Era già un fenomeno editoriale negli altri paesi europei quando è arrivato nelle librerie italiane (anche booksblog ne ha parlato spesso) e, in poche settimane, L’ipnotista, edito da Longanesi, si afferma per quello che è: un fenomeno editoriale, appunto; e ancora una volta dalla Svezia (si pensi, ad esempio, a Henning Mankell o a Stieg Larsson).
L’ipnotista è un thriller che mantiene tutti i tratti caratteristici del genere. Innanzitutto, naturalmente, la trama: siamo nella cittadina di Tumba, a sud di Stoccolma; un addetto alle pulizie avverte la polizia: ha trovato il corpo senza vita di un uomo nei bagni del centro sportivo.
Uno dei poliziotti arrivati sul luogo del delitto, tale Erland, si prende la briga di informare la famiglia. Ma quando arriva all’indirizzo che la centrale gli ha fornito dopo l’identificazione del cadavere: «Nessuno apre la porta. Suono diverse volte. Allora non so perché. Ma mi viene in mente di fare il giro di tutta la fila di case, andare sul retro e guardare con la torcia attraverso la finestra». E quello che trova non piacerebbe a nessuno: una famiglia trucidata a coltellate.
Parlare di amore è un classico. Parlare di sesso è un’escamotage. Parlare di sesso a pagamento è al passo con i tempi. Ma parlare di sesso a pagamento, fatto con classe, con meticolosa attenzione al marketing ed alla comunicazione dell’attività, quasi fosse una Spa è… classe. Insomma, quello che sto cercando di consigliarvi è la lettura di un libro pubblicato qualche mese fa dalla Marsilio (collana Gli specchi) “Amore S.p.A. Fatti e misfatto di una maitresse d’oggi” di Angelika Riganatou.
Il tema, alla luce degli scandali veri o presunti del “papi” nazionale, può sembrare l’occasione per l’autrice di cavalcare l’onda e vendere più copie, ma in realtà l’opera nascosta sotto questo titolo e dietro una copertina che richiama il cliché dei tacchi a spillo rossi è una narrazione profonda e sentimentale, narrata in prima persona dalla “maitresse” in forma quasi diaristica e che ripercorre un anno fatto di lavoro. in villa, non certo per strada o in qualche squallido appartamento, così come dice il prefatore Gianfranco Bettin: “qui siamo davanti ad un business in linea con i più avanzati criteri del buon vivere d’oggi”, ovvero, una sorta di Prostituzione Olistica. Un anno che è anche palcoscenico di ripensamenti, di violenze, di fede, di morte e di vita, quella vita che per uno strano caso di coincidenze fa incrociare destini e mondi diversi. E la protagonista, nel suo essere al centro della storia, magicamente (e astutamente) non ha un nome. E, forse, non ne ha bisogno.
Il testo scorre, con dialoghi ben studiati e paragrafi leggeri nella lettura, ma intensi nell’emozione, capaci di tener saldo il lettore e portarlo, mano nella mano (ma non solo…) verso la fine, mentre un gioco ironico e disincantato, racconta il dolore e la forza delle donne. L’autrice, greca trasferita in Italia sin da piccola, viv nelle marche è al suo primo libro, dopo qualche racconto pubblicato su Nuovi Argomenti. Dalla prova del romanzo esce vincitrice, ma d’altronde già la casa editrice è una rassicurazione: fin’ora difficilmente la Marsilio ha sbagliato un colpo. Da leggere.
Angelika Riganatou
Amore S.p.A.
Marsilio (Gli specchi)
€ 12,50, 136 p.
Cosa significa essere sposata a un genio e come la letteratura possa trasformarsi in una nemica, ce lo racconta Anna Maria Sciascia (figlia di Leonardo) in un bel libriccino uscito poco più di un mese fa per i tipi di Avagliano, il titolo è emblematico: Il gioco dei padri; sottotitolo Pirandello e Sciascia.
L’unione tra Luigi Pirandello e Maria Antonietta Portulano è frutto di «un matrimonio “combinato” proposto e predisposto dai genitori» che in quel finire dell’Ottocento «erano soci nel commercio dello zolfo […] Luigi fu subito conquistato oltre che dalla bellezza dalla “dolce e chiusa semplicità dei modi” di lei». Ma le cose, si scopre con la convivenza, non stanno esattamente in questi termini.
