Avere conferme rilassa, se attestano un qualche aspetto positivo. Quando hai tra le mani il libro di uno scrittore di successo, e che ti piace, ti viene il dubbio che prima o poi potrebbe deluderti. Se poi il libro è schizzato primo in classifica in un batter d’occhio, potresti avere un motivo in più per sospettare una fregatura.
Con Le perfezioni provvisorie di Gianrico Carofiglio è successo più o meno così. E, invece, arrivati già alla seconda pagina tiri un sospiro di sollievo (ti ricordi perché ti piace: è uno che sa scrivere), ti rilassi e ti lasci trascinare nel vortice della storia.
Una storia, appunto, che comincia con una telefonata all’avvocato Guido Guerrieri; all’altro capo del telefono c’è Sabino Fornelli, avvocato civilista che si tiene alla larga dagli uffici giudiziari penali giacché pieni zeppi di malavita, per questo passa i clienti con un certo tipo di problemi a Guerrieri.
Continua a leggere: Le perfezioni provvisorie, di Gianrico Carofiglio
Silvana De Mari è una psicoterapeuta che ha anche fatto il chirurgo in Etiopia come volontaria, ha pubblicato Il gatto dagli occhi d’oro, edito da Fanucci.
È un romanzo per ragazzi, almeno così è scritto in quarta di copertina, con alcuni tratti favolistici. In realtà, per i temi che affronta, è una storia talmente edificante, senza contare che è raccontata in modo impeccabile, che farebbe un gran bene anche agli adulti. E, detto tra parentesi, potrebbe benissimo essre una lettura da proporre alle scuole.
Il primo giorno di scuola media di Leila non comincia nel modo più esaltante: sua madre è uscita prestissimo per andare a lavorare, poiché sono piuttosto povere, e Leila non ha sentito la sveglia. Perciò, si alza tardi, si mette addosso le prime cose che trova e si scaraventa in classe. Fa quel che può, ma è irrimediabilmente in ritardo.
Continua a leggere: Il gatto dagli occhi d'oro, di Silvana De Mari
Chi bazzica forum e blog dedicati al mondo della scrittura e dell’editoria avrà incontrato diverse lamentele degli autori esordienti per come vengono trattati da questo o quell’editore, su come è visto il panorama editoriale italiano e così via. Ma ogni medaglia che si rispetti ha due facce. Dall’altro lato, quindi, di questa medaglia editoriale troviamo gli editori, appunto, che dicono la loro non solo sugli autori esordienti e sui testi che vengono inviati in valutazione, ma anche sull’intera filiera del libro.
Da questo lato della medaglia si trova Aldo Moscatelli, della casa editrice I sognatori, che ha realizzato un ebook in licenza creative commons (BY-NC-ND) dal titolo “Le invio un manoscritto. Attendo contratto”. Ovvero: l’editoria ha inizio lì dove finisce la logica. Moscatelli parla del mondo della piccola editoria, degli scrittori emergenti, della distribuzione, delle recensioni, dei concorsi letterari, del print on demand et similia. Con uno stile fresco e ironico Moscatelli traccia un quadro, a volte impietoso, della situazione editoriale in Italia.
L’aspetto positivo dell’ebook di Aldo Moscatelli è che si parla di realtà del panorama editoriale italiano dall’interno, fornendo una base per una discussione che, si spera, sia costruttiva. Personalmente avrei dedicato qualche pagina in più – e non solo alcune righe – ai lettori, agli editori, agli scrittori e agli appassionati “che giorno giorno per giorno compiono una scelta consapevole” diventando, così, “eroi chiassosi nonostante i bavagli e visibili nonostante la penombra nella quale agiscono”.
Aldo Moscatelli
“Le invio un manoscritto. Attendo contratto”. Ovvero: l’editoria ha inizio lì dove finisce la logica
ebook con licenza CC BY-NC-ND 2.5
pp. 114
«È il gioco, capo. È il whist. Non è come il poker. Vedi, nel whist devi sapere con chi hai a che fare. Così sai cosa ti devi aspettare» dice Ernie, uno dei protagonisti di questo eccellente libro di Michael Curtin, La lega antiNatale, riproposto da Marcos y Marcos nella collana miniMarcos.
In effetti, spiegare in due parole cosa sia il whist è compito di incredibile arduità, e non ho intenzione di provarci nemmeno. Ma il punto non è questo, cioè non è il gioco in sé, naturalmente; ciò che interessano sono le parole di Ernie: «Così sai cosa ti devi aspettare» e che riguardano, invece, i giocatori.
Vediamoli, questi giocatori di whist: un disoccupato irlandese e rugbista fallito, un commercialista che ama travestirsi da donna, il dirigente di una fabbrica che lascia tutto per dedicarsi alla diffusione del linoleum, la manager di una rivista femminile che interpella gli uomini solo per fare il contrario di quanto le dicono e, ovviamente, Ernie, camerire del King’s Arms, un pub londinese.
Era già un fenomeno editoriale negli altri paesi europei quando è arrivato nelle librerie italiane (anche booksblog ne ha parlato spesso) e, in poche settimane, L’ipnotista, edito da Longanesi, si afferma per quello che è: un fenomeno editoriale, appunto; e ancora una volta dalla Svezia (si pensi, ad esempio, a Henning Mankell o a Stieg Larsson).
L’ipnotista è un thriller che mantiene tutti i tratti caratteristici del genere. Innanzitutto, naturalmente, la trama: siamo nella cittadina di Tumba, a sud di Stoccolma; un addetto alle pulizie avverte la polizia: ha trovato il corpo senza vita di un uomo nei bagni del centro sportivo.
Uno dei poliziotti arrivati sul luogo del delitto, tale Erland, si prende la briga di informare la famiglia. Ma quando arriva all’indirizzo che la centrale gli ha fornito dopo l’identificazione del cadavere: «Nessuno apre la porta. Suono diverse volte. Allora non so perché. Ma mi viene in mente di fare il giro di tutta la fila di case, andare sul retro e guardare con la torcia attraverso la finestra». E quello che trova non piacerebbe a nessuno: una famiglia trucidata a coltellate.
Parlare di amore è un classico. Parlare di sesso è un’escamotage. Parlare di sesso a pagamento è al passo con i tempi. Ma parlare di sesso a pagamento, fatto con classe, con meticolosa attenzione al marketing ed alla comunicazione dell’attività, quasi fosse una Spa è… classe. Insomma, quello che sto cercando di consigliarvi è la lettura di un libro pubblicato qualche mese fa dalla Marsilio (collana Gli specchi) “Amore S.p.A. Fatti e misfatto di una maitresse d’oggi” di Angelika Riganatou.
Il tema, alla luce degli scandali veri o presunti del “papi” nazionale, può sembrare l’occasione per l’autrice di cavalcare l’onda e vendere più copie, ma in realtà l’opera nascosta sotto questo titolo e dietro una copertina che richiama il cliché dei tacchi a spillo rossi è una narrazione profonda e sentimentale, narrata in prima persona dalla “maitresse” in forma quasi diaristica e che ripercorre un anno fatto di lavoro. in villa, non certo per strada o in qualche squallido appartamento, così come dice il prefatore Gianfranco Bettin: “qui siamo davanti ad un business in linea con i più avanzati criteri del buon vivere d’oggi”, ovvero, una sorta di Prostituzione Olistica. Un anno che è anche palcoscenico di ripensamenti, di violenze, di fede, di morte e di vita, quella vita che per uno strano caso di coincidenze fa incrociare destini e mondi diversi. E la protagonista, nel suo essere al centro della storia, magicamente (e astutamente) non ha un nome. E, forse, non ne ha bisogno.
Il testo scorre, con dialoghi ben studiati e paragrafi leggeri nella lettura, ma intensi nell’emozione, capaci di tener saldo il lettore e portarlo, mano nella mano (ma non solo…) verso la fine, mentre un gioco ironico e disincantato, racconta il dolore e la forza delle donne. L’autrice, greca trasferita in Italia sin da piccola, viv nelle marche è al suo primo libro, dopo qualche racconto pubblicato su Nuovi Argomenti. Dalla prova del romanzo esce vincitrice, ma d’altronde già la casa editrice è una rassicurazione: fin’ora difficilmente la Marsilio ha sbagliato un colpo. Da leggere.
Angelika Riganatou
Amore S.p.A.
Marsilio (Gli specchi)
€ 12,50, 136 p.
Cosa significa essere sposata a un genio e come la letteratura possa trasformarsi in una nemica, ce lo racconta Anna Maria Sciascia (figlia di Leonardo) in un bel libriccino uscito poco più di un mese fa per i tipi di Avagliano, il titolo è emblematico: Il gioco dei padri; sottotitolo Pirandello e Sciascia.
L’unione tra Luigi Pirandello e Maria Antonietta Portulano è frutto di «un matrimonio “combinato” proposto e predisposto dai genitori» che in quel finire dell’Ottocento «erano soci nel commercio dello zolfo […] Luigi fu subito conquistato oltre che dalla bellezza dalla “dolce e chiusa semplicità dei modi” di lei». Ma le cose, si scopre con la convivenza, non stanno esattamente in questi termini.
Soprattutto perché, in alcuni casi, il confine tra letteratura e vita vissuta può essere pericolosamente labile. «In verità Pirandello si serve della letterarura per dare a se stesso e ad Antonietta l’illusione di un grande amore», ed è qui che scatta la tragedia, perché la letteratura è in grado, sì, di rivestire la realtà di ciò che vuole, ma rimarrà di fatto sempre un artificio: «Fingere, fingere sempre, dare apparenza di realtà a tutte le cose non vere!» scrive lo stesso Pirandello nel romanzo “Suo marito”.
Continua a leggere: Il gioco dei padri. Pirandello e Sciascia, di Anna Maria Sciascia
Dalla Germania, purtroppo, non arriva molta narrativa. Per i tipi di Elliot edizioni, invece, dopo il successo del libro precedente Il ladro di anime, è appena uscito Il bambino, l’ultimo psychothriller del trentottenne berlinese Sebastian Fitzek.
Siamo a Berlino, Robert Stern è un avvocato piuttosto stimato nell’ambiente e, a giudicare dalle apparenze, conduce una vita invidiabile: belle macchine, una villa e, a quanto sembra, un’apprezzabile serenità.
Ma naturalmente le apparenze non sono tutto, anzi, si direbbe che non sono quasi niente. Perché Robert Stern ha un dolore di quelli che ti lacerano l’anima per tutta la vita: ha perso suo figlio appena nato; e poco dopo la morte del figlio anche il matrimonio è inevitabilmente naufragato.
Continua a leggere: Il bambino, psychothriller di Sebastian Fitzek
È appena uscito per i tipi di Edizioni Socrates il divertentissimo Ammazzarsi per sopravvivere, di Iain Levison, il cui sottotitolo aggiunge molto al contenuto del libro: Le infinite fatiche di un precario americano. Nonostante il libro sia uscito in America nel 2001, quando cioè la crisi economica era ancora di là da venire, senza particolari doti di preveggenza Levison tratteggia un’America molto vicino al collasso, nella quale a soffrire sono soprattutto i lavoratori precari.
Come ti è venuta l’idea per il libro?
Io stesso facevo quella vita, e nessun altro all’infuori dei sociologi sembrava accorgersi dell’esistenza di gente come me. Passavo tutto il giorno a svolgere qualche schifo di lavoro, poi mi ritrovavo a guardare una partita in tv e mi rendevo conto che le pubblicità della birra erano le uniche che fossero indirizzate a me. Ehi tu, tizio che guadagna 7 dollari e 25 l’ora, ti piacerebbe comprare una BMW nuova fiammante? Ti piacerebbe investire con la Charles Schwab? I media hanno perso ogni contatto con la realtà. I ragazzi di Friends vivevano in un appartamento di Manhattan. Anche io vivevo in un appartamento di Manhattan, e pagavo mille dollari al mese per dormire sul pavimento di un monolocale. Il punto non è la povertà, anche se da quella realtà non si può prescindere. Il punto è il divario, la differenza tra come l’America viene dipinta e com’è realmente per la maggior parte di noi.
Il libro è del 2001, ma in America la crisi è scoppiata nel 2008. Questo vuol dire che c’era già qualcosa nell’aria. Perché, secondo te, sembra essere stata colta di sorpresa?
Gli americani vivono in un mondo fantastico creato dalla televisione e consolidato dalla pubblicità e dalla stampa. L’economia va a gonfie vele! Ogni giorno i delinquenti finiscono in prigione grazie a onorevoli avvocati! Lottiamo per la libertà! È esilarante. La realtà è sotto gli occhi di tutti. Eppure abbiamo sviluppato questa strana tendenza a ignorare quello che abbiamo di fronte per vedere invece solo quello che ci viene detto di vedere, quello che ci viene suggerito. Ora come ora in prigione ci sono tre milioni di persone. È circa l’1% della popolazione, una percentuale di gran lunga superiore a quella di ogni altra nazione, comprese le dittature. Un Paese che sbatte l’1% dei suoi esseri umani dietro le sbarre non può reggere molto a lungo. È un segno che c’è qualcosa di profondamente sbagliato. Di cose sbagliate ce ne sarebbero a dozzine, chiaramente, questa è solo la prima che mi è venuta in mente. Questo Paese, con tutto ciò che aveva di grande, è stato distrutto da fanatici accecati dall’avidità.
Cosa ne pensi del premio Nobel a Obama?
La Commissione di Oslo voleva alzare il dito medio contro Bush, e Obama ha avuto fortuna.
Continua a leggere: Intervista a Iain Levison: lo scrittore precario
Volendo parafrasare lo stesso Alessandro Baricco di Carlo Magno, l’imbecille (in Barnum. Cronache del grande show, Feltrinelli, 1995, pag. 69), potrei dire: “A parte che l’uscita di un nuovo testo di Alessandro Baricco è degna di nota; a parte che il titolo del libro è di sicuro effetto; a parte che il salotto buono di Fabio Fazio è una garanzia; a parte tutto questo e altre amenità” la presentazione di Emmaus durante la puntata di Che tempo che fa di sabato 7 novembre mi è apparsa scialba, se non addirittura demotivante.
Mi chiedo sempre perché Fabio Fazio, la cui intelligenza è fuori discussione, debba continuamente sperticarsi in lodi che finiscono per soffocare l’autore di turno. Nella puntata in questione ci si è limitati a parlare di temi gradevolmente secondari del libro (infilandoci anche Marrazzo e trans del momento) ma tutto questo incenso ha impedito a Baricco di affrontare il tema che avrebbe dovuto rendere appetibile la sua ultima fatica: l’incapacità dell’uomo di riconoscere. A questo è stato dato un rilievo minimo, anche se il titolo richiama direttamente uno dei passi evangelici più belli in cui si affronta proprio il tema dello smarrimento. Si è parlato sì dell’incoscienza che l’uomo ha del tempo, ma non dell’incapacità che l’uomo ha di riconoscere se stesso, le proprie ideologie, e le proprie aspirazioni.
È pur vero che le presentazioni dei libri in genere sono faziose poiché si parla sempre bene del testo in questione, ma è altrettanto vero che l’esaltazione molto spesso annulla il risultato. La giusta idea di non scrivere nulla nei risvolti di copertina per invitare il lettore a penetrare personalmente nel libro, si è forse scontrata con una logica di (troppe) parole e (molte) lodi che potrebbero portare alla noia, più che stimolare la curiosità.
Foto | Anz60 – Emmaus, Monastero di Santo Domingo de Silos, Burgos (Spagna)