a Parigi, in francese, tra il 1783 e il 1787, e dove morirà nel 1793.</p>
<p>Ma ciò che colpisce di più – ed è anche qui che sta il fascino del libro – sono la dimensione storica prima e umana poi, entrambe documentatissime. </p>
<p>Viene fuori il ritratto di un Goldoni che, dopo aver studiato Legge, è prima avvocato e successivamente, dopo un momento in cui le due attività si sovrappongo, si dedica totalmente al teatro; perennemente in viaggio e per decenni lontano dalla sua città natale, è stato il primo ad avere un rapporto complesso con il pubblico e il mestiere. Fu il primo, cioè, a tenere in gran conto il gusto e i bisogni del pubblico e a vivere di un mestiere quale è quello artistico. </p>
<p>La vita e il teatro di Carlo Goldoni,<br />
di Siro Ferrone<br />
pp. 240<br />
Euro 14.00<br />
2011    </p>
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    <title type="html">La banda Apollinaire, di Renzo Paris</title>
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    <author>
      <name>Giammarco Raponi</name>
    </author>
    <published>2011-05-01T09:27:36+00:00</published>
    <updated>2011-05-01T09:27:36+00:00</updated>
    <dc:subject>poesia</dc:subject><dc:subject>recensioni</dc:subject><dc:subject>hacca</dc:subject><dc:subject>jarry</dc:subject><dc:subject>la banda apollinaire</dc:subject><dc:subject>picasso</dc:subject><dc:subject>renzo paris</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Finché fu in vita, della nascita di Apollinaire si seppe ben poco. «Soltanto nella seconda metà del secolo scorso i biografi ebbero modo di accertare la data esatta. Guglielmo Vladimiro Alessandro[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.booksblog.it/post/7548/la-banda-di-apollinaire-di-renzo-paris"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/booksblog/LabandaApollinaire.jpg" class="post" border="0" align="left" width="288" height="360" alt="" /> Finché fu in vita, della nascita di Apollinaire si seppe ben poco. «Soltanto nella seconda metà del secolo scorso i biografi ebbero modo di accertare la data esatta. Guglielmo Vladimiro Alessandro Apollinaire de Kostrowitzky era dunque nato a Roma il venticinque agosto del 1880» in un palazzo di «via Milano che fa angolo con via Nazionale».</p>
<p>E appena messo piede a Parigi, dopo aver trascorso i primi anni di vita a Roma, la poesia «lo distolse dal divenire un ragazzo di strada, un delinquentello. […] Guillaume sognava fin d’allora un’altra banda, quella degli artisti che avrebbero inaugurato il secolo segnandolo a caratteri di fuoco […]».</p>
<p>Renzo Paris, narratore e poeta innamorato della poesia di Apollinaire, ricostruisce con un libro appassionato e caratterizzato da uno stile asciutto e deciso, la vita, l&#8217;avventurosa formazione e l’affermazione di uno dei massimi esponenti della poesia novecentesca.</p>
 <p>Ovviamente, leggendo <a href="http://www.hacca.it/hacca/prodotti/prodotto.php?idProdotto=93">La banda Apollinaire</a> – appena uscito per Hacca –, si segue anche una generazione di artsisti che Guillaume ha effettivamente frequentato, tra i quali spiccano Picasso, Max Jacob, Alfred Jarry, Ungaretti. </p>
<p>Il libro è molto documentato e, sebbene la dimensione culturale sia predominante, Paris si infila volentieri nella loro dimensione privata. Viene fuori, così, il ritratto di un’epoca che, per fortuna, è dura a morire.</p>
<p>Colpisce senza dubbio la figura della madre di Apollinaire: fantomatica e inafferrabile donna che si avvale da varie identità, maestra del travestimento e ladra di classe che per seguire le sue passioni non si preoccupa di trascurare i figli.</p>
<p>Se sulla paternità del poeta gravano numerosi dubbi, non ce ne possono essere ovviamente sulla maternità che avrà tantissima influenza su quell’omone grosso, rubicondo, gran divoratore di cibo e che voleva «essere lo poesia in persona, si identificava con il fiato e il ritmo dei suoi versi».</p>
<p>Renzo Paris<br />
la banda Apollinaire<br />
Pagine: 268<br />
Prezzo: 14,00<br />
Hacca edizioni</p>
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    <title type="html">Meditazioni per donne sempre di corsa, di Anna Talò</title>
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    <author>