Soprattutto perché, in alcuni casi, il confine tra letteratura e vita vissuta può essere pericolosamente labile. «In verità Pirandello si serve della letterarura per dare a se stesso e ad Antonietta l’illusione di un grande amore», ed è qui che scatta la tragedia, perché la letteratura è in grado, sì, di rivestire la realtà di ciò che vuole, ma rimarrà di fatto sempre un artificio: «Fingere, fingere sempre, dare apparenza di realtà a tutte le cose non vere!» scrive lo stesso Pirandello nel romanzo “Suo marito”.
Continua a leggere: Il gioco dei padri. Pirandello e Sciascia, di Anna Maria Sciascia
Dalla Germania, purtroppo, non arriva molta narrativa. Per i tipi di Elliot edizioni, invece, dopo il successo del libro precedente Il ladro di anime, è appena uscito Il bambino, l’ultimo psychothriller del trentottenne berlinese Sebastian Fitzek.
Siamo a Berlino, Robert Stern è un avvocato piuttosto stimato nell’ambiente e, a giudicare dalle apparenze, conduce una vita invidiabile: belle macchine, una villa e, a quanto sembra, un’apprezzabile serenità.
Ma naturalmente le apparenze non sono tutto, anzi, si direbbe che non sono quasi niente. Perché Robert Stern ha un dolore di quelli che ti lacerano l’anima per tutta la vita: ha perso suo figlio appena nato; e poco dopo la morte del figlio anche il matrimonio è inevitabilmente naufragato.
Continua a leggere: Il bambino, psychothriller di Sebastian Fitzek
È appena uscito per i tipi di Edizioni Socrates il divertentissimo Ammazzarsi per sopravvivere, di Iain Levison, il cui sottotitolo aggiunge molto al contenuto del libro: Le infinite fatiche di un precario americano. Nonostante il libro sia uscito in America nel 2001, quando cioè la crisi economica era ancora di là da venire, senza particolari doti di preveggenza Levison tratteggia un’America molto vicino al collasso, nella quale a soffrire sono soprattutto i lavoratori precari.
Come ti è venuta l’idea per il libro?
Io stesso facevo quella vita, e nessun altro all’infuori dei sociologi sembrava accorgersi dell’esistenza di gente come me. Passavo tutto il giorno a svolgere qualche schifo di lavoro, poi mi ritrovavo a guardare una partita in tv e mi rendevo conto che le pubblicità della birra erano le uniche che fossero indirizzate a me. Ehi tu, tizio che guadagna 7 dollari e 25 l’ora, ti piacerebbe comprare una BMW nuova fiammante? Ti piacerebbe investire con la Charles Schwab? I media hanno perso ogni contatto con la realtà. I ragazzi di Friends vivevano in un appartamento di Manhattan. Anche io vivevo in un appartamento di Manhattan, e pagavo mille dollari al mese per dormire sul pavimento di un monolocale. Il punto non è la povertà, anche se da quella realtà non si può prescindere. Il punto è il divario, la differenza tra come l’America viene dipinta e com’è realmente per la maggior parte di noi.
Il libro è del 2001, ma in America la crisi è scoppiata nel 2008. Questo vuol dire che c’era già qualcosa nell’aria. Perché, secondo te, sembra essere stata colta di sorpresa?
Gli americani vivono in un mondo fantastico creato dalla televisione e consolidato dalla pubblicità e dalla stampa. L’economia va a gonfie vele! Ogni giorno i delinquenti finiscono in prigione grazie a onorevoli avvocati! Lottiamo per la libertà! È esilarante. La realtà è sotto gli occhi di tutti. Eppure abbiamo sviluppato questa strana tendenza a ignorare quello che abbiamo di fronte per vedere invece solo quello che ci viene detto di vedere, quello che ci viene suggerito. Ora come ora in prigione ci sono tre milioni di persone. È circa l’1% della popolazione, una percentuale di gran lunga superiore a quella di ogni altra nazione, comprese le dittature. Un Paese che sbatte l’1% dei suoi esseri umani dietro le sbarre non può reggere molto a lungo. È un segno che c’è qualcosa di profondamente sbagliato. Di cose sbagliate ce ne sarebbero a dozzine, chiaramente, questa è solo la prima che mi è venuta in mente. Questo Paese, con tutto ciò che aveva di grande, è stato distrutto da fanatici accecati dall’avidità.
Cosa ne pensi del premio Nobel a Obama?
La Commissione di Oslo voleva alzare il dito medio contro Bush, e Obama ha avuto fortuna.
Continua a leggere: Intervista a Iain Levison: lo scrittore precario
Volendo parafrasare lo stesso Alessandro Baricco di Carlo Magno, l’imbecille (in Barnum. Cronache del grande show, Feltrinelli, 1995, pag. 69), potrei dire: “A parte che l’uscita di un nuovo testo di Alessandro Baricco è degna di nota; a parte che il titolo del libro è di sicuro effetto; a parte che il salotto buono di Fabio Fazio è una garanzia; a parte tutto questo e altre amenità” la presentazione di Emmaus durante la puntata di Che tempo che fa di sabato 7 novembre mi è apparsa scialba, se non addirittura demotivante.
Mi chiedo sempre perché Fabio Fazio, la cui intelligenza è fuori discussione, debba continuamente sperticarsi in lodi che finiscono per soffocare l’autore di turno. Nella puntata in questione ci si è limitati a parlare di temi gradevolmente secondari del libro (infilandoci anche Marrazzo e trans del momento) ma tutto questo incenso ha impedito a Baricco di affrontare il tema che avrebbe dovuto rendere appetibile la sua ultima fatica: l’incapacità dell’uomo di riconoscere. A questo è stato dato un rilievo minimo, anche se il titolo richiama direttamente uno dei passi evangelici più belli in cui si affronta proprio il tema dello smarrimento. Si è parlato sì dell’incoscienza che l’uomo ha del tempo, ma non dell’incapacità che l’uomo ha di riconoscere se stesso, le proprie ideologie, e le proprie aspirazioni.
È pur vero che le presentazioni dei libri in genere sono faziose poiché si parla sempre bene del testo in questione, ma è altrettanto vero che l’esaltazione molto spesso annulla il risultato. La giusta idea di non scrivere nulla nei risvolti di copertina per invitare il lettore a penetrare personalmente nel libro, si è forse scontrata con una logica di (troppe) parole e (molte) lodi che potrebbero portare alla noia, più che stimolare la curiosità.
Foto | Anz60 – Emmaus, Monastero di Santo Domingo de Silos, Burgos (Spagna)
Ella e John, a ottant’anni suonati e con i loro gravi problemi di salute, montano sul loro amato camper e piantano tutto; partono da Detroit, lungo la Route 66, destinazione: Disneyland. Sembra una follia, almeno è questo il giudizio dei figli, «non so nemmeno se dovrei dirglielo, ma lo faccio comunque. “Andiamo a Disneyland”», come si evince non è così folle, invece, per questa coppia che sta insieme da mezzo secolo.
«Noi due insieme, come siamo sempre stati, senza parlare, senza fare niente di speciale, semplicemente in vacanza. Lo so che niente dura, ma anche quando ti rendi conto che qualcosa sta per finire, puoi sempre voltarti indietro e prendertene ancora un po’ senza che nessuno se ne accorga». Qui sta l’essenza del viaggio che Ella e John hanno intrapreso.
In realtà, non sarà un viaggio così tranquillo. Dovranno vedersela con un bel po’ di gente strana e camerieri scorbutici, addirittura con un coppia di rapinatori messi in fuga da Ella con la pistola del marito. Naturalmente, incontreranno anche brava gente, su tutti spicca un nutrito gruppo di rallisti, con tanto di tatuaggi e strane capigliature.
Continua a leggere: In viaggio contromano, di Michael Zadoorian
Non è facile parlare di Stelle cadenti di Bambino delle stelle pubblicato dalla Arduino Sacco. Rientra in quei libri che non ammettono vie di mezzo: piacciono o non piacciono. A me è piaciuto, anche se qualche difficoltà l’ho trovata.
La prima è nello pseudonimo usato dall’autore che occhieggia ai tanto famosi bambini indaco che, se vogliamo, sono a metà strada tra sciamanesimo e autismo. Uno pseudonimo che esprime al contempo candore ed alienazione, sentimenti, questi, che ricorrono per tutto il testo, visto che il protagonista principale - che è anche l’io narrante - è proprio il bambino delle stelle. Ma proprio questo candore e questo senso di alienazione, questo desiderio di vivere in un mondo altro è anche uno dei principali pregi del testo.
La seconda difficoltà - e al contempo grande pregio, a mio punto di vista - è che non si tratta di un libro. Ed è l’autore stesso a dirlo, sia fra le righe che in una lettera indirizzata al lettore che troviamo a metà libro e che non è presente nell’indice: un messaggio che l’autore vuole mandare solo al lettore che effettivamente si avventura tra le pagine del testo:
Continua a leggere: Stelle cadenti, un romanzo tra candore ed alienazione
Bjorn Larsson, da non confondere con l’omonimo Stieg Larsson, è un uomo e uno scrittore molto particolare. Laureato in filosofia e professore di francese all’università di Lund, in Svezia, unisce il lavoro accademico all’amore sfrenato per la navigazione, passando 6 mesi all’anno nelle aule dell’università e gli altri 6 sulla sua barca a vela, il Rustica, nei cui spazi angusti ha scritto alcuni dei suoi libri di maggior successo, dall’appassionante Cerchio Celtico (che ho appena finito di leggere in 48 ore di passione) a La vera storia del pirata Long John Silver, imperdibile per tutti gli appassionati di pirati e gli amanti dell’Isola del Tesoro di Robert Louis Stevenson.
Per tornare al libro in questione, libro che vi consiglio per iniziare con il piglio letterario giusto questa calda estate: Il cerchio celtico è la storia di un’indagine, ambientata negli anni novanta, su una misteriosa setta di indipendentisti celtici, indagine i cui protagonisti sono Ulf, uno skipper svedese, palese controfigura narrativa di Larsson, il suo amico Torben e, naturalmente, il Rustica, compagno di viaggio dei due e vero protagonista di alcune delle scene più affascinanti del libro, quando si destreggia tra i rigori dell’inverno nel terrificante e gelido mare del Nord che fa da cornice a tutta questa meravigliosa avventura.
Non voglio svelarvi nulla dell’intreccio, tranne anticiparvi che ne rimarrete con ogni probabilità ammaliati e che difficilmente riuscirete a staccare gli occhi dalle pagine. Con questo libro, pubblicato per la prima volta nel 1990 e tradotto nel 2000 in italiano dalla Iperborea, splendida casa editrice specializzata negli autori del nord europa, Bjorn Larsson ha vinto il premio Boccaccio Europa nel 2000. Negli ultimi giorni Larsson è stato tra i protagonisti del festival delle letterature di Massenzio.
Bjorn Larsson
Il cerchio celtico
Iperborea
euro 18,50
La vita meravigliosa dei laureati in lettere è un racconto breve di Alessandro Carrera edito da Sellerio nel 2002 che non può mancare nella biblioteca dei laureati in lettere (sia vecchio che nuovo ordinamento). Carrera racconta in chiave paradossale e ironica la vita movimentata di due laureati in lettere: Renato, docente di ruolo “tendente all’inquietudine e alla depressione”, e il compagno d’avventure, Rino, laureato disoccupato, “persona lieve innocente e poco complicata”.
Renato e Rinaldo, per tutti Rino, erano due laureati in lettere. Uguale era la stella che avevano seguito, profondo il precipizio che li divideva: Renato era professore di ruolo in una scuola media della più grande penisola del Mediterraneo; Rino invece era disoccupato, perché aveva passato troppo tempo a occuparsi di cose che non erano importanti e da quando aveva smesso non c’erano più stati concorsi a cattedra.
E, descrivendo situazioni che tutti i laureati in lettere – e non solo! – conoscono, continua Carrera: