In epoca risorgimentale, la Gran Bretagna capisce, con largo anticipo su molti altri paesi, la posizione strategica della nostra penisola: una terra con i piedi affondati nel Mediterraneo. Oggi è piuttosto scontato capire anche il perché: il petrolio, naturalmente.
Tuttavia, quando l’Inghilterra inizia a interessarsi all’Italia come un paese in grado di proteggere le rotte commerciali di Sua Maestà, il petrolio non è ancora l’odierno Oro Nero. La sua presenza è già stabile nel periodo risorgimentale: ha interessi nello zolfo siciliano e condiziona gli ambienti culturali e aristocratici.
Con l’Unità, l’Italia inizia, per così dire, a scalciare e a sgomitare: è un paese alla ricerca di se stesso e di un proprio spazio. All’inizio del ‘900 due eventi complicano la situazione: 1. Il petrolio, e 2. Il fascismo.
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Isabella de’ Medici è stata al centro di interesse per l’ultimo mezzo millennio, dalla fine del ‘500 ad oggi, ma soprattutto è stata al centro di equivoci e leggende che ne hanno trasfigurato l’essenza e la vera natura.
Il padre Cosimo de’ Medici la dà in sposa a Paolo Giordano Orsini, duca di Bracciano, entrambi giovanissimi, per ovvie questioni politiche e di potere. Ciononostante, in modo del tutto inaspettato, tra i due sembra scoppiare l’amore e, almeno all’inizio, vivono un vero e proprio idillio.
Ma la situazione economica degli Orsini inizia l’inesorabile decaduta nel momento in cui, per volere di Cosimo, Giordano rinuncia, come avevano fatto tradizionalmente i suoi avi, ad appoggiare i francesi a favore della Spagna. Sarà la sua dannazione. Gli spagnoli non si fideranno mai di lui, i francesi lo allontaneranno, i papi prima lo sosterranno e poi lo abbandoneranno. E qualsiasi iniziativa economica che intraprende, anche per la sua incapacità gestionale del patrimonio, va male. Unico sostegno, Isabella – e con lei, Cosimo.
Continua a leggere: L'onore perduto di Isabella de' Medici, di Elisabetta Mori
Nell’anno in cui si celebrano i 150 anni dall’Unità d’Italia – anno, questo, in cui, tra le altre cose, è stato approvato il federalismo municipale –, un grande storico francese come François Menant pubblica, per i tipi di Viella, un libro molto utile – oltre che bello, come al solito molto documentato e di godibile lettura – dal titolo: L’Italia dei comuni.
Lo storico ripercorre due secoli e mezzo fondamentali per la costruzione del paese che troverà l’unificazione soltanto nel 1861, prima di allora, si sa, l’Italia era una costellazione di piccoli stati; Menant ripercorre precisamente i secoli che vanno dal 1100 al 1350 circa, ovvero fino alla peste del 1348 che, come altrove in Europa, segna la fine di un ciclo socio-culturale e politico che nel vecchio continente non ha avuto eguali.
Il fenomeno comunale inizia con una forte concentrazione urbana in poche città del centro e del nord Italia. Il che, inevitabilmente, si trascina dietro anche una concentrazione di ricchezze che consente ai commercianti di creare una rete commerciale e bancaria e di modellare le circostanti zone agricole.
Si ricorderà Studio illegale di Duchesne, libro di un certo successo uscito l’anno scorso, tanto che è in preparazione un film con Fabio Volo.
Bene, Duchesne, alias Federico Baccomo, l’ha spuntata anche con il secondo libro: La gente che sta bene, uscito sempre per i tipi di Marsilio, è un libro divertente – i dialoghi sono semplicemente spettacolari – e politicamente scorretto.
Arrogante, logorroico e cinico, Giuseppe Sobreroni – protagonista e voce narrante di una storia che gli appartiente pienamente – ha ricevuto un bel po’ di cose dalla vita e non si deve vergognare ad ammetterlo: è un avvocato di successo, ha una bella famiglia, un appartamento altrettanto magnifico e soprattutto ha in programma un futuro ancora più radioso.
Continua a leggere: La gente che sta bene, di Federico Baccomo "Duchesne"
Il protagonista – lo stesso Camon – de’ La mia stirpe, appena uscito per Garzanti, viene svegliato nel cuore di una domenica notte da una telefonata che notoriamente, quando squilla a quell’ora, non porta mai buone notizie.
Il padre è finito in ospedale a causa di un ictus con conseguente paralisi, ma, grazie a un alfabeto, riesce a comunicare al figlio più grande il suo ultimo desiderio: vuole vedere il papa. Lo voleva suo padre, lo vuole lui. «”La guerra è una strage inutile” diceva il Papa di mio nonno, Benedetto XV, e mio nonno faceva un voto: Se sopravvivo, vado a Roma a trovarlo”».
È questa la molla che fa partire la storia. Apparentemente si tratta di raccontare del nonno, dell’amore dei suoi genitori e, in qualche misura, di lui stesso e i suoi figli. La sua stirpe, appunto.
La più recente critica goldoniana ha ridisegnato sensibilmente la figura del maggiore drammaturgo italiano. Ne tiene conto Siro Ferrone, professore di Storia del teatro e dello spettacolo all’Università di Firenze, che ha appena pubblicato per Marsilio un libro eccellente La vita e il teatro di Carlo Goldoni, nel quale ripercorre, non solo il percorso critico, ma soprattutto la formazione del teatro goldoniano.
Goldoni, si sa, è stato colui che nel Settecento ha riformato il genere comico del teatro italiano, ancora legato a filo doppio alle maschere e a un linguaggio ormai cristallizato, e a innalzarlo al livello del dramma e della tragedia.
Senza grossi traumi, Goldoni riparte proprio dal teatro classico ma tenendo fortemente conto di ragioni pratiche: della biografia personale degli attori, i gusti del pubblico e le trasforamzioni sociali e culturali – l’Illuminismo dilagava. Tuttavia, la cosa interessante è che la Riforma non avviene in modo programmatico e, soprattutto, non avviene su un piano squisitamente intellettuale. Anzi.
Continua a leggere: La vita e il teatro di Carlo Goldoni, di Siro Ferrone
Finché fu in vita, della nascita di Apollinaire si seppe ben poco. «Soltanto nella seconda metà del secolo scorso i biografi ebbero modo di accertare la data esatta. Guglielmo Vladimiro Alessandro Apollinaire de Kostrowitzky era dunque nato a Roma il venticinque agosto del 1880» in un palazzo di «via Milano che fa angolo con via Nazionale».
E appena messo piede a Parigi, dopo aver trascorso i primi anni di vita a Roma, la poesia «lo distolse dal divenire un ragazzo di strada, un delinquentello. […] Guillaume sognava fin d’allora un’altra banda, quella degli artisti che avrebbero inaugurato il secolo segnandolo a caratteri di fuoco […]».
Renzo Paris, narratore e poeta innamorato della poesia di Apollinaire, ricostruisce con un libro appassionato e caratterizzato da uno stile asciutto e deciso, la vita, l’avventurosa formazione e l’affermazione di uno dei massimi esponenti della poesia novecentesca.
Madre, moglie, lavoratrice, casalinga: il ruolo della donna nella società contemporanea si fa sempre più complesso e ciò naturalmente porta a momenti di stress che possono manifestarsi in varie fasi della giornata e/o della vita.
Per la donna, dunque, diventa sempre più necessario mantenere un certo equilibrio mentale, il che richiede un ulteriore impegno.
Meditazioni per donne sempre di corsa, di Anna Talò, appena uscito per Corbaccio, è un libro – a tratti anche molto ironico e divertente – che in questo senso corre in aiuto delle donne.
Continua a leggere: Meditazioni per donne sempre di corsa, di Anna Talò
«Mi chiamo Daniel, e questo è il primo volume della storia della mia vita, che sarà lunga e memorabile. O almeno spero».
Comincia così Daniel X, la nuova saga young adult scritta a quattro mani da James Patterson e Micheal Ledwidge, appena uscita per editrice Nord; un personaggio che piacerà da morire ai giovanissimi appassionati di fantascienza.
A soli tre anni, mentre Daniel è occupato con i suoi giochi in cantina, i genitori al piano di sopra vengono uccisi da un mostro extra-terresrte. Daniel istintivamente mette in azione i suoi poteri: si trasforma in una zecca e, invisbile agli occhi del mostro, riesce a salvarsi.
Continua a leggere: Daniel X, Missione: vendetta, di James Patterson e Michael Ledwidge
Ragazzo ricco, libro d’esordio della scrittrice americana Sharon Pomerantz, uscito per Frassinelli, è molto semplicemente una splendida sorpresa.
L’operazione, da un punto di vista squisitamente letterario, non è nuova, ma concepita bene e, in ogni caso, sempre di grande fascino: seguendo la vita di Robert Vishniak, in realtà, ripercorriamo cinquant’anni e più di storia americana.
Robert è appena nato quando comincia questa storia, è un bellissimo bambino che, coccolato da tutti i parenti, vive in un quartiere ebraico in una delle zone più povere di Filadelfia; quindi, si può immaginare quanta importanza ricoprano i soldi in una situazione del genere, al punto da diventare una vera e propria ossessione, di fronte alla quale né Robert, né tantomeno suo fratello Barry, potranno rimanere di certo indifferenti.