      <name>Giammarco Raponi</name>
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    <published>2011-04-10T09:56:33+00:00</published>
    <updated>2011-04-10T09:56:33+00:00</updated>
    <dc:subject>books</dc:subject><dc:subject>recensioni</dc:subject><dc:subject>saggi</dc:subject><dc:subject>corbaccio</dc:subject><dc:subject>di anna talò</dc:subject><dc:subject>meditazioni per donne sempre di corsa</dc:subject><dc:subject>stress</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Madre, moglie, lavoratrice, casalinga: il ruolo della donna nella società contemporanea si fa sempre più complesso e ciò naturalmente porta a momenti di stress che possono manifestarsi in varie fasi[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.booksblog.it/post/7473/meditazioni-per-donne-sempre-di-corsa-di-anna-talo"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/booksblog/9788863802450.jpg" class="post" border="0" align="left" width="178" height="280" alt="" /> Madre, moglie, lavoratrice, casalinga: il ruolo della donna nella società contemporanea si fa sempre più complesso e ciò naturalmente porta a momenti di stress che possono manifestarsi in varie fasi della giornata e/o della vita.</p>
<p>Per la donna, dunque, diventa sempre più necessario mantenere un certo equilibrio mentale, il che richiede un ulteriore impegno.</p>
<p><a href="http://www.corbaccio.it/scheda.asp?editore=Corbaccio&#038;idlibro=7145&#038;titolo=MEDITAZIONI+PER+DONNE+SEMPRE+DI+CORSA">Meditazioni per donne sempre di corsa</a>, di Anna Talò, appena uscito per Corbaccio, è un libro – a tratti anche molto ironico e divertente – che in questo senso corre in aiuto delle donne.</p>
 <p>Oltre a una buona dose di aspetti psicologici che l’autrice affronta brevemente ma in maniera molto chiara ed evitando il linguaggio specifico, il libro contiene una serie di esercizi di meditazioni e tecniche di rilassamento.</p>
<p>Per farli, ovviamente, non è necessario trasferirsi in un tempio buddista o andare in palestre specializzate, anche perché per le donne è sempre più difficile ritagliarsi un po’ di tempo per se stesse.</p>
<p>L’aspetto positivo di questi esercizi è che si possono fare sfruttando il poco tempo che una donna deve ritagliarsi nell’arco della giornata e soprattutto sfruttando situazioni che fanno parte del vivere quotidiano.</p>
<p>Tenendo conto che la base della meditazione è la respirazione controllata, per eseguire gli esercizi si suò approfittare di momenti tipici della giornata: sotto la doccia, tanto per cominciare, oppure al semaforo.</p>
<p>Ci si può rilassare meditando sulla propria famiglia (sui suoi bisogni); sui propri beni materiali o immateriali; mentre si fa giardinaggio o si fa il cambio di stagione; addirittura meditando sul cibo o sulla dieta; sul proprio aspetto fisico.</p>
<p>Certo, potrebbe dire qualcuno, si può sempre «sperare di vincere alla lotteria e ritirarsi a vita privata, per sempre nullafacenti; si può ingaggiare una di quelle organizzazioni clandestine che aiutano a cambiare identità e a sparire senza lasciare traccia».</p>
<p>Oppure, in attesa di stravincere alla lotteria, potremmo impiegare «ogni occasione possibile per fare qualcosa per noi e la nostra salute».</p>
<p>MEDITAZIONI PER DONNE SEMPRE DI CORSA<br />
Anna Talò<br />
Pagg. 176<br />
€ 12.90<br />
Corbaccio</p>
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    <title type="html">Daniel X, Missione: vendetta, di James Patterson e Michael Ledwidge</title>
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      <name>Giammarco Raponi</name>
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    <published>2011-04-02T14:48:55+00:00</published>
    <updated>2011-04-02T14:48:55+00:00</updated>
    <dc:subject>recensioni</dc:subject><dc:subject>libri-per-ragazzi</dc:subject><dc:subject>fantascienza</dc:subject><dc:subject>alieni</dc:subject><dc:subject>daniel x</dc:subject><dc:subject>in evidenza</dc:subject><dc:subject>james patterson</dc:subject><dc:subject>nord</dc:subject><dc:subject>patterson</dc:subject><dc:subject>young adult</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[«Mi chiamo Daniel, e questo è il primo volume della storia della mia vita, che sarà lunga e memorabile. O almeno spero». 
Comincia così Daniel X, la nuova saga young adult scritta a quattro mani da[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.booksblog.it/post/7437/daniel-x-missione-vendetta-di-james-patterson-e-michael-ledwidge"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/booksblog/PattersonDanielXMissionevendetta.jpg" class="post" border="0" align="left" width="243" height="360" alt="" /> «Mi chiamo Daniel, e questo è il primo volume della storia della mia vita, che sarà lunga e memorabile. O almeno spero». </p>
<p>Comincia così <a href="http://www.editricenord.it/scheda.asp?editore=Nord&#038;idlibro=7160&#038;titolo=Daniel+X.+Missione%3A+vendetta">Daniel X</a>, la nuova saga young adult scritta a quattro mani da James Patterson e Micheal Ledwidge, appena uscita per editrice Nord; un personaggio che piacerà da morire ai giovanissimi appassionati di fantascienza.</p>
<p>A soli tre anni, mentre Daniel è occupato con i suoi giochi in cantina, i genitori al piano di sopra vengono uccisi da un mostro extra-terresrte. Daniel istintivamente mette in azione i suoi poteri: si trasforma in una zecca e, invisbile agli occhi del mostro, riesce a salvarsi.</p>
 <p>Il perché sono stati uccisi è presto detto: i genitori di Daniel erano cacciatori di alieni, erano in possesso di una lista dei più pericolosi extraterrestri. Entrando in possesso della lista, gli ET avrebbero potuto salvarsi. Ma la lista non l’hanno trovata, Daniel sì.</p>
<p>Facciamo un salto temporale e ritroviamo Daniel all’età di dodici anni. Di mostri, Daniel ne ha già eliminati un bel po’. Ma non tutti. Anzi, i più pericolosi sono ancora in circolazione e lui sente più forte il bisogno di doversi vendicare della morte dei genitori. Il primo della lista è La Mantide, ma per ora Daniel deve vendicarsi e trovare il numero due. Il potentissimo Ergent Seth è a un passo dalla conquista del mondo.</p>
<p>Nel frattempo, però, il nostro Daniel dovrà fare di tutto per portare avanti una vita apparentemente normale, l’unico problema è proprio la sua condizione: deve spostarsi molto per cacciare gli alieni e questo non gli permette di stabilire rapporti umani continui.</p>
<p>È soltanto con i suoi poteri che Daniel riesce a creare dal nulla i suoi più cari amici e a riportare virtualmente in vita la sua famiglia. Quegli stessi poteri gli consentiranno, non solo di affrontare la sua condizione e forse anche di trovare un equilibrio, ma di mettersi abbastanza spesso nei guai da arrivare fino in fondo alla storia, alla sua storia.</p>
<p>E nemmeno noi possiamo fare a meno di arrivare fino in fondo all’ultima pagina: il ritmo è al solito molto serrato, con quei capitoli brevi e frenetici e con quel pizzico di senso dell’ironia che, davvero, non guasta mai.</p>
<p>Daniel X. Missione: vendetta<br />
James Patterson<br />
Traduzione di Carla Gaiba<br />
Pagine: 232<br />
Prezzo: € 14.90</p>
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    <title type="html">Ragazzo ricco, di Sharon Pomerantz</title>
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    <author>
      <name>Giammarco Raponi</name>
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    <published>2011-03-25T12:11:36+00:00</published>
    <updated>2011-03-25T12:11:36+00:00</updated>
    <dc:subject>blog</dc:subject><dc:subject>recensioni</dc:subject><dc:subject>narrativa-straniera</dc:subject><dc:subject>america</dc:subject><dc:subject>frassinelli</dc:subject><dc:subject>in evidenza</dc:subject><dc:subject>ragazzo ricco</dc:subject><dc:subject>sharon pomerantz</dc:subject><dc:subject>storia americana</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Ragazzo ricco, libro d’esordio della scrittrice americana Sharon Pomerantz, uscito per Frassinelli, è molto semplicemente una splendida sorpresa. 
L’operazione, da un punto di vista squisitamente[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.booksblog.it/post/7411/ragazzo-ricco-di-sharon-pomerantz"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/booksblog/9788873393283.jpg" class="post" border="0" align="left" width="232" height="360" alt="" /> <a href="http://www.sperling.it/scheda/978882004951">Ragazzo ricco</a>, libro d’esordio della scrittrice americana Sharon Pomerantz, uscito per Frassinelli, è molto semplicemente una splendida sorpresa. </p>
<p>L’operazione, da un punto di vista squisitamente letterario, non è nuova, ma concepita bene e, in ogni caso, sempre di grande fascino: seguendo la vita di Robert Vishniak, in realtà, ripercorriamo cinquant’anni e più di storia americana.</p>
<p>Robert è appena nato quando comincia questa storia, è un bellissimo bambino che, coccolato da tutti i parenti, vive in un quartiere ebraico in una delle zone più povere di Filadelfia; quindi, si può immaginare quanta importanza ricoprano i soldi in una situazione del genere, al punto da diventare una vera e propria ossessione, di fronte alla quale né Robert, né tantomeno suo fratello Barry, potranno rimanere di certo indifferenti.</p>
 <p>Seguiamo la tormentata formazione di Robert nell’America degli anni ’50 e poi negli anni ’60: il college, le ragazze, la ricerca del sé. Robert si muove in un’America, in quegli anni, travolta da varie crisi economiche, scandali politici e politici ammazzati, le questioni razziali e l’integrazione.</p>
<p>E, mentre Robert è troppo occupato con i vari lavori che è costretto a fare per mantenersi, il bel mondo con il quale entra in contatto nel periodo universitario si preoccupa di questioni più lontane e, almeno per lui, più astratte: il Vietnam (partire per la guerra e darla vinta al sistema o disertare?), i movimenti studenteschi, la droga, la musica, i fermenti artistici.</p>
<p>Ma tutto questo naturalmente si supera: con il tempo passano le mode, passa l’entusiasmo, le persone (i personaggi, o viceversa) cambiano e accettano molti più compromessi con la vita di quanto si aspettassero; se poi la vita ti riserva un papà che ti seppellisce di ricchezze varie, si sa, non è poi così difficile. </p>
<p>È dunque nel periodo del college che Robert conosce il bel mondo, ma ne comprende anche le differenze, nel bene e nel male, se messo a confronto con il mondo da cui lui proviene – una casa povera e uno stulo di parenti pazzi, un fratello rozzo ambizioso e simpaticissimo, una madre ossessionata dai soldi e un padre costretto a fare tre lavori per mantenere la baracca –; Robert, tutto questo ha ancora un senso, un valore? </p>
<p>Così arriviamo agli anni ’80 e poi ’90 con Robert che, in un modo o nell’altro, è riuscito a cambiare la sua vita. C’è riuscito davvero? Si è spinto fin dove voleva arrivare? O è andato oltre?</p>
<p>Ammesso che abbia ancora senso parlare di realismo, è fuor di dubbio che i referenti vengono da quell’area; viene da pensare, per esempio, a<em> La famiglia Moskat</em> oppure <em>Ombre sull’Hudson</em>, entrambi di Singer, ma potremmo andare anche più indietro e fermarci a Tolstoj, oppure andare più avanti e incontrare Carver e Salinger. Ma con un piccolo colpo di acceleratore, incontrete Robert Vishniak.</p>
<p>Ragazzo ricco<br />
Sharon Pomerantz<br />
pp. 512<br />
€ 19,50<br />
Frassinelli </p>
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    <title type="html">Quindici giorni di novembre, di José Luis Correa</title>
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    <author>
      <name>Giammarco Raponi</name>
    </author>
    <published>2011-01-05T15:06:20+00:00</published>
    <updated>2011-01-05T15:06:20+00:00</updated>
    <dc:subject>blog</dc:subject><dc:subject>giallo-e-noir</dc:subject><dc:subject>recensioni</dc:subject><dc:subject>narrativa-straniera</dc:subject><dc:subject>delvecchio editore</dc:subject><dc:subject>giallo</dc:subject><dc:subject>josé luis correa</dc:subject><dc:subject>las palmas</dc:subject><dc:subject>quindici giorni di novembre</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Non ci si aspetti nebbia, neve, o pioggia e umidità, questa volta la piacevole sorpresa arriva da Las Palmas, capoluogo di quelle meravigliose isole spagnole, le Canarie, che da un angolo dell’oceano[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.booksblog.it/post/7142/quindici-giorni-di-novembre-di-jose-luis-correa"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/booksblog/cover_quindici_giorni.jpg" class="post" border="0" align="left" width="241" height="360" alt="" /> Non ci si aspetti nebbia, neve, o pioggia e umidità, questa volta la piacevole sorpresa arriva da Las Palmas, capoluogo di quelle meravigliose isole spagnole, le Canarie, che da un angolo dell’oceano guardano verso le americhe, soprattutto quella del nord, dalla quale arriva l’eco di Philip Marlowe e Raymond Chandler. </p>
<p>Ma le isole e lo scrittore in questione, José Luis Correa, così come il suo libro, <a href="http://www.delvecchioeditore.it/index.php?pagina=scheda&#038;scelta=53">Quindici giorni di novembre</a> (Del Vecchio editore), sono anche troppo vicini all’Europa per non sentire l’ascendenza di uno scrittore come Manuel Vásquez Montalbán. </p>
<p>Ricardo Blanco, invece, è il nome dell’investigatore: quarantaquattro anni, gli piacciono i film in bianco nero, quelli con Humprey Bogart, i romanzi gialli (e gli autori appena citati) e, esattamente come i suoi predecessori, forse per questo ancora una volta del tutto personale, Blanco ha un problema con la vita che, nonostante tutto, continua a non capire. </p>
 <p>Una sorta di malinconia mista a un ottimo senso dell&#8217;umorismo caratterizzano Blanco: miscela pericolosamente affascinante. E se ne accorge anche Maria Marancha il giorno in cui si presenta nel suo ufficio, vuole che Blanco indaghi su colui che sarebbe diventato suo marito, se non fosse morto. </p>
<p>La polizia ha chiuso il caso bollandolo come suicidio, ma Maria non ne è affatto persuasa. Tutt’altro. Per questo si rivolge a Blanco: non crede affatto nel suicidio del suo fidanzato Antonio Camember. «”Come quel nome” pensai, “è il minimo che potesse capitargli”».</p>
<p>Nemmeno Maria Arancha scherza in fatto di fascino: con i suoi «capelli rosso fuoco», Maria è una donna innamorata della galanteria e del corteggiamento; in una parola, raffinata, ma non snob, come il mondo “bene” di Las Palmas che frequenta.</p>
<p>Ed è lì che Blanco, per indagare sul caso Camember, deve approdare: nel mondo di chi a Las Palmas i soldi ce li ha sul serio. Deve farlo per conoscere meglio il mondo in cui si muoveva la vittima. Così finisce per fare l&#8217;infiltrato nelle feste, sugli yacht. Ciò nonstante, non riesce a evitare risse, accoltellamenti.   </p>
<p>Alla fine delle indagini, Blanco scopre inevitabilmente qualcosa di più di se stesso, ma forse non abbastanza per farlo stare in pace. Una cosa però è chiara: la sua vita è lontana da quel mondo che ha appena frequentato e molto più vicino a quello di Maria, più di quanto entrambi possano sospettare. </p>
<p>José Luis Correa<br />
Quindici giorni di novembre<br />
Pagine: 128<br />
Tradotto da: Alberto Malcangi<br />
Anno: 2010<br />
Prezzo: 14 €</p>
